I bambini nella foresta – S.C.A.G.L. 1912

I bambini nella foresta 1912
I bambini nella foresta (1912)

Scene fantastiche tratte dal celebre racconto inglese: The Babes in the Wood.
Pathécolor, 395 metri circa, bellissima partitura per orchestrina, del M. Louis Blémant.

E’ questa un’antica leggenda inglese svolta in un celebre racconto: leggenda dolorosa e poetica che raffigura lo sgomento di chi si perde nella foresta della vita.

I bambini perduti nel bosco seguono il destino di terrore e di angoscia che il caso ha loro segnato: e alla cieca baldanza con la quale si avventurano nel bosco tentatore seguono le inquietudini e le paure per tutti gli spiriti che si agitano negli alberi fatati.

Questa leggenda infantile, magnificamente riprodotta dal Pathécolor, è una grande fiaba per persone grandi.

La storia:

James Barfield morendo, ha istituito eredi universali i suoi due piccini, Harry e Lilly. In caso di morte degli eredi naturali, tutti i suoi beni avrebbero dovuto passare al suo fratello, lord Barfield.

Spinto dal suo egoismo, lord Barfield decide di sopprimere i due fanciulli, e li conduce in campagna coll’intenzione di mandare a effetto il suo piano, ma dopo infiniti tentativi, non ha il coraggio di compiere l’odioso atto. Li conduce allora in un rifugio di banditi e incarica uno di questi di uccidere gli innocenti.

Il brigante, non volendo avere la morte dei fanciulli sulla sua coscienza, li abbandona nella foresta. Ma la foresta era incantata e sotto ogni albero, dietro ogni roccia, si annidavano dei mostri strani. Degli esseri invisibili agitavano i rami delle foglie. Da un rigagnolo vicino emergevano delle sirene, che con la dolcezza della loro voce attiravano Harry e Lilly, Ma appena si lasciavano toccare, si cangiavano immantinente in piccoli gnomi orribili…

I due piccini, spaventati, si rifugiarono in una caverna, ma anche là una turba di fantasmi danzavano intorno e i due piccini, che sbigottiti e ormai senza forze, morirono di terrore e di sfinimento.

E degli angeli dalla bianche ali, portarono in paradiso le loro animuccie candide.

Il film fu presentato in Francia (titolo originale: Les enfants perdus dans la forêt), Italia, Spagna (Los niños perdidos en el bosque), Inghilterra e gli Stati Uniti (The Babes in the Wood) nel dicembre 1912.

The Babes in the Wood. — Released December 21st. Length 1,270 feet.

The Wicked Uncle schemes to rid himself of the two pretty Babes by endeavouring to throw them over castle heights and offering them cups of poison. Ultimately the Wicked Uncle, feeling himself unequal to the work of murder, approaches the robbers, and the children are dragged off into the forest. The great quarrel between the robbers ensues, and after the fight, the children, deserted by the remaining bandit, find themselves alone in the Enchanted Forest. Adventures follow upon each other with startling rapidity. They become wearied, however, by their exhausting wanderings through the thick forest, and when they reach a great cave it is peopled with ghosts, and the boy once more is called upon to fight for his life and that of his sister.

His strength is no longer equal to the task, and death comes to him just a few moments after the girl, having heard the call of angels, glides away into the Children’s Paradise. Her brother comes to join her, and midst the brightness of flowers the children pass on to join in the merry gambols of other tiny folk.
(da Cinema news and Property Gazzette, London, December 1912)

Copia nell’Archivio del Cinema Muto (archivio inpenombra).

Altro: The Babes in the Wood, traditional children’s tale

Rodolfo Valentino interprete di Claudia Particella di Benito Mussolini

Non sono mai riuscita a chiarire del tutto i retroscena intorno al progetto di portare al cinema Claudia Particella, un romanzo di Benito Mussolini pubblicato a puntate dal quotidiano Il Popolo di Trento nel 1910. Se volete sapere di più a proposito del romanzo potete consultare il web dove i riferimenti non mancano.

