Musica per il dramma silenzioso

Cabiria Atto 3°
Partitura di Manlio Mazza per il film Cabiria, atto 3° parte I

Una domanda esplicita: è necessaria la musica per integrare e commentare una visione cinematografica? Rispondiamo risolutamente: sì. Già lo si è detto altre volte, ma giova ripeterlo: la proiezione di un film senza accompagnamento strumentale è qualcosa di penoso, di opprimente, di irritante. Il silenzio delle figure che passano sullo schermo luminoso agitate da fremiti d’amore o da impeti d’odio pesa sinistramente sull’osservatore quando la musica non intervenga a dare una voce agli eroi del film. Essa, con la sua irresistibile eloquenza, con i suoi mille accenti, riesce a rendere meno sensibile quello che v’ha di scientifico e di meccanico nella proiezione fotografica: da un’anima alle mute figure e svela appieno i loro sentimenti parzialmente espressi dal gesto. Il cinematografo è specchio di vita: ora, nella vita l’elemento visivo va sempre — o quasi sempre — congiunto a quello acustico. Senza la musica, la proiezione ci soddisferebbe mediocremente: saremmo tratti a ripetere con Baudelaire

Tout pour l’œil, rien pour les oreilles…

Se tuttavia è ben chiara l’importanza della musica nel dramma cinematografico, resta molto oscura la ragione per cui così pochi maestri di fama indiscussa e di genialità vera abbiano pensato di comporre poemi per il cinematografo. A ben vedere, mentre il cinemadramma, nel corso degli ultimi anni, andava straordinariamente perfezionandosi riguardo alla scenografia, all’interpretazione mimica degli artisti, alla scelta degli argomenti, alla tecnica fotografica, la musica prescelta per accompagnare e sottolineare i vari film restava presso a poco la stessa. Accozzaglia di motivi tolti da opere famose e inframezzati da canzonette molto piedigrottesche; centoni messi assieme con un cattivo gusto e una goffaggine assolutamente esileranti. Ibridismi imprevedibili: brani di Wagner violentemente incastrati tra frammenti di melodrammi verdiani: melodie di Giordano e di Cilea accoppiate a Canzoni senza parole di Mendelssohn e ad arie di danze triviali, degne di sollazzare il pubblico di qualche caffè-concerto di terz’ordine. Ricordiamo — oh, come ricordiamo! — che quando Cabiria venne data per la prima volta al Costanzi, la scena dell’incendio delle navi romane era descritta musicalmente dall’allegro della sinfonia della Semiramide. Capite bene ? Proprio da quel motivetto giocondo e saltellante che, in un’operetta scurrile — nella Candidata — serve burlescamente a indicare il ridestarsi dell’eccitazione erotica in un ministro buontempone! Come mai il pubblico non ha mai protestato contro certi accouplements hideux? Come mai, anzi, ha potuto approvarli tacitamente?…

Una volta, assistendo alla proiezione di un film sontuoso, il cui accompagnamento orchestrale costituiva un attentato al pudore delle orecchie di ogni persona dabbene, un povero musicista, nauseato, a un certo punto se ne uscì con questa frase:

— Non ne posso più! Soffro pene d’inferno. Questa salsa armonica a base di detriti di musiche francesi, tedesche, spagnuole, italiane e forse anche patagonesi, mi fa l’effetto di una mistura di ipecaquana, olio di ricino e ossa fetida…

— È vero — gli rispose un elegante giovinetto che sedeva dietro di lui, — questa musica è indigesta. Vede, io mi sarei contentato che, quando i due amanti stavano abbracciati sulla veranda dell’ hotel di Sorrento, l’orchestrina avesse suonato la Serenata di Toselli. Quello è un pezzo veramente divino !… Non capisco come si possa mettere una musica diversa per descrivere una scena d’amore al chiaro di luna…

