La battaglia del Vesuvio sotto La Mole 2

Domenico Cazzulino, gerente della Film Artistica Gloria
Domenico Cazzulino 1913

Maggio 1913. Mario Caserini annuncia che ha stabilito un contratto con Lyda Borelli e, con sprezzo del pericolo, insiste con Gli Ultimi Giorni di Pompei:

… che la Film Artistica Gloria vuole presentare al pubblico come il saggio più genuino della potenzialità artistica, del culto estetico, dell’intendimento storico coi quali questa casa vuol proseguire il suo compito. La messa in scena di questo poderoso e geniale lavoro, in cui le evocazioni più suggestive di bellezza si alternano con visioni impressionanti di orrore, ha dato modo a Mario Caserini di dimostrare ancora una volta la sua abilità insuperabile. (…) Nè il cozzo delle difficoltà imponenti, né gli ostacoli, né le rivalità tendenti a frammentarsi dinanzi all’esecuzione di tutto un progetto d’arte e d’ideale, hanno potuto arrestare il Caserini. Di tutto egli ha saputo trionfare; il pubblico giudicherà.

Da questo testo, firmato D. M., sembra che il film sia pronto per la distribuzione.

Effettivamente la distribuzione c’è. Il 17 maggio 1913 Domenico Cazzulino ed il distributore Alfonso De Giglio dichiarano di voler costituire la società in accomandita semplice A. De Giglio e C. Gloria, avendo come oggetto la vendita e lo sfruttamento in tutto il mondo della produzione cinematografica della Film Artistica Gloria.

Anche la Società Ambrosio è pronta. In data 9 giugno su Mario Caserini e Gli Ultimi Giorni di Pompei precipita una nuova causa, questa volta per usurpazione di titolo e concorrenza sleale.

Mentre il vulcano cinematografico sotto La Mole Antonelliana comincia a dare i primi segni di eruzione imminente, il distributore tedesco Robert Glombeck visita Torino per trattare con lo stabilimento della Gloria.

Dopo questa visita, Domenico Cazzulino, gerente della Gloria, invia una lettera aperta alla stampa cinematografica:

Siamo informati che a Berlino, come altrove, si afferma nel mondo cinematografico che la nostra Casa non ha ancora iniziato la film Gli Ultimi Giorni di Pompei e che non pubblicherà mai questa pellicola. Se questo può essere il desiderio di qualcuno, non risponde però alla verità.
La preghiamo quindi voler smentire tali voci, create da interessati, i quali ricorrono anche a questo sistema per impedire la pubblicazione della film in parola; la nostra Casa invece, per eseguire questo grandioso lavoro, non risparmia nè studi, nè fatiche, nè tempo, e nè spese, pur di arrivare ad una perfezione finora mai raggiunta.
Le saremo grati se vorrà dare pubblicità alla presente sull’autorevole sua Rivista.
Coi nostri vivi ringraziamenti e col massimo ossequio ci professiamo.
Torino, 12 giugno 1913.

Altre notizie sulla stampa periodica, e non esclusivamente cinematografica, insistono che il film è pronto per la distribuzione:

La nuova società per la fabbricazione delle films Gloria, la quale in via Quittengo, 39, Torino, ha un grandioso teatro di posa, ha pronta una meravigliosa film storica: Gli Ultimi Giorni di Pompei, desunta dal popolare romanzo di Bulwer, e sceneggiata dal bravo attore Mario Caserini. A riprodurre la spettacolosa azione storica vi concorsero più di mille comparse, trenta leoni e 50 cavalli. Raccomandiamo vivamente ai dirigenti Cinema, questa pellicola di indiscutibile superiorità. Concessionario esclusivo il sig. A. De Giglio.
Oltre la già accennata, l’azione drammatica: Il treno degli spettri, dell’avv. Luigi Sonnazzi e Florette e Patapon dalla nota pochade di Hennequin e Weber.

