The story how Corinne Griffith managed to “get into pictures” is short but interesting. She happened to be attending a ball in New Orleans at the same time as a well-known producer of the Vitagraph Company.
She won a beauty prize in a competition, and the producer, who was impressed by her looks, offered her a chance to go on the screen, and she decided to accept it.
Corinne says that at first her family were “horrified,” but they are very proud of her now.
She was born in Texas, where her ancestors have lived for many years. Her grand father was mayor of the town four times. Her antecedents were Italian and Irish, and her lovely blue eyes certainly prove her Irish descent.
Corinne goes to the movies every night.
“ It’s the only way to advance in my work, ” she says.
“ I study all the stars, but I love Alice Joyce best. When I tell folks that, and also that I have the next dressing-room to Miss Joyce down at Vitagraph, everyone marvels. By all the rules we should be jealous and throwing things at each other, but we don’t ! She’s a dear ! ”
Besides being fond of Alice Joyce, Corinne likes “ beautiful clothes, chocolate cake, and melodramas, ” which, as she admits, is “ some mixture. ”
Corinne Griffith is a vision of feminine loveliness, so much so that she inspired this description, or rather, “ futurist impression, ” from an admirer : “ Tropic moonlight ; the Mediterranean at azure night ; perfumes of India ; a silken gemmed butterfly in a garden of orchids. ”
He couldn’t be very much more enthusiastic than this, could he ?
Qualche giorno fa il noto artista cinematografico Polidor era venuto a Napoli per una pellicola di cui era attore e operatore insieme.
Con un permesso rilasciatogli dal Ministero della Marina, il Guillaume doveva prendere una serie di visioni cinematografiche in idrovolante, dall’alto della città.
Ieri al giorno, quindi, verso le 13 l’operatore, insieme a sua moglie, si recò al Deposito della sezione idrovolanti ai Granili per eseguire il volo.
Il Guillaume doveva eseguire queste visioni panoramiche per una pellicola di cui era anche l’autore e aveva per titolo: L’ultima fiaba (1).
L’attore cinematografico partì in un idrovolante della R. Marina che aveva per pilota un espertissimo aviatore, il maresciallo Francesco Ciniglia, che era già stato istruttore della scuola aviatoria del deposito stesso. Verso le 14 l’apparecchio ha preso il volo girando sulla città.
L’attore cinematografico che s’era installato sul posto di osservazione che è sul davanti dell’apparecchio, dirigeva sul sottostante panorama il suo obbiettivo.
Una mezz’ora dopo il Guillaume ha avvertito l’operatore che si poteva scendere.
Allora il Ciniglia ha iniziato la manovra per l’atterrissage.
Ad un certo punto però ha notato che l’atterrissage era corto e che l’idrovolante sarebbe andato a finire non in mare ma a terra. Il pilota allora ha riattaccato per farlo sollevare di nuovo ma non ha fatto in tempo e l’apparecchio ha urtato violentemente contro un palo, fracassandosi.
L’attore cinematografico che trovavasi sul posto dell’osservatore, nel corpo avanzato della carlinga, è rimasto quasi schiacciato, mentre l’idrovolante si capovolgeva.
Un particolare raccapricciante: la moglie del Guillaume era presente alla tragedia perché aveva accompagnato il marito e lo aspettava sulla spiaggia che tornasse dal volo.
Ancora oggi non si sono potute accertare le cause della disgrazia. Dal racconto dei testimoni oculari che videro partire l’apparecchio non si è potuto sapere altro che i due infelici, il Polidor e il pilota, approfittando della magnifica giornata e delle ottime condizioni atmosferiche, avevano spiccato il volo col motore che funzionava benissimo: così affermano i compagni del Ciniglia. L’idrovolante dopo una breve sciata s’innalzò velocemente in aria, dirigendosi verso il centro della città, sulla quale volteggiò per qualche minuto quindi si rivolse verso il mare con l’evidente intenzione di rientrare nell’hangar dei Granili. I soldati che stavano guardando l’apparecchio mentre gradatamente si abbassava e si avvicinava all’hangar, lo videro improvvisamente, con un senso di raccapriccio, girare su se stesso e precipitare senza salvezza da circa cinquecento metri.
Le condizioni del Ciniglia che è giacente nel nostro ospedale di Loreto, sono sempre gravissime. Durante la notte il suo stato è andato peggiorando tanto che i chirurghi disperano che si possa salvare.
