Colloquio con Alberto Pasquali

Alberto Pasquali
Alberto Pasquali

Firenze, novembre 1926

Il valoroso e simpatico interprete di tanti films fortunatissimi è qui a Firenze. E lavora alla I. C. S. A., dove il conte Giulio Antamoro sta alacremente realizzando Frate Francesco.

Alberto Pasquali, come si sa, è protagonista degnissimo di questo nuovo soggetto, e certo nessun altro nostro attore avrebbe potuto assolvere il difficile compito di questa interpretazione con quel vibrante e magnifico slancio di umiltà e di verità col quale lo assolse l’amico Pasquali.

Al nome del Pasquali la Cinematografia nazionale ha indissolubilmente unito opere di popolarità vasta e di indiscutibile successo. Ed egli ha sempre risposto alla fiducia dei nostri migliori direttori di scena con ammirevole disciplina e da quell’intelligente artista che tutti conosciamo ed ammiriamo.

Ho avuto occasione di parlare, qualche sera fa, con lui, in uno dei locali fiorentini che tiene le sue porte aperte e le sue luci accese fino a notte inoltrata. Pasquali aveva posato tutto il giorno ed era venuto, così com’è solito, in questo ritrovo per conchiudere in serenità oziosa la sua laboriosissima giornata. Il momento e l’ora (poca gente intorno e un tepore non disprezzabile in queste incipienti brume notturne) mi parvero quanto mai opportuni per interrogare il Pasquali sulla sua passata attività di artista. Così fu che egli, da cortese amico com’è, si mise senz’altro a mia disposizione.

— Prima di tutto — disse — tengo a far sapere che sono « figlio d’arte » e che sono nato a Torino. A vent’anni ero già sui palcoscenici e ho recitato nelle migliori Compagnie drammatiche. Sono stato con Garavaglia, De Santis, Talli, Tina Di Lorenzo, Emma Gramatica e Paladini. Mi trovavo, appunto, con la Di Lorenzo quando Re Riccardi mi propose di posare per il cinematografo. Eravamo nel 1914. La Cines doveva inscenare Christus, quel famosissimo film che ha trionfalmente corso l’Europa e il mondo. Attratto dalla novità, accettai. E fui l’interprete principale del lavoro, diretto dal conte Antamoro. Una parentesi cinematografica: e poi, di nuovo, con la Di Lorenzo. Si giunse fino al 1917. Fui chiamo alle armi. Ritornato dal servizio militare abbandonai definitivamente il teatro, e prima alla Medusa del Senatore Di Bugnano, e poi alla Tiber dell’avv. Mecheri, ripresi l’interrotta carriera cinematografica. Alla Medusa, sotto la direzione di Carmine Gallone e a fianco di Diana Karenne, interpretai Redenzione, e alla Tiber — direttore Gennaro Righelli, e con la Karenne — Peccatrice casta e Sleyma.

— Quando andaste a Torino?

— Subito dopo. Ai primi del 1919. Augusto Genina  mi scritturò per un film, I due crocefissi, di De Stefani, di cui era protagonista Italia Almirante Manzini, che si ebbe, come saprete, un grande successo di critica: appunto per l’originalità e la nobiltà del contenuto drammatico e per la realizzazione cinematografica di Genina che, colgo l’occasione per dirlo, io considero un direttore di superiore talento. Questo film fu eseguito alla Photodrama, donde uscii per andare all’Itala col compianto Giorgio Lacroix a recitare in Appassionatamente. Prima attrice fu Suzie Prim. Poi Genina mi rivolle con sé alla Photodrama e con lui feci due altri films: La donna e il cadavere e La ruota del vizio.

— Tempi di lavorazione intensa, quelli.

— E di buona produzione. Ma io ho fede che potremo riconquistare il tempo e la fortuna perduti. Ne convenite?

— Non combatterei anch’io, caro Pasquali, la mia parte di battaglia, se non fossi convinto che la Cinematografia è degna di rinascere e rinascerà. Solamente bisognerà dimenticare tutti i sistemi deleteri ed errati del passato. Bisogna evitare che nella nostra industria riprendano il sopravvento il divismo e gli incompetenti. Ma ditemi, piuttosto, ancora della vostra attività.

— Dopo aver lavorato con Genina, passai alla Fert di Enrico Fiori. Qui, sotto la direzione di Pier Angelo Mazzolotti, interpretai Il fango e le stelle, insieme con Italia Almirante Manzini e Franz Sala. Poi andai all’Ambrosio, dove Gabriellino D’Annunzio mi affidò una parte importante in Le smorfie di Pulcinella, e il povero Ermanno Geymonat un’altra parte del suo film Amore in fuga. Nella casa Ambrosio rimasi circa un anno finché, dopo una breve permanenza alla Rodolfi per interpretare Le campane di San Lucio, di Forzano, con Mercedes Brignone (questo soggetto ottenne un successo notevolissimo) fui assunto dall’Alba Film di recente costituita, e recitai, con l’indimenticabile Amleto Novelli, I due Foscari. Da allora, più nulla.  Sopravvenne la crisi. Anch’io, come tanti altri, rimasi inoperoso. Oggi sono qui alla I. C. S. A. per il Frate Francesco.

