Rodolfo Valentino, mito e seduzione al Museo Nazionale del Cinema di Torino

Rodolfo Valentino La Seduzione del Mito
Rodolfo Valentino La Seduzione del Mito

Sotto il titolo Rodolfo Valentino – La seduzione del mito, avrà luogo nei prossimi giorni a Torino un’ampia e articolata manifestazione intorno a Rodolfo Valentino.

Mostra di materiali d’epoca alla Mole Antonelliana, 26 febbraio – 24 maggio, a cura di Antonio Miredi e Nicoletta Pacini (Museo Nazionale del Cinema-Fondazione Maria Adriana Prolo).

Retrospettiva al Cinema Massimo, 23 febbraio – 1 marzo: I quattro cavalieri dell’Apocalisse; Aquila Nera (presentati da Kevin Brownlow), Cobra, Lo sceicco, L’età di amare, La signora dalle camelie, Il figlio dello sceicco, La commedia umana, Monsieur Beaucaire, The Young Rajah, Il mozzo dell’Albatros. (Museo Nazionale del Cinema-Fondazione Maria Adriana Prolo)

Inaugurazione della retrospettiva lunedì 23 febbraio, ore 21 con Sangue e arena di Fred Niblo. Copia restaurata da Cineteca del Comune di Bologna e Cinémathèque Suisse. Accompagnamento musicale dal vivo dei jazzisti Andy Sheppard (sax), Valentino Corvino (violino), Furio Di Castri (contrabasso), Stefano Maccagno (pianoforte) e Fabrizio Sferra (batteria).

La proiezione sarà preceduta dal cortometraggio Good Night Valentino di Edoardo Ballerini (Usa 2003), alla presenza del regista.
Programma della Retrospettiva visitare il sito del Museo Nazionale del Cinema- Fondazione Maria Adriana Prolo

Convegno organizzato dal centro Regionale Mario Soldati e dal Dams-Scienze della Formazione, in collaborazione con la Facoltà di Lettere di Torino e importanti Università italiane e straniere.

Il convegno ospiterà, tra il 27 e il 27 febbraio, una trentina di relatori provenienti da diversi paesi europei e dagli Stati Uniti. Ulteriori omaggi e approfondimenti si articoleranno inoltre in una serie di seminari di alta formazione organizzati dall’Università e dalla Bibliomediateca Mario Gromo (Museo Nazionale del Cinema-Fondazione Maria Adriana Prolo) e con una serie di incontri e conferenze al Circolo dei Lettori, insieme a un recital organizzato con il Teatro Stabile, alla Mole, con testi su e di Valentino, nel periodo di apertura della Mostra alla Mole, tra marzo e maggio 2009.

Programma della manifestazione il sito del Teatro Stabile di Torino

L’ultima gigolette – Omaggio a Emilio Ghione (2)

Emilio Ghione, Za-la-Mort
Emilio Ghione, Za-la-Mort

Sceneggiature di 20 anni fa…

Ci è capitato sottomano il copione de L’ultima gigolette, del povero Emilio Ghione. Crediamo che sia interessante pubblicare alcuni dei quadri iniziali per lare gustare ai lettori tutto il sapore delle sceneggiature che si usavano venti anni fa.

CRISTIANA NEGRALI in arte Riama Gard celebre artista lirica;
ELSA SAM fanciulla reporter che si firma Guido Ortesa;
PIER FRANCO NEGRALI gentiluomo, fratello dì Riama;
ETTORE RANDI criminale;
SQUARTA, apache;
ZA LA MORT;
(A Parigi o in una grande metropoli).