Ascoltando il breve colloquio, dubitammo per un momento dell’avvenire musicale del cinematografo. Se le parole dell’anonimo zerbinotto rispecchiavano, su per giù, il pensiero di tutti i frequentatori dello spettacolo, non c’era che da ripetere il melanconico Lamma, lamma, Sabactani e andare a piangere lacrime cocenti tra le pieghe del peplo di Melpomene. Per educare anime così rozze ed inerti sarebbero occorsi cinque secoli di insegnamento musicale rigoroso! Per fortuna, l’allarme era – almeno in parte – infondato. Il successo del Christus di don Giocondo Fino, della Rapsodia satanica di Pietro Mascagni e del Frate Sole di Luigi Mancinelli, ha dimostrato la possibilità di un dramma musicale cinematografico affine al dramma mimico-coreografico creato da Bakst e dal Fokine a gloria suprema del teatro russo del ventesimo secolo.

I punti di contatto fra le due forme d’arte sono evidenti. Si nell’una che nell’altra la parola è abolita: in sua vece abbiamo il gesto, spinto al massimo dell’espressività. La musica segue, commenta il gesto e si adopera a rendere palese l’intimo significato, ove esso appaia impreciso. E’ un fatto però, che mentre il dramma mimico coreografico ha trovato, sin quasi al suo primo apparire, una forma, se non definitiva, abbastanza perfetta – basti citare la Sehéhérazade e l‘Oiseau de feu – il dramma musicale cinematografico resta tuttora in un periodo evolutivo. E la ragione è ovvia. In un’azione mimico-danzante la musica può, sino a un certo punto, conservarsi autonoma perchè il giuoco scenico degli attori e delle masse è regolato dalla musica stessa: nello scrivere il commento musicale di un film, l’indipendenza del compositore è quasi abolita. Il musicista è costretto a seguire fedelmente l’avvicendarsi – spesso vertiginoso – dei quadri cinematografici, e tuttavia deve evitare che il suo lavoro, per le troppo apparenti spezzature, assuma l’aspetto di un mosaico. Il problema si presenta complicato e snervante, tanto che, a parer nostro, non è stato ancora risolto in modo completo.
Alberto Gasco (in penombra, dicembre 1919) 

Serva questo preludio sulla musica nel cinema muto come introduzione a due importanti eventi cine-musicali:

Il primo è il Gran Festival del Cinema Muto – Seconda edizione – Primi ciak del cinema italiano. Milano e provincia, dal 16 novembre al 18 dicembre 2011. Ritornerò su questo evento a breve. Per gli impazienti, link al  sito del festival

Domenica 20 novembre 2011 ore 18.00 – Roma, Auditorium Parco della Musica, e 23 novembre, Auditorium Manzoni di Bologna, l’Orchestra Mozart e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretti da Claudio Abbado eseguiranno La tempesta, fantasia sinfonica op. 18, di P. I. Cajkovskij, le musiche di D. Šostakovic per il film Re Lear di Grigorij Kozincev e le musiche di scena per King Lear di William Shakespeare, op. 58 a. Durante la serata verrà proiettata la versione ridotta del film Re Lear di Grigorij Kozincev. Informazioni qui.

Museo Interattivo del Cinema a Milano


Finto storpio (Italo Pacchioni, 1896), dal canale cinetecamilano su YouTube

Il cinema è sempre in pericolo, costa troppi milioni per non essere continuamente sbranato dalle ragioni del commercio. La corruzione del cinema attraverso gli anni della sua vita è visibile ad occhio nudo per uno spettatore provvisto di memoria. Ma quel che il commercio per sue leggi fatali ha fatto di peggio è di cancellare indifferentemente le tracce di ogni buona testimonianza, di togliere di mezzo le pietre di paragone. Non tutti sanno che le opere più importanti, come le più inutili, sono distrutte in pezzi e sciolte in acido una volta terminato il periodo del loro normale e possibile sfruttamento. Non tutti sanno che veramente l’arte di Chaplin, di Griffith, di Stroheim, di Keaton è scritta sull’acqua e destinata alla sparizione perpetua. Di qui a pensare a una libreria di buon cinema, a una Cineteca che conservi i buoni film e li proietti a chi deve conoscere il cinema come si conosce la letteratura o le altre arti, il passo è breve e indispensabile. Tuttavia occorsero molti anni di fatiche e di lotte per imporre una idea tanto semplice e di pubblica utilità, occorsero i pionieri appassionati e illuminati come Mario Ferrari e come tutti quei privati grandi e piccoli che avevano affettuosamente conservato in qualche magazzino umido i rotolini dei primi film apparsi nel mondo.

