Anime buie – Tiber Film 1916

anime buie
Hesperia, Emilio Ghione, manifesto del film Anime buie, disegno di Collino (in archivio, finalmente!)

La coppia protagonista di questo film: Hesperia-Emilio Ghione è molto popolare fra gli studiosi del cinema muto: rassegne, saggi, tesi di laurea, libri…

Nei ultimi tempi, sulla vita e l’opera di Emilio Ghione sono usciti due libri due, a distanza di un anno. Nei siti dell’archivio in penombra i post più visitati sono quelli dedicati a Ghione. Questo mi fa piacere, Ghione lo merita.

Uno dei primi film in cantiere del progetto Cinema Muto Italiano è questo Anime buie, produzione Tiber Film 1916:

E ancora Zà la mort, scenario, interpretazione e messa in scena di Emilio Ghione. Non si può dire che l’ottimo artista manchi d’immaginativa e d’attività. In questo è degno di tutta la nostra ammirazione, anche se, qualche volta, i suoi lavori presentino diversi e svariati… talloni d’Achille per gli strali della critica. Anime buie, ad esempio, dei suddetti talloni ne presenta una discreta quantità: molti sono così impercettibili che non vale la pena di prenderli di mira, ma uno, il primo, è così visibile che si può colpire facilmente anche con gli occhi bendati. Intendiamo parlare del soggetto. Non che Anime buie, cinematograficamente parlando, sia un soggetto mancato. Tutt’altro. Vi abbondano anzi tutti quegli elementi di attrattiva, d’imprevisto, di complicato, che, di fronte al pubblico, costituiscono sempre la maggiore garanzia di successo. Quello che manca è la logica, dato e non concesso che in cinematografo non si possa parlare di verosimiglianza. Le avventure di Zà la mort, questa volta, volano un po’ troppo rapidamente nei regni dell’assurdo, ed i regni dell’assurdo confinano, purtroppo, con quelli del grottesco.
Troppe trasformazioni compiono i personaggi di questo dramma. Troppe avventure complicano lo svolgimento dell’azione. Quel passaggio di Hesperia e di Zà la mort dalla vita delle taverne a quella del gran mondo cosmopolita non ci persuade, come non ci persuade quella fuga di Zà la mort dalla sala anatomica. Anche la fantasia ha dei confini. Anche le favole cinematografiche debbono essere contenute entro un certo limite di possibilità.

Con tutto questo Anime buie interessa. Il pubblico, ahimè!, non si contenta di piccole sensazioni: vuole delle emozioni, e immediate, e profonde, e violente. Ghione lo sa e non commette che il peccato, che noi perdoniamo ma che la Tiber ed i compratori di film perdonano facilmente, di asecondare il cattivo gusto del pubblico.
C’è però la sua parte buona anche in questi lavori: la messa in scena. Si potrà dire che in Anime buie non manca il « bal tabarin » e che quelle « pampas » americane sono un po’ troppo vicine a Roma, ma si deve riconoscere che Ghione sa ricostruire gli ambienti, dalle taverne ai saloni, sa scegliere gli esterni e sa far muovere gli attori. Ottima, ad esempio, sia dal punto di vista tecnico che da quello del movimento di masse, la scena dell’incendio.
L’interpretazione? Buona. Hesperia è sempre la nobilissima e magnifica attrice che ogni pubblico intelligente ammira. Il suo divino sorriso, i suoi gesti, le sue espressioni sono sempre di una deliziosa efficacia.
Ghione ha troppo stilizzato la figura di Zà la mort. Qualche volta dovrebbe un po’ rinnovarsi. Ma è pur sempre un attore di vigorosa espressività e di raro talento.
Ottimi gli altri. La fotografia della Tiber non ha bisogno di lodi: è sempre superiore.
Fandor (Il Tirso al cinematografo, luglio 1916)
Ho pronto il soggetto originale (Fandor parla delle pampas argentine, Ghione del Mexico, ma le scene sono ambientate in America del Nord), e qualche sorpresa. Se francesi, danesi, tedeschi, spagnoli, inglesi, americani possono editare i film dell’epoca del muto, si può fare, come direbbe Obama, lo stesso in Italia.

Presentato nella sezione Silents Italian Style del 6th Pordenone Silent Film Festival, 27 Sept. – 3 Oct. 1987.

L’amazzone mascherata – Celio Film 1914

L’amazzone mascherata è il primo film della Serie Francesca Bertini “La più suggestiva ed affascinante attrice del palcoscenico cinematografico italiano”, prodotto dalla Celio Film. Anche questo è ambientato, in parte, nel paese di Silistra:

Franca ed Alberto De Roberti sono sposi felici in continua luna di miele. Ricchi, di aristocratica stirpe, dedicano tutto il loro tempo libero ad opere di beneficenza.

