Soggetto dalla omonima commedia di Ermanno Geymonat.
Messa in scena: Mario Camerini; operatore: Anchise Brizzi.
Interpreti : Linda Pini, Alberto Collo, Lydia Quaranta, Augusto Bandini, Luigi Serventi, Oreste Bilancia, Alex Bernard, Rita Manero, Alberto Pasquali, Umberto Guarracino.
Restaurato dalla Cineteca del Friuli, a partire da una copia nitrato acquisita da Aldo Predonzan; 35 mm, 90′.
Presentato alla XV Mostra Internazionale del Cinema Libero (che nel 1987 diventa Il Cinema Ritrovato), il 10 dicembre 1986.
Benvenuti al 1° Festival dei Film Ritrovati Restaurati Invisibili – I Film del Cinema Muto Italiano (Found Restored Unseen – Italian Silent Movies) – dal 24 giugno 2011 online in questo blog.
Pubblicità Universal stagione 1925-1926: Ogni settimana un film
Negli ambienti cinematografici italiani circola la voce che le principali Case straniere di produzione, specialmente americane, intendano impiantare le loro succursali in Italia, per sfruttare direttamente i loro films, senza più passare sotto le forche caudine dei monopolizzatori e dei noleggiatori locali. Qualcuna di queste Case sembra che abbia già organizzato gli uffici e che non aspetti se non la stagione propizia per iniziare il proprio lavoro; altre, invece, sembra che stiano formando importanti combinazioni con Case italiane; e le une e le altre si dice che non vogliono più dare in vendita o a noleggio fisso i loro films, ma che vogliono sfruttarli direttamente nei cinematografi col sistema della percentuale sugli incassi. Si parla, anzi, di percentuali che raggiungono persino il settanta per cento, come si parla di esperimenti che sono stati fatti con alcuni films e che hanno dato risultati superiori ad ogni previsione, raggiungendo e talvolta superando nelle prime visioni le somme che i noleggiatori avevano esibito per le rispettive zone, ed i monopolisti per l’Italia.
Bisogna convenire che questi bravi stranieri sono più furbi di noi! Almeno nel fare i loro affari. Prima hanno invaso il Paese coi films, favoriti dalla solerte iniziativa degli importatori ingordi che speculavano senza misura; ora, tagliando i viveri a costoro, hanno pensato che è meglio attendarsi addirittura in questo magnifico e tenero campo di conquista, così che sul collo della disgraziata nostra cinematografia da oggi in poi premerà il duro tallone del barbaro di oltre Alpe e di oltre mare!
È il colpo di grazia, qualunque cosa pensino e dicano coloro che sono facili ad illudersi, perchè il buffo ed il grottesco, in tanta tragedia, è che vi sono parecchi che credono che la calata delle Case straniere in Italia preluda al risveglio e alla rinascita della nostra industria. Buona gente che siamo! O non è stato da cinque o sei anni in qua, tutto un gioco subdolo, tutta un’obliqua politica per rovinare la nostra industria e fiaccare in tutti i modi le nostre energie a vantaggio della industria straniera? Che cosa si è fatto, prima per evitare, poi per fronteggiare, la concorrenza e la crisi? Si è forse cercato di emulare i prodotti stranieri, migliorando e rinnovando gli elementi artistici e gli stabilimenti di produzione? Nulla, da una parte abbiamo avuto gli esaltatori ad oltranza della produzione straniera, dall’altra un gruppo di industriali che giocava a chi produceva peggio! E la produzione fu così scadente, che non si può non pensare che sia stata fatta deliberatamente.
