Il disastro del Titanic, Gaumont 1912

L’immane disastro marittimo del trasatlantico Titanic non poteva sfuggire inosservato al reportage cinematografico, divenuto ormai il più sicuro, il più fedele e il più completo mezzo di informazione. La Casa Gaumont si è assicurata, coll’opera intelligente e pronta dei suoi operatori, una film documentaria che costituisce un nuovo successo per l’organizzazione del suo servizio di Attualità, che esplica la sua azione in ogni parte del globo. (dalla presentazione nel catalogo Gaumont, maggio 1912)

Questa settimana, cento anni fa, usciva nelle sale di cinema italiane un documentario di attualità interamente dedicato al naufragio del Titanic, prodotto dalla casa francese Gaumont. Le notizie del naufragio pubblicate in Italia dalla stampa dell’epoca avevano messo in risalto che fra le vittime c’erano alcuni italiani, 37 fra passeggeri ed equipaggio, ma stranamente nessuna casa di produzione italiana si recò nei luoghi del disastro (per esempio a Halifax, dove ancora oggi si possono visitare le tombe), né alle celebrazione in onore di Guglielmo Marconi a New York. Niente di niente. Strano perché gli operatori italiani avevano fatto il giro del mondo per molto meno. Per non parlare del disinteresse del Governo italiano dell’epoca (e tutti i governi negli anni a venire), nel rimpatriare le salme. Dopo poche settimane, degli italiani scomparsi sotto le fredde acque dell’oceano non parlava più nessuno, gli occhi erano puntati sulle imprese della guerra di Libia, e gli occhi di vetro delle macchine da presa non fecero eccezione.

Tornando al documentario della Gaumont, sembra che ebbe un certo successo, sopratutto perché erano le uniche immagini del “disastro” disponibili. Il Pathé Giornale N. 217 distribuì contemporaneamente due scene di pochi minuti: “Southampton (Inghilterra) – Il Titanic parte pel suo ultimo viaggio. L’immane iceberg che ha causato la terribile catastrofe.” Ma cosa c’era di vero in quelle immagini?

Come vi racconta il sito The Bioscope nel post: And the ship sails on, soltanto le prime immagini appartengono al Titanic, le immagini del capitano Smith sul ponte di comando sono state girate a New York sul fratello quasi gemello Olympic nel 1911.

La versione originale del 1912 era molto più lunga di quella che potete vedere sopra, rimontata dalla British Pathé nel 2012. L’originale comprendeva le seguente scene:

1. Il Titanic lascia Belfast per recarsi a Southampton e iniziare il suo primo tragico viaggio oceanico.

2. Il Capitano Smith sul ponte di Comando, prima che il grande transatlantico iniziasse il suo viaggio.

3. Icebergs e ghiacci sul luogo del disastro.

4. Il yacht Mary Sculley lascia il porto di Providence per recarsi ad incontrare il Carpathia.

5. Jack Binns, l’eroico telegrafista sale a bordo del Mary Sculley.

6. Le signore dell’aristocrazia, prima dell’arrivo del Carpathia portano ai Docks della Cunard Line abiti e vestiti per i superstiti.

7. Alcuni superstiti del disastro del Titanic.

8. Il quartiermastro Hitchens del Titanic che si trovava a bordo mentre il piroscafo affondava e che fu raccolto da un canotto.

9. Il padre Hogue che da bordo del Carpathia fu primo a segnalare i canotti dei superstiti del Titanic.

10. Alcuni componenti dell’eroico equipaggio del Titanic raccolti in mare.

11. Giornalisti che intervistano gli scampati.

12. La folla in attesa di notizie dinnanzi agli uffici della White Star Line a Nuova York.

13. Scene prese sui Docks della Cunard Line all’indomani dell’arrivo del Carpathia.

14. Guglielmo Marconi a cui è dovuta la salvezza di 700 persone.

15. L’Accademico Branly celebre per le sue esperienze sul telegrafo senza fili.

16. Il sottomarino Mackey Bennett lascia Halifax per recarsi alla ricerca dei naufraghi.

Inaugurazione del Cinema Meridiana, Torino 27 aprile 1912

Brochure pubblicitaria per la prossima del Cinema Meridiana
Brochure pubblicitaria per la prossima apertura del Cinema Meridiana, 1912

Con grandissimo concorso di pubblico, il 27 corrente, ha avuto luogo l’apertura di questo elegantissimo Cinema, che i sigg. Gastaldi e Filippi han denominato della Meridiana a ricordo del celebre Ristorante dove conveniva, in altri tempi, a lieti simposi, la nobiltà torinese e quella schiera dei migliore letterati ed artisti, da De Amicis a Giacosa, dei quali rimane tuttora vivo il rimpianto Sic transit gloria mundi! Tutto è ora cambiato; ai fregi dorati – tetri e pesanti – è subentrato un semplice lavoro di stucco filettato in oro, che denota la semplice eleganza quale si addice ai moderni locali. La sala di forma rettangolare, munita da una comoda galleria in fondo, è illuminata da magnifici lampadari bronzati, dai mille riflessi abbaglianti ed il bellissimo quadro di proiezioni è contornato da un ricco panneggio di velluto cremisi che rompe lo sfondo delle pareti bianche.