Nel patronato scolastico prò-Asilo Galilei, il cassiere espone lo stato poco i prospero della cassa. Ed in una riunione in casa della presidentessa tenutasi nella sera, si decide di fare un festa di beneficenza, approfittando del Gran Circolo Equestre Steroski che debutta all’Ippodromo. Al tenente Alberto De Roberti è affidata l’organizzazione della festa. E sotto la direzione di questi e di Steroski sono già cominciate le prove.

Nel frattempo Alberto è incaricato dal generale Salvi di compiere un piano di mobilitazione della cavalleria. Egli, durante le prove al Circo ne fa partecipe la moglie avvertendola che andrà a casa subito per chiudere nella cassaforte i documenti affidatigli dal generale.Tale colloquio non sfugge a Steroski, che è una spia internazionale.

Egli con la sua amante Nadia, studia la maniera per rubare quei documenti. Ed invita Alberto, con la scusa di prendere gli ultimi accordi per la grande festa di beneficenza, dopo lo spettacolo a cena al caffè inglese. Alberto ignaro del complotto, vi si reca tranquillo e fiducioso. Una sigaretta narcotizzata getta Alberto in sonno, rendendo così facile a Steroski il rapimento dei documenti segreti. Compiuto il furto Alberto viene svegliato, e… cos’è stato? — si domanda — Nulla, forse il caldo della sala avrà dato fastidio.

Si giunge così alla festa di beneficenza, riuscita un trionfale successo specialmente per Franca nel suo numero di amazzone.

Steroski, in possesso dei documenti si è affrettato a consegnarli al governo del suo paese, la Silistria.

Nel frattempo Alberto è invitato dal generale a riconsegnare i documenti. Triste sorpresa ! La cassaforte è vuota ! Dopo una straziante scena, egli abbandona la moglie e si reca dal suo generale, già conscio della sorte che lo attende. In attesa che il Tribunale militare lo giudichi, viene messo agli arresti. Ma la sua situazione è grave: le prove della sua innocenza mancano. Il tenente Alberto De Roberti viene condannato a venti anni di carcere.

Franca però si convince che Steroski o qualcuno del suo Circo, sia l’autore del furto: una mattina Bastiano, il vecchio e fedele domestico di Casa De Roberti difatti ha trovato sotto la cassa forte un bottone da frak con il monogramma del Circo Steroski. E, verso l’ignoto, con un piano ardito, difficile, ella va in cerca della prova dell’innocenza del suo Alberto….

Presentato nella sezione Silents Italian Style del 6th Pordenone Silent Film Festival, 27 Sept. – 3 Oct. 1987.

Trip to the Moon senza Méliès

Piccolo contributo alla ricerca su Méliès in questo 150° anniversario.

Come sicuramente avete letto, la copia a colori di Voyage dans la lune presentata al Festival de Cannes 2011 è stata “ritrovata” nel 1993 alla Filmoteca de Catalunya di Barcellona, in mezzo ad un lotto di 200 film donato da un collezionista anonimo. Nel 1999 avviene uno scambio fenicio: io ti do un Méliès, tu mi dai un Chomón, e la copia passa alla Lobster Films. Roba abituale (pare) fra gli archeologi del nitrato d’argento.

Secondo quanto ha dichiarato Serge Bromberg a Cannes, la copia a colori del Voyage dans la lune scambiata a Barcellona era in condizioni più che precarie, impossibile pensare ad un restauro con le tecniche del 1999. Da quell’anno al 2002, la Lobster ci mette tutto l’impegno per riuscire a restaurare la copia. E ci riesce…Il risultato viene presentato al cinema Le Trianon di Parigi nel corso di Cined@ys 2002.

Qualche mese prima, alcuni fotogrammi di una copia a colori compaiono nel volume Méliès Magie et Cinéma, a cura di Jacques Malthête e Laurent Mannoni, pubblicato in occasione della mostra omonima celebrata a Parigi dal 26 aprile al 1° settembre 2002, i fotogrammi a colori appartengono ad una “collezione privata”. Nessun accenno alla Lobster Films.

Bene, fin qui la storia del ritrovamento e del restauro, fino alla presentazione con tutti gli onori al Festival de Cannes 2011.

Da quello che ho letto, sembrano tutti d’accordo che la copia a colori sia una delle copie distribuite in Spagna per via della bandiera spagnola nella cerimonia di partenza. Quello che mi sembra meno convincente è il primato di Barcellona nell’esibizione e distribuzione del film in Spagna.

