La Diva ritorna

Francesca Bertini
Francesca Bertini

« Contessa Sara è rimasto nove mesi in cartellone in un cinema di Roma; ho visto una foto dove c’era la polizia a cavallo che arginava la folla all’ingresso. »
Sergio Leone*

Roma, gennaio 1920. Singolare ventura! Mentre Londra immensa acclama in un delirio di entusiasmo la grande meravigliosa interprete del capolavoro di Giorgio Ohnet; mentre i giornali e le riviste inglesi più autorevoli la proclamano concordemente la bellissima fra gli astri più belli del teatro muto di Europa tutta, notando che Francesca Bertini è l’unica italiana che oramai impone la sua personalità artistica anche fuori dei confini del suo Paese, a Roma eterna la Contessa Sara ottiene un successo non facilmente dimenticabile: un successo enorme!

Chi ha veduto e vede il continuo turbinio di gente accalcarsi e prendere d’assalto — è la parola — ininterrottamente l’elegante Corso Cinema Teatro, tanto che un plotone dell’Arma benemerita riesce a stento a regolarne l’ingresso non può non pensare che l’arte di Francesca Bertini scuote e trascina ed è la più intesa dalle folle.

La fresca e limpida fonte dell’arte di Francesca Bertini, dopo qualche recente inquinazione determinata da un palese errore di prospettiva, è tornata ieri sera a fluire con la gorgogliante e cristallina purità d’una fontana sorgiva inesplorata.

Già i corvi della critica più o meno accademica si accingevano a gracchiare il loro stereotipato ritornello; già i necrofori dell’arte cinematografica si accingevano a recitare, con aria compunta, il loro assurdo e ridicolo miserere. Ma i corvi e i necrofori, senza dubbio, avranno avuto ieri sera la saggia prudenza di ripiegare cautamente gli arnesi del loro poco allegro mestiere per risfoderarli in qualche diversa occasione.

Il successo riportato ieri sera da Francesca Bertini ne La Contessa Sara, proiettato per la prima volta al Corso Cinema è stato veramente quello che il più intellettuale pubblico di Roma si attendeva dalla grande artista: un successo pieno, clamoroso, definitivo; un successo di rivincita d’alta e profonda significazione. L’arte di Francesca Bertini, che nelle sue prime interpretazioni aveva saputo delinearsi nettamente con una personalità di atteggiamenti e di espressioni assolutamente inimitabili, è apparsa ne La Contessa Sara come la sintesi armoniosa e perfetta di tutti i più nobili requisiti di sincerità interpretativa, di equilibro animatore, di bellezza, di fascino, di eleganza. In questa interpretazione, insomma, l’arte di Francesca Bertini sembra avere raggiunto una luminosa maturità pur conservando tutta la sua istintiva freschezza, tutta la sua innata sincerità.

D’altra parte, il complesso lavoro di Ohnet, non poteva essere affrontato che da un’artista delle risorse di così complessa psicologia senza il fervore di fede e di studio, senza il fascino e la bellezza di una protagonista ideale. E tale è decisamente apparsa Francesca Bertini cui il pubblico ha consacrato gli onori di un successo trionfale.

Con Francesca Bertini è stato apprezzatissimo il comm. Ugo Piperno. La messa in scena del film, per sontuosità ed accuratezza è apparsa superiore ad ogni elogio. Splendida specialmente per la profusità di effetti tecnici sorprendenti, la fotografia.
(Giaurro, Il Giornale d’Italia)

Prime visioni: La contessa Sara

Non è uno dei migliori romanzi di Giorgio Ohnet, e la riduzione per lo schermo ne è difficile perché l’azione è troppo slegata e frammentaria.

Roberto Roberti, in questa ricostruzione, ha fatto opera onesta e decorosa, che rivela, sì, la ricerca a volte anche ansiosa, ma che in molti punti aggiunge all’opera piuttosto scialba e stanca del popolare romanzo francese.

L’inscenatore ha avuto la mano felice specialmente nella scelta degli esterni. L’altra sera, mentre seguivo attentamente la proiezione, sentii mormorare da uno spettatore, mentre si vedeva Napoli: “Sembra una cartolina illustrata!”.

Quello spettatore aveva torto. Egli non capiva una cosa che Roberti ha dimostrato d’aver capito: l’importanza principalissima che ha il paesaggio nelle films italiane. L’Italia è un paese panoramico, ricco di bellezze naturali e storiche che sono una delle maggiori risorse nostre. E a una ignobile film edita dalla Pathé pochi mesi fa in cui il buffone di Linder ci presenta un’Italia inverosimile e calunniosa per noi, egli ha risposto con degli stupendi sfondi napoletani e accurati quadri romani di cui, io italiano, lo ringrazio.

