Le Films ininfiammabili

Torino, 15 marzo 1915. La questione della quale è necessario oggi occuparci riveste un doppio carattere di eccezionale interesse ed importanza.

In qualunque altro momento del normale svolgersi o del progressivo progredire ed espandersi della nostra industria, tale questione, a buon conto, avrebbe sempre coinvolto in sé stessa uno dei più vitali interessi per le nostre manifatture, e sarebbe stato in ogni tempo indispensabile insistervi, affinché dalla sua prospettazione e dalla sua discussione ne risultasse quella verità che oggi è interesse comune riconoscere.

La ragione che ci consiglia a rompere ogni indugio o ad affacciarla — speriamo oggi non invano — in tutta la sua interezza sta precisamente nel criticissimo e difficilissimo momento che attraversa oggi l’Europa e la cui ripercussione, come in tutti i rami delle industrie in generale, si è fatta sentire così gravemente, purtroppo, anche nella nostra.

Se la dibattuta questione era già di altissima importanza prima dello scoppio dell’attuale guerra europea — la calamità, che le diplomazie non riuscirono a scongiurare, le conferisce un carattere improrogabile di denuncia onde addivenire a una soluzione che auspichiamo sia quella da noi consigliata.

La questione in parola è precisamente quella della pellicola ininfiammabile.

A tale oggetto va ricordato brevemente come sorse e apparve tale pellicola.

Il suo apparire nel nostro commercio non trovò quell’ambiente favorevole pel quale si decreta immediatamente il successo ad un nuovo ritrovato. La ragione di tale fredda accoglienza va ricercata nei difetti che allora essa presentava, difetti che si possono riassumere in questi quattro distinti gruppi:

a) odore sgradevole;

b) allungamento;

c) difficile attaccamento;

d) poca resistenza.

Tali difetti non possiamo a meno di riconoscere come fossero allora esatti.

Diciamo allora perché oggi le cose sono completamente mutate. Da allora ad adesso è trascorso del tempo, e mentre la primitiva diffidenza allontanava le Case dal nuovo prodotto, questo si veniva frattanto elaborando e perfezionando fino a raggiungere l’altissimo grado di praticità ottenuto oggi, per cui è preciso dovere nostro additarne la vantaggiosa applicazione.

Premettiamo, a scanso di equivoci, che è lungi da noi l’intenzione di raccomandare questo o quel prodotto per un secondo ordine di fini.

Ciò che ci anima a scrivere oggi è la convinzione che la pellicola ininfiammabile, pur non superando sotto alcuni aspetti le consorelle, presenta oggi dei vantaggi troppo seri sui quali è utile richiamare l’attenzione di tutte indistintamente le Case Cinematografiche.

L’attuale guerra europea è la causa occasionale che ci spinge a ciò fare.

È evidente infatti che il facilmente prevedibile prolungarsi del conflitto porrà alle Case Cinematografiche, in un’epoca, che se non possiamo precisare sa indubbiamente prossima, un preciso aut aut: o chiudere gli stabilimenti per mancanza di pellicola (è noto infatti come le materie prime ad essa necessarie siano oggi utilizzate dalle nazioni belligeranti per la produzione degli esplosivi), o ricorrere una buona volta alla utilizzazione e, in congrua scala, della ininfiammabile.

Certo se le condizioni di tale pellicola fossero in oggi quelle stesse che erano ieri, il consiglio lascerebbe il tempo che trova, né noi ci accingeremmo a perdere il tempo in opera così vana. Sono viceversa le nuove qualità raggiunte da tale prodotto che consigliano, in vista dello speciale momento che attraversiamo, fargli adesso una più favorevole accoglienza che non per il passato.

Tali qualità si possono riassumere alla loro volta nei seguenti distinti quattro gruppi:

a) scomparsa completa dell’odore sgradevole;

b) il vittorioso rimedio posto all’allungamento;

c) l’efficace sostituzione interposta per l’attaccamento;

d) la maggiore resistenza.

È noto infatti ormai come per ovviare a tale inconveniente basti grattare a secco con una limetta la pellicola, adoperando, quale colla, l’acido acetico, nella seguente misura:

glaciale grammi 60
canfora grammi 10
etere acetico grammi 30

Tali rimedi, per quanto efficaci, sono notevolmente, per la verità, lungi dall’assegnare a tale pellicola il primato sulle altre, ma bisogna d’altra parte considerare l’attuale periodo che attraversiamo e il pro e il contro del problema che si affaccia.