A Roma
La notizia pervenutaci da Napoli che il popolarissimo attore cinematografico Polidor fosse rimasto vittima di una grave sciagura aviatoria, aveva prodotto molta impressione nell’ambiente artistico teatrale, dove Polidor era conosciutissimo ed amato. Fino a stamani tutti compiangevano la triste fine di Federico Guillaume (2), il comicissimo Polidor.
Ci siamo recati da un amico intimo di Polidor, che appena ha saputo il motivo della visita ha esclamato:
— Non me ne parlate! Povero Polidor. Ma è curioso che pochi minuti fa un comune amico mi ha assicurato di averlo visto ieri sera passare per una delle vie principali di Roma. Pare un sogno…
Ricordi
Intanto sopraggiungeva Eugenio Fontana, il noto fotografo di S. Carlo al Corso, già socio di Polidor e in relazione di affari con lui. E abbiamo rammentato insieme il geniale artista quando, clown nel circo equestre di suo zio, il famoso Guillaume, pieno di risorse e di verve, entrava in pista, vestito da pagliaccio, con parrucche dai capelli movibili, mandando in visibilio gli spettatori e facendo fare matte risate ai bimbi. Poi l’addio al circo, il suo ingresso nel teatro muto sotto la veste di Cretinetti (3), nei films di cui lui era autore e interprete.
Rammentate il famoso Cretinetti che era il clou dello spettacolo nelle sale cinematografiche?
Sui cartelli d’ingresso per richiamar folla si attaccava lo striscione: « Oggi lavora Cretinetti ».
Nove o dieci anni sono trascorsi. Federico Guillaume era stato scritturato dalla Cines per i films speciali di Cretinetti.
E quando appariva riprodotto sullo schermo, la sala solo a vederlo prorompeva in una fragorosa risata. I ragazzi gridavano: Evviva Cretinetti! Bravo!
E Cretinetti correva dietro un treno, cadeva in un fosso, saltava di un colpo un caseggiato intero, si sprofondava in salamelecchi davanti ad una ragazza per farle la corte, era preso a scapaccioni dal passante che egli inavvertitamente aveva urtato ecc. ecc. Un mondo di trovate, una serie di birichinerie strane e ridicole che in fondo piacevano e mettevano di buon umore.
Dalla Cines era passato a Torino in altre case cinematografiche cambiando nome e ideando nuovi comicissimi films. Non più Cretinetti, ma Polidor.
E anche Polidor aveva un successo clamoroso alla pari se non superiore a quello di Cretinetti. Poi era ritornato a Roma mettendo su casa per conto suo Polidor Film.
L’equivoco – Si tratta del fratello…
Mentre rievochiamo questi ricordi un’attore, ben noto, entra e ci domanda:
— Ma dunque! È vero o non è vero che è morto Polidor? Dicono che sia stato visto ieri a Roma.
Ci rechiamo allo stabilimento Polidor Film. Mentre facciamo la strada incontriamo il bravo attore Gustavo Serena, ed anch’egli ci dice:
— Povero Polidor Chi l’avrebbe mai detto.
I cancelli sono chiusi. Nel cortile non c’è nessuno, le porte serrate.
In un muro presso l’ingresso vi è un ritratto in posa assai comica del simpaticissimo artista. Stiamo per andarcene convinti che purtroppo la notizia è vera. Ma una gentile persona, che conosce intimamente Polidor, interviene ad un tratto ed assicura che la notizia non è vera, o almeno si è confuso tra Polidor e il fratello suo Natalino, purtroppo vittima della tragedia aviatoria.
— Non si tratta di Federico, Polidor è vivo. È morto invece suo fratello Natalino Guillaume anch’egli artista cinematografico e che lavorava a fianco suo. Il povero Natalino è rimasto ucciso nella tragedia aviatoria a Napoli, dove si trovava anche Federico, il quale, dopo la disgrazia, ha fatto una rapida gita a Roma ed è ripartito subito ieri stesso per assistere ai funerali di suo fratello.
Era così addolorato e abbattuto! Si amavano molto i due fratelli, che erano più che fratelli due veri amici. E avevano lavorato insieme anche nel circo equestre. Avevano diviso per tanti anni gioie e dolori.
L’equivoco è sorto perché la prima voce che si è sparsa a Napoli fu quella della morte di Polidor. I giornali locali non si sono preoccupati di controllare la notizia, convinti che si trattasse proprio di Polidor.
Fuori dello stabilimento troviamo la portiera dello stabile vicino, incaricata della posta e dei servizi di Federico Guillaume, essa ci conferma pienamente la notizia.
— Non si tratta di Polidor, ma di suo fratello Natalino. Polidor ha stamane ritirato la sua posta.