L’inscenatore ha voluto introdurre — sarà stato proprio lui a volere? — una novità americana: abolire il più possibile i passaggi, concludendo i quadri episodici con una chiusura a diaframma. Cosa che riesce grata le prime due o tre volte, ma che infastidisce in seguito perché è ripetuta troppo oppressivamente.

Il romanzo ha dovuto subire dei tagli e delle varianti per la necessità di ridurlo al metraggio conveniente.

Ci sono alcune scene molto efficaci, come per esempio quelle in cui la contessa Sara ha troppo caldo e il vecchio marito… si raffredda.

Il quadro del matrimonio è fatto con lodevole brevità, e i primi piani, per quanto abbondanti, non sono eccessivi.

Francesca Bertini — se è vero che col tempo ci si rinnova e ci si migliora — dà l’idea di aver interpretato questo film molti anni or sono. Non c’è apparsa la grande attrice che in pellicole di minor rendimento drammatico ha fatto molto di più.

Piperno non poteva andar meglio, e anche Salvini, benché apparisse talvolta un po’ preoccupato, si è brillantemente distinto. Raoul Maillard, sebbene avesse una particina, s’è dimostrato un corretto e fine attore, di una comicità di buona lega, e di una spontaneità mai sforzata.

Questo artista farà molto cammino.

Grandissima parte del film è girata a luce artificiale. E non sarebbe inopportuno evitare, nel mettere insieme i pezzi, che a certi quadri a luce artificiale troppo viva, seguano quadri a luce naturale. È una stonatura perché sembra che un paesaggio di mare, in pieno giorno, sia meno illuminato d’un ambiente chiuso.

Il film, nel complesso è buono, ma non è un gran che, e principalmente non è il capolavoro — come soggetto, messa in scena e interpretazione — che dall’Unione Cinematografica Italiana si sarebbe aspettato specie quando si pensi che sono la marca favorita e la più popolare artista di cui dispone l’Unione che escono all’avanguardia di una produzione di cui è lecito supporre La Contessa Sara sia una delle cose migliori.

La Contessa Sara, fatta da una piccola casa, priva di mezzi e delle possibilità dell’Unione Cinematografica Italiana sarebbe una ottima cosa. Per l’U. C. I. segna un passo indietro.

La fotografia è buona: la stampa non sempre.

Il film ha avuto buon successo.
(Kines, gennaio 1920)

La Contessa Sara  è stata restaurata in occasione della retrospettiva dedicata a Francesca Bertini per l’edizione del 2003 del Cinema Ritrovato. Dobbiamo aspettare all’edizione del Cinema Ritrovato 2020 per (ri)vederla?

*intervista a Sergio Leone (“Tutti i film di Sergio Leone” di Oreste De Formari, ubulibri 1984).

On tourne, janvier 1927

Mlle Jacky Monnier, Wanda Zalewska dans Le Joueur d'échecs.
Mlle Jacky Monnier, Wanda Zalewska dans le Joueur d’échecs.

Jacques Feyder va porter à l’écran la nouvelle œuvre de Pierre Benoît: le Roi lépreux. Il tournera en Indochine et aux ruines d’Angkor, et le metteur en scène s’est embarqué le 30 décembre pour l’Extrême-Orient, afin d’étudier sur place les possibilités de réalisation. Et, sans doute, nous reverrons Jacques Feyder avec le casque colonial, qu’il portait déjà lorsqu’il tourna l’Atlantide aux confins du Sahara.

Dans les scènes finales de la tragédie cinégraphique de Roger Lion, les Fiançailles rouges, un des héros du film doit se porter au secours d’un de ses camarades par une mer absolument démontée. Le réalisateur exigea que cette scène ne fût pas truquée, mais ceci n’alla pas sans inconvénients. Le rôle était  tenu par Jean Murat. Celui-ci, qui est un nageur émérite, faillit cependant y trouver une fin tragique, car la mer était tellement houleuse qu’à plusieurs reprises le sympathique artiste disparut pendant de longues minutes de la vue des opérateurs. Roger Lion déclara enchanté, car le réalisme de sa scène était des plus exacts. C’est, d’ailleurs, un des passages les plus émouvants de sa dernière production.

