Cinema in Italia, gennaio 1927

Beatrice Cenci (Maria Jacobini)
Beatrice Cenci (Maria Jacobini)

Roma. L’attesissima Beatrice Cenci, superfilm della Pittaluga, ha avuto un successo senza precedenti: successo artistico personale di Maria Jacobini, squisita protagonista, e successo di Raimondo Van Riel, un Francesco Cenci poderosamente sinistro. Ottimi il Gracci, il Sala e il De Rossi. Masse perfette, azione condotta con rara perizia, fotografia impeccabile, elementi questi che fanno della pellicola la miglior edizione italiana dell’annata.

Firenze. In questi ultimi giorni abbiamo potuto assistere, per cortese concessione del Comm. Avv. Edgardo Garelli Consigliere Delegato dell’I. C. S. A., alla esecuzione di una grandiosa ed imponente scena di masse di Frate Francesco, la prima scena di masse che si eseguiva nel vastissimo terreno dei teatri di posa di Rifredi. Sette operatori giravano da praticabili elevati in diversi punti prestabiliti. Sette macchine riprendevano e fermavano la visione magnifica che costituirà, con alcune altre, uno dei più suggestivi quadri del film francescano. Dall’alto delle mura di Assisi, poi dal praticabile direttoriale abbiamo potuto osservare, con intimo e sincero compiacimento ogni movimento della folla multicolore comandata a squilli di tromba, addestrata con un amore e con una precisione più unica che rara nella storia della cinematografia italiana. La massa di circa 3500 persone era stata opportunamente divisa in 16 gruppi, a capo dei quali era un generico che fungeva da capo gruppo. Dirigeva l’azione il conte Giulio Antamoro, coadiuvato efficacemente dal vice-direttore artistico Cav, Uff. Alfredo De Antoni, che è del conte Antamoro uno dei più fedeli collaboratori.

Con la costruzione del Supercinema Firenze ha acquistato un nuovo, un altro titolo d’onore tra le grandi città italiane. Sorto sull’area di un piccolo teatro popolare, che pur ebbe giornate innumerevoli di fortuna e in una delle più storiche zone della città, il Supercinema può considerarsi come uno dei più bei locali che arricchiscano Firenze. Lo volle, concependolo con senso di modernità assoluta, il Cav. Raffaello Castellani, troppo noto negli ambienti teatrali fiorentini ed italiani per aver bisogno di una presentazione. Il Cav. Castellani, che è uomo di larghe e chiare vedute, pensò alla costruzione del Supercinema come ad una impresa che avrebbe richiamato a nuova vita quella zona che tra Piazza della Signoria e Via dei Calzaioli era un poco abbandonata a se stessa: di giorno scarsamente frequentata o frequentata di passaggio e di notte immersa quasi nell’oscurità.

L’ultimo film di Mario Almirante è La bellezza del mondo. Il soggetto è stato scritto da Pier Angelo Mazzolotti, il cui nome è notissimo negli ambienti teatrali, è noto anche simpaticamente in cinematografia. Ne ha diretta la esecuzione Mario Almirante, l’inscenatore indimenticabile di Zingari, La grande passione, Mrthù che ha visto il diavolo. Il film è stato girato durante il viaggio della Compagnia Almirante-Fiori in America e dalle avventure che possono capitare in un tale viaggio di tournée è stato preso lo spunto del film che ha per protagonista Italia Almirante, e per interpreti principali tutti i componenti della Compagnia stessa, i quali si sono piegati in modo felicemente imprevisto alle esigenze di un’arte differente dalla loro.

Le direttive impartite dal Governo Nazionale perché gli spettacoli cinematografici siano riportati alle loro funzioni morali ed educative, hanno fatto sorgere in Genova un Comitato, che sotto la sorveglianza della federazione Nazionale dello Spettacolo farà svolgere nel prossimo febbraio al Giardino d’Italia il primo Concorso Internazionale dei grandi Spettacoli Cinematografici. L’iniziativa nobilissima ha trovato subito largo consenso di autorevolissime adesioni, e già si può dire che tutte le Autorità e maggiori personalità cittadine hanno aderito alla costituzione di quel Comitato d’Onore sotto il cui patrocinio sono stati posti i lavori. Scopo del Concorso è quello di far rappresentare e diffondere quei lavori cinematografici tra trattano soggetti ispirati a veri sensi di moralità, atti quindi a ravvivare nell’anima della gioventù il rispetto alla Patria, alla Famiglia, l’amore al lavoro.