La polemica intorno alle due versioni di Gli Ultimi Giorni di Pompei arriva in altri paesi. Dalla Francia, in perfetto stile boomerang, ritorna in Italia attraverso La Cine Fono:

Vienna 22 luglio 1913
Direzione del Courrier Cinématographique – Parigi
Il Courrier Cinématographique n. 28 (12 luglio 1913) pubblica un comunicato relativo alla causa Ambrosio-Gloria. Vi si prendono caldamente le parti della Casa Gloria della quale si difende e si approva il modo d’agire. Io spero, non pertanto, Signore, che nella vostra imparzialità vorrete aprirmi le colonne del vostro giornale a proposito di quest’affare, malgrado la divergenza d’opinioni che esiste fra l’autore dell’articolo in questione e me.
Non vi è certamente niente a ridire sull’annunzio che il Caserini fa, a titolo di referenza, di aver fatto parte delle case Ambrosio e Cines nelle quali egli è stato. Non vi è niente da obbiettare a che gli annunzi dei titoli d’opere da lui create, messe in scena e dirette mentre era al servizio di quelle case, ma sempre che non risultasse vero o fosse senza fondamento ch’egli avesse fatte queste creazioni, o che la parte che vi prese è quasi nulla, o molto secondaria, come si può egli adornare delle penne del pavone e mettere nei suoi annunzi il nome di queste opere?
Significa mettere delle tronfie apparenze al servizio di una rèclame sleale. E’ anche della seconda questione il sapere se il Caserini ha legalmente il diritto di rappresentare al cinematografo il romanzo di Bulwer. E’ evidente che chiunque può farlo, dal momento che quest’opera non è più, da lungo tempo, sotto la protezione della legge dei diritti d’autore. Ma è ben altra cosa quando si tratta d’un impiegato che, abbandonando la sua Casa, si mette subito, dopo essere uscito, a scovare negli archivi per appropriarsi le idee ed i piani contrariamente a tutti i principi di equità; essendo stabilito sopratutto che nella sua antica casa egli ha conosciuto le idee ed i piani e che è soltanto là ch’egli poteva apprenderli. Vi è, pertanto, nella letteratura mondiale un’enorme quantità di grandi opere dello stesso Bulwer come Phelan, L’ultimo dei Baroni, che son libere. Perchè non le ha scelte al luogo di Pompei e Nerone vale a dire due opere che egli sa che la sua antica Casa ha in vista e delle quali ha già cominciata la pubblicità con il più grande successo da qualche anno sotto forma di films a corto metraggio, ma in un genere classico che potevano da tutti i punti di vista servir di modello?
La nuova Casa Gloria non ha dunque che approfittare d’un successo assicurato nella rèclame della Ambrosio della quale ne diminuisce la riuscita togliendone il vantaggio della pubblicità già fatta. Essa non farà che togliere le castagne dal fuoco e coronarsi del lauro meritato da altri. Tutti coloro che scrivono sanno bene di quale qualifica sono chiamati quelli che non esitano ad appropriarsi delle idee altrui. Nessuno può approvare questo modo di procedere ed in prima linea l’onorevole membro della stampa che è l’editore del Courrier Cinématographique.
Vi prego di gradire, Signore, i miei omaggi più rispettosi.
Alexandre Ortony

Nel mese di agosto del 1913, sul vulcano di Gli ultimi giorni di Pompei spunta a sorpresa un terzo cratere: la Pasquali Film ha pronta la sua versione: Jone ovvero Gli ultimi giorni di Pompei.

Scosse di terremoto arrivano a Chicago, sede della Photo-Drama Company, capitanata da George Kleine dove si prendono provvedimenti: bisogna registrare il titolo Gli Ultimi Giorni di Pompei in tutte le lingue e per tutti i paesi.