Non bisogna farsi delle illusioni. Non bisogna credere che saranno gli stranieri che faranno risorgere la cinematografia in Italia. L’industria in Italia non può risorgere se non per iniziativa nostra. Le Case straniere che piantano qui le loro tende, potranno eventualmente — se si dedicheranno anche alla produzione — sollevare la crisi di disoccupazione del personale artistico e tecnico — sollievo transitorio ed inefficace — ma non avranno nessuna convenienza a dar nuova vita all’industria, che potrà, in un prossimo o lontano domani, diventare una concorrente temibile e fastidiosa. Non è più possibile credere alla tenerezza degli stranieri per noi ! Tutto si risolverà in una nuova forma di sfruttamento, non meno disastroso, se pur più nobile e più onesto di quello esercitato dagli importatori. Più nobile e più onesto perché non esercitato da italiani contro l’industria italiana.
Per la rinascita dell’industria filmica italiana non resta che una sola speranza: che si spezzi finalmente ogni gioco monopolistico. Il sistema che vogliono adottare le Case americane, e sopratutto il loro diretto intervento, togliendo, si può dire, la base sulla quale gli attuali monopolizzatori fondano la loro forza e il loro impero, ne determinerà il crollo o ne scuoterà la potenza.
Per quale ragione, negli ultimi anni, chi può poteva ancora produrre, vi abbia rinunziato, e per quali ragioni non si riuscisse più a vendere un metro di pellicola italiana neppure in Italia, o si riuscisse a vendere con grande stento ed a prezzi avvilenti, in condizioni sempre da scoraggiare e frustare ogni iniziativa, oramai è risaputo e noi stessi ne abbiamo fatto argomento di discussioni.
La diminuzione, pertanto, della oppressione trustistica o la trasformazione delle stesse organizzazioni detentrici dei cinematografi, sbocchi naturali della produzione e base essenziale, di vita per l’industria, rovesciando il presente stato di cose, renderà indubbiamente possibile una maggior libertà d’azione e il sorgere di nuove iniziative, lascerà, almeno, qualche maggior garanzia ai produttori di poter commerciare e vendere in libera concorrenza i loro prodotti senza dover cozzare, e cadere dinanzi a barriere insormontabili.
Ma per risolvere veramente ed efficacemente la crisi, non c’è che una via: seguire l’esempio americano. È un fatto inoppugnabile che lo sfruttamento diretto della produzione nei cinematografi può dare vantaggi incalcolabili. Quando si pensi che taluni films in un solo locale di prima visione hanno raggiunto una media giornaliera superiore alle diecimila lire e che hanno dato delle percentuali dalle quaranta alle cinquantamila lire al produttore o all’importatore; e quando si tenga conto che i locali di prima visione in Italia, i quali possono dare risultati simili, oltrepassano la decina, si vede subito quale beneficio può realizzare lo sfruttamento diretto dì un film; può rimborsare quasi il totale costo di produzione con le sole prime visioni nei locali o nei centri principali. Se poi si aggiunge il profitto che ne può derivare dalle se conde visioni, proporzionalmente redditizie, e dalle prime visioni nei locali delle più importanti città di provincia, che sono abbastanza numerosi, oltre che dei passaggi di minore importanza, si capisce che non solo il film può realizzare l’intero costo di produzione, ma può anche offrire un legittimo congruo guadagno. Ma questo guadagno, purtroppo, è stato assorbito dai monopolisti, dai noleggiatori, da tutti quei parassiti attraverso a cui il film è passato, avanti di pervenire al suo sbocco naturale, il cinematografo. E tanto bene lo hanno capito gli americani, che non vogliono più, come si disse, vendere i loro films, ma vogliono darli a percentuale, sicuri di realizzare un guadagno superiore di due terzi da quello oggi ricavato.
Orbene, se è possibile agli stranieri ottenere questo, perché non possiamo farlo noi? Ben vengano essi coi loro lavori che meritano la nostra attenzione, perché sarebbe idiota da parte nostra rinunciare a conoscere quanto di buono e di bello si produce all’estero, ma non si creino condizioni di favore.
Lo sfruttamento diretto, a percentuale, scaricando la intera spesa o, nella peggiore ipotesi, una gran parte della spesa di fabbricazione del negativo, potrà permetterci di praticare prezzi che ne facilitino la vendita all’estero, dove la vendita non si effettuerà più come l’unica indispensabile risorsa, ma come un superfluo e sarà regolata dalla necessità di far conoscere laggiù i nostri prodotti.