Fiera campionaria internazionale di Milano. Allo scopo di venir incontro alle industrie italiane e straniere, impossibilitate a presentare i loro prodotti, sia per la natura di questi, sia per difficoltà di spazio e di tempo, la Fiera di Milano, ha deliberato l’attuazione di un programma industriale. Le presentazioni cinematografiche di propaganda industriale avranno luogo dal 12 al 27 aprile nel Salone centrale del Palazzo della Moda.

Penultimo mimo

Charlot, Charles Chaplin
Charlot, Charles Chaplin

di Jean-Louis Barrault

Charlot non fa un gesto che non sia un simbolo; un esempio fra mille: in un film, non mi rammento quale, Charlot finisce di confessarsi: esce purificato, con le mani giunte, gli occhi al cielo… viene avanti… inciampa e cade! Ritorno alle leggi di gravità, conflitto fra la materia e lo spirito.

Un metafisico potrebbe dissertare a lungo sull’argomento; Charlot lo affronta e lo risolve nel modo più semplice e familiare del mondo.

Il gesto che fa esplodere il simbolo provoca il riso. Senza il valore simbolico del gesto, Charlot non sarebbe che un pagliaccio: invece è un genio.

Ma osservate come tutte le sue figurazioni rimangono vicine alla vita quotidiana: Charlot aspetta il tram nell’ora di punta del traffico. Tutte le persone si precipitano; lui resta solo sul marciapiede. Secondo tram: passa una vettura e gli impedisce di salire. Terzo tram: Charlot prende lo slancio; salta al di sopra delle teste, calpesta i crani, penetra per primo nel carrozzone. La folla lo segue. La macchina da presa indietreggia: si vede allora Charlot sospinto dall’ondata dei passeggeri. Arriva all’altro capo del carrozzone, e si trova proiettato sul marciapiede. Moralità: i primi saranno gli ultimi. Sembra una favola di La Fontaine; e come è semplice! Charlot non si stacca di un centimetro dal più umile territorio e serba sempre la sua profondità.

Ma quel che mi interessa di più non è tanto il creatore, il poeta moralista, quanto l’attore. Charlot ha trovato ciò che noi cerchiamo invano: ha trovato il suo personaggio. Questa difficile ricerca è il dramma proprio dell’attore. Ai suoi esordi, egli cerca la propria personalità; ne è preoccupato di continuo. « Questa parte non la sento. È contraria alla mia personalità ». Poi, quando crede di esser riuscito a stabilirla, cerca il modo si servirsene, vale a dire le parti che corrispondono alla sua natura. Quello che ci vuole è un personaggio. Come Molière ha creato il Misantropo, l’Avaro, personaggi che possono adattarsi a un gran numero di situazioni, così Charlot ha creato un personaggio che può adattarsi a parti multiple pur restando sé stesso, un personaggio astratto e vivo nel medesimo tempo. Per noi attori questo è il colmo della riuscita.

La facoltà di adattamento di questo personaggio è inaudita: e dipende dal fatto che la mimica di Charlot è basata su una tecnica straordinaria. La mimica di Charlot va dall’immobilità alla danza. Nel Dittatore, Charlot guarda bruciare la sua casa; è visto di schiena; non si muove affatto; e in questa schiena vi sono tutti gli elementi tragici di una lunga tirata. Chaplin raggiunge l’apice della musica che è l’immobilità.

Ma sa raggiungere anche la voluttà corporea, così che il suo giuoco partito da un certo realismo sbocca nella danza pura. Ricordate un’altra scena del Dittatore, quando Charlot riceve un colpo di padella sulla testa; egli compie lungo l’orlo del marciapiede una danza che sfido qualunque ballerino a eseguire.