Immaginiamo facilmente l’obiezione che ci verrà mossa sopratutto dai noleggiatori. Essi non potranno a meno di spaventarsi della rimessa che deriverà loro da tale pellicola. Ma qui va giustamente osservato come a tale rimessa corrisponderà un minor prezzo da parte dei fabbricanti.

Ma la opportunità della nuova applicazione non si ferma e non risiede in queste piccole controversie di dare e avere da parte dei fabbricanti e dei noleggiatori.

Fra qualche settimana, o qualche mese, sarà ineluttabile per forza di cose che tale pellicola venga su larga scala applicata. Già in Francia dal 1° luglio 1914 per legge non si possono proiettare altre films se non di pellicola ininfiammabile, e tale legge sta per essere promulgata anche in Austria. Ora se a tale ferri corti si dovrà addivenire, perché non incominciare una graduale applicazione che permetterà alle Case di prender pratica del nuovo prodotto che le troverà pronte, addestrate e preparate, quando la sua imposizione risulterà inevitabile?

Non è chi non veda il vantaggio di un simile nostro consiglio nell’interesse di tutti.

E noi oggi, seguendo il nostro programma di prospettare le più vitali questioni che coinvolgono i precipui interessi della nostra industria, abbiamo creduto fosse giunto il momento di richiamare l’attenzione delle Case Cinematografiche su di un argomento di così riconosciuta importanza.

Jo. D. Emme.
(La Cinematografia Italiana ed Estera)

Poveri figliuoli di Giuseppe De Liguoro (Etna Film 1915)

Poveri figliuoli, Etna Film 1915
Poveri figliuoli, Etna Film 1915

Catania, marzo 1915

Il fior fiore dell’aristocrazia cittadina, le più eleganti toilettes, e quanto di più eletto offre la nostra città, si diede convegno domenica 7 corrente, al matinée del nostro Massimo. Il vasto teatro conteneva più di 5.000 persone, e offriva uno spettacolo imponentissimo, sfolgorante di luci e d’oro, olezzante di profumi. Sin dalle 10 del mattino i biglietti erano esauriti, e non poche centinaia di persone mostravano il loro malcontento per essere giunti con ritardo.

Alle 17, quando le porte si aprirono, una moltitudine di gente stazionava sotto i portici, assistendo alla sfilata delle automobili e dei coupès, invidiando i fortunati che avevano fatto in tempo a prenotare il posto. Poche volte Catania ha offerto uno spettacolo simile, indimenticabile: rari ricordi del nostro Massimo.

Alle 17,30, preceduto dall’orchestra, cominciò a sfilare sullo schermo bianco il primo lavoro dell’Etna Film: Poveri figliuoli.

Riassumiamo il soggetto, per spassionatamente dire di questo lavoro che, sebbene sfruttato sotto altre forme, messo in scena dal De Liguoro acquista gran valore:

Lo scienziato prof. Bernard aveva ottenuto una grande fama per la scoperta dei diamanti chimici, e nel campo scientifico aveva abbattuto il prof. Wertel che, gelosissimo della scoperta del suo collega, meditava la rovina di costui. Elsa, sua figlia, amava riamata Alberto, figlio del prof. Bernard. Una sera, Wertel, non visto, versa nel preparato del suo collega un acido, del quale conosce il potere. E quando Bernard entra nel laboratorio e mette a contatto i due liquidi, una forte esplosione si produce a lo acceca. Alla povera vittima dell’odio ferale non rimane altro conforto che il figlio e la futura nuora, Elsa. Ma quando Alberto chiede a Wertel la mano di Elsa, ne riceve un energico rifiuto.

I due fidanzati si rifugiano tra le braccia del cieco che non sapendosi spiegare il rifiuto del suo collega, visi fa condurre per perorare la causa dei due figliuoli. Quando Wertel si vede in presenza  della sua vittima, la infamia della sua azione gli si affaccia alla mente e confessa l’orrore del suo misfatto. Assalito dal rimorso, si fa giustizia, suicidandosi.

Sul letto di morte Bernard perdona, ma i poveri figliuoli sono separati per sempre; tra di loro sta un delitto. L’orfana si chiude in un chiostro, e Alberto, che porta il lutto eterno, si consuma per consolare il padre.

