Cronaca cinematografica della capitale – Dicembre 1923

Cinema Capranica Roma

La stagione invernale non poteva avere una inaugurazione più brillante. Quasi contemporaneamente nei principali locali di prima visione sono stati programmati tre grandiosi films americani, venuti in Italia preceduti dall’eco del successo riportato nel paese d’origine e nelle altre nazioni europee. Voglio dire Femmine folli, The Kid e Robin Hood. Li nomino non già secondo una mia arbitraria valutazione, bensì nell’ordine nel quale essi ci sono apparsi sullo schermo rispettivamente del Capranica, dell’Imperiale e del Corso. Del resto i tre films appartengono a tre generi diversi, che malagevole, se non impossibile ed incompleto, ne riuscirebbe il confronto. E poi a qual pro? Non è sempre vero che i confronti sono odiosi?

Non svelerò segreti, ma dirò che gli incassi sono stati rilevanti e che taluno dei Cinema ha raggiunto la maggior somma di introiti che un film in esso proiettato abbia dato finora.

Auguri e… buon proseguimento. Attenti però col non abusare nell’elevare troppo il prezzo di ingresso dei biglietti, che se il pubblico è disposto una volta tanto a pagare qualche lira in più per vedere un ottimo film, un film eccezionale, protesterà disertando le sale  qualora l’attesa restasse in tutto od anche in parte delusa. Il pericolo di tale genere di sciopero sarà meno difficile se, come sembra, i teatri ridurranno i loro prezzi per risolvere appunto la « crisi del teatro ».

Oltre quello degli incassi è stato battuto il record della durata della prima visione. Robin Hood ha primato con 21 giorni, Femmine folli è durato 16 giorni al Capranica e subito dopo altri 10 giorni al Moderno. Il Kid è rimasto all’Imperiale 15 giorni ed è annunciato in seconda visione al Quattro Fontane. Robin Hood, invece, si riposa per tornare prossimamente al Volturno.

Al Capranica dopo Femmine folli siamo entrati… Nell’anticamera del matrimonio. Guardatevi bene, confratelli scapoli, di… restare sulla soglia. Scherzi a parte, il film è piaciuto anche se la réclame sia stata eccessiva all’importanza di esso.

L’anticamera del matrimonio ha lasciato il posto a Fuoco e ceneri. Che la direzione del Capranica abbia voluto con fine ironia far seguire due films dai titoli menzionati? Pola Negri, l’attrice passionale, la donna fatale, è completamente a posto in questo film. Esso è fatto per lei, per la sua interpretazione. Non parliamo del soggetto, troppo vecchio, sempre il solito. L’amore per una donna irresistibile, affascinante; la passione che travolge e che porta alla pazzia e al delitto.

Auguriamoci per il bene dell’umanità già tanto afflitta che uomini come i due fratelli Mario e Andrea se ne trovino pochi.

All’Imperiale il bel Kid se ne è andato, lasciando un grato ricordo, ma anche una… ingrata eredità. Nazimova non ha certo bisogno dei miei consigli, che, d’altro canto, non ascolta; tuttavia voglio dire il mio pensiero: Continui ad interpretare films in costume, faccia la ballerina, ma giammai la Miliardaria. Non è il suo ruolo. La trama del film, poi, è poca cosa. Non dirò di più… solo che fra gli altri guai anche la copia era pessima.

Tiene ora il programma La commedia umana, ovvero Eugenia Grandet, dicono, dall’omonimo romanzo di Balzac. Rodolfo Valentino è insignificante in questo film dal soggetto balordo e vecchio quanto Matusalemme.

È riapparsa Francesca Bertini al Modernissimo, o meglio volendo essere più precisi, soltanto oggi è apparso un suo vecchio film: La ferita. E delle cose vecchie… è bene non parlare.

Fatty e Charlot divertono invece ora i frequentatori della Sala di Galleria San Marcello.