Dal momento che siamo, a quanto pare, alla vigilia di radicali riforme, e che si nota un certo risveglio, non ancora nel campo della produzione, ma tra coloro che potrebbero darvi un nuovo impulso — uomini di grande iniziativa e di sicura competenza — ci sembra opportuno richiamare la loro attenzione e l’attenzione del Governo sull’indirizzo da tenere per risolvere la crisi cinematografica. (Il Corriere Cinematografico, 20 giugno 1925)
(Cinema muto italiano storia di una crisi 7)
Il cav. Gaetano Barattolo è stato nominato Commendatore della Corona d’Italia.
Il Carnevale di Nizza in film. Mario Guaita Ausonia è stato a Nizza ed ha ottenuto di ritrarre, dalla tribuna del Comitato delle feste, il celebre corso mascherato; ed ha girato pure alcune scene di un film in preparazione, del quale sarà protagonista lo stesso Ausonia.
Oreste Bilancia in Italia. L’attore italiano che ormai fa parte della Phoebus Film di Berlino, è ritornato in Italia con una troupe di questa casa per girare degli esterni, dopo una lunga scorazzata dalla Costa Azzurra alla Sicilia, è ripartito per la Germania, passando per Torino. Col Bilancia c’era anche Carlo Aldini.
Fallimenti e dissesti. Venne dichiarato il fallimento della Nuova Sicula Film di Palermo, ditta in persona di Salvatore Pedevillano.
Gennaro Righelli e Maria Jacobini in Russia? Sembra che il noti direttore e la più quotata attrice nostra dello schermo si rechino presto in Russia per girare alcune scene di un nuovo film.
Charlot in lotta con il Governo Americano. Il notissimo comico è rimasto battuto, secondo notizie dagli Stati Uniti, in una lotta da lui ingaggiata con le autorità americane per ottenere il permesso che sua madre rimanesse a Hollywood (California) presso di lui.
Un concorso per un soggetto cinematografico. Il Cinema Italiano, organo ufficiale della Federazione Nazionale Esercenti Cinema e Commercianti in films, di Roma, ha bandito una gara nazionale per un soggetto cinematografico.
E’ morto a Tolone, in età di 66 anni, Giovanni Verne, figlio di Giulio Verne. Ultimamente si era dedicato alla cinematografia per animare sullo schermo gli eroi avventurosi dei libri paterni.
La produzione dell’Astra Film di Napoli. Questa nuova editrice, dei signori Mario Volpe e Francesco Taccone, ha ultimato il primo gruppo di films: Fra i sorrisi di Napoli, Amalia Catena e Fenesta che lucive…!, e si accinge a mettere in scena altri due films.
Arnaldo Cipolla, Domenico Gaido ed Ausonia, all’Alaska. Per eseguire una originale pellicola, per conto dell’Industria Cine-Fotografica di Torino, guidata a Arnaldo Cipolla, è partita una troupe per l’Alaska.
Fritz Lang ha portato a buon punto i preparativi per il suo grande film Metropolis, tratto dal romanzo omonimo di Thea von Harbou, che al principio di maggio incomincerà a girare.
Dagli studi di Tempelhof. Il signor Murnau è in pieno lavoro per il nuovo film Tartufo, tratto dall’opera di Molière, interprete Emil Jannings.
Dichiarato il fallimento di Max Nelli films cinematografici (noleggio) in Torino.
Augusto Genina a Londra. Il noto metteur en scène è partito per Londra, dove pare sia andato a concludere un importante affare.
Continua l’esodo dei nostri artisti per la Germania. Domenico Serra è partito per Berlino, e Saetta (Domenico Gambino) sta per fare le valigie.
Artisti esteri in Italia. Harry Piel, noto anche fra noi, si trova da poco tempo a Roma, dove girerà delle films.