ATTO I.
1. (apertura d’iride). Buffet d’un grande teatro lirico.
p. p. Un gruppo di uomini in frachs, fumando e bevendo, discute animato, sono critici di grandi quotidiani, amatori del bel canto, uno di essi esclama — L’opera è certo degnissima, ma se non avessimo l’arte irraggiungibile di Riama Gard…
2. p.p. Due del gruppo che lentamente approvano…
3. Corridoio di camerini.
Il buttafuori grasso, sudante, occhialuto, giungendo dal fondo Si ferma ad una porta di camerino…
4. p.p.p. Targhetta su cui è scritto: Riama Gard, soprano.
5. Camerino elegantissimo.
Diviso per la metà da una tenda è vuoto: solo, illuminato com’è dalla parte nascosta, svela due ombre di donne che vengono proiettate sulla tenda. La porta in p. p. s’apre discreta e la testa del buttafuori appare chiedendo — Posso dare il segnale, signora? La tenda è mossa vivamente da una delle ombre ed una voce risponde — Sì, son pronta — La porta vien rinchiusa dal buttafuori.
6. p.p.p. Una piccola campana elettrica suona a distesa.
7. p.p. Un leggio da direttore d’orchestra, su cui per traverso riposa una fine bacchetta.
8. p.p.p. Una piccola campana (come al 6.) continua a suonare.
9. Buffet (come al 1.).
Il gruppo dei signori in frachs, spegne i sigari e sempre discutendo s’avvia.
10. Muro di palcoscenico.
Una scala in legno grezzo affiancata alla parte, la taglia in senso obliquo, facendo capo ad un ballatoio, che rapidamente si empie d’un nugolo di graziose ballerine.
11. p.p.p. La campana (come al 6.),
12. p.p. Leggio (come al 7.). Una mano distinta prende la bacchetta.
13. Palco di teatro.
Due dame in ampio décolleté ed un signore in frach conversano, ad un tratto tacciono.
14. p.p. Un riflettore spento, è acceso da un elettricista che ne regola il fascio luminoso.
15. p.p. Leggio (come al 7.). La mano nervosa agita febbrile la bacchetta.
16. Palco (come a! 13.). Le due dame ed il signore s’armano dei binocoli, li puntano ad un tratto scema sul quadro la luce.
17. Camerino (come al 5.).
La tenda vien tirata da Lisetta, la camerista di Riama Gard, e questa appare dritta ed altera, tutta riflessa dalla grande specchiera, magnifica di bellezza, austera, quasi mistica nel superbo paludamento bizantino che svelandola tutta la cela.
iride
18. (dall’). Interno stazione ferroviaria. Sul marciapiede dove scenderanno i viaggiatori del diretto, via vai di facchini, di gente in attesa… Il treno rombando giunge, rallenta…
19. p.p. Tre uomini dall’aspetto civile ma risoluto, osservano, uno di essi ordina — Voi due vigilate le seconde classi, io penserò alla prima in unione all’ispettore.
20. Interno (come al 18.). Il treno si ferma, mentre i tre si slanciano per la ricerca, i viaggiatori scendono.
21. p.p. Sportello di III classe.
Esso viene aperto e ne scende un poliziotto in divisa, che osservando attorno, si rivolge all’interno dicendo — Aspettiamo che la gente si diradi ancora un poco.
22. p.p. Vagone di I classe.
I tre uomini visti al 19, a cui si è aggiunto un quarto che pare un superiore, si uniscono e riferiscono…
23. p.p. Il capo con mal celato dispetto — Avete osservato bene, i connotati definiscono sui quaranta, elegante, occhiali, sbarbato.
24. p.p, I quattro (come al 22). Alle insistenze del capo i tre si stringono nelle spalle… non hanno visto niente,
25. Sportello di III (come al 21). Il poliziotto aiuta un galeotto incatenato, che retto da un secondo poliziotto, scende, è una bieca figura di uomo finito, un lurido cencio copre un occhio mancante. I tre s’avviano…
26. Vagone di I (come al 22). Mentre l’ispettore capo non si sa dar pace per l’insuccesso, e seguita ad insistere presso ai tre suoi subalterni, il gruppo viene sfiorato dai due poliziotti che fra loro conducono il galeotto…
27. Taverna.
p.p. Tavolo. Za la Mort assiste fumando ad una partita giocata da quattro compagni, s’avvicina l’oste che porge a Za un biglietto, che ringrazia, ma non l’apre curioso di vedere una fase della partita.
28. p.p. Interno d’automobile. Vi sono dentro il galeotto ed i poliziotti, i quali febbrilmente si spogliano, apparendo dei giovani eleganti, poi essi aiutano il galeotto alla stessa metamorfosi.
29. Taverna, (come al 27.). p.p. Tavolo. Za legge il biglietto ricevuto.
Caro Za la Mort.
Ti ricorderai di quel tal Guido scrittore, al quale tre anni or sono in una notte di carnevale salvasti la pelle, or bene egli ha ancora bisogno di te. Ti attendo al Majestìc Hotel, camera 52, a mezzanotte. Grazie tuo Guido Ortesa, reporter.
30. p.p.p. Za, ripiega lento il foglietto, riflette, fruga nella memoria, ad un tratto un sorriso l’illumina, riguarda il foglio e cacciandoselo in tasca esclamerà — A mezzanotte, camera 52, sta bene.
31. Taverna completa. Si beve, si gioca, si suona, si balla.
iride
32. (dall’) Viale.
In p.p. una limousine chiusa attende… da lungi giunge un’automobile (quello visto 28.) che in p.p. si ferma.
33. Interno automobile. Vi sono i due poliziotti ed il galeotto, totalmente cambiati in gentlemens molto distinti, il galeotto parla.
dissolvenza
34. (dalla) Ripetizione per metri tre del quadro 26.
dissolvenza
35. (dalla) Interno auto, (come al 33). Il galeotto finisce in una risata, poi brevemente conciso ordina — subito al campo, vi mettete a bordo di un R. B. e volerete alla sede, notificando ogni cosa ottima.
36. Viale (come al 32.).
(Eccetera, eccetera…)
(dalla rivista Film, 10 giugno 1939)