Oggi le Cineteche esistono in quasi tutti i paesi. Il loro tenore di vita tuttavia è assai difficile: mentre negli Stati Uniti e in Inghilterra le sovvenzioni sono superiori ai bisogni, in Italia e in altri paesi poveri le crisi si succedono gravissime a breve distanza e minacciano di rovinare un patrimonio raro e prezioso messo insieme a prezzo di fatiche non facilmente descrivibili.

Il nostro Governo si è preoccupato di aiutare la Cineteca Italiana nella misura che era possibile e, in armonia con l’attività della Cineteca del Centro Sperimentale, continuerà ad aiutarla. Molto lavoro resta da compiere per mettere in condizione la Cineteca di avviare scambi sempre più vantaggiosi con l’estero e acquistare la possibilità di esporre un panorama pressoché completo della storia del cinema di tutte le nazioni. Questo Festival è una prova di vitalità e di necessità che tutti potranno valutare utilmente. Incomincia così attraverso lo schermo, e al di sopra della carta scritta, un continuo esame critico che tutti devono poter esercitare per la conoscenza di un’arte che è appena nata.
ALBERTO LATTUADA

Niente male questo articolo di Lattuada, molto indovinato il titolo: Scritto sull’acqua, preso in prestito dalla lapide di John Keats. Era il 1950. Dieci anni prima, i giovanissimi Alberto Lattuada e Luigi Comencini (e a loro si unirà presto il fratello di Luigi: Gianni) avevano intrapreso l’avventura di fondare una Cineteca Milanese, che a breve diventerà Cineteca Italiana.

Più di sessanta anni dopo, alla Cineteca Italiana, diventata nel frattempo Fondazione, tutto è pronto per un grande evento: l’inaugurazione del Museo Interattivo del Cinema. Il “sogno” di Lattuada che si avvera entro limiti che nel 1950 nessuno era in grado di immaginare:

Il nuovo Museo Interattivo del Cinema prosegue la vocazione pedagogica ed educativa propria del Museo del Cinema “Gianni Comencini”, che ha avuto una sede aperta al pubblico fino al 2009, rivolgendosi in particolare alle scuole e al pubblico più giovane in una forma più agile e interattiva. Infatti, accanto ad alcuni pezzi storici delle collezioni della Cineteca, il cuore pulsante del Museo saranno i percorsi interattivi e multimediali attraverso i quali i visitatori verranno accompagnati alla scoperta della storia del cinema o potranno sperimentare, agendo in prima persona, diversi aspetti, anche tecnici, della produzione cinematografica: come è fatta una macchina da presa, come si allestisce un set, come si monta un film etc. Gli allestimenti del MIC saranno tematici e cambieranno con cadenza annuale. Il primo tema proposto sarà la produzione cinematografica lombarda. I contenuti di ogni percorso avranno una forte connotazione territoriale e il discorso sul cinema sarà declinato anche secondo l’‘esperienza milanese.

Il Museo fungerà anche da centro d’informazione cinematografica: vi sarà infatti un infopoint attraverso il quale i visitatori potranno trovare informazioni sui Musei del Cinema nel mondo, la produzione e l’esercizio cinematografico in Lombardia, le Cineteche italiane ed internazionali. Il Museo comprenderà anche una sala cinematografica che permetterà di concludere con una proiezione a tema i percorsi espositivi proposti dal MIC.

Il MIC ha ottenuto da Regione Lombardia il riconoscimento come Raccolta Museale di Interesse Regionale.