Sessue Hajakawa è tornato al Volturno nel Pittore dei draghi, che vorrebbe essere un lavoro poetico, ed una lotta fra la poesia e la realtà della vita.

La brava attrice Norma Talmadge ha riprodotto un buon successo nel Segno della porta, un’avventura che si segue con interesse.

Negli altri locali le seconde visioni dei films già programmati nei principali cinematografi.

Si gira: all’U. C. I. la seconda edizione del Quo Vadis?; alla Rinascimento la commedia Occupati di Amelia, con Pina Menichelli e il comico francese Levesque.

Baldassarre Negroni ha terminato un soggetto del quale sono protagonisti Linda Pini e Lido Manetti.

La Cena delle Beffe, la popolare tragedia di Sem Benelli, sarà prossimamente ridotta in film a cura dell’A. C. I. (Arte Cinematografica Internazionale) che ne ha acquistato i diritti di esclusività. Il film sarà girato in Italia e con attori italiani. Rallegramenti al sig. Pascal che contribuisce così efficacemente al risveglio della industria italiana.

Asta Nielsen a Capri. L’illustre attrice è stata alcuni giorni nella deliziosa ed incantevole isola di Capri a girarvi gli esterni del film La casa sul mare, per conto della Metro Film di Berlino.

Inri, il film dell’umanità (così è stato definito) sarà presentato a Roma il giorno di Natale, e la rappresentazione sarà per inviti.

La produzione Hellen Richter della U. F. A. è stata acquistata per l’Italia dalla fiorente ditta A. C. I. di Roma. I primi due films ad essere programmati saranno Lola Montez e Signora coi milioni.

Lia Mara in Italia. La vincitrice del primo premio al recente concorso cinematografico di Berlino è venuta in Italia ad interpretare due films per conto dell’A. C. I. di Roma. Uno di essi ha per titolo La fanciulla di Capri.

Roma, dicembre 1923

Colloquio con Alberto Pasquali

Alberto Pasquali
Alberto Pasquali

Firenze, novembre 1926

Il valoroso e simpatico interprete di tanti films fortunatissimi è qui a Firenze. E lavora alla I. C. S. A., dove il conte Giulio Antamoro sta alacremente realizzando Frate Francesco.

Alberto Pasquali, come si sa, è protagonista degnissimo di questo nuovo soggetto, e certo nessun altro nostro attore avrebbe potuto assolvere il difficile compito di questa interpretazione con quel vibrante e magnifico slancio di umiltà e di verità col quale lo assolse l’amico Pasquali.

Al nome del Pasquali la Cinematografia nazionale ha indissolubilmente unito opere di popolarità vasta e di indiscutibile successo. Ed egli ha sempre risposto alla fiducia dei nostri migliori direttori di scena con ammirevole disciplina e da quell’intelligente artista che tutti conosciamo ed ammiriamo.

Ho avuto occasione di parlare, qualche sera fa, con lui, in uno dei locali fiorentini che tiene le sue porte aperte e le sue luci accese fino a notte inoltrata. Pasquali aveva posato tutto il giorno ed era venuto, così com’è solito, in questo ritrovo per conchiudere in serenità oziosa la sua laboriosissima giornata. Il momento e l’ora (poca gente intorno e un tepore non disprezzabile in queste incipienti brume notturne) mi parvero quanto mai opportuni per interrogare il Pasquali sulla sua passata attività di artista. Così fu che egli, da cortese amico com’è, si mise senz’altro a mia disposizione.

