Nino Oxilia dicembre 1913

nino oxilia
Nino Oxilia, dicembre 1913

Il suo nome è così noto, che ogni panegirico diventa inutile.

Basterà ripetere qui quanto di lui ebbe a dire, mesi or sono, uno dei più noti e dei più vecchi régisseurs della cinematografia francese, che ebbe agio di vedere l’Oxilia dirigere una importantissima film a Parigi:

Io non ho mai visto niente di più strano e di più indecifrabile della comunicativa e del fascino che questo celebre direttore italiano esercita sugli attori e sulle comparse. Voi conoscete la nostra figurazione: essa è quanto di più difficile a condursi e a dominarsi che si possa trovare. Il signor Oxilia è riuscito a imporsi fin dal primo giorno. Io lo guardavo a dirigere con una meraviglia e un’ammirazione sempre crescenti. La sua spiegazione è netta, precisa, incisiva. Se egli ripete la scena per insegnarla ad uno dei suoi attori, il suo viso ha espressioni e atteggiamenti mirabili. Il quadro che egli compone è sempre nervoso, pieno di aria e di movimento. Niente gli sfugge, né in primo piano, né in fondo. I suoi occhi vedono tutto.

Ho visto all’opera tutti i più grandi direttori francesi, da Zecca a Feuillade: egli non ha da invidiare niente a nessuno. Le sue qualità sono di prim’ordine. Il suo metodo è senza pari.

Vedendolo dirigere, ho pensato a un direttore d’orchestra: egli trae armonia da tutto; il particolare e l’insieme. E non dimenticherò quel suo modo di spiegare a mezza voce, senza gesti, le mani nelle tasche della giacca, la testa un poco china in avanti.

La descrizione che Jean Laure fa dell’Oxilia è fedelissima: bisognerebbe solo aggiungere la sigaretta fra i denti. Perché Nino Oxilia ama le sigarette quanto detesta la réclame. E senza dubbio sarà molto stupito di trovare riprodotta qui accanto la sua effigie. Perché avevamo chiesto all’Oxilia un suo ritratto, per questo nostro numero speciale, ed egli se ne è gentilmente schermito, fingendo di dimenticarsi. Ma Nino Oxilia non rifletteva, facendo ciò, all’avidità giornalistica: abbiamo avuto lo stesso il suo ritratto dal cortese avv. Rossi di Padova — che ringraziarne qui pubblicamente — riparando in tal modo all’abile… dimenticanza del ritrattato.

A tout seigneur tout honneur... Quando si è visto Nino Oxilia mettere in scena, non lo si può lasciare da parte, anche se egli lo desidererebbe. Colorito, impulsivo, ardente, egli si trasforma — dirigendo — in un altro uomo. La sua parola è chiara, concisa, comunicativa; la sua voce ha delle intonazioni di un’intensità drammatica, che gli invidierebbero attori di cartello; il suo impeto trascina anche le masse, che lo amano per la sua energia che non ammette repliche, ma che è sempre cortese, quasi fraterna.

Tutte le sue films hanno una personalità ben definita: soggetto e messa in scena sono una cosa sola, fusa, intensa.

È un metteur en scène dell’avanguardia : forse il più noto. Noto era anche prima di entrare nelle nostre schiere. Giornalista valente e impetuoso, drammaturgo dalla visione larga e profonda, dal dialogo intenso e vivo, si è fatto strada imponendosi alla folla e alla critica. Venne a noi silenziosamente, senza strepito, entrando a far parte della Casa « Pasquali », dove fu presso al Del Colle, apprendendo da lui — sono parole dell’Oxilia — le prime nozioni del mestiere. Passò quindi alla Casa « Ambrosio », dove vide mettere in scena il Caserini e il Maggi: di qui passò alla « Savoia-Film », e in questo periodo comincia l’ascesa meravigliosa che lo ha condotto ad occupare uno dei posti più in vista della cinematografia italiana.

E noi abbiamo voluto rendergli omaggio qui, malgrado la sua modestia, non per vana lode, ma come segno della nostra viva ammirazione.

