Cinema Muto Live


The Four Musicians of Bremen, Walt Disney 1922, al pianoforte Evan Chow (dal Evan Chow’s channel in YouTube)

Ancora un post per celebrare il San Francisco Silent Film Festival, finito pochi giorni fa. Ho raccontato del successo di Pina Menichelli, e twittato alcuni eventi. Ma nessun post meglio di questo per evocare l’atmosfera di una proiezione “live”, con musica suonata dal vivo.

Altro sul Sounds For Silents workshop di Donald Sosin e i musicisti che hanno accompagnato le proiezioni a San Francisco, in questo articolo di George Heymont: The Silents Are Deafening.

Grazie a @kssilentfilm, non ho potuto resistere la tentazione di scrivere il post!

Addio giovinezza 1913 alle Giornate di Pordenone 2011

Sandro Camasio
Sandro Camasio

Nel 150enario dell’unità d’Italia, le Giornate, anno 30esimo, rendono omaggio al cinema nazionale proponendo una serie di film riscoperti e restaurati negli ultimi tre decenni e interpretati o diretti da personalità quali Francesca Bertini, Pina Menichelli, Febo Mari, Nino Oxilia, oltre alla galassia dei comici degli anni Dieci. Fra i titoli selezionati: LA SERPE (1920) nel restauro curato dalla Cineteca Nazionale; LA GRAZIA (1929) in una copia stampata per l’occasione dalla stessa Cineteca; LA MOGLIE DI CLAUDIO (1918), nella recente ricostruzione del Museo Nazionale del Cinema di Torino; ADDIO, GIOVINEZZA (1913), finora considerato perduto e invece miracolosamente salvato dal Nederlands Filmmuseum.

In un post del sito ritrovati restaurati invisibili due anni fa, meno un giorno (il 24 luglio 2009)  dedicato alle versioni cinematografiche di Addio Giovinezza!, commedia di Sandro Camasio e Nino Oxilia, scrivevo questo:

“Qualche tempo fa, una persona del Museo del Cinema di Torino mi chiedeva di un film rappresentativo di Torino per le celebrazioni del 1911, ecco la mia risposta: non uno, ma le quattro versioni cinematografiche di Addio giovinezza! Bisogna ritrovare la prima, ancora scomparsa. Ma c’è del tempo.”

Addio Giovinezza!, produzione Itala Film 1913, messa in scena di Sandro Camasio è stato ritrovato. Come al solito, ha ragione il vecchio e saggio Langlois: “i film sono tutti là fuori, da qualche parte…”

L’anteprima delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone 30a edizione è online da pochi giorni, programma in questa pagina , presentazione in questa (italiano/inglese).

Anime buie – Tiber Film 1916

anime buie
Hesperia, Emilio Ghione, manifesto del film Anime buie, disegno di Collino (in archivio, finalmente!)

La coppia protagonista di questo film: Hesperia-Emilio Ghione è molto popolare fra gli studiosi del cinema muto: rassegne, saggi, tesi di laurea, libri…

Nei ultimi tempi, sulla vita e l’opera di Emilio Ghione sono usciti due libri due, a distanza di un anno. Nei siti dell’archivio in penombra i post più visitati sono quelli dedicati a Ghione. Questo mi fa piacere, Ghione lo merita.

Uno dei primi film in cantiere del progetto Cinema Muto Italiano è questo Anime buie, produzione Tiber Film 1916:

E ancora Zà la mort, scenario, interpretazione e messa in scena di Emilio Ghione. Non si può dire che l’ottimo artista manchi d’immaginativa e d’attività. In questo è degno di tutta la nostra ammirazione, anche se, qualche volta, i suoi lavori presentino diversi e svariati… talloni d’Achille per gli strali della critica. Anime buie, ad esempio, dei suddetti talloni ne presenta una discreta quantità: molti sono così impercettibili che non vale la pena di prenderli di mira, ma uno, il primo, è così visibile che si può colpire facilmente anche con gli occhi bendati. Intendiamo parlare del soggetto. Non che Anime buie, cinematograficamente parlando, sia un soggetto mancato. Tutt’altro. Vi abbondano anzi tutti quegli elementi di attrattiva, d’imprevisto, di complicato, che, di fronte al pubblico, costituiscono sempre la maggiore garanzia di successo. Quello che manca è la logica, dato e non concesso che in cinematografo non si possa parlare di verosimiglianza. Le avventure di Zà la mort, questa volta, volano un po’ troppo rapidamente nei regni dell’assurdo, ed i regni dell’assurdo confinano, purtroppo, con quelli del grottesco.
Troppe trasformazioni compiono i personaggi di questo dramma. Troppe avventure complicano lo svolgimento dell’azione. Quel passaggio di Hesperia e di Zà la mort dalla vita delle taverne a quella del gran mondo cosmopolita non ci persuade, come non ci persuade quella fuga di Zà la mort dalla sala anatomica. Anche la fantasia ha dei confini. Anche le favole cinematografiche debbono essere contenute entro un certo limite di possibilità.

Con tutto questo Anime buie interessa. Il pubblico, ahimè!, non si contenta di piccole sensazioni: vuole delle emozioni, e immediate, e profonde, e violente. Ghione lo sa e non commette che il peccato, che noi perdoniamo ma che la Tiber ed i compratori di film perdonano facilmente, di asecondare il cattivo gusto del pubblico.
C’è però la sua parte buona anche in questi lavori: la messa in scena. Si potrà dire che in Anime buie non manca il « bal tabarin » e che quelle « pampas » americane sono un po’ troppo vicine a Roma, ma si deve riconoscere che Ghione sa ricostruire gli ambienti, dalle taverne ai saloni, sa scegliere gli esterni e sa far muovere gli attori. Ottima, ad esempio, sia dal punto di vista tecnico che da quello del movimento di masse, la scena dell’incendio.
L’interpretazione? Buona. Hesperia è sempre la nobilissima e magnifica attrice che ogni pubblico intelligente ammira. Il suo divino sorriso, i suoi gesti, le sue espressioni sono sempre di una deliziosa efficacia.
Ghione ha troppo stilizzato la figura di Zà la mort. Qualche volta dovrebbe un po’ rinnovarsi. Ma è pur sempre un attore di vigorosa espressività e di raro talento.
Ottimi gli altri. La fotografia della Tiber non ha bisogno di lodi: è sempre superiore.
Fandor (Il Tirso al cinematografo, luglio 1916)
Ho pronto il soggetto originale (Fandor parla delle pampas argentine, Ghione del Mexico, ma le scene sono ambientate in America del Nord), e qualche sorpresa. Se francesi, danesi, tedeschi, spagnoli, inglesi, americani possono editare i film dell’epoca del muto, si può fare, come direbbe Obama, lo stesso in Italia.

Presentato nella sezione Silents Italian Style del 6th Pordenone Silent Film Festival, 27 Sept. – 3 Oct. 1987.