In sostanza concludendo, la dolorosa tragedia aviatoria di Napoli è vera ma la vittima non è Polidor si bene (per varie testimonianze concordi, alcune delle quali confermano che egli era iersera a Roma donde ripartì per Napoli), il fratello suo Natalino Guillaume, anch’egli artista cinematografico: entrambi i fratelli avevano partecipato al lavoro della pellicola di Napoli.
Natalino Guillaume si occupava specialmente di films che avessero nella loro comicità, carattere sportivo con salti acrobatici, esercizi di forze e agilità, audaci imprese. Ed è caduto in uno dei cimenti di prova.
Era anche un abile operatore, e la sua fine drammatica è vivamente compianta.
È venuto nei nostri uffici il signor Enrico Pompili — segretario della casa cinematografica Polidor — ad annunciarci che il disgraziato attore cinematografico perito nella tragedia aviatoria è il fratello di Polidor Natale Guillaume.
Il vero Polidor è giunto ieri a Roma. Egli ha raccontato che il fratello aveva voluto fare una gita in aeroplano per provare l’emozione del volo. (Il Giornale d’Italia, 17 febbraio 1920)
1. Secondo altra fonte: « Si trovavano a Napoli da qualche giorno gli attori cinematografici della conosciutissima casa Polidor, di cui faceva parte il giovane artista Natale Guillaume, nativo di Genova, e domiciliato a Roma, via della Ripetta, fratello appunto del signor Polidor, proprietario della casa. Scopo della permanenza nella nostra città di questa compagnia, era di eseguire una film, dal titolo L’ultima favola, nella quale un idrovolante doveva compiere alcune evoluzioni, e all’uopo era stata chiesta alle superiori autorità militari, l’autorizzazione a servirsi di un apparecchio della stazione di idrovolanti dei Granili, autorizzazione che venne accordata. La film è stata eseguita oggi. Nell’idrovolante, pilotato dal valoroso Maresciallo di Marina Francesco Ciniglio, aveva preso posto l’artista Natale Guillaume. L’idrovolante aveva già compiuto felicemente alcune evoluzioni, poi il pilota aveva cercato di ammarrare, ma avendo il vento sfavorevole, non vi è riuscito. Ritentata per varie volte la prova ma inutilmente. Infine, disgraziatamente, a 100 metri di altezza, avendo il vento spezzato alcuni fili del timone del comando, l’idrovolante si capovolgeva precipitando sulla spiaggia. Il Guillaume è stato raccolto sotto i rottami dell’apparecchio cadavere, avendo riportata la commozione interna e la frattura del cranio, mentre il pilota Ciniglio è stato raccolto in gravissime condizioni, e sollecitamente trasportato all’ospedale dove trovasi tuttora in gravissime condizioni.» (Il Mattino, Napoli 16 gennaio 1920)
2. Il vero nome di Polidor è Ferdinand Guillaume:
« Viareggio, 4 dicembre 1977. È morto Polidor. Col vero nome di Ferdinando Guillaume, il popolare attore del cinema muto italiano era nato a Bayonne, da una famiglia francese di circensi, il 19 maggio 1887: aveva novantun anni. Da alcuni mesi si trovava ricoverato nella clinica Barbantini, assistito dalla figlia Wanda. Sono oltre trecento i cortometraggi che il celebre clown e attore Ferdinando Guillaume interpretò nella prima e lontana stagione del cinema italiano, che precedette, nei primi decenni del secolo, la stessa affermazione dell’industria americana. Figlio di famosi cavallerizzi da circo, Ferdinando, assieme al fratello Natalino, abbandonò fin dal 1909 l’esercizio acrobatico appreso dai genitori per dedicarsi al cinema ». (Il Tirreno)
3. Cretinetti era uno dei pseudonimi di André Deed. Il nostro cronista non ne azzecca una…
February 19, 1920. Officials of both the United Artists — the Big Four — and the First National denied yesterday knowing anything about certain information which, according to report, developed in the litigation between Harper Bros. and Henry L. Wallace and Klaw & Erlanger.
The value of the picture rights of “Ben Hur” was one of the points developing in the litigation, and correspondence filed showed that Marc Klaw had written Wallace suggesting that the United Artists make the production, and also that First National were ready to produce the picture, guaranteeing the owners $250,000; a figure which Klaw said he believed was the best obtainable. Wallace, who owns a third interest in the picture rights, figures his interest as being worth $400,000, which would make the total value of the rights $1,200,000.
In his decision Judge Hough suggested that the litigants reach an agreement regarding the value of the picture rights.
It has been reported at various times that Griffith wanted to make the picture, and also that the rights were held at $500,000. (The Film Daily)