Ho fatto una ricerca, sul web e nella mia biblioteca (la ricerca sulle copie colorate distribuite a Barcellona lo avevo fatto in situ qualche mese fa, vedere “mistero Chomón”), ed ecco il risultato. Cedo l’introduzione a Georges Méliès:

Girai questo film nel 1902. Fu subito, posso dirlo, un successo sensazionale, che si propagò in tutto il mondo. La tecnica, si capisce, era nuova perché appena nata; ma nuova anche la concezione di portare sullo schermo una féerie. Il mio esperimento determinò la definitiva entrata del cinema nella via spettacolare. Si pensi che, in quel momento, saziata la prima curiosità del pubblico per la nuova invenzione, le vedute di esterni, di cui si componeva prevalentemente il Cinema, cominciavano a stancare. Col Viaggio alla luna, gli incassi dei locali di proiezione segnarono un rialzo insperato. Il soggetto era pensato e composto esclusivamente per il cinema; rispondeva, come oggi si direbbe, all’idea di un cinema puro. I titoli dei vari quadri erano stampati sui manifestini; ma la pellicola si svolgeva ininterrotta, senza didascalie, e cionondimeno riusciva chiara a chiunque. Il valore internazionale del cinema risultava quindi pienamente affermato e conquistato.

Contrariamente a quanto si crede, la trama non è desunta dal romanzo di Verne, che d’altronde si intitola Dalla Terra alla Luna. L’unica trovata di cui mi son servito, è quella del cannone gigante come mezzo di trasporto. Tutti sanno, d’altronde, che i viaggiatori di Verne girano intorno alla Luna, ma non vi penetrano; e che il romanzo ha una base scientifica, o pseudo-scientifica; mentre il mio film era una pura creazione di fantasia. Purtroppo, il film era appena apparso, che numerose ditte Americane ebbero l’idea di controtiparlo, e col negativo così ottenuto inondarono il mondo di copie contraffatte. A quel tempo la legislazione sulla proprietà artistica non si era ancora estesa al campo cinematografico. Così quell’opera, che mi era costata parecchio lavoro e parecchio denaro, finì col rendermi ben poco e la massima parte degli utili andò abusivamente ad arricchire i contraffattori. Se mi rimanesse voglia di scherzare direi che, tutto preso dal mio Viaggio nella luna, m’era purtroppo rimasta nella luna anche la testa.
Georges Méliès (Cinema, 25 settembre 1936)

Dopo una presentazione “privata” ai rivenditori, il film compare ufficialmente sugli schermi di Parigi:

Spectacles & Concerts. A l’Olympia: Réoverture. L’Olympia vient de faire sa réoverture. Le Tout-Paris n’ à donc plus aucune raison pour demeurer en villégiature. On va rentrer.
(Le Figaro, 7 septembre 1902)

Qualche giorno dopo il programma dell’Olympia presenta: “Voyage dans la lune. Féerie Cinématographique en 20 tableaux de M. Méliès”.

Ritorniamo adesso al 25 maggio 1902. Nel volume Méliès, magie et cinéma, compare una lettera di Charles Urban, direttore della Warwick Trading Company di Londra, a Georges Méliès, incaricandolo di girare un “attualità ricostruita” sull’incoronazione di Eduardo VII, ed in una nota al margine: “Do not Place your trade mark any (?) In the picture”.
(Méliès, magie et cinéma, Paris musées, 2002)

Il motivo della richiesta è evidente ed è stato raccontato in diverse occasioni dallo stesso Méliès: cercare di presentare l’incoronazione come un “dal vero”, non come un’attualità ricostruita. Ma il marchio non compare nemmeno in Voyage dans la lune, girato dopo l’incoronazione di Eduardo VII.

Nel fascicolo edito dalla Technicolor per la presentazione del restauro di Voyage dans la lune al Festival di Cannes 2011, Rosa Cardona e Joan M. Minguet Batllori, scrivono che il film fu presentato a Barcellona, da settembre 1902, in ottobre al cinema Farrusini, a novembre cinema Clavé, e dal 2 maggio 1903 al Napoleon: “film a colori, ultima produzione di Georges Méliès”.

Copia colorata da Segundo de Chomón?

Secondo Madeleine Malthête-Méliès, il cineasta aragonese avrebbe distribuito i film di Méliès in Spagna e tutta l’America Latina (Méliès l’enchanteur, Hachette 1973).