— Prima di tutto — disse — tengo a far sapere che sono « figlio d’arte » e che sono nato a Torino. A vent’anni ero già sui palcoscenici e ho recitato nelle migliori Compagnie drammatiche. Sono stato con Garavaglia, De Santis, Talli, Tina Di Lorenzo, Emma Gramatica e Paladini. Mi trovavo, appunto, con la Di Lorenzo quando Re Riccardi mi propose di posare per il cinematografo. Eravamo nel 1914. La Cines doveva inscenare Christus, quel famosissimo film che ha trionfalmente corso l’Europa e il mondo. Attratto dalla novità, accettai. E fui l’interprete principale del lavoro, diretto dal conte Antamoro. Una parentesi cinematografica: e poi, di nuovo, con la Di Lorenzo. Si giunse fino al 1917. Fui chiamo alle armi. Ritornato dal servizio militare abbandonai definitivamente il teatro, e prima alla Medusa del Senatore Di Bugnano, e poi alla Tiber dell’avv. Mecheri, ripresi l’interrotta carriera cinematografica. Alla Medusa, sotto la direzione di Carmine Gallone e a fianco di Diana Karenne, interpretai Redenzione, e alla Tiber — direttore Gennaro Righelli, e con la Karenne — Peccatrice casta e Sleyma.

— Quando andaste a Torino?

— Subito dopo. Ai primi del 1919. Augusto Genina  mi scritturò per un film, I due crocefissi, di De Stefani, di cui era protagonista Italia Almirante Manzini, che si ebbe, come saprete, un grande successo di critica: appunto per l’originalità e la nobiltà del contenuto drammatico e per la realizzazione cinematografica di Genina che, colgo l’occasione per dirlo, io considero un direttore di superiore talento. Questo film fu eseguito alla Photodrama, donde uscii per andare all’Itala col compianto Giorgio Lacroix a recitare in Appassionatamente. Prima attrice fu Suzie Prim. Poi Genina mi rivolle con sé alla Photodrama e con lui feci due altri films: La donna e il cadavere e La ruota del vizio.

— Tempi di lavorazione intensa, quelli.

— E di buona produzione. Ma io ho fede che potremo riconquistare il tempo e la fortuna perduti. Ne convenite?

— Non combatterei anch’io, caro Pasquali, la mia parte di battaglia, se non fossi convinto che la Cinematografia è degna di rinascere e rinascerà. Solamente bisognerà dimenticare tutti i sistemi deleteri ed errati del passato. Bisogna evitare che nella nostra industria riprendano il sopravvento il divismo e gli incompetenti. Ma ditemi, piuttosto, ancora della vostra attività.

— Dopo aver lavorato con Genina, passai alla Fert di Enrico Fiori. Qui, sotto la direzione di Pier Angelo Mazzolotti, interpretai Il fango e le stelle, insieme con Italia Almirante Manzini e Franz Sala. Poi andai all’Ambrosio, dove Gabriellino D’Annunzio mi affidò una parte importante in Le smorfie di Pulcinella, e il povero Ermanno Geymonat un’altra parte del suo film Amore in fuga. Nella casa Ambrosio rimasi circa un anno finché, dopo una breve permanenza alla Rodolfi per interpretare Le campane di San Lucio, di Forzano, con Mercedes Brignone (questo soggetto ottenne un successo notevolissimo) fui assunto dall’Alba Film di recente costituita, e recitai, con l’indimenticabile Amleto Novelli, I due Foscari. Da allora, più nulla.  Sopravvenne la crisi. Anch’io, come tanti altri, rimasi inoperoso. Oggi sono qui alla I. C. S. A. per il Frate Francesco.

— E poi?

— Caro Lega, gli antichi dicevano che il destino è sulle ginocchia di Giove. Il nostro destino non è precisamente sulle ginocchia di Giove, ma piuttosto dipende dai nostri industriali. E staremo a vedere. Per intanto, lavoro. Questo è tutto quello che posso dirvi.

Con queste parole si è conchiuso il mio colloquio con Alberto Pasquali.

Ed io, ora, ripenso a quest’attore che meriterebbe un più largo successo ed una più grande fortuna. Se fosse stato in America, oggi, molto probabilmente potrebbe fare a meno del cinematografo. Ma in America Pasquali non è mai andato e non andrà. Vuole continuare a lavorare in Italia, da buon italiano come egli è.

