Che la festa cominci!

Le Giornate del Cinema Muto
Le Giornate del Cinema Muto 2012

Sullo schermo teso, sulla tela sempre pura, dove né la vita né il sangue lasciano tracce, gli avvenimenti più complessi possono essere riprodotti quante volte si voglia.

Le azioni sono accelerate o rallentate, L’ordine degli avvenimenti può essere rovesciato. L’effetto diventa causa. I morti rivivono e ridono.

Tutto ciò che fu luce viene estratto dal tempo ordinario, e torna e ritorna dal fondo delle tenebre.

Si vede la esattezza del reale rivestirsi di tutti gli attributi del sogno.

Infine, attraverso arresti e ingrandimenti si può rappresentare persino l’attenzione stessa.

La mia anima è agitata da questi portenti. Così Louis Lumière senza saperlo ha dato il via al fantastico cinematografico che fa meditare.

Paul Valéry

Buona 31esima edizione delle Giornate del Cinema di Pordenone a tutti!

Le Giornate del Cinema Muto 2012: Pre Highlights

Avatar di Bristol SilentsBristol Silents

When it comes to Le Giornate Del Cinema Muto it’s very much a second home too many of us at Bristol Silents. Many of us have been going for nearly ten years (some even longer), but it has always been a major highlight of the film festival calendar.

Well, the 31st Le Giornate Del Cinema Muto is nearly upon us (it kicks off on Saturday 6th October, 2012) and we couldn’t head off without noting down what we are looking forward to in the coming week. Underneath is just a selection of Top Fives (more or less) on what some of us at Bristol Silents and many of our friends are looking forward to this year at Pordenone. See you guys all out there!

Ayşe Behçet (Pordenone Collegiate 2012, Charlie’s London)
I deffiantly fancy The Patsy (1928) (shame it isn’t Show People) and the Georges Méliès Robinson Crusoe (1902) film!

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Giorgio Bocca racconta Giovanni Pastrone

Giovanni Pastrone
Giovanni Pastrone

Poche ore fa è arrivata la notizia della scomparsa di Giorgio Bocca, prolifico giornalista e scrittore italiano nato a Cuneo nel 1920. Mi dispiace aver scoperto un articolo di Bocca su Giovanni Pastrone troppo tardi (troppo tardi per poterlo includere nella bibliografia pubblicata nel volume Cabira & Cabiria, Il castoro – Museo Nazionale del Cinema, 2006). Secondo me è uno dei migliori mai pubblicati dalla stampa italiana ed internazionale a proposito del ragionier Pastrone: “Il De Mille di ponte Trombetta”.

Ecco a voi qualche estratto:

Non si era iscritto né al fascio né alla DC, non era massone, non era commendatore e, per giunta, non era neppure espansivo e traffichino. Ma che voleva il ragionier Giovanni Pastrone? Che il nostro cinema, in quarant’anni di targhe, medaglie, grolle, leoni, nastri e coppe si ricordasse di premiare anche lui? Solo perché gli doveva moltissimo?

Tempo fa, che era già ammalato, lo pregarono di incidere la sua voce su un disco, per il museo del cinematografo. Disse no. Potevano prendere le pellicole, le lastre, i disegni, i brevetti, l’epistolario con D’Annunzio e tutti gli altri cimeli, ma non la sua voce di vecchio ammalato.  Che cosa, in questa voce, avrebbe potuto ricordare  l’altra, forte e decisa nella cadenza dialettale, che una mattina del lontano 1912 aveva ordinato alla Almirante Manzini: «Oggi si lavora con il leopardo. Niente paura, entro anche io nella gabbia»?

(…)

Per farvi un’idea del personaggio Pastrone state a sentire cos’è il nostro cinematografo nel 1907. Per la gente colta e per bene è uno spettacolo da fiera, una speculazione balorda, una avventura plebea, da osservare con disprezzo.  Si dubita ancora della fotografia («Ieri ai cortesi ospiti venne offerta una fotografia eseguita dal cavalier Ippolito Leonardi che ottenne una ammirevole somiglianza»), figuriamoci  di quelle immagini grigie ed epilettiche prodotte dai cinematografari.

E poi è gente senza morale. Scritturano «delinquenti come il Buffa, appena uscito dal carcere», si fan seguire da un codazzo «di persone di ogni risma ed età che impiegano come figuranti», sarebbe ora che la polizia mettesse fine alle orge che avvengono al Cavallo Grigio, loro luogo di ritrovo e l’ultima è che pubblicheranno un giornale «diretto dal ben noto Caronte del Fischietto, su cui leggeremo le birbonate di attualità».

Il ragionier Giovanni Pastrone, impiegato di banca ad Asti, si trova un posto in questo equivoco mondo, diventa contabile della Carlo Rossi e C. produttrice «in proprio di pellicole impressionate».

C’è un modo che è tipico dei provinciali piemontesi di accettare qualsiasi ambiente, senza timore né scandalo, restando, nella sostanza, quelli di prima. Caduto nella bolgia del primo cinema torinese il ragionier Pastrone ci lavora come se fosse ancora all’istituto di San Paolo. Le pellicce della Makowska, la prodigalità del Collo, gli occhi della Jacobini, la girandola dei milioni, delle truffe, degli amori non incantano in giovanotto che preferisce l’ordine e che, sbrigata in un’ora la contabilità, si interessa di macchine, di obiettivi, di produzione.

Se occorre una scenografia Pastrone la disegna, sa come far muovere le comparse, sa farsi rispettare anche dai divi, è il solo che sappia mimare una scena per fargli capire ciò che desidera.

(…)

A Torino Pastrone è nel lavoro fino agli occhi. Per ogni scena di masse (di Cabiria n.d.c.) disegna di suo pugno una piantina con i tempi e gli spostamenti successivi. Poi sperimenta le prime carrellate. Sono troppo veloci, il pubblico che assiste alle proiezioni di prova nella saletta privata dell’Itala esce con la nausea, bisogna modificare il movimento e gli obiettivi.

Per far scaturire le fiamme della bocca del Moloch usa degli acidi appena giunti dalla Germania. Una fiammata gli guizza sulla fronte, porterà per tutta la vita la cicatrice.

(L’Europeo, 12 luglio 1959)