L’art de Conrad Veidt

Das Cabinet des Dr. Caligari
Le Cabinet du Docteur Caligari (Das Cabinet des Dr. Caligari)

Alors que déjà le vieux monde se disloquait et que les Berlinoises, affolées, ne trouvaient plus dans les boutiques ni pain, ni rouge pour aviver leurs lèvres, alors que piteusement sombraient tous les vieux concepts de l’art, de la morale, de l’intelligence, de l’Etat, quelques mois seulement après l’armistice, l’on vit passer sur tous les écrans du monde, mystérieusement une ombre au regard horrifique et sensuel, aux gestes lents et terribles, à la démarche quelque peu satanique. Toutes les vielles légendes, qui depuis cent ans se terraient dans les obscurs recoins, dans les plus sombres forêts, toutes les superstitions, tous les mythes, soudain, se sentirent en liberté et reprirent leurs jeux, qu’avait interrompus l’avènement de la vapeur, du gaz, des constitutions libérales. Il y eut une dictature de l’étrange. Hoffmann, Brentano et Tienk n’eussent jamais pu imaginer une floraison si abondante d’aventures, un si dense enchevêtrement d’énigmes, une folle si générale, des vertiges si aigus. Caligari enthousiasma et envoûta tous les Allemands sans distinction de culture, ni d’âge, ni de sexe, vieux généraux battus et petites lycéennes, agitateurs révolutionnaires, poètes, filles de joie. Caligari battit tous les records de notoriété, de succès, de recettes. Caligari empoisonna maintes cervelles, détourna du réel maints jeunes gens, fit des terrifiants ravages dans les cœurs, culbuta une poésie et un art périmés, laissa enfin l’Imagination prendre une juste et belle revanche sur le “ vrai ”, sur le fade.

Or, Caligari doit à Veidt tout son succès.

Conrad Veidt n’est pas un acteur réaliste. Il synthétise, suggère, ne cisèle pas et jamais n’agace l’œil avec des détails inutiles. Il n’interprète pas des personnages de la légende ou de l’histoire, mais joue depuis dix ans un seul rôle: celui de Veidt.
A proprement parler, il n’est point un acteur de cinéma, mais plutôt un personnage de la nouvelle mythologie, le Prince du Mal, l’Amant des Ténèbres. Regardez-le s’avancer, félin et souple, horrible, hallucinant. Une électricité inconnue charge ses gestes. Il est un paquet de nerfs, les cinq sens en houle. Il flaire le sang, mais se dompte, ses yeux seuls se gonflent. Si art il y a, l’art de Veidt vient des limites de l’inconnu, de l’inconscient, du terrible. Si art il y a. l’art de Veidt s’apparente à celui d’un Sade, à celui d’un Landru. Regardez-le périr, défaillir. Débordement d’énergie, radioactivité excessive, frétillement fou des nerfs, la bouche soudain s’ouvre, une mèche, couperet de guillotine, tombe sur le front, la tête bout, les yeux flambent, les ongles s’enfoncent dans un cadavre, dans un tapis, n’importe où; quelques instants d’immobilité, de combat surhumain, tous ses os craquent; le voilà qui rit, rit, rit, rit à faire fuir la lumière, à ternir toutes les glaces: la Raison le met à son banc. Vous voyez toutes les lignes se crisper, osciller, s’étirer. Vous êtes brisé, vous avez mal aux reins, mal à la tête.

…L’art de Veidt est à l’image d’un monde déréglé. Stupéfiant et vertige. Poison pour les nerfs, pour les yeux. Il est logique, il est naturel qu’un Veidt n’ait pu, en 1920, manifester son génie singulier et qu’en 1928 déjà nous assistions à son déclin, à une déchéance fatale de celui qui, naguère, nous ouvrit les portes de mille royaumes verts et noirs, où nénuphars et touffes de vapeur blonde, stridents gazouillis et arbres magiques, rochers semblables aux chapeaux pointus de magiciens et étoiles aussi, étoiles en forme de poignards, astres, tridents, tout concours au mystère. Conrad Veidt reste le plus terrible mythe de notre jeunesse.

Michel Goreloff
(Cinéma, 15 Février 1928)

Un cameo sconosciuto di Charlie Chaplin

Chaplin nel 1928, foto Edward Steichen
Chaplin nel 1928, foto Edward Steichen

Milano, dicembre 1928. Non si tratta di un’interpretazione sostenuta in tempi lontani, quando (pare impossibile!) Charlot era ancora pressochè ignoto, ma di un’interpretazione recente, anzi recentissima, fatta nel 1928, non più di tre mesi fa!

E in un film serio, drammatico: ne La donna contesa, di Norma Talmadge.