Esempio francese: M. Aubert a l’honneur de prévenir MM. Les Exploitants qu’il s’est réservé les droits exclusifs de Vente, Location, Exploitation, Exhibition en France, Belgique, Hollande et leurs Colonies, Suisse et Belgique du film intitolé:
Les Derniers Jours de Pompéï, tiré du Roman de Si Edward Bulwer Lytton
Cette priorité est légalement consacrée par le dépôt fait spus les Nos 2939 et 2939bis conformément aux lois en vigueur sur la propriété littéraire et artistique, qui permettent de pursuivre rigoureusement tout contrefacteur.
Il ne saurait donc trop mettre MM. Les Exploitants en garde contre les ennuis auxquels ils s’exposent en acceptant les propositions de la contre façon.

M. Aubert avvertenza
Avvertenza di M. Aubert (Le Courrier Cinématographique)

Esempio inglese: La Pompei Film Coy (società specialmente costituita per il commercio della film Gli ultimi giorni di Pompei), tenendo in considerazione il fatto che vi sono parecchie films con questo nome ed argomento, ha deciso di cambiare il titolo Ultimi giorni di Pompei in La caduta di Pompei. Ciò per evitare le confusioni che rendono tutto l’affare dei Pompei a Londra una torre di Babele.

In mezzo a tutto questo una breve notizia informa che:

Le prime parti dell’Itala Film accompagnate da tutto lo stato maggiore di questa importante Casa si recheranno nell’entrante settimana in Algeria per eseguirvi col sussidio dei luoghi e delle persone di quei paesi una importantissima film di lungometraggio.

Ecco la tanto ricercata data delle riprese in Algeria di Cabiria!

segue ancora…

La battaglia del Vesuvio sotto La Mole

Teatri della Film Artistica Gloria
Teatri della Film Artistica Gloria a Via Quittengo 39, Torino 1913

Nel post di qualche giorno fa, avevo lasciato a Mario Caserini raccontando a A. A. Cavallaro, direttore della Vita Cinematografica, della sua nuova casa di produzione: La Film Artistica Gloria.

Qualche settimana dopo, sempre per questa rivista, un redattore anonimo (sicuramente lo stesso Cavallaro) si reca in visita agli stabilimenti di Via Quittengo 39 in Torino:

Le nostre brevi frasi, pubblicate nel numero precedente di questa Rivista, ci hanno procurato una valanga di corrispondenza, con la quale ci si chiedono maggiori schiarimenti. Questo è avvenuto per il buon nome che gode in arte il bravo signor Mario Caserini, ed anche perchè notissimo il proprietario del Cinema della Borsa, sig. Domenico Cazzulino, vecchio ed esperto cinematografista, socio amministratore della nuova Società, nella quale si ripongono le migliori speranze.
Noi vogliamo usare cortesia a coloro che c’interessarono, scrivendoci, e per meglio rispondere alle innumeri domande ci siamo personalmente recati in Via Quittengo per una fugace visita alla nuova Fabbrica, dove incontrammo il sig. Caserini che gentilmente ci accompagnò, e si compiacque accordandoci tutte le spiegazioni, delle quali abbisognavamo.
I primi lavori, già rivelano la potenza intellettiva e finanziaria di questa Società, perchè – iniziati da tempo relativamente brevissimo – già permettono di rilevare i vari reparti sapientemente disposti, e coordinati con maestria sorprendente ed impareggiabile, anzi la cura dei minimi dettagli procura sorpresa e gratissimo piacere.

L’ articolo, come la precedente intervista a Caserini, sono sicuramente a pagamento, e fanno parte dello “sfoggio di réclame veramente americano” come ricorderà anni dopo Arrigo Frusta, per il lancio della nuova casa di produzione.

In realtà, la casa di produzione non è stata ancora costituita legalmente.