Il nuovo Museo Interattivo del Cinema aprirà le porte ufficialmente il prossimo 6 di novembre, a partire dalle 14,30, con una festa di inaugurazione dove non possono mancare le proiezioni: tre film realizzati nel 1915 e ispirati ai racconti del romanzo Cuore di Edmondo di Amicis: La piccola vedetta lombarda, Il tamburino sardo e Il piccolo scrivano fiorentino. Rossella Spinosa e Alessandro Calcagnile, pianisti della formazione da camera I Solisti Lombardi accompagneranno le proiezioni. Non finisce qui. I giovanissimi musicisti del Centro Musicale Suzuki di Milano, diretti da Francesca Badalini, accompagneranno dal vivo le immagini di alcune divertenti comiche classiche. A concludere il pomeriggio “una golosa merenda per tutti”. (Addirittura!)

Gran bella festa a Milano per i piccoli, senza scontare la presenza di molti venerabili cinefili portati dalla naturale curiosità.

Tutti i dettagli su questa festa e sul Museo Interattivo del Cinema nel nuovo, fiammante, sito web.

Insieme al MIC (Museo Interattivo del Cinema), la Fondazione Cineteca Italiana ha aperto un canale su YouTube pieno di bellissime sorprese come il video che accompagna il post. Da visitare subito!

Cinema muto al Cinema Odeon di Firenze


Video dal canale di simonepalma su YouTube

Due importanti eventi due, assolutamente da non perdere, al Cinema Odeon di Firenze – Sistema Toscana Cinema.

Silent (movie) Ghost) è uno spettacolo in due atti di cinema, musica e danza. Basato su un classico dell’horror dell’epoca del muto The cat and canary (1927), il lavoro nasce da un’idea di Mino Freda, regista e autore delle musiche. In uno stile di confine che va dalla musica elettronica a evidenti richiami classicheggianti ai lap top set e keyboards di Freda si accompagnano le percussioni e il flauto di Federico Di Maio. Intermezzi coreografici di danza contemporanea di Magda Saba s’inseriscono nel racconto filmico con un attento gioco ad incastro. Il corpo della danzatrice diventa una sorta di scenografia tridimensionale, di proiezione “umanizzata” dando vita, insieme ai video-live di Filippo Corrieri, a originali intermezzi coreografici. Spettacolo davvero unico nel suo genere, polimediale appunto, Silent (movie) Ghost riesce a coinvolgere il pubblico su più piani rappresentativi senza però alterare l’avvincente trama di questo capolavoro del “silent movie”. Firmato nel 1927, da Paul Leni, regista tedesco tra i capiscuola del cinema espressionista, il film s’impone soprattutto per l’innovazione della regia, evidente nelle numerose soggettive, nelle inquadrature dal basso e negli ardui movimenti di macchina. I sottotitoli del film sono in italiano.

Mino Freda, compositore, sound design, produttore, arrangiatore e storico dell’arte (Roma 1963). Autore di cinque produzioni discografiche e arrangiatore, produttore e compositore di musiche da film con l’etichetta CNI. Nel 2006 compone le musiche originali dell’ultimo film di Mario Monicelli Le Rose del Deserto (ed. FreeLife Company srl.). Lavora per i registi cinematografici come Francesca Garcea, Tom Finerty, Raffaello Sasson, Marco Carlucci e Massimo Fersini. Il film di quest’ultimi Totem blue ha ottenuto l’Award excellence e l”Award Accolade al Indie Film Fest in California (The Indie Fest). Ha composto musiche per programmi radiofonici e televisivi . E’ insegnante IED (Istituto Europeo del Design di Roma) al corso di Sound Design ed è titolare dello studio di produzione e post-produzione CM Studio. Domani 3 novembre, ore 21,00. Altre informazioni qui.

Il XXXIII Festival Internazionale di Cinema e Donne, venerdì 4 novembre, ore 16,00, vi propone la proiezione di Miss Dorothy (1920), musica dal vivo, su testi di compositrici del Novecento, eseguita dal Trio Xenia (pianoforte, fluto, violoncello). Introduce Cristina Jandelli (Università degli Studi di Firenze).

Buone visioni!