Mosca 1913. È risaputo di quali cautele è circondata la famiglia imperiale russa. In tutte le cerimonie pubbliche il popolo è tenuto dalla polizia ad una distanza rispettabile e non vede lo Zar Nicola II e la sua famiglia che da lontano.
Il cinematografo è diventato un argomento assai delicato da disciplinare tutte le volte che riproduce le cerimonie attraverso la Russia, cui partecipa la famiglia imperiale dei Romanov. Così il Ministero dell’