Il 30 gennaio 1913, Domenico Cazzulino, a nome di Giulio Aicardo Bollati Nobili proprietario del terreno e i fabbricati di Via Quittengo 39, presenta la richiesta al Comune di Torino per la costruzione “nell’interno del cortile del fabbricato di sua proprietà”, di un teatro di posa “in ferro e vetri destinato alla fabbricazione di films”.(1)

La società in accomandita semplice Film Artistica Gloria si costituisce legalmente il 20 aprile 1913, capitale sociale lire 260.000, interamente versato in contanti e diviso in 52 carature di lire 5000 ciascuna. I soci sono 14, tra cui Domenico Cazzulino (socio accomandatario e gerente con firma e rappresentanza della società), Mario Caserini, l’operatore Angelo Scalenghe, e Giulio Aicardo Bollati Nobili, proprietario di terreno e fabbricati a Via Quittengo. La durata prevista della società è di 25 anni. (1)

Non è la prima volta che la costituzione di una casa di produzione avviene “dopo” il lancio pubblicitario, sicuramente esistevano accordi privati precedenti alla richiesta di costruzione nel terreno di Via Quittengo, e la pubblicità previa alla costituzione serviva per attirare nuovi soci e nuovi capitali.

Teatri della Film Artistica Gloria a Via Quittengo 39, Torino
Teatri della Film Artistica Gloria a Via Quittengo 39, Torino 1913

Nel mese di febbraio, mentre a Via Quittengo si danno gli ultimi ritocchi allo stabilimento, Mario Caserini pubblicizza la formazione dell’elenco artistico in una lettera indirizzata al fedele A. A. Cavallaro, riportata dalla solita Vita Cinematografica:

Carissimo amico,
Voglia scusarmi se non posso, ed in parte non desidero darle tutte le notizie che ella mi chiede… lavoro, e spero di riuscire presto bene, ecco tutto. Del resto fra poco voi giornalisti e critici, potrete vedere e giudicare.
Una cosa però mi piace farle conoscere: Vittorio Rossi Pianelli, l’attore valoroso che a fianco della Duse, di Emanuel e dalla Reiter, ha percorso i principali teatri d’Italia e dell’estero, e che da tre anni, con onorevole studio si è dedicato all’arte nostra, seriamente, ha accettato la mia proposta di venire a far parte del personale artistico della Gloria, col ruolo di primo attore.
Questa scrittura mi pone vicino, oltre che l’eccellente attore cinematografico, anche l’amico carissimo porrà termine alle chiacchiere, ai pettegolezzi, ed alle cianate che con gran copia vennero riportate a lui ed a me per far si che la buona antica nostra amicizia venisse troncata. Oggi egli viene a lavorare a fianco mio, sotto la mia direzione: ne sono lieto e orgoglioso.
Per il resto dei miei artisti… scusi, caro amico, ma ne parleremo in una prossima volta.
Affettuosamente Suo
Mario Caserini Direttore generale de La Film Artistica Gloria
Torino, 10 febbraio 1913

Tra marzo e aprile 1913, a Vittorio Rossi Pianelli si aggiungono “Mario Bonnard e Camillo De Riso che lasciano la Società Ambrosio per passare alla Gloria”, e le sorelle “Letizia e Isabella Quaranta, dopo la chiusura della Torino Film pure alla Gloria. Ottimo acquisto della Gloria il pittore Maglioli, che lascia la Centauro.” (Eco Film, 15 aprile 1913)

Dopo la costituzione della società, nel numero del 30 aprile 1913 di La Vita Cinematografica, compare la pubblicità dei primi film della Gloria:

Il Treno degli Spettri, spettacolosa azione drammatica in tre atti dell’avv. Luigi Sonnazzi (circa 1000 m.); Florette e Patapon, grande riduzione cinematografica della commedia brillantissima in tre atti di Hennequin e Veber (circa 1000 metri), ambedue i lavori sono posti sotto la tutela dei diritti d’Autore, in preparazione: Gli Ultimi Giorni di Pompei, grande lavoro storico in 3000 metri.

Molto bene, se non fosse perché nello stesso numero, pagine 65 a 67, e pagina 71, la Società Anonima Ambrosio, distribuzione Barattolo, annuncia che a maggio sarà disponibile il titolo Gli Ultimi Giorni di Pompei.

Nessuna delle due case parla del romanzo omonimo (1834) di Edward Bulwer Lytton, ma è più che evidente che si tratta proprio di quello, un titolo che la Società Ambrosio aveva portato al successo nel 1908 in una versione in 366 metri, adesso invece ci vuole il lungometraggio: 2000, 3000 metri.