Infine, senza volervi far penetrare nell’officina della mimica, vorrei farvi notare che tutti gli atteggiamenti di Charlot sono sintetizzati nel suo torso, che tutti i movimenti sono irradiati da questo centro verso tutte le altre parti del corpo contemporaneamente. Se Charlot fa l’ubriaco, non rappresenta un uomo con le gambe vacillanti, lui è ubriaco dalla testa ai piedi, è come un astro che gira.

E non strafà mai! In lui, il senso della brevità non viene mai meno. Dove chiunque altro gesticola due minuti, Charlot si esprime in quindici secondi.

Per noi attori, egli è un esempio di economia. Ci invita di continuo a rimanere fedeli all’essenza medesima dell’arte drammatica che è interpretazione, e ricreazione della vita attraverso il suo principale strumento: l’essere umano.

Ma la sua vera grandezza appare con evidenza a tutti: il più piccolo dei suoi gesti rivela interi un cuore e un pensiero infinitamente fraterni.
(Cinelandia, gennaio 1946)

Jean Louis Barrault
Jean-Louis Barrault

El cine en Barcelona y Madrid, enero 1927

Al centro, Maria Caballé en el número El fumadero de opio (Frivolinas, 1927)
Al centro, Maria Caballé en el número El fumadero de opio (Frivolinas, 1927)

Barcelona, enero 1927.

El día 27 del pasado mes de diciembre se inauguraron en esta ciudad unos laboratorios donde pueden realizarse las más exigentes combinaciones y trabajos y que pueden muy bien codearse con las mejores instalaciones extranjeras. Se trata de los Laboratorios Cyma que la Pathé Baby, S. A. E., ha instalado con toda suerte de detalles y con gran riqueza y modernismo, que acredita una vez más a su director señor Ramón de Baños como hombre de grandes conocimientos en la difícil técnica del cinema, como también a los Establecimientos Debrie, de París, constructores del material de dichos laboratorios, que es la admiración de cuantos lo observan, por el altro grado de precisión y cuidados que acusa en sus menores detalles.

Se ha constituido en nuestra ciudad la Asociación de Periodistas Cinematográficos de España.

Durante unos días ha sido nuestro huésped, el periodista madrileño don Francisco Gómez Hidalgo, que regenta la editorial cinematográfica Latino Film, establecida en la Corte. El señor Gómez Hidalgo ha editado una cinta llamada La mal casada, en la que aparecen sus nietas, Belmonte y su esposa, Millán Astray, Franco, Marcelino Domingo y el general Primo de Rivera. La mal casada se estrenará pronto en el Teatro Tivoli.

Raquel Meller, nuestra genial compatriota, ha dirigido al distribuidor en España de la película Carmen, una sentida carta en la que figura el siguiente párrafo: « Le agradezco mucho que haga usted saber al público de España que he puesto en la película Carmen toda mi alma, todos mis amores. Era una de las ilusiones de mi vida interpretar figura tan representativa como ésta, y ya lo he logrado. Claramente comprenderá usted cuánto entusiasmo y cuánta de habré puesto en esta obra cinematográfica. Sin vanidad, sin orgullo, puedo decirle que la película Carmen ha obtenido éxito inenarrable en cuantos países se ha estrenado. Hago votos muy fervientes para que en España suceda lo mismo, y van con estos deseos mi saludo más entusiasta para todos mis compatriotas desde estas tierras americanas. »

Ha pasado unos días entre nosotros nuestro dilecto y querido camarada Luis Gómez Mesa. Su viaje a Barcelona ha tenido como principal objeto cambiar impresiones con la dirección de Popular Film para organizar de común acuerdo una serie de campañas beneficiosas a la cinematografía española, tan necesitada de orientación artística y de apoyo. El camarada Luis Gómez Mesa regresó a Madrid satisfecho de su visita a nuestra ciudad y de los acuerdos tomados con respecto a Popular Film, que durante el presente año irá introduciendo notables mejoras en todas sus secciones hasta lograr ser la primera revista cinematográfica de Europa, como ya lo es de España.