Le travail du studio n’empêche pas nos cinéastes d’avoir l’esprit caustique. Un jour, comme Jacques de Baroncelli priait son aimable collaborateur Gys d’aller réclamer au régisseur un « homme de barre » pour relever le matelot de service sur la passerelle du torpilleur Cavalier… Milva, l’assistant, ajouta cette utile recommandation: « Spécifiez bien qu’il ne s’agit pas d’un barman! »

C’était pendant la réalisation de la Femme nue. Léonce Perret, qui n’est pas seulement un grand réalisateur, mais un peintre de talent, s’était amusé, pendant les rares instants de repos, à peindre les magnifiques paysages qui s’offraient à ses yeux. L’œuvre terminée, sur la demande de ses collaborateurs, elle fut mise aux enchères au cours d’une soirée de bienfaisance organisée au Négresco. Elle atteignit le prix de 12.000 francs, que Perret s’empressa de verser aux bonnes œuvres du pays.

Au studio de Joinville, André Hugon a comencé à tourner le film qu’il a tiré du célèbre roman de José Germain et Guérinon: A l’Ombre des Tombeaux. La distribution comprend: Régina Thomas, dans le rôle de Djahila; Georges Melchior, dans celui de Darsac; Camille Bert, le major Hoburg; Mme. Lenoir, rôle de Noudra. Grâce à des accords spéciaux, Bernhard Loetzke viendra à Paris pour interpréter le rôle de Nikil.

André Roanne tourne actuellement au studio des Cigognes les intérieurs de Vite, embrassez-moi, une comédie dont il sera le principal protagoniste. On verra, dans ce film, le plus long baiser d’écran qui ait jamais été échange. Il mesure plusieurs dizaines de mètres en premier plan. Voilà une scène qui risquera fort d’être coupée par la censure japonaise, impitoyable sur le chapitre des baisers…

Nous avons peu d’artistes cinématographiques en France, parce que nous ne cherchons pas. C’est ainsi qu’on s’aperçoit, lors des débuts d’un acteur dans un rôle, qu’on aurait pu, maintes fois, faire appel à ses qualités et à ses dons. Mme. Charles Dullin abordait, pour la première fois, le studio dans le Joueur d’échecs. Elle a animé le personnage de l’impératrice de Russie, la grande Catherine II, au caractère étrange, fantasque et puissamment énergique, avec une autorité, une vérité et un talent qui ont fait l’admiration de tous. Mme. Charles Dullin, espérons-le, n’en restera pas là.

Au moment où le Joueur d’échecs va être présenté au public, il nous a paru véritablement utile de mentionner le nom de Mlle. Lily Jumel, que certains de nos confrères ont paru oublier. Mlle. Lily Jumel fut l’assistante, pour la partie artistique, de Raymond Bernard. Collaboratrice de la première heure, elle sut réunir autant de goût que d’intelligence tous les documents concernant les costumes, les décors, les coiffures et le mobilier. M. Raymond Bernard ne tarit pas d’éloges sur le travail de Mlle. Lilly Jumel. Du reste, Mlle. Jumel n’en est pas à son coup d’essai. Elle a l’habitude de jouer la difficulté. Ne débuta-t-elle pas dans la mise en scène côtés d’Henry Roussell, pour la réalisation de Destinée? Le Joueur d’échecs achève de la classer parmi nos meilleures assistantes et elle n’en restera pas là.

Miss Edna Purviance, la célèbre partenaire de Charlie Chaplin est actuellement en France. Elle est venue chez nous pour tenir le rôle de la reine Silistrie dans Education de Prince, que réalise Diamant-Berger pour Aubert. La charmante star se déclare enchantée de tourner chez nous. Lorsque les extérieurs seront terminés, elle séjournera à Paris pour réaliser les intérieurs en studio.

Dolly Davis a commencé à tourner les intérieurs du film la Petite Chocolatière, sous la direction de René Hervil. Ce personnage conviendra particulièrement à la créatrice de tant de rôles charmants, qui personnifie si bien à l’écran la grâce et l’élégance parisiennes.

Marco de Gastyne, qui tourne Mon cœur au ralenti, d’après le roman de Dekobra, se désolait de ne pouvoir trouver un artiste dont le type s’adaptât exactement au personnage de Collins, le détective privé de l’héroïne du film, Mrs Turner. Il se souvint, heureusement, que le metteur en scène anglais Leroy Granville, le réalisateur de Lady Harrington, réunissait au plus haut point les qualités cherchées. Et, sur la demande de son confrère français, Leroy Granville, avec la meilleure grâce du monde, abandonna, pour un moment, le montage de son dernier film et campa de main de maître, si l’on peut dire, la silhouette d’un Collins criant de réalisme et de vérité.

Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 28.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 10 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.