La “mania” per i film a lungometraggio di ambiente romano era scattata dopo che il Quo Vadis? prodotto dalla Cines aveva raggiunto 200.000 lire in un asta pubblica a Londra.

Ma lo scoppio delle ostilità prende una brutta piega dopo il 15 aprile 1913, quando la Società Anonima Ambrosio inizia una causa contro Mario Caserini “perchè nella sua réclame la Gloria pubblica che il sig. Caserini ha precedentemente fatto parte della Casa Ambrosio, presso la quale ha messo in scena certi nominati lavori” (réclame sul numero del 28 febbraio della Vita Cinematografica).

Evidentemente tutto fa pensare a qualche retroscena, visto l’accordo amichevole con il quale Caserini aveva lasciato l’Ambrosio nel dicembre 1912.

Quindici giorni dopo, il 30 aprile 1913, la Società Anonima Ambrosio firma un contratto con la Photo-Drama Company di Chicago, diretta da George Kleine, per la produzione del film Gli Ultimi Giorni di Pompei, compromettendosi a fornire due negativi del film pronti non più tardi del 1° settembre 1913. Secondo questo contratto, i due negativi saranno gli unici negativi di ciascuna delle scene del film, e questi negativi diventeranno di esclusiva e definitiva proprietà della Photo-Drama Company, nonché i diritti di sfruttamento per il mondo intero. La Società Anonima Ambrosio si compromette a non realizzare mai più nessuna altra versione di Gli Ultimi Giorni di Pompei. Compenso lire 250.000.
Il contratto è firmato da Mario A. Stevani, presidente della Photo-Drama Company, e Alfredo Gandolfi, amministratore e direttore della Società Anonima Ambrosio, e accenna ad un accordo previo, forse una corrispondenza privata. (2)
segue…
Note: (1) Franco Prono, Le fabbriche della fantasticheria – Atti di nascita del cinema a Torino, testo & immagine 1997; (2) Dai documenti nell’archivio George Kleine: Un Americain à la Conquete de l’Italie; Dossier di Paolo Cherchi Usai, pubblicato in Archives, n. 26/27 nov. Dec. 1989.

Frate Sole – Tespi Film 1918

«Tornato nel 1916 dal fronte, in seguito a ferita, anch’io mi sentii attratto, come parecchi altri scrittori e giornalisti, al cinematografo, e per due anni scrissi scenari su scenari, alcuni dei quali ebbero una certa fortuna. Un giorno del 1917 vennero a trovarmi l’avvocato Eugenio Sacerdoti (un ex-giornalista, che sulla fine dell’Ottocento aveva avuto fama di valente e battagliero critico musicale sotto lo pseudonimo di T. O. Casardi) e il commediografo Ugo Falena, il quale, da qualche anno, aveva lasciato il teatro per l’arte muta e dirigeva con fortuna la « Tespi Film ». Venivano a chiedermi un nuovo soggetto per film. L’avvocato Sacerdoti non si perse in chiacchiere.

— Devi prepararci un Frate Sole: un grande film, storicamente e religiosamente inattaccabile, tale da ottenere il bene placet della Chiesa. L’illustre maestro Luigi Mancinelli comporrà la musica. Dovrà riuscire un’opera-fìlm. La direzione artistica sarà di Ugo Falena, coadiuvato da te e dal pittore Duilio Cambellotti per l’allestimento scenico e i costumi. Ti diamo quattro mesi di tempo per la trama e la sceneggiatura. Accetti?

Accettai, non immaginando la fatica a cui mi accingevo e non misurandone le responsabilità. Fu soltanto più tardi, dopo aver consultato la bibliografia francescana ed aver raccolto le fonti più sicure sulla vita del Santo, che compresi a quale impresa ardita e pericolosa m’ero impegnato; e mi tornarono allora in mente le parole dette qualche anno prima da Ferdinando Martini, in una conferenza, a proposito della Francesco da Rimini di d’Annunzio: “A cercare di elevarsi fino a così alte figurazioni, come quella cantata nel sommo Poema, c’è da correre il rischio di ruzzolare molto in basso”.

