Nel 1987, le Giornate di Pordenone dedicavano uno dei programmi ai Silent Italian Style, 7 film italiani “ritrovati”.
Il primo è Al cinematografo, guardate… e non toccate, produzione Itala Film 1912, scena comica di 121 m., b/n , didascalie olandesi. Il titolo in olandese è: In de cinema – wel naar kijken maar niet aankomen. Copia della Desmet Collection.
Film restaurato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino nel 1989.
Al cinematografo, restaurate… e chiudete bene in archivio.
Siamo ancora nel 1° Festival dei Film Ritrovati Restaurati Invisibili.
Pina Menichelli sulla copertina della rivista torinese La vita cinematografica
Come dicevo, Le Giornate di Pordenone sono le pioniere (in Italia) del film ritrovato e restaurato, la prossima edizione sarà la 30a.
Dei film italiani presentati a Pordenone e Bologna pochi titoli disponibili, alcuni ormai introvabili.
Date invece un’occhiata a questa pagina nel sito Silent Era: Silent Film Collection 1890-1934, e poi, se volete, confrontate i titoli presentati a Pordenone e Bologna.
Ma il peggio non è questo, il peggio è che il cinema muto italiano corre il rischio di scomparire dalla memoria collettiva… mondiale.
Poche settimane fa leggevo una intervista ad un famoso Indiana Jones del cinema, dove raccontava come nella sua collezione c’era una copia di certo film di Pina Menichelli, ma aveva poche possibilità di trovare uno sponsor per il restauro perché, parole testuali: “senza nessuna vedette, non interessa a nessuno”.
No comment… L’Indiana Jones del nitrato d’argento perduto ragiona come un imprenditore, dal suo punto di vista ha ragione.
Nemmeno io credo che i film del cinema muto italiano abbiano un ampio mercato, ma se è per questo, possiamo dire lo stesso di una gran parte dei film nella lista del sito Silent Era.
Cosa c’è che non va nei film italiani?: l’invisibilità. Perché non si riesce a farli conoscere di più?: perché non sono commerciali, nessuna “vedette”. Ma… parliamo di cultura o di fare i soldi con la cultura?
Per il momento, i film del cinema muto italiano ritrovati e restaurati servono come scusa per ottenere finanziamenti: dallo stato e dai privati. Riprendendo il titolo dell’autobiografia di Francesca Bertini: Il resto non conta.
Disegno di Riccobaldi per il film La Nave (1921) archivio in penombra
Rimanendo nella 4a edizione delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone (1985), insieme a Consuelita del quale parlavo nel post precedente, tra gli eventi musicali del festival c’era nientemeno che la seconda versione cinematografica di La Nave di Gabriele D’Annunzio. Una produzione, o meglio una super-produzione della storica casa Ambrosio di Torino, aiutata nell’oneroso impegno dalla casa Zanotta di Milano, anno di grazia 1921. In realtà 1919-1921, due anni di lavorazione.
Le cronache dei tempi nostri affermano che fu un flop sensazionale, una crosta come direbbe un famoso storico-critico-ricercatore-attore, e nei ultimi tempi presentatore a Mediaset di cinema ritrovato (accidenti! anche lui con lo stesso titolo…). Vediamo invece cosa ci racconta un quotidiano dell’epoca:
La Nave al Cinema Modernissimo e al Quattro Fontane di Roma
Il commento cinematografico de La nave di Gabriele D’Annunzio segna indiscutibilmente una data nella storia artistica della cinematografia italiana. Si tratta di un lavoro che sia per il soggetto di grandiose proporzioni, sia per la qualità degl’interpreti, sia per la superba ricchezza della messa in scena, si impone alla considerazione del pubblico e — malgrado i suoi difetti — solleva le sorti della cinematografia.
Riservandoci di dare un accurato giudizio sulla grande evocazione dannunziana, riproduciamo quello del Tempo che, secondo noi, è fra i più esatti apparsi nella stampa romana.
« Questo commento cinematografico, secondo la definizione della Casa Editrice, alla tragedia d’annunziana, è fatto col più attento rispetto dell’opera del poeta e con la cura scrupolosa di non offuscarne mai gli intendimenti artistici; il che sarebbe certamente accaduto se la riduzione avesse concesso, per amore di più facili effetti, a quel gusto popolaresco da cui sono inquinate di solito le traduzioni cinegrafiche dei lavori letterali a sfondo storico o leggendario. C’è dunque nel commento un lodevolissimo senso di misura e di sobrietà, che costituisce la ragion prima della sua efficacia, e, in complesso, si può veramente affermare che, anche sotto l’aspetto cinematografico, La Nave sia un’opera riuscita. A nostro avviso, difetta però in essa la parte stilistica e formale: avrebbe cioè dovuto essere più studiata e intensa la tecnica cinefotografica (che è appunto la forma, lo stile del film e dipende quindi dalla direzione artistica) per corrispondere, pur con i mezzi diversi di cui la cinematografia si deve necessariamente servire, all’altezza, complessità e raffinatezza della forma letteraria di questa come di ogni altra opera dannunziana. La riduzione si sarebbe certo avvantaggiata da una maggiore ingegnosità di accorgimenti e di espedienti tecnici; da una più ricca virtuosità, insomma, di espressione visiva. Da cui sarebbe stato senza dubbio dissipato anche quel senso di squilibrio, che, talvolta, nonostante la dignità sostanziale delle scene e dei quadri, si stabilisce tra la perfetta letterarietà delle diciture, o titoli che dir si voglia, e il semplicismo meccanico con cui i quadri e le scene corrispondenti sono realizzati.
La interpretazione di Ida Rubinstein (Basiliola) è veramente ottima. Da Galaor, nella parte di Marco Gratico, avremmo desiderato una varietà e una forza di espressioni che mancano al gioco della sua fisonomia. Migliore, ci è parso, sotto questo aspetto, il Galvani (Sergio Gratico). Molto bene la Tarlarini nelle vesti di Ema. Discreti gli altri.
In conclusione, si tratta di uno spettacolo che ha molti elementi di bellezza e di nobiltà, e dobbiamo essere grati alla Casa Ambrosio (già benemerita, sotto tanti aspetti, della cinematografia italiana) di aver voluto e saputo far vivere anche sullo schermo il vibrante poema della celebrazione adriatica ».
Messa in scena, aggiungo io, D’Annunzio Gabriellino e Roncoroni Mario, operatore Narciso Maffeis.
Commento musicale Ildebrando Pizzetti. E fu con questa musica, eseguita la pianoforte, che i fortunati spettatori di Pordenone riuscirono a vedere e giudicare il film… 26 anni fa. Il prossimo passaggio quando? Altri 26 anni?
Puntata del 1° Festival dei Film Ritrovati, Restaurati, Invisibili, segue…