Rodolfo Valentino, Arturo Ambrosio, Emil Jannings
Rodolfo Valentino, Arturo Ambrosio, Emil Jannings, Roma 1923

Come ricordano tutte le biografie di Rodolfo Valentino, il 1923 segna il suo ritorno in Italia dopo quasi dieci anni di assenza:

‟Presentiamo ai nostri lettori una fotografia rarissima dei rappresentanti di tre potenze cinematografiche (da destra a sinistra) Emilio Janning il grande attore tedesco che interpreta a Roma Nerone della UCI – Comm. Arturo Ambrosio direttore gen. Artistico della UCI recentemente insignito della Croce da cavaliere dei S.S. Maurizio e Lazzaro – Rodolfo Valentino, il noto attore italo-americano in viaggio in Italia, di cui sono note le interpretazioni cinematografiche e le avventure galanti, colti tutte e tre dall’obiettivo sullo sfondo delle costruzioni neroniane nei teatri di posa della Unione Cinematografica Italiana a Roma. Vuole forse questa fotografia essere auspice di un grande avvenire della cinematografia italiana? È quanto ci dirà il prossimo futuro.„ (al cinemà, 4 novembre 1923)

Di questa visita ai teatri dell’Unione Cinematografica Italiana le biografie di Valentino offrono quasi tutte la stessa versione, senza nominare né Arturo Ambrosio, uno dei pionieri della cinematografia italiana, né Emil Jannings. Il cinema italiano era in crisi, ma è sempre in quel periodo che Giuseppe Barattolo, a capo dell’Unione Cinematografica Italiana, offre un contratto a David W. Griffith per dirigere un film in Italia.

Valentino, Ambrosio, Jannings, altra foto dello stesso incontro a Roma
Valentino, Ambrosio, Jannings, altra foto dello stesso incontro a Roma nel 1923

Qualche anno dopo, nel 1938, la rivista Film pubblica un articolo dove si raccontano altri particolari su questo incontro premonitore dell’«avvenire della cinematografia italiana»:

‟Dopo aver ultimato il Quo Vadis?, Ambrosio si accinge ad organizzare un nuovo e grandioso film: aveva letto un romanzo storico di Mussolini Claudia Particella, se ne era entusiasmato e voleva fare un film. A tale scopo, fa venire Rodolfo Valentino dall’America e Emil Jannings dalla Germania, butta giù le basi organizzative e, poiché dovrà essere un film colossale, domanda aiuti in Banca: ma questa finge di non sentire. Ambrosio insiste, prega, si appella al suo passato così ricco di successi, tenta ogni via per poter fare aprire nuovamente gli sportelli, ma non ottiene nulla. Si dispera e ne soffre tanto che finisce per ammalarsi.„ (Film, 19 novembre 1938)

Molti anni dopo il progetto torna ancora alla ribalta nel volume di Pietro Bianchi Bertini e le dive del cinema muto (UTET 1969), dove a pagina 71 si può vedere la prima pagina della sceneggiatura di Claudia Particella “curata da Roberto Roberti con correzioni autografe di Benito Mussolini”.

Qualche anno ancora e nel 1985 nessuno ricordava più questi particolari visto che Aldo Bernardini e Vittorio Martinelli attribuiscono la scoperta a Gian Piero Brunetta, che aveva pubblicato la stessa prima pagina della sceneggiatura nella I edizione di Storia del cinema italiano 1895-1945 (Editori Riuniti 1979):

‟Secondo quanto ha potuto accertare Gian Pietro Brunetta, l’episodio risaliva all’inizio del 1923 e il film non venne mai realizzato perché in un secondo tempo il duce, divenuto capo del governo, ritirò la sua approvazione, trovò incompatibile con la sua nuova immagine e funzione un progetto del genere, che venne abbandonato. Lo stesso Brunetta pubblica una fotografia del frontespizio della sceneggiatura originale del film, dove si legge chiaramente, aggiunta a penna dallo stesso Mussolini, la scritta “a cura di Leone Roberto Roberti”. E’ dunque possibile che in un primo momento il regista avesse accettato la proposta e avesse scritto il copione, e che in un secondo tempo avesse declinato l’incarico.„ (Roberto Roberti direttore artistico, Le Giornate del Cinema Muto 1985)

La pagina della sceneggiatura è la stessa pubblicata 10 anni prima, ma quella del volume di Bianchi è una fotografia molto nitida dell’originale. Che fine ha fatto la sceneggiatura?

Secondo Sergio Leone, figlio di Vincenzo Leone (alias Roberto Roberti, Leone Roberto Roberti, Roberto Leone Roberti), intervistato da questa che scrive nel 1980, fu lo stesso Benito Mussolini a rifiutare l’offerta… fattagli degli americani.

Claudia Particella
Claudia Particella, prima pagina della sceneggiatura curata da Roberto Roberti con correzioni autografe di Benito Mussolini, intestazione dell’Unione Cinematografica Italiana Società Anonima (Pietro Bianchi, La Bertini e le dive del cinema muto, UTET 1969)