— E poi?

— Caro Lega, gli antichi dicevano che il destino è sulle ginocchia di Giove. Il nostro destino non è precisamente sulle ginocchia di Giove, ma piuttosto dipende dai nostri industriali. E staremo a vedere. Per intanto, lavoro. Questo è tutto quello che posso dirvi.

Con queste parole si è conchiuso il mio colloquio con Alberto Pasquali.

Ed io, ora, ripenso a quest’attore che meriterebbe un più largo successo ed una più grande fortuna. Se fosse stato in America, oggi, molto probabilmente potrebbe fare a meno del cinematografo. Ma in America Pasquali non è mai andato e non andrà. Vuole continuare a lavorare in Italia, da buon italiano come egli è.

Su lui debbono fermarsi gli occhi dei nostri produttori: per quelle ore di rinascita che auspichiamo vicine.

Questo è il nostro augurio e questa è la nostra fede.

Giuseppe Lega

Pellicole di guerra e pellicole d’ambiente napoletano proibite

"Napule... e niente chiù" (1928)
Programma del film “Napule… e niente chiù”, regia di Eugenio Perego, produzione Lombardo Film 1928, interprete Leda Gys, al Supercinema di Roma.

Roma, novembre 1928

Per opportuna notizia e norma si comunicano le seguenti disposizioni di massima testè adottate dall’Ufficio di Censura Cinematografica del Ministero dell’Interno:

Pellicole di guerra. — Ritenuto che si è soverchiamente saturato il pubblico italiano di proiezioni nelle quali viene esaltato lo sforzo degli eserciti alleati nella grande guerra, ciò che costituisce indirettamente una svalutazione per lo sforzo ben più penoso e glorioso compiuto dall’esercito italiano sul suolo della Patria e sui campi di battaglia degli altri fronti. Ritenuto inoltre che spesso in tali film sono proiettate scene addirittura macabre che impressionano tristemente il pubblico e deprimono lo spirito patriottico, specie nelle donne e nei giovani, presidio della Patria, mentre in altri film di guerra vengono inserite scene ridicole od umoristiche contrarie alla disciplina militare.

Per tali considerazioni è stato deciso, in via di massima di negare l’approvazione a siffatti film.

Pellicole di ambienti napoletani. — Rilevata la persistenza di alcune case cinematografiche di lanciare sul mercato film aventi per soggetto scene di ambienti napoletani che, se non ancora scomparse dalla vita di quella città, non rappresentano più certamente la caratteristica di quella popolazione. Considerando che siffatti film a base di posteggiatori, pezzenti, scugnizzi, di vicoli sporchi, di stracci e di gente dedita al dolce « far niente » sono una calunnia di una popolazione che pur lavora e cerca di elevarsi nel tono di vita sociale e materiale che il Regime imprime al Paese. Considerato peraltro che siffatti film sono eseguito con criteri privi di qualsiasi senso artistico, indegni della bellezza che la natura ha prodigato alla terra di Napoli, è stato deciso, in via di massima, di negare l’approvazione dei film che persistono su « clichés » che offendono la dignità di Napoli  dell’intera Regione.
(dalla circolare dell’agenzia Cosmos)

Il fermo di films di guerra e napoletani

Se noi volessimo prenderci la pena di riportare i nostri attacchi e le nostre osservazioni sulla tendenziosità e l’inopportunità di taluni films di guerra e nella sconvenienza dei vari Napule e poi muori con annessa Leda Gys, occuperemmo tutto il numero; ma avremmo anche dimostrato che pure questo provvedimento è un po’ dovuto anche alla nostra cocciuta opera di diffusione e di persuasione.

In ogni modo anche se non avremo dimostrato c’è chi sa. Ed inoltre quel che importa sopratutto si è che due principi sacramentalmente giusti siano stati riconosciuti ed imposti alla regola dei criteri di censura.

Onore ai commissari proponenti.
(cinematografo, Roma, 18 novembre 1928)

Tale presa di posizione della censura  mette la parola fine a tutta una lunga tradizione legata alla cultura popolare partenopea che, nel corso degli anni Dieci e Venti, oltre che dalla Lombardo Film, è stata alimentata da tante piccole Case di produzione (come la Dora, la Partenope, la Miramar, la Any) e indirizzata, oltre che alle platee del Centro-Sud, alle masse di emigranti che ogni anno varcavano l’oceano e che in America coltivano, attraverso questi film, la nostalgia per la patria.
(Titanus – La Storia e tutti i film di una grande casa di produzione, testi di Aldo Bernardini e Vittorio Martinelli, Coliseum, Milano 1986)

Cronaca romana 31 marzo 1915

Pina Menichelli
Pina Menichelli

La prima del Christus all’Istituto Massimo

La proiezione, per la prima volta in Italia, del Christus che, per alcuni dissensi sorti tra il conte Antamoro e la Cines, editrice del lavoro, non poté più aver luogo il 7 marzo, si è finalmente avuta il 25 dello stesso mese nella grande aula dell’Istituto Massimo.