Può darsi, ma il film arrivò a Madrid in una veste molto diversa:

Procedente del teatro de la Alhambra de Londres, ha llegado mister Ruffells con el sorprendente Trip-To-The-Moon (viaje a la luna), realización del sueño de Julio Verne, dividido en treinta quadros. Este espectáculo esta llamando justamente la atención en Londres, y al cual han asistido el dia 6 del actual la familia Real inglesa.
La presentacion es original y en colores.
Esta noche primera representación. No obstante lo costoso del espectáculo, los precios no se alteran.
(El Día, 17 enero 1903) 

Teatro de Price – Viaje a la luna. Trip to the Moon es una revista inglesa de gran espectáculo que está obteniendo extraordinario éxito en la Alhambra de Londres.
La citada revista es, sencillamente, un viaje de la Tierra a la Luna, basado en su mayor parte en la popular novela de Julio Verne.
El presidente Barbicane y sus amigos Mastón el manco y demas sabios ó locos, están substituidos por unos sabios grotescos, que utilizan el mismo vehiculo para llegar a la luna que los héroes de Julio Verne, imitándoles también en el modo de regresar a la tierra.
Anoche se estrenó en el teatro de Price una exhibición cinematográfica en colores reproduciendo los episodios mas salientes de los treinta cuadros que contiene dicha revista.
En conjunto, el espectáculo es muy entretenido, aunque en algunos quadros se notaron los defectos en el enfoque de las películas.
La novedad del asunto y del procedimiento en colores, unido a la mucha duración del espectáculo, hace creer que Trip to the Moon proporcionará buenas entradas al teatro del Price.
(La Correspondencia de España, 18 enero 1903)

In poche parole, il film è presentato come una riproduzione cinematografica (parziale) delle trenta scene della rivista Trip to the Moon, che si rappresentava con molto successo nel teatro Alhambra di Londra. Tranne il primo esempio, dove il cronista si lamentava per la qualità delle riprese, il resto non risparmia ogni elogio:

A trip to the moon en inglés y en castellano Un viaje a la luna, titúlase un número o intermedio que la empresa del teatro de la Plaza del Rey ha introducido para dar mayor variedad al notable espectáculo lírico que, desde el comienzo de la actual temporada, se presenta en este favorecido teatro.
El intermedio en cuestión consiste en una série de vistas cinematográficas en las que el espectador puede admirar los últimos adelantos que se han hecho para perfeccionar esta ilusión óptica de la que tanto partido sacan las artes y las ciencias.
El viaje a la luna del teatro Price merece verse porque las vistas en colores que ne el se exhiben, son de lo más perfecto que se conoce y puede llamarse la última palabra en esta materia.
(La Correspondencia militar, Madrid 19 enero 1903)

Insieme a Trip to the Moon, si proiettano altri film distribuiti dalla Warwick Trading Company:

Teatro de Price. Un viaje a la luna. Se trata de un cinematógrafo en colores, perfeccionado, que presenta los principales cuadros de la novela de Julio Verne, Un viaje a la luna.
El espectáculo es digno de presenciarse, y seguramente que desfilará todo Madrid por el teatro Price, donde se exibe al concluir la representación de la correspondiente zarzuela el Trip to the Moon (dicho en inglés para mayor claridad).
Este cinematógrafo es el más perfecto que se ha visto en Madrid, y como el asunto tiene mucha gracia, resulta que El viaje a la luna entretiene, divierte y hace reir mucho.
La coronación del rey de Inglaterra, reproducida con gran fidelidad, produce verdadero entusiasmo. Es una película de superior calidad.
Presenta tambien este cinematógrafo una corrida de toros, y están tan bien enfocadas las películas que no se pierde un detalle en la lidia.
Anoche el público de las galerias se entusiasmo con los diestros, especialmente con el espada, que tumbó el berrendo de un soberbio volapié.
El que quiera ver en Enero una buena corrida de toros, que vaya al circo de Price, y sin exponerse a las inclemencias de la temperatura, podrá aplaudir o silbar a los héroes de coleta y calzón corto.
Hoy las ciencias adelantan!
(El Liberal, 20 enero 1903)

L’eco del successo arriva a Barcellona:

De los espectáculos lo más saliente en esta semana ha sido el cinematógrafo estrenado en el Price y que es sencillamente un viaje a la luna inspirado en la famosa obra de Julio Verne. Es cosa notabilísima. Parece mentira que en las películas pueda llegarse a tal perfección.
(La Dinastía, Barcelona 26 enero 1903)

Dopo il 9 marzo 1903, le proiezioni si spostano nel Cine Barbieri: “El hada del bosque, Barba azul, Viaje a la luna, La Cenicienta”.  

L’apparecchio di proiezione di Mr. Raffles era un Bioscope. Vorrei sapere di più sul conto di questo personaggio, ma vorrei richiamare ancora l’attenzione sul fatto che secondo la pubblicità sulla stampa di trattava di una rivista inglese, nessun accenno a Méliès.

Ordini di Charles Urban d’accordo con Méliès? Trucco pubblicitario?

(Quotidiani consultati alla Biblioteca Digital Hispánica – Biblioteca Nacional de España ; Gallica – Bibliothèque Numérique)