Veritas (La vita cinematografica, Torino dicembre 1913)

Addio giovinezza 1913 alle Giornate di Pordenone 2011

Sandro Camasio
Sandro Camasio

Nel 150enario dell’unità d’Italia, le Giornate, anno 30esimo, rendono omaggio al cinema nazionale proponendo una serie di film riscoperti e restaurati negli ultimi tre decenni e interpretati o diretti da personalità quali Francesca Bertini, Pina Menichelli, Febo Mari, Nino Oxilia, oltre alla galassia dei comici degli anni Dieci. Fra i titoli selezionati: LA SERPE (1920) nel restauro curato dalla Cineteca Nazionale; LA GRAZIA (1929) in una copia stampata per l’occasione dalla stessa Cineteca; LA MOGLIE DI CLAUDIO (1918), nella recente ricostruzione del Museo Nazionale del Cinema di Torino; ADDIO, GIOVINEZZA (1913), finora considerato perduto e invece miracolosamente salvato dal Nederlands Filmmuseum.

In un post del sito ritrovati restaurati invisibili due anni fa, meno un giorno (il 24 luglio 2009)  dedicato alle versioni cinematografiche di Addio Giovinezza!, commedia di Sandro Camasio e Nino Oxilia, scrivevo questo:

“Qualche tempo fa, una persona del Museo del Cinema di Torino mi chiedeva di un film rappresentativo di Torino per le celebrazioni del 1911, ecco la mia risposta: non uno, ma le quattro versioni cinematografiche di Addio giovinezza! Bisogna ritrovare la prima, ancora scomparsa. Ma c’è del tempo.”

Addio Giovinezza!, produzione Itala Film 1913, messa in scena di Sandro Camasio è stato ritrovato. Come al solito, ha ragione il vecchio e saggio Langlois: “i film sono tutti là fuori, da qualche parte…”

L’anteprima delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone 30a edizione è online da pochi giorni, programma in questa pagina , presentazione in questa (italiano/inglese).

Rapsodia satanica – Cines 1915

rapsodia satanica
Giovanni Cini, Lyda Borelli, André Habay in una scena girata a Villa d’Este (Tivoli), estate 1914

Nel 1956 lo studioso Antonio Chiattone dona una copia del film virata, e in parte colorata a mano, alla Cineteca Italiana di Milano.

Restaurato e presentato alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone 1985 (copia nitrato in bianco e nero), quindi al primo Festival Ciné-Mémoire nel 1991 (a colori “ricostruiti”), ritrasmesso dal canale di televisione italiano +1 (in bianco e nero)… ritrovata altra copia a colori nella Cinémathèque Suisse, restaurato di nuovo e presentato al Cinema Ritrovato di Bologna nel 1996:

« Per chi ama il cinema muto questa proiezione ha un fascino particolare. Da anni ci si interrogava su dove potesse essere finita la famosa copia colorata di Rapsodia satanica. Il rinvenimento è all’altezza delle aspettative, perché la complessità cromatica della copia aggiunge nuovo fascino a quella che probabilmente è l’opera più perfetta del cinema muto italiano » (Dal programma del Cinema Ritrovato, Bologna 1996)

Ritrasmesso nel 2007 dalla televisione culturale franco-tedesca ARTE, copia in bianco e nero… a spasso per numerosi festival e rassegne in tutto il mondo la copia a colori…

Se è vero che Rapsodia satanica è diventato uno dei titoli “mitici” del cinema muto italiano, propongo una bella edizione in DVD/HD per poterselo vedere tranquillamente a casa tutte le volte che vuoi, come possono fare i fans di Murnau con Nosferatu… a chi bisogna chiederlo?

Ci sarebbe molto da raccontare a proposito di questo film, della sua realizzazione, ecc, e a questo proposito ho pubblicato un piccolo dossier (in cinque capitoli) in questo sito (seguite il tag Rapsodia satanica 1915.

Nota: Giovanni Cini non è il marito di Lyda Borelli, il cognome del marito di Lyda Borelli è Cini, ma il nome è Vittorio.