Lyda Borelli e Maria Tarnowska

la lettera Lyda Borelli
La lettera manoscritta di Lyda Borelli, su carta intestata della Compagnia Drammatica Italiana Lyda Borelli-Ugo Piperno

Piccolo chiarimento.

A pagina 10 del volume Il processo di Maria Tarnowska – Una sceneggiatura inedita (il castoro – Museo Nazionale del Cinema, 2006) si legge:

La prima Tarnowska cinematografica è del 1917, messa in scena dall’attrice e regista polacca Diana Karenne, che acquistò i diritti del romanzo Circe di Annie Vivanti, per la sua casa di produzione, la Karenne Film di Milano, interpreti la stessa Karenne e Alberto Capozzi. Sembra che il film sia stato girato, anche se non ho trovato recensioni dell’uscita nei cinema. Sarebbe interessante vedere questo ritratto realizzato da una contemporanea, nata in Polonia ma educata in Ucraina, paese d’origine della Tarnowska.

Visto che di questo film non si trovano tracce, come faccio a scrivere (sono io l’autrice del saggio) “sembra che il film sia stato girato”?

Molto semplice. Nel testo si passa dalla nota 5 alla nota 7, un refuso ha cancellato la nota 6, che invece si può leggere a pagina 29 dello stesso volume:

Del film interpretato dalla Karenne si parla in una lettera manoscritta dell’attrice Lyda Borelli: «Bologna, giugno 1917. Gentilissimo, ho letto il manoscritto del film che lei mi ha inviato. E’ assai bello, fatto con molta abilità e con un giustissimo senso del cinematografo, ma disgraziatamente proprio in questo periodo la Sig.ra Diana Karenne ha fatto un film Circe preso anche quello dalle avventure della Tarnowska e in conseguenza quasi identico, se non di dettaglio, certo in linea generale. Le rimando dunque il manoscritto spiacente della noiosa coincidenza. Del resto l’accettazione del soggetto non sarebbe dipesa da me, ma dal barone Fassini. Con una cordiale stretta di mano. Lyda Borelli

Chiarito questo piccolo, insignificante particolare, rimangono due incognite: chi era il destinatario della lettera di Lyda Borelli, autore di un soggetto sulle vicende di Maria Tarnowska? Che fine ha fatto la versione girata dalla Karenne Film?

Thérèse Raquin, Deutsche Film Union 1928

Thérèse Raquin, DEFU 1928
Thérèse Raquin, DEFU 1928

Drame tiré de l’œuvre d’Emile Zola. Metteur en scène Jacques Feyder. Protagonistes: Gina Manès, Jeanne-Marie Laurent, H. A. Schlettow, Wolfgang Zilzer.

C’est d’abord la vie des petits bourgeois de Paris, leur intérieur, leur vie, leurs plaisirs médiocres. Puis dans ce cadre gris et paisible, toute l’horreur du crime et du remords, la tragique vie de deux meutriers rivés l’un à l’autre par leur commune faute, le calvaire d’une mère paralysée forcée de vivre à la merci des assassins de son enfant: impassible témoin, vivant remords; telle est la base du roman du film.

«Qu’on est loin des photographies éclatantes de lumière et de somptuosité de la première œuvre de Feyder: L’Atlantide!

Dans Thérèse Raquin, le milieu simple et fruste est évoqué en teintes sombres, admirablement compréhensives, qui rendent plus atroces, plus épouvantables d’horreur les scènes du crime et celles, grandguignolesques, mais splendides de réalisme, du remords des deux complices.

Voici l’interieur modeste des jeunes époux, la lampe à gaz et sa lumière pauvre. Quel modelé cet éclairage si artistement choisi donne aux traits des différents personnages en cause!
(…)
Parlerons-nous des décors, sobres, si puissants dans leur simplicité? Le passage du Pont-Neuf, «sorte de corridor étroit et sombre», est rendu tel que. Voyez la description de Zola, voyez l’œuvre, aussitôt l’harmonie, la synthèse parfaite du roman et de son adaptation cinégraphique vous séduit. Pas de faute. Une peut-être, celle d’avoir décalé (pour quelles raisons majeures?) la crise de paralysie de Mme Raquin qui devait suivre immédiatement la mort de son fils et non survenir après les révélations des assassins. Mais, pour un si mince accroc à l’œuvre, peut-on renier les beautés innombrables d’une étude de mœurs, de tempéraments plutôt, qui vient enrichir l’écran international d’une construction vraiment bien édifiée.
Le découpage savant ne fatigue pas, et toute la première partie du film est un long cas psychologique scrupuleusement traduit.»
(M. Despa)

(immagini e testi dalla guida pubblicitaria del film, 1928)

Fratelli, Savoia Film 1913

Fratelli, Savoia Film 1913
Cristina Ruspoli e Mario Roncoroni (Fratelli, Savoia Film 1913)

I fratelli Giorgio e Renato Martra sono molto diversi: il primo è serio e dedito al lavoro, l’altro è fatuo ed attratto dalla via di lusso. Renato è amante di Lilly, una donna capricciosa e avida, per la quale ha dilapidato tutti i suoi averi.

Giorgio chiede a Lilly di lasciare perdere il fratello, lei acconsente, ma ben presto cambia idea.

Rimasto ormai senza danaro, Renato falsifica la firma del fratello per poter comperare una collana a Lilly, poi ucciderà lo zio per svaligiarne la cassa forte. Giorgio farà sparire l’arma del delitto e Renato non verrà incriminato, ma ormai il rimorso lo tormenta, finché una notte, gettandosi in un abisso, pagherà colla vita il delitto commesso.

Note: secondo I film del cinema muto italiano 1913, Aldo Bernardini, Vittorio Martinelli (B&N-CSC 1994), il titolo del film sarebbe I due fratelli, noto anche con il titolo Passione che uccide.