Come sopra detto, nulla di nuovo o quasi; così i soggetti moderni della vita reale! Ma quello che si nota, è l’anima, l’arte, che i protagonisti vi hanno profuso. Bernard (cav. De Liguoro) si presenta a noi nella sua vera condizione: è la incarnazione del cieco che ha perduta la vista in una disgrazia; ed è un cieco che noi vediamo salire per le scale; il suo piede si posa tutto, insicuro, pesante, e vediamo un cieco quando cerca su d’un tavolo il vaso per riporvi i fiori che Elsa gli ha portato; è un cieco che mentre accarezza il volto del figlio, s’accorge che questi piange…

L’interpretazione del cav. De Liguoro è il risultato di uno studio profondo sugli organi visivi; dell’arte ed insieme della psicologia intima della natura umana nelle sue varie condizioni e circostanze, studiata da un ingegno che ha saputo comprenderla e superarla con ardita vittoria. Se tutti gli attori lo seguissero nella passione per l’arte, quanto ne guadagnerebbe il nascente trionfo dell’ottica con la cinematografia!

Insuperabile Alfonso Cassini (Wertel), il valoroso maestro della parruca. Sul suo volto si leggevano i sentimenti che cozzavano nell’interno della sua anima, e nei suoi movimenti, negli atti tutti, leggevamo l’odio e l’invidia prima, il rimorso e il pentimento dopo. È veramente artista del silenzio!

La graziosa Matilde Granillo (Elsa), ha delle note di sentimentalismo che la fanno valere; fu perfetta nell’amore e nel dolore, nell’orrore e nel sacrificio.

Bravo anche Vladimiro De Liguoro (Alberto), amante felice, spigliato prima; figlio sventurato e dolorante dopo.

Un bravo di cuore e rallegramenti a tutti gli altri cooperatori.

La messa in scena sfarzosa; gli effetti di luce e la fotografia sono specialità della Casa.

Crediamo che con questa film l’Etna abbia affermato il suo nome nella nostra arte.

Un lode al cav. Alonzo che ha investiti i suoi capitali in una speculazione rimunerativa e altamente ideale.

Eucrinos

Memento di Louis Gasnier

Torino, 7 marzo 1915. La Cine-Fono ha salutato il sig. Pathé; il Film ha fatta la presentazione del sig. Gassnier (sic); noi non sapremmo rendere migliore omaggio ai generosi tutori della cinematografia italiana, che rendendo di pubblica ragione il risultato di lunghi studi e di lunghe esperienze contenuto nel vangelo redatto per norma dei nostri poveri direttori artistici.
Per un’indiscrezione, perdonabile ad un giornalista, siamo venuti in possesso di una copia del vademecum elargito alle Case aderenti al Pathé-Exchange, e siamo veramente felici di poterlo riprodurre testualmente.
Eccolo: 

Memento per uso dei Mettitori in scena e Direttori di Cinematografi

di Louis Gasnier

New York, 24 novembre 1914.

È solo per mezzo di una ben accurata critica della nostra produzione, che io cercherò di esporre le condizioni che ritengo siano indispensabili di osservare per ottenere una buona film. È necessario che queste condizioni siano ugualmente osservate per tutte le produzioni eguali e per gli stessi scenari, onde ottenere il massimo interesse nel più breve spazio di tempo, ed a ciò ché il soggetto sia perfettamente comprensibile nei vari paesi ove questo dovrà venire riprodotto.

Nei tre mesi da che ho lasciato la Francia, ho passato il mio tempo osservando la nostra produzione e quella che ci fa la concorrenza. Le constatazioni che ho dovuto fare non sono certamente confortanti per il nostro amor proprio.

Non mi sono mai reso conto, come nel caso che ci preoccupa, quanto bisogni risalire indietro per rendersi un conto esatto di ciò che è necessario per ben apprezzare la cosa, a mezzo di giusti confronti, al suo valore reale.

Non posso certo affermare che noi lavoriamo bene come nel passato, ma ciò che è certo è il fatto che la concorrenza ha progredito molto più di noi stessi.

Se le films europee in generale, e le nostre in particolare, sono meno apprezzate in America, ciò è solo perché esse mancano di ambiente, ma specialmente perché esse difettano di qualità.

Quando si paragonano le nostre negative, anche le migliori, con quelle che vengono presentate in questi paesi, si è subito colpiti dalla mancanza, nelle nostre, di primi piani. Non vi è un solo quadro che non presenti un tale difetto capitale.

Le nostre negative acquisterebbero di già un maggior pregio, se fossero disposte in modo da fare evoluzionare gli attori — almeno i principali — interamente in primo piano; troncati all’altezza delle gambe, cioè alla linea della mano pendente lungo il corpo di un individuo che sta ritto in piedi; mentre la linea superiore, all’estremità della testa, dovrebbe essere alla distanza di un palmo della cornice superiore del quadro. Ciò, a prima vista, potrà sembrare anti-artistico; ma nella pratica si troverà che non vi è nulla che urti: anzi il contrario!

(Chi lo dice? Lui!… e basta!)

I nostri artisti, un poco per colpa nostra, hanno la deplorevole abitudine di esprimere i loro atteggiamenti con grande accompagnamento di gesti delle braccia, delle gambe e di tutto il corpo; mentre invece è con la testa e con gli occhi che essi dovrebbero sforzarsi di tradurre l’espressione dei loro sentimenti e delle loro sensazioni, rendendole con ciò molto più facilmente comprensibili ed evidenti per la maggioranza degli spettatori.

I piedi, quando non abbiano un’azione nella scena, non è necessario che siano in vista dello spettatore.

Più i personaggi sono avvicinati, tanto più la loro azione guadagna d’importanza e di evidenza; ed è perciò che ogni centimetro di avvicinamento che venga negletto, rappresenta la perdita di un valore.

I dettagli, accessori, decorazioni e figurazioni devono sfumare all’occhio del pubblico, in modo di condurlo a seguire l’azione, che il più delle volte, se eseguita in secondo piano, perde qualunque attrattiva, mentre ne avrebbe una grandissima se portata in primo piano.

A parte le grandi scene, che devono costituire un’eccezione, bisognerà restringere, per quanto è possibile, lo spazio nel quale devono evoluzionare gli attori, in modo da ridurre la loro esuberanza di gesti, che formano uno dei lati più deplorevoli delle nostre films.

Quantunque tutti i nostri sceneggiatori conoscano queste regole fondamentali, devo però convenire che non vi sono che gli americani che le mettono in pratica.

Se i loro scenari fossero all’altezza dei nostri, essi, per il metodo da loro eseguito, ci farebbero una concorrenza disastrosa anche in Europa. Bisogna dunque che noi seguiamo il loro esempio e, se è possibile, cerchiamo di sorpassarlo, tenendo sempre presente, prima di cominciare una scena, ed anche prima di disporre gli accessori, la necessità di usare e di abusare del primi piani americani.

Un mezzo eccellente per giungere a ciò, senza perdere tempo e far percorrere agli artisti un cammino inutile, lo si troverà nel ripetere la scena senza aver fissato il limite del campo, e di prendere nota del punto più avanzato verso il quale l’attore, trasportato dalla stessa sua azione, si avanzerà di per se stesso. Questo punto allora sarà il vostro primo piano che determinerà la parte di decorazione che voi potrete introdurre nel vostro quadro.

Così adunque sarà il campo d’azione degli attori, che voi limiterete per quanto è possibile, che determinerà l’importanza della decorazione, che dovrà figurare nel vostro quadro.

Nella pratica attuale, è la dimensione della decorazione, che troppo spesso si vuole prendere nella totalità che limita la dimensione dei personaggi. Nè ciò è tutto: in ogni quadro nel quale, avendo sempre cura costante del primo piano, avrete ottenuto la possibilità di guadagnare qualche centimetro: 20, 40 e 50 centimetri; tale beneficio non dovrà da voi essere negletto; ed a questo scopo un altro apparecchio, sempre pronto, senza prender cura della decorazione che alle volte scompare completamente, si porterà sui diversi punti della scena onde poter riavvicinare un’azione interessante.

L’unito schizzo dà un’idea di ciò che io intenda con questo.

(Non crediamo valga la pena di far la spesa per la riproduzione dello schizzo; basta accennare che i punti 0,2,4 sono punti in cui verrebbe a collocarsi la macchina o le macchine (!) e sono dislocati nella profondità della scena avvicinandosi nella stesso ordine alla parete di fondo della scena stessa).

Nello stesso quadro la stessa scena può comprendere una serie di primi piani, che figurano in tutti i punti segnalati con una croce; ciò che però non v’impedirà di servirvi, a quando a quando, dell’intera decorazione.

Quando l’apparecchio che è in 0 ha girato, e che voi avete un’azione interessante che ha luogo sul comodino, voi portate un apparecchio alla croce 2, un’altra volta l’azione importante ha luogo sul comò: l’apparecchio mobile si trasporta alla croce 4 e così di seguito.

Gli attori, naturalmente, dovranno rimanere al loro posto e senza muoversi, mentre viene cambiato l’apparecchio, cioè quando si cessa e si ricomincia a girare sull’apparecchio in 0, in modo che il raccordo delle due negative possa farsi senza interruzione apparente.

Questo metodo, al principio, non sarà scevro da inconvenienti; ma la qualità, al giorno d’oggi, ha una tale importanza nelle films, che per ottenerla non vi è difficoltà che non si debba cercare di sormontare.

Quando lo sceneggiatore e gli operatori avranno preso l’abitudine di questo modo di lavorare, la difficoltà di questo nuovo metodo non sarà maggiore di quella del metodo attuale, e tutti gli spettacoli cinematografici ne avvantaggeranno, tanto quelli d’Europa, quanto quelli d’America.

Questa, d’altronde, è la teoria che io ho avuto occasione di esporre molto tempo fa, ed alla quale intendo rivenire con tutte le mie forze, perché tutte le films che io ho visto ne sono impregnate, e per questa sola ragione molto più ricercate delle nostre.

Dopo questo difetto capitale, ve ne è un altro: la lunghezza delle films. Tutti ne abusano, perché a un dato momento, pensando che ciò potrebbe ridurre il prezzo delle negative, vi è stata una richiesta di films da 1000 a 2000 metri, ed il sistema continua.

Bisogna abbandonare questo sistema al più presto, poiché nella maggior parte dei casi, per non dire in tutti i casi, si finisce per ridurre un buon scenario in una film noiosa, perché troppo diluita.

Per servirmi d’un esempio che traduca il mio pensiero, paragonerò questo fatto a quelli di chi avendo una bottiglia di buon vino vecchio, mediante l’aggiunta di acqua, pensi fare due bottiglie di vino, senza pensare che la quantità andrà a discapito della qualità. Ora nella pratica ciò non ha alcun valore, perché la bottiglia di vino vecchio, che era apprezzata allo stato puro, ha perduto ogni suo valore quando viene diluita con acqua.

Qualche nota supplementare per facilitare l’accesso sul mercato americano delle nostre Films e senza diminuire il loro valore in Europa:

1. Le attrici dovranno essere molto belle e dovranno dimostrare, davanti allo schermo, l’età richiesta dalla loro parte.
Così i primi attori giovani.
Gli uomini si pittureranno come le donne in modo da presentare un viso ben netto, le palpebre saranno sfumeggiate e le sopracciglia saranno annerite. Gli occhi neri e protuberanti saranno da preferirsi, escludendo i concavi per quanto è possibile.
La beltà dovrà sempre soprassedere alla qualità.
Qualunque sia la loro parte, un attore giovane ed una fidanzata, che non siano belli, dovranno essere scartati.
Gli artisti che posano per il cinematografo devono sforzarsi di essere disinvolti, non ostante la ristrettezza dello spazio loro concesso per eseguire la loro parte; poiché il campo d’azione dev’essere sempre estremamente limitato.

2. Per gli uomini, i baffi e la barba, che tradiscono la loro origine straniera, devono essere sempre soppressi interamente, ad eccezione di un tipo speciale (usuraio, marito vecchio, moujick, ecc.)
Il personaggio della vita usuale, sia che appartenga all’aristocrazia, alla borghesia od al popolo, deve sempre essere completamente rasato.

3. Bisogna rinunciare al carabiniere ed al questurino che tradiscono l’origine delle films.
Un arresto a mezzo di agenti in borghese o di delegati produce un effetto altrettanto buono.

4. Per la stessa ragione conviene sopprimere fattorini postali in uniforme.
Una lettera può altrettanto bene pervenire al suo indirizzo, essere messa nella cassetta delle lettere o consegnata all’interessato per mezzo di un servo.
La stessa obiezione si applica ai fattorini di esazione delle banche, ecc. Fate fare le riscossioni da fattorini senza uniforme.

5. Quando, per lo svolgersi della scena, siete obbligati di impiegare un cartello che indichi un Ufficio di Polizia, un Ufficio municipale, od altro Ufficio pubblico, invece che di fronte, disponete il cartello di fianco, in modo che non sia possibile di leggerlo durante lo svolgimento della scena.
I differenti paesi potranno allora tradurre la scritta, qualunque sia la dicitura, e farla apparire sullo schermo.

6. Gli uomini non devono baciarsi fra loro, né alzare le spalle.

7. Infine il tono della decorazione dev’essere di preferenza oscuro secondo il punto di vista fotografico. Con ciò si ottengono dei risultati migliori e la durabilità della film se ne avvantaggia.
(segue)