Maria Adriana Prolo: il sogno di un Museo

Maria Adriana Prolo
Maria Adriana Prolo

Lorenzo Ventavoli, la Film Commission Torino Piemonte, l’Associazione Museo Nazionale del Cinema e l’Associazione Piemonte Movie aderiscono all’iniziativa promossa dal Comitato Innamorati della Cultura e partecipano alla giornata di eventi e iniziative del 14 febbraio con una proiezione straordinaria “dopo mezzanotte”, ad ingresso libero, presso il Cinema Romano alla Galleria Subalpina di Torino.

Nel corso della manifestazione si proietterà il documentario Occhi che videro (I Cammelli-Museo nazionale del Cinema di Torino 1989) di Daniele Segre, un bellissimo ritratto della fondatrice del Museo del Cinema di Torino, adesso Museo Nazionale del Cinema – Fondazione Maria Adriana Prolo.

Maria Adriana Prolo nasce nel maggio 1908 a Romagnano Sesia (Novara), molto giovane, si laurea in storia e letteratura preso la facoltà di Magistero a Torino, e incomincia a lavorare presso la Biblioteca Reale della capitale piemontese. Il suo amico e coetaneo, Carlo Dionisotti, la ricorda così:

“Suppongo che nella Biblioteca Reale Maria Adriana fosse assunta per la sua precoce abilità nello studio di oscuri episodi e personaggi della storia piemontese e sabauda fra Sei e Settecento e nell’uso delle fonti, in biblioteche ed archivi. Di questa notevole abilità fanno prova le prime pubblicazioni sue a me note: Le pretese sabaude e francesi al principato de Neuchatel e Valengin (sec. XVII) nella rivista Fert del 1930, e L’Economato in Valsesia nei rapporti di Vittorio Amedeo II con Clemente XI (1707-1712) nella Biblioteca della Società Storica Subalpina del 1931. Ma è certo che il compito suo nella Biblioteca Reale fu di collaborare a una storia della dinastia sabauda, che il direttore della biblioteca aveva intrapreso. Direttore era il generale Nicola Brancaccio, principe di Ruffano, autorevole studioso di storia militare. La storia che da ultimo aveva ideato e avviato era d’altro genere, come risulta dal titolo stesso del volume apparso nel 1930: Dal nido savoiardo al trono d’Italia. Vita, ritratti e politica dei Savoia dall’anno 1000 al 1870. Al titolo bisogna aggiungere che si tratta di un volume di circa 300 pagine, in folio, con più di 400 illustrazioni. Era un volume riservato a pochi lettori: costava 400 lire, metà dello stipendio mensile di un insegnante si scuola media. La collaborazione di Maria Adriana fu tale che sul frontespizio apparvero congiunti i nomi del Brancaccio e di lei”.