Su lui debbono fermarsi gli occhi dei nostri produttori: per quelle ore di rinascita che auspichiamo vicine.

Questo è il nostro augurio e questa è la nostra fede.

Giuseppe Lega

Pellicole di guerra e pellicole d’ambiente napoletano proibite

"Napule... e niente chiù" (1928)
Programma del film “Napule… e niente chiù”, regia di Eugenio Perego, produzione Lombardo Film 1928, interprete Leda Gys, al Supercinema di Roma.

Roma, novembre 1928

Per opportuna notizia e norma si comunicano le seguenti disposizioni di massima testè adottate dall’Ufficio di Censura Cinematografica del Ministero dell’Interno:

Pellicole di guerra. — Ritenuto che si è soverchiamente saturato il pubblico italiano di proiezioni nelle quali viene esaltato lo sforzo degli eserciti alleati nella grande guerra, ciò che costituisce indirettamente una svalutazione per lo sforzo ben più penoso e glorioso compiuto dall’esercito italiano sul suolo della Patria e sui campi di battaglia degli altri fronti. Ritenuto inoltre che spesso in tali film sono proiettate scene addirittura macabre che impressionano tristemente il pubblico e deprimono lo spirito patriottico, specie nelle donne e nei giovani, presidio della Patria, mentre in altri film di guerra vengono inserite scene ridicole od umoristiche contrarie alla disciplina militare.

Per tali considerazioni è stato deciso, in via di massima di negare l’approvazione a siffatti film.

Pellicole di ambienti napoletani. — Rilevata la persistenza di alcune case cinematografiche di lanciare sul mercato film aventi per soggetto scene di ambienti napoletani che, se non ancora scomparse dalla vita di quella città, non rappresentano più certamente la caratteristica di quella popolazione. Considerando che siffatti film a base di posteggiatori, pezzenti, scugnizzi, di vicoli sporchi, di stracci e di gente dedita al dolce « far niente » sono una calunnia di una popolazione che pur lavora e cerca di elevarsi nel tono di vita sociale e materiale che il Regime imprime al Paese. Considerato peraltro che siffatti film sono eseguito con criteri privi di qualsiasi senso artistico, indegni della bellezza che la natura ha prodigato alla terra di Napoli, è stato deciso, in via di massima, di negare l’approvazione dei film che persistono su « clichés » che offendono la dignità di Napoli  dell’intera Regione.
(dalla circolare dell’agenzia Cosmos)

Il fermo di films di guerra e napoletani

Se noi volessimo prenderci la pena di riportare i nostri attacchi e le nostre osservazioni sulla tendenziosità e l’inopportunità di taluni films di guerra e nella sconvenienza dei vari Napule e poi muori con annessa Leda Gys, occuperemmo tutto il numero; ma avremmo anche dimostrato che pure questo provvedimento è un po’ dovuto anche alla nostra cocciuta opera di diffusione e di persuasione.

In ogni modo anche se non avremo dimostrato c’è chi sa. Ed inoltre quel che importa sopratutto si è che due principi sacramentalmente giusti siano stati riconosciuti ed imposti alla regola dei criteri di censura.

Onore ai commissari proponenti.
(cinematografo, Roma, 18 novembre 1928)

Tale presa di posizione della censura  mette la parola fine a tutta una lunga tradizione legata alla cultura popolare partenopea che, nel corso degli anni Dieci e Venti, oltre che dalla Lombardo Film, è stata alimentata da tante piccole Case di produzione (come la Dora, la Partenope, la Miramar, la Any) e indirizzata, oltre che alle platee del Centro-Sud, alle masse di emigranti che ogni anno varcavano l’oceano e che in America coltivano, attraverso questi film, la nostalgia per la patria.
(Titanus – La Storia e tutti i film di una grande casa di produzione, testi di Aldo Bernardini e Vittorio Martinelli, Coliseum, Milano 1986)