Ma oramai io ero in gioco. Perciò, cominciai col rileggere i Fioretti, poi passai alla prima e alla seconda Vita di Fra Celano, allo Speculum perfectionis di Fra Leone, e infine mi sprofondai nella vasta bibliografia francescana dell’età di mezzo e moderna. Le opere del Prudenzano, del Barone De Ségur, di Ruggero Bonghi, dello Schurer, del Goetz, dell’Alvisi, del Tarducci, del Tocco, del Gebhart, del Mazzoni, del Teza, del Mestica, del De la Rive, del Sabatier e, soprattutto, del danese Joergensen, il quale nella Vita del Poverello d’Assisi e nei Pellegrinaggi francescani ha forse innalzato il monumento più fulgido alla gloria di Francesco Bernardone, fecero a poco a poco rivivere dinanzi ai miei occhi tutto un magnifico mondo di vita italiana del Medio Evo, di cui il Poverello era la gran luce immortale. E mi accinsi al lavoro. Io potevo rappresentare il Santo d’Assisi in tre diversi modi: o attenendomi alla leggenda, o drammatizzando la vita di Francesco nel suo progressivo distacco dalle cose di questo mondo, o mostrando questa vita nei suoi episodi storici. Scelsi il terzo modo. Ma poiché era senza dubbio il più arduo ad un compositore di pellicole che ha bisogno di una certa continuità d’azione e di un certo interesse di svolgimento, lo fusi col secondo. Misi così in Frate Sole la storia e il dramma stretti insieme indissolubilmente. Aggiungerò che non fu l’intera vita del Santo che intesi riprodurre nel film; ma piuttosto ricostruire, attraverso momenti sintetici e rappresentativi, con scrupolosa fedeltà storica, la figura gigantesca di lui ed il suo tempo, pieno di tenebre e di fulgori. E mirai più in là, facendo del figlio del ricco mercante d’Assisi non già il protagonista, come s’intendeva nel cinematografo, ma uno dei molti personaggi del vastissimo quadro che io mi proponevo di animare: un quadro fatto di folla, della grande variopinta folla che l’età di mezzo agitava nel suo cupo immenso crogiuolo.

Sei mesi dopo lo scenario era pronto e Ugo Falena, Duilio Cambellotti ed io piantavamo le nostre tende ad Assisi, con un piccolo esercito di attori, di comparse, di operatori, di segretari. E là, scelti accuratamente i luoghi e dopo aver avuto io dei lunghi colloqui con lo scrittore Joergensen, il quale ora solito trascorrere qualche mese dell’anno nella patria del Santo, e con alcuni padri francescani di profonda dottrina, cominciammo a girare gli esterni di Frate Sole, davanti e nel chiostro della Basilica, e due processioni nella Basilica stessa, davanti al convento di Santa Chiara, su pei fianchi del monte, e poi a Gubbio, a Perugia e sul Lago Trasimeno. Interpreti principali del film erano l’attore drammatico Uberto Palmarini, il quale incarnava la figura del Fraticello d’Assisi, Silvia Malinverni, che era Chiara degli Scifi, Rina Calabria, nel ruolo di sua sorella Agnese, la ballerina Lucienne Myosa, nella parte di una cortigiana che si redime, Bruno Emanuel Palmi, in quella di Frate Elia.

frate sole
Si gira Frate Sole, in prima fila, da sinistra a destra: Ugo Falena, Silvia Malinverni e Duilio Cambellotti. Gubbio, settembre 1917 (foto di Giorgio Ricci)

Per almeno un mese Assisi e Gubbio offrirono il più bizzarro degli spettacoli, tra la viva e chiassosa curiosità degli abitanti e ancor più dei forestieri, che si stropicciavano sbalorditi gli occhi nel veder passare per le strade e le piazze ed entrare ed uscire dai templi inaspettati personaggi in costumi pittoreschi del 1200, e suore e fraticelli al braccio di soldatacci di ventura…