Vero è dunque, che l’illustre comico non appare in questo lavoro nella sua qualità di «star» e neppure in una parte di rilievo (esse son toccate a Lido Manetti e a Gilbert Roland), ma in quella di un’umile comparsa che ricevette in compenso del suo lavoro sette dollari e cinquanta centesimi!

Andò così: Henry King, il direttore del film, istruiva un giorno alcune comparse che dai vari portoni aperti su una strada, dovevano osservare il passaggio di Norma Talmadge. King cercava un omino da intabarrare in un ampio soprabito per situarlo in uno dei portoni e dar vivacità alla scena. Ed ecco giungere nel teatro di posa Charlie Chaplin, in visita. King gli domanda: «Vuoi farla tu questa parte?»

«Certo, risponde senz’esitare Chaplin, dammi il soprabito, farò un’improvvisata a Norma!»

E l’improvvisata non solo non fu fatale alla scena, ma le diede una maggiore spontaneità, per lo stupore reale che si dipinse in faccia all’attrice, quando transitando per la strada si trovò improvvisamente faccia a faccia con il suo amico che spiava con due occhietti insidiosi e beffardi i sintomi della grande meraviglia.
(La Cinematografia, dicembre 1928)

Ho controllato nelle diverse filmografie di Chaplin disponibili in rete (e fuori dalla rete), ma non ho trovato il minimo accenno a questo “cameo”. Secondo il sito Silent Era una copia, positivo 35mm versione muta, di La donna contesa (The Woman Disputed) è conservata nell’archivio della Library of Congress. Rimane soltanto trovare Chaplin fra le comparse. Buon lavoro!

Mary Pickford del mio cuore

My Best Girl DVD
My Best Girl, in italiano Mary del mio cuore, copertina del DVD della Milestone Films

Torino, Gennaio 1928. Tre persone appartenenti al cosidetto ceto degli intellettuali discutevano un giorno Mary Pickford cercando di trovare una ragione plausibile all’ascendente incrollabile ch’essa esercita sullo spirito delle folle appassionate di cinematografia.

Una di esse spiegò: « Mary Pickford è ormai, concedetemi dirlo, un’istituzione. La sua posizione è accettata da tutti come un fatto compiuto, dal quale non si può derogare, alla guida stessa con la quale accettiamo l’eterno connubio dei fiori d’arancio col velo nuziale o la documentata menzogna della eccezionale sensibilità delle donne bionde »… Era costui un giornalista e perciò non dobbiamo far troppo conto delle sue parole. Un altro disse: « Il sogno della giovinezza eterna è sempre stato l’aspirazione più alta della coscienza femminile e la più recondita speranza del loro subcosciente. La fontana della giovinezza, dalla quale zampilla il fresco rivo che conferisce all’umanità il dono prezioso ch’è prerogativa della divinità, è stata ricercata con accanimento in ogni età. Oggi finalmente Mary Pickford riporta nel cuore femminile questa speranza, dando spettacolo della sua fresca, imperitura adolescenza »… Era costui uno scrittore abituato a scrivere parole cui forse non corrispondevano con altrettanta precisione i pensieri; anche di esse non bisogna tener troppo conto.

Il terzo era un industriale, un giovane ignaro dei bagliori crepuscolari della fine dell’ottocento; nelle sue parole bisogna quindi avere fede: « E’ questione di intelligenza ». egli disse.

Ed infatti per giudicare Mary Pickford non si può cavarsela con una frase di questo genere: « Non mi piacciono i soggetti dei suoi film » oppure « Essa ha degli occhi bellissimi » od anche « Quanti anni ha veramente ? ». L’artista continua a regnare nell’animo delle genti ad onta stessa di qualche suo film che non è stato convenientemente apprezzato, perchè? Forse per l’idolatria dei suoi numerosi ammiratori che trascina all’entusiasmo le folle ? No, la risposta è proprio quella data dal giovane industriale: è questione di intelligenza.

Mentre la stampa eleva inni a questa e a quella attrice, e decanta la passione dell’una pei romanzi, dell’altra pei bei quadri, dell’altra ancora per la squisita eleganza, per Mary Pickford non può esattamente spiegare il motivo della sua superiorità perchè non conosce l’incessante, metodico lavoro al quale si è assoggettata da anni la piccola grande diva.

Essa cominciò con un corredo di cognizioni assai modeste, quasi dal nulla, oggi essa ha acquistato quasi tutto. Lentamente, sceverando nel superfluo tutto ciò che sentiva esserle veramente utile, con un’intelligenza pratica che non teme confronti, Mary Pickford ha saputo formarsi una cultura che pochi americani possiedono. Essa ha studiato e letto tutto ciò che riteneva potesse migliorare le sue qualità, spontaneamente avviate all’amore di ogni cosa bella, ma non ha fatto ciò per potersi vantare d’uno sterile sapere.

