Une femme en habit 1926

flickan frack 1926
Une femme en habit (Flickan Frack) 1926

Nul n’a oublié le succès remporté par La Femme en hornme, qui nous révéla la charmante Carmen Boni — dans un rôle travesti.

Une Femme en habit se rapproche assez sensiblement de ce film, dans son ensemble tout au moins.

Dans une petite ville suédoise, à Wadkoping, Kettie Nilsen suit les mêmes cours que son frère Eric et son ami Axel de Béryl. Kettie, brillante élève, aide Axel a préparer ses examens. Axel s’attache a son professeur au point de ne pouvoir se decider a partir en vacances. Pour retarder cette échéance, il a l’idée d’organiser un bal. Hélas! Kettie ne peut se procurer une toilette élégante. Ne pouvant se résoudre a jouer les Cendrillons, la jeune fille paraît au bal vêtue d’un habit appartenant a son frère. Le scendale est grand. Devant la colère paternelle, Kettie ne trouve qu’une solution: fuir.

Elle cherche refuge auprès de cousins d’Axel qui vivent loin du monde et de ses préjugés. Et, tandis que la ville potine, Axel et son amie goûtent la joie d’être seuls.

Kettie comprend que le scandale doit prendre fin, elle reprend ses vêtements féminins. Un accident étant anivé à Axel, celui-ci trouve en elle une infirmière dévouée. Elle remplit ce devoir avec tant de simplicité et de charme qu’elle obtient le pardon de la bonne dame Hyltenius, tante d’Axel, qui ramène bientôt a Wadkoping, deux fiancés heureux.

Un film suédois ne nous laisse jamais indifférent. Ce-lui-ci est particuhèrement heureux. L’action, très vivante, pleine de jeunesse, de sentiment, est menée dans un rythme alerte soutenu jusqu’à la fin du film. La mise en scène, due à Karin Swanstrom, est bonne et la technique parfaite.

De jolis extérieurs lui font un cadre séduisanl, et la technique est impeccable.

Magda Holm est à la fois primesautière, gavroche, les pires excentricités prennent, commises par elle, allures d’enfantillages, tant il y a de jeunesse dans son jeu et de pureté dans son regard. Ceci ne l’empêche pas d’avoir beaucoup de charme dans les scènes sentimentales. Ajoutons qu’elle porte a merveille l’habit — que beaucoup d’hommes portent si mal.

Une troupe d’excellents artistes l’entourent, lui donnent brillamment la réplique et l’aident a mener au succès cette comédie charmante qui a noni Une Femme en habit.

Film restaurato (2008), altre informazioni: The Swedish Film Database

Cinema muto italiano illustre sconosciuto


dal mio canale su YouTube, ma il titolo del film non è quello…(eh mi dispiace! adesso dovete cambiare il prossimo catalogo delle Giornate!)

Ieri, per caso, ho trovato che su YouTube avevano caricato un film italiano del 1912, un film di pochi minuti. Una copia della Cineteca Nazionale di Roma provvista di timecode.  Non è possibile che nel 2012 andiamo ancora avanti così!

Su internet possiamo trovare moltissime pagine dedicate alla storia del cinema muto italiano, i blogger fanno letteralmente a schiaffi per illustrare i post con le fotografie delle dive, divi, registi, produttori italiani dell’era del muto. Le voci di Wikipedia dedicate all’argomento sono veramente tante. Ma i film chi li ha visti?

Io personalmente sono riuscita a vedere 25 film interpretati da Francesca Bertini, alcuni grazie ad espedienti quasi rocamboleschi. Questo non può andare avanti così, ripeto.

In ocsasione del centenario del cinema (1995), lo storico del cinema Riccardo Redi scriveva:

Ce lo siamo chiesto più volte: è possibile scrivere una vera storia del cinema italiano? Alcuni lo hanno fatto, non vi è dubbio: ma hanno dovuto affrontare, aggirandolo a volte con molta bravura, l’ostacolo costutuito dalla evidente scarsità di reperti.

Posso assicurarvi che dal 1995 ad oggi i reperti ritrovati sono notevolmente aumentati. Il problema è riuscire a vederli allora come adesso. Sempre dal discorso di Redi:

Per vederli tutti sarebbe necessario spostarsi tra Amsterdam e Londra – che sono le cineteche più ricche – poi visitare Bologna, Gemona del Friuli, Roma, Parigi e infine Città del Messico e San Paolo del Brasile. Poichè i nostri film sono sparsi per il mondo e per la maggior parte non si trovano in Italia.

A questi archivi citati da Redi aggiungo la Cineteca Italiana di Milano, che nel convegno di Rapallo 1980 presentò un elenco di 200 film del cinema italiano da salvare (dal 1908 al 1928) nel loro archivio.

Io ricevo in continuazione domande su come e dove riuscire a vedere i film, è l’argomento più quotato del blog. I pochi video che ho caricato sul canale inpenombra su YouTube – sono veramente pochi – dimostrano che c’è molta curiosità per vedere queste ombre del cinema muto italiano “in movimento”, in Italia e fuori dall’Italia.

Facciamo vedere questi film, è semplice, ancora più semplice grazie al digitale. Restauriamo un film? Benissimo, quindi il film diventa disponibile online, in DVD, magari Blu-ray… altrimenti niente soldi statali per i restauri.

Altrimenti vuol semplicemente dire che a voi, cari archivi, di questo patrimonio non ve ne frega niente, forse non è così… certo ci sono gli affari del copyright, tanti tanti soldi…

Si Molière avait été cinéaste, l’accès à L’Avare devrait-il plus de trois cents ans après, être soumis à l’autorisation du producteur ou à celle du détenteur d’une copie acquise dans d’obscures conditions. (Christian Bourgois, Mission de réflexion sur le patrimonie audiovisuel)

Fate i bravi, fateci vedere questi film prima che scompaia completamente quel poco d’interesse verso il cinema muto italiano, questo sconosciuto. I film, cari archivi non sono vostri, sono nostri!!!

Voglio vederli senza dover prendere un biglietto per Bologna o Canicattì, siamo nell’era digitale signori, svegliatevi!

I colori del muto: Die Nibelungen 1924

Ho comprato qualche giorno fa un’interessante collezione di fotogrammi in nitrato. Interessante perché i colori dei fotogrammi possono aiutare a ricostruire i colori originali delle copie.

Per esempio, ed è soltanto un esempio, ecco il colore originale, il viraggio, di una delle scene del film Die Nibelungen (1924),:

Paul Richter in Die Nibelungen, Fritz Lang 1924
Paul Richter in Die Nibelungen, Fritz Lang 1924

Il colore (il viraggio) è molto diverso nell’ultimo restauro del film: