Poveri figliuoli di Giuseppe De Liguoro (Etna Film 1915)


Poveri figliuoli, Etna Film 1915

Poveri figliuoli, Etna Film 1915

Catania, marzo 1915

Il fior fiore dell’aristocrazia cittadina, le più eleganti toilettes, e quanto di più eletto offre la nostra città, si diede convegno domenica 7 corrente, al matinée del nostro Massimo. Il vasto teatro conteneva più di 5.000 persone, e offriva uno spettacolo imponentissimo, sfolgorante di luci e d’oro, olezzante di profumi. Sin dalle 10 del mattino i biglietti erano esauriti, e non poche centinaia di persone mostravano il loro malcontento per essere giunti con ritardo.

Alle 17, quando le porte si aprirono, una moltitudine di gente stazionava sotto i portici, assistendo alla sfilata delle automobili e dei coupès, invidiando i fortunati che avevano fatto in tempo a prenotare il posto. Poche volte Catania ha offerto uno spettacolo simile, indimenticabile: rari ricordi del nostro Massimo.

Alle 17,30, preceduto dall’orchestra, cominciò a sfilare sullo schermo bianco il primo lavoro dell’Etna Film: Poveri figliuoli.

Riassumiamo il soggetto, per spassionatamente dire di questo lavoro che, sebbene sfruttato sotto altre forme, messo in scena dal De Liguoro acquista gran valore:

Lo scienziato prof. Bernard aveva ottenuto una grande fama per la scoperta dei diamanti chimici, e nel campo scientifico aveva abbattuto il prof. Wertel che, gelosissimo della scoperta del suo collega, meditava la rovina di costui. Elsa, sua figlia, amava riamata Alberto, figlio del prof. Bernard. Una sera, Wertel, non visto, versa nel preparato del suo collega un acido, del quale conosce il potere. E quando Bernard entra nel laboratorio e mette a contatto i due liquidi, una forte esplosione si produce a lo acceca. Alla povera vittima dell’odio ferale non rimane altro conforto che il figlio e la futura nuora, Elsa. Ma quando Alberto chiede a Wertel la mano di Elsa, ne riceve un energico rifiuto.

I due fidanzati si rifugiano tra le braccia del cieco che non sapendosi spiegare il rifiuto del suo collega, visi fa condurre per perorare la causa dei due figliuoli. Quando Wertel si vede in presenza  della sua vittima, la infamia della sua azione gli si affaccia alla mente e confessa l’orrore del suo misfatto. Assalito dal rimorso, si fa giustizia, suicidandosi.

Sul letto di morte Bernard perdona, ma i poveri figliuoli sono separati per sempre; tra di loro sta un delitto. L’orfana si chiude in un chiostro, e Alberto, che porta il lutto eterno, si consuma per consolare il padre.

Come sopra detto, nulla di nuovo o quasi; così i soggetti moderni della vita reale! Ma quello che si nota, è l’anima, l’arte, che i protagonisti vi hanno profuso. Bernard (cav. De Liguoro) si presenta a noi nella sua vera condizione: è la incarnazione del cieco che ha perduta la vista in una disgrazia; ed è un cieco che noi vediamo salire per le scale; il suo piede si posa tutto, insicuro, pesante, e vediamo un cieco quando cerca su d’un tavolo il vaso per riporvi i fiori che Elsa gli ha portato; è un cieco che mentre accarezza il volto del figlio, s’accorge che questi piange…

L’interpretazione del cav. De Liguoro è il risultato di uno studio profondo sugli organi visivi; dell’arte ed insieme della psicologia intima della natura umana nelle sue varie condizioni e circostanze, studiata da un ingegno che ha saputo comprenderla e superarla con ardita vittoria. Se tutti gli attori lo seguissero nella passione per l’arte, quanto ne guadagnerebbe il nascente trionfo dell’ottica con la cinematografia!

Insuperabile Alfonso Cassini (Wertel), il valoroso maestro della parruca. Sul suo volto si leggevano i sentimenti che cozzavano nell’interno della sua anima, e nei suoi movimenti, negli atti tutti, leggevamo l’odio e l’invidia prima, il rimorso e il pentimento dopo. È veramente artista del silenzio!

La graziosa Matilde Granillo (Elsa), ha delle note di sentimentalismo che la fanno valere; fu perfetta nell’amore e nel dolore, nell’orrore e nel sacrificio.

Bravo anche Vladimiro De Liguoro (Alberto), amante felice, spigliato prima; figlio sventurato e dolorante dopo.

Un bravo di cuore e rallegramenti a tutti gli altri cooperatori.

La messa in scena sfarzosa; gli effetti di luce e la fotografia sono specialità della Casa.

Crediamo che con questa film l’Etna abbia affermato il suo nome nella nostra arte.

Un lode al cav. Alonzo che ha investiti i suoi capitali in una speculazione rimunerativa e altamente ideale.

Eucrinos

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Archivio del Cinema Muto - Silent Film Archive
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