El médico a palos, la célebre obra de Moratín, recientemente trasplantada a la pantalla, va a ser sometida por la firma S. Huguet (Selecciones Capitol) que ha adquirido esta película, a la sanción de la crítica francesa, para lo cual se presentará la cinta en sesión privada en París. La firma S. Huguet se propone que dicha producción española sea exhibida en todos los países de Europa y América, sin excluir los Estados Unidos.

Después de una larga estancia en Madrid, ha regresado a ésta el actor cinematográfico don J. Martin, el cual ha tomado parte en la película editada en la Corte, Los vencedores de la muerte.

En el teatro Romea, actualmente dedicado al cine, se verificó el estreno de El Mistico, película de la Industrial Cinematográfica de España, basado en el vigoroso drama del eximio Santiago Rusiñol. En El Mistico se ha introducido un cuadro de baile típico, a cargo del Esbart de Dançaires y el canto de la Salve a la virgen de Montserrat, ejecutado por un numeroso coro. A pesar de todos estos aditamentos, la película, ni con mucho, el vigor y la bellezza de la obra teatral. Resulta siempre peligroso trasplantar a la pantalla obras tan conocidas y definitivas como El Mistico, sobre todo cuando el encargado de realizarla ­­— en este caso los señores Andreu e Maristany — carecen de la necesaria experiencia y denotan un gusto harto dudoso.

Desde hace unos días se encuentran en nuestra ciudad los cinematografistas madrileños don Oscar Horneman y don Luis R. Alonso, productor y director, respectivamente, de La loca de la casa, película basada en la comedia de igual título de Galdós. La presentación de esta cinta se efectuará en uno de los cines más importantes de Barcelona.

Acaba de constituirse en nuestra ciudad Iris-Films, Asociación Cultural del Arte Cinematográfico, cuya entidad tiene como esencial objeto establecer estudios y clases para la creación de artistas de artistas cinematográficos, con los que se harán ensayos de proyecciones de cintas con argumentos de dramas y comedias que respondan a la moral y costumbres de nuestro país.

Madrid, enero 1927.

Se anuncia para muy pronto el estreno en el teatro Princesa de la película española El bandido de la sierra, adaptación del drama del mismo título, de Luis F. Ardavín. La obra ha sido adaptada al cine por su propio autor y dirigida por Eusebio F. Ardavín. Son sus principales intérpretes Josefina Díaz de Artigas y Santiago Artigas, primeros actores del teatro Reina Victoria de esta Corte.

Se ha celebrado con gran éxito la prueba privada de Frivolinas, comedia de gran espectáculo, combinada con fragmentos y sketches de las revistas Velasco, interpretada por María Caballé, Rosita Rodrigo, Eva Stachino, Blanca Pozas, el gran excéntrico Ramper, José López Alonso, Olvido Rodriguez, Luisa Vieden, Felisa López y más de 200 señoritas de conjunto, 500 toilettes, himnos a las naciones de Italia, Francia, Bélgica, Portugal, Argentina, Japón, Alemania, Inglaterra, Norteamérica y España, finalizando con un himno al esperanto, cantado por nutridas masas corales, con letra arreglada en español.

Otro triunfo de la cinematografía nacional ha sido el estreno en el Palacio de la Música de Los vencedores de la muerte, obra adaptada de la novela del mismo título, original de A. Insúa, bajo la esperta dirección de Antonio Calvache y con excelente fotografía de Armando Pou.

En el Cinema Argüelles se proyectó con éxito la obra El pilluelo de Madrid, dirigida por Florián Rey e interpretada por el pequeño Pitusín, el cual hace un excelente trabajo en su doble papel.

Se ha constituido la nueva sociedad cinematográfica denominada R. A. C. E. Su primera produción, Las de Méndez, es una comedia de costumbres madrileñas basada en escenas reales del vivir de la clase media. El argumento y dirección de la obra a cargo de Fernando Delgado, principales intérpretes: Carmen Viance, Lina Moreno, Juana Espejo, Isabel Alemany, Javier Rivera e Fernandez de Córdova,