Nulla nella sala è trascurato; dal primo all’ultimo posto il pubblico trova sempre tutte le comodità e perfino l’aria vi giunge profumata stranamente dai frequenti spruzzi di liquido disinfettante e odoroso.

Orchestra, sale di aspetto, passaggi, scale, tutto completo, perfetto, meraviglioso, così che possiamo veramente assicurare che con questo nuovo cinema la nostra Torino si è arricchita del più elegante ed aristocratico ritrovo per un pubblico scelto e amante del bello.

I nostri complimenti agli egregi proprietari, ed auguri, auguri interminabili.

La cronaca registra, contemporaneamente a questo, un altro avvenimento, e di arte: il successo schietto e clamoroso riportato da Santarellina.

Questa sala di cinema non c’è più, come tante sorelle, troppe… negli ultimi anni. Di questo cinema avevo scritto tempo fa, nel post dedicato ad uno dei suoi fondatori: Giuseppe Filippi.

Il Cinema Meridiana di Torino era situato in Via Roma e Via S. Teresa, allora Galleria Geisser già Natta, oggi Galleria S. Federico, che potete ammirare virtualmente in questo splendido sito.

Link al post Santarellina, (Società Anonima Ambrosio) produzione Ambrosio 1912… altro film scomparso tanto per cambiare.

La torre dei vampiri, Ambrosio 1913

Il carnefice (Oreste Grandi) e la Fornarina (Lia Negro)
Il carnefice (Oreste Grandi) e la Fornarina (Lia Negro)

In occasione del centenario della morte di Bram Stoker (Clontarf, 8 novembre 1847 – Londra, 20 aprile 1912), ecco a voi la storia della Torre dei vampiri, film muto italiano prodotto dalla Società Anonima Ambrosio nel 1913, probabilmente scomparso…

Una ferale leggenda è attribuita alla lugubre torre che pare domini sulla ridente cittadina Vandeana. Quando il sole si nasconde nel mare, uno stormo di vampiri svolazza intorno alla torre. Si dice che quelle orribili bestiacce siano le anime errabonde dei dannati… Una figura nera si aggira sulla torre… Ognuno passa lontano dalla torre e mormora una prece per scongiurare il maleficio…

Quel fantasma non è altro che l’ex carnefice di Parigi, scacciato, come tutti i funzionari dei Borboni caduti, dalla Rivoluzione. Quell’essere sinistro si è ritirato in quella torre, lieto che una paurosa leggenda tenga lontano da lui ogni essere umano.

Ma un dì noi vediamo lo spettro della torre gettare il nero mantello e cercare di rendere meno sinistro il suo aspetto. Egli ha visto una giovane donna, la Fornarina, per lui è un raggio di sole. Grazie alle ricchezze che egli ha trovato nella torre attira l’attenzione della giovane… Ma un giorno lei non viene più al convegno.

Dalla torre dei vampiri, l’ex carnefice di Parigi scorge assieme alla sua Fornarina un avvenente ufficiale della Rivoluzione. Lo spettro della Torre riconosce in lui un ufficiale che egli stesso un dì aveva salvato, assieme a molti altri congiurati, dalle spie del Terrore. Pieno di rabbia indomita, l’ex carnefice giura di compiere un’atroce vendetta…

La campana della Torre suona! La leggenda diceva che il giorno in cui la campana della sinistra Torre avesse suonato, un’orribile sventura sarebbe piombata su qualcuno della cittadina vandeana.

Raimondo, il giovane ufficiale, e la Fornarina si avviano con il corteo nuziale. I voti del loro amore sono stati esauditi. Ma ad un tratto tutti inorridiscono ed alzano gli sguardi atterriti…

La campana della Torre dei Vampiri fa udire i suoi lugubri  rintocchi. E quasi a confermare l’esattezza della leggenda, ecco i gendarmi piombare in mezzo al corteo nuziale per arrestare Raimondo, lo sposo della Fornarina…

L’ex carnefice di Parigi si è vendicato.

La Fornarina pur di salvare Raimondo, non indetreggia davanti al più sublime dei sacrifici. Essa ricerca il carnefice, colui che tante volte ha reso felice coi suoi sorrisi e lo scongiura di salvare lo sposo.

— Salvalo, le dice essa, ed io mi rassegno a non vederlo mai più… e sarò tua per sempre…

Sul mare, un vela scompare all’orizzonte, abbandonando l’inospitale Francia allagata di sangue cittadino. La vela porta Raimondo verso la libera Inghilterra.

Dalla Torre dei Vampiri due persone contemplano la vela che sparisce. E’ la Fornarina felice che il suo diletto Raimondo sia salvo… Ma dietro di lei la fosca figura del carnefice attende il premio promessogli.

Un tonfo! La livida faccia dello spettro della Torre, guarda un cadavere che galleggia sulle onde. La Fornarina ha preferito l’amplesso della morte e quello di quel mostro.

Buon centenario a Stoker, e Dracula’s day a tutti!!!