Mentre le altre apprendono per dar spettacolo della loro scienza Mary Pickford ha appresso per divenire una donna fornita d’utili cognizioni, basterà dire ch’essa parla con assoluta padronanza il francese, con sicurezza lo spagnolo ed ora si applica allo studio del tedesco.

La sua casa non è come forse la sognano le ragazze di tutto il mondo un bazar di ninnoli, un museo di delicatezze da far venire l’acquolina in bocca ai frequentatori di aste pubbliche, ma una meraviglia di buon gusto per la giusta armonia dei colori e dell’intero arredamento.

Oggi nessuno inizia più un movimento di qualche importanza nell’industria e nell’arte cinematografica senza ricorrere al consiglio di Mary Pickford. Essa conosce le condizioni del mercato cinematografico, il genere che entusiasma le folle, bene come qualsiasi grande industriale, parecchi di questi, anzi, seguono i suoi consigli con la più cieca fiducia.

Qualunque interpretazione essa tenti il pubblico non dà segno di diminuire o aumentare l’affetto grande che ha per lei. N’è prova il fatto che quantunque il film Passerotti non sia stato un successo dal punto di vista del rendimento, inferiore a quello della Piccola Anna, le sole richieste di fotografie con autografo (senza tener conto delle altre infinite lettere d’ogni genere ch’essa riceve) sono aumentate dalla scorso anno in ragione da 250 a 400 al giorno; e poichè abbiamo fatto della statistica, dobbiamo dire che questo record è fin’oggi imbattuto.

Ultimamente in seguito ad un concorso per il lanciamento del suo nuovo film Mary del mio cuore essa ospitò nella sua villa di Hollywood parecchie giovani commesse di negozio delle più grandi città americane. Nel mostrare loro la sua abitazione Mary sorprese nella sconfinata ammirazione da esse manifestata per tante belle cose un briciolo di tristezza, un rammarico di non poter mai avere qualcosa che pur lontanamente corrispondesse alle meraviglie vedute. Nella maniera più semplice essa si volse allora alle piccole e disse con uno dei suoi più dolci sorrisi: « E pensare che sedici anni fa un nichelino mi sarebbe sembrato un tesoro! Quale meraviglioso paese è il nostro, la minima occasione è buona per potervi fare fortuna ».

Subito un lampo abbagliante di speranza folgorò negli occhi già rattristati delle ragazze…

Quanti giorni ancora da vivere prima di vedere a fine della loro giovinezza! quante speranza ancora da nutrire prima della definitiva disillusione ! quante occasioni da afferrare se Mary Pickford, la celebre per sua stessa confessione era partita come loro dagli ultimi gradini della scala sociale!

Mary avrebbe magari potuto raccontare loro che i suoi avi erano principi in Irlanda, avrebbe potuto dimostrare con enfasi come tanta ricchezza fosse un giusto compenso alle sue rare qualità di artista, essa non lo fece. Mary Pickford non ha la mentalità civettuola delle varie stelluccie di Hollywood.

Due volte nella sua carriera Mary Pickford volle seguire il consiglio delle persone che la circondano, e due volte si allontanò dalle interpretazioni di fanciulla che le aderiscono perfettamente. Poi tornò alle sue parti, ma non fu lei a cambiare opinione, bensì i suoi consiglieri. Il pubblico infatti pur mostrandosi entusiasta della grande interprete era poco soddisfatto di quei film, mentre accorre in massa alle sue interpretazioni da bambina ch’essa ha ripreso.

Mary Pickford non deve la considerazione nella quale è tenuta esclusivamente alla cinematografia, ma alla sua personalità. Essa possiede qualcosa di superiore alla sua stessa bellezza, alla sua grazia, al suo prodigio di eterna giovinezza, qualcosa d’infinitamente suggestivo: l’intelligenza.

Mary del mio cuore, il suo ultimo film è una nuova conferma a questo asserto: in esso la grande attrice si preoccupa di una parte psicologica femminile, quella d’un’umile commessa che davanti a situazioni difficili mostra di saper scegliere tra la via della ragione e quella del cuore, di saperla anzi concilliare per virtù della propria onestà e d’un affetto disinteressato che non vuole sacrificare a se stesso l’altrui felicità.

E’ un’interpretazione che rivela un nuovo aspetto dell’arte della più grande attrice dello schermo.

Mary del mio cuore, titolo originale My Best Girl, è un film diretto da Sam Taylor nel 1927, il co-protagonista è Charles “Buddy” Rogers che diventerà il terzo marito di Mary Pickford nel 1937. Come contenuti speciali nel DVD della Milestone Films, il cinegiornale del matrimonio Pickford-Rogers e filmati della loro vita insieme. Link qui.