I suoi scritti legati alla storia del Risorgimento pubblicate su alcune testate specialistiche le valgono il Premio di perfezionamento Principi di Piemonte grazie al quale parte per Londra, con lo scopo di studiare i fondi documentari sulla Storia del Risorgimento conservati al Public Record Office. L’interesse, e a questo punto direi, la curiosità di Maria Adriana Prolo, non si ferma alla storia politica e risorgimentale e porta avanti altri studi letterari a poetici sul Piemonte ed il territorio italiano di Nizza. Un saggio sulla cultura nizzarda, compresso in una grossa miscellanea dell’Istituto di Studi Liguri su Nizza nella storia, apparve a Milano nel 1943. E fu la letteratura a condurla verso il cinema.

Ma prima di continuare vorrei segnalare un aspetto della personalità di Maria Adriana Prolo, acutamente messo in risalto dal conservatore del Museo Nazionale del Cinema di Torino, Donata Pesenti Campagnoni: “Forse per l’importanza del ruolo avuto dalla madre e per la presenza di un ambiente familiare molto connotato al femminile, Maria Adriana dimostra subito di privilegiare alcune figure di donne incontrate nell’ambito dei suoi studi. Cura così la raccolta di poesie edite ed inedite di Agata Sofia Sassernò, che la giovane ricercatrice si propone di celebrare per “la traccia che lasciò nella letteratura femminile piemontese ed italiana”. La raccolta viene corredata dall’ampio e interessante Saggio sulla cultura femminile subalpina dalle origini al 1860, che illustra la biografia della Sassernò, delineandole la personalità, e ricostruisce con precisione l’ambito culturale entro cui altre poetesse “onorarono le terre subalpine con il loro ingegno e la loro grazia”. E tra le righe, sembra emergere anche un’ideale di donna “forte intelligente studiosa” (per riprendere gli aggettivi con cui parla della poetessa e pedagoga Giulia Molino Colombini) che rispecchia a sua volta la ormai compiuta personalità di Maria Adriana”.

Nel 1938, mentre preparava una raccolta di materiali sulla letteratura piemontese tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento “incontrai il Poeta Carlo Chiaves e Guido Violante, che avevano scritto entrambi delle sceneggiature e Ernesto Maria Pasquali che aveva lasciato il giornalismo per la regia. Non riuscendo a trovare materiali su di loro, sfogliai, volume dopo volume, le riviste di cinema muto che avevo trovato alla Biblioteca Nazionale”. Ed è a questo punto che nasce il suo interesse e le sue ricerche sul cinema. Come lei stessa ha più volte raccontato, divenne amica di Giovanni Pastrone e di Arrigo Frusta, ed in seguito di molti altri protagonisti dell’epoca dorata del cinema muto torinese: “Quasi tutti avevano documenti, foto, apparecchi ed è per questo che quel famoso 8 giugno 1941 scrissi sulla mia agenda pensato il Museo del Cinema”. Sicuramente nessuno, né Maria Adriana né i suoi amici-cineasti-collaboratori, sapevano bene a cosa andavano incontro. La storia, o meglio l’avventurosa storia del Museo Nazionale del Cinema di Torino, dovrebbe essere studiata attentamente da chi intraprende qualsiasi iniziativa culturale. Lei, principale protagonista, non sembra lamentarsi molto davanti a difficoltà di ogni genere, e quando lo fa, cerca di coprire il disincanto con molta ironia, come lascia intravvedere in Occhi che videro.

Vorrei consigliare vivamente, se siete domani a Torino, di andare a vedere il documentario di Daniele Segre e quindi, se non lo avete fatto già, approfondire il personaggio di Maria Adriana Prolo.

Le note di questo articolo sono di: Carlo Dionisotti, Dedicato a Maria Adriana Prolo in Museo Nazionale del Cinema – Notiziario numero 47, gennaio 1988; Donata Pesenti Campagnoni, Maria Adriana Prolo, Museo Nazionale del Cinema – Fondazione Maria Adriana Prolo 2002.

Per sapere di più su Occhi che videro , visitate il sito di Daniele Segre, acquisto del DVD online.