Essendosi trattato di uno svolgimento sommario (vennero proiettati soltanto alcuni quadri, probabilmente i migliori, degli episodi che s’imperniano su tre tele sublimi che il cinematografo riproduce e rende animate: l’Annunciazione del Beato Angelico, la Cena di Leonardo, e la Pietà di Michelangelo) ci  limitiamo a dare un giudizio altrettanto sommario del lavoro, riservandoci di tornare a parlare più diffusamente di esso allorquando verrà proiettato in pubblico nella sua integrità.

Il Christus, tratto dal poema omonimo di Fausto Salvatori, che presto vedremo pubblicato in una bella edizione, adorna da xilografie di Aristide Sartorio, è diviso in tre parti, corrispondenti ai tre misteri, le quali traggono la loro inspirazione dagli Evangeli.

L’idea dell’opera poetica e cinematografica insieme si affacciò al Salvatori a Padova, mentre ammirava la cappella degli Scrovegni, affrescata dal divino pennello di Giotto. Parve, ad un tratto, al poeta che, attraverso lo sfolgorio dorato del tramonto, le figure di quegli affreschi prendessero anima: pensò egli allora di tradurre nella realtà vissuta e mobile la leggenda degli Evangeli.

La Cines non poteva secondare in modo migliore l’idea del Salvatori. Prescindendo dal valore artistico, certamente superlativo, della pellicola (vi sono quadri come quello della nascita di Gesù e l’altro del trasporto dei resti del Crocifisso, che, a’ pregi di una scenica perfetta, accoppiano una originalità simbolica di grande effetto) diremo come la parte storica sia stata curata con minuzioso ed amorevole studio e resa con magnifica evidenza espressiva.

Le visioni meravigliose della venuta delle carovane dei Re d’Oriente al Presepe ed alcune altre della passione e della crocifissione, veramente suggestive, sono tali da suscitare una gradita quanto profonda meraviglia.

Il maestro don Giocondo Fino, l’autore del Battista e de La festa del grano, ha scritto, com’è noto, il commento musicale della pellicola.

Dando prova di un nobilissimo sentimento di generosità (l’introito dello spettacolo è stato devoluto a beneficio dei fanciulli danneggiati dal terremoto) egli ha acconsentito a dirigere l’esecuzione della sua musica in condizioni tutt’altro che vantaggiose per essa: dell’opera sua, composta per grande orchestra, vennero infatti eseguiti soltanto alcuni brani col pianoforte, sussidiato, qua e là, da un semplice quartetto di archi.

La musica, senza aver la pretesa di voler emettere con ciò un gran giudizio definitivo, è apparsa opera inspirata ad alto e sincero senso di arte, felice nel commento, espressiva nella melodia, italiana nel sentimento, opera d’arte insomma, degna della cinematografia, opera d’arte anch’essa.

Nuova società di produzione

Si è costituita una nuova Società di produzione, composta dai signori avv. Renato Cogliati Dezza e i fratelli Eugenio e Giuseppe Ventura e che va sotto la ragione Ideale Film. La nuova Casa, sorta con intendimenti essenzialmente artistici, si è assicurata la collaborazione del cav. Ignazio Mascalchi, già direttore della Stabile romana di qui, quale direttore artistico e primo attore; della prima attrice signora Molinari; del primo attor giovane signor Scriattoli; del pittore Gabrini come scenografo e del Tioli, e del Baschieri Salvadori come scrittori e sceneggiatori di soggetti. Operatore il bravo Molinari.

Augusto Genina e Mistinguett

Nella settimana scorsa è stato a Roma Augusto Genina, metteur en scène della Milano, per eseguire una film con Mistinguett, l’attrice francese che è in Italia per una tournée ed ha lavorato alla Parioli Film.

Movimento attrici attori

Leda Gys è passata alla Cines per girare sotto la direzione di Carmine Gallone Cuore di neve, e sotto quella di Enrico Guazzoni nell’Amica.
Pina Menichelli, prima attrice della Cines, è passata all’Itala Film di Torino. Alla Cines però si ha la sicurezza che la gentile attrice tornerà presto.
Soava Gallone, anche lei prima attrice della Cines, ha abbondato l’arte muta per rendersi alle soddisfazioni dell’arte drammatica e fa ora parte della Stabile di Milano.