Ma lo spettacolo più caratteristico, ed anche commovente, era offerto dai veri francescani, i quali si facevano in quattro per aiutarci nella presa di talune scene, e ci fornivano perfino paramenti sacri; e pieni di premura tenevano indietro la folla dei curiosi nelle scene delle processioni davanti al tempio. Furono davvero degli intelligenti, umili, preziosi collaboratori alla nostra non lieve e non facile fatica. Ricordo che a Santa Chiara le suore, che vivono in stretta clausura, ad un certo momento, poiché faceva molto caldo, fecero distribuire dalla sorella guardiana alle attrici ed agli attori delle bevande fresche e dei biscotti.

La lavorazione del Frate Sole continuò poi nel teatro di posa della « Tespi Film » a Roma, quasi altri quattro mesi. La prima del film, annunciato come restituzione francescana in 4 canti di Mario Corsi, con poema sacro per orchestra e cori di Luigi Mancinelli, ebbe luogo il 7 giugno 1918 all’Augusteo, concesso per la prima volta per uno spettacolo del genere, ed assurse a vero avvenimento d’arte. Dirigeva l’orchestra massima dell’Augusteo lo stesso maestro Luigi Mancinelli. Assistevano Principi di Casa Savoia, Ministri, alti Prelati e tutta la Roma intelettuale e mondana del tempo. Il successo del film e della musica furono grandissimi. La stampa italiana, che allora non si occupava di film se non come pubblicità a pagamento, fece per una volta tanto uno strappo alla regola e dedicò a Frate Sole colonne intere, firmate dai maggiori critici drammatici e musicali: Fausto Maria Martini, sulla Tribuna, Goffredo Bellonci sul Giornale d’Italia ed altri.

Frate Sole rappresentò anche una nuova applicazione del cinematografo dal punto di vista musicale. Per la prima volta la musica entrava in un film come elemento integrativo, esercitandovi funzioni di imperio. Mentre nel primo grande film religioso realizzato in Italia, il Christus, la musica del maestro Fino si era aggiunta alla composizione cinematografica del Salvatori, accompagnandola e divenendone un vero e proprio commento, nel Frate Sole la musica era parte essenziale dello spettacolo. Frate Sole – scrisse in un lungo articolo critico Alberto Gasco – segna indubbiamente una data nell’evoluzione del poema musicale cinematografico, al quale arriderà forse un avvenire mirifico .

Furono inni al musicista insigne e all’ideatore del film che ricorda oggi l’apparizione di quella vecchia rievocazione francescana definita (riproduco ancora un giudizio altrui, di un notissimo critico) « l’opera più significativa di una nuova orientazione del cinematografo verso una specie di sfruttamento culturale: orientazione che l’arte muta assume alla vigilia di acquistare una sua definitiva forma d’arte, con modi propri e proprie esigenze ». A coronare il successo di Frate Sole venne poco dopo il riconoscimento solenne e ufficiale del Vaticano, con una indimenticabile rappresentazione del film nell’aula magna del Palazzo della Cancelleria, dinanzi ad una decina di Cardinali e ad uno stuolo di Arcivescovi e alti Prelati e dignitari della Corte pontificia. Garantisco che l’eccezionale spettacolo della superba e vasta sala, in cui aveva avuto sede dopo il 1848 il primo Parlamento formato da Pio IX, gremita di un pubblico così eletto e così entusiastico (ci furono molti applausi) superava di gran lunga quello che si proiettava sullo schermo, accompagnato da una grossa orchestra diretta dallo stesso maestro Mancinelli.

Ricordo che dopo la proiezione i Cardinali e gli altri eminenti Monsignori vollero esprimere il loro vivo compiacimento al maestro Mancinelli, a Ugo Falena e a me, e dissero che dal cinematografo la Chiesa poteva aspettarsi, come l’Arte, grandi nobilissime cose.»
Mario Corsi (Cinema, fascicolo 43, 10 aprile 1938)

frate sole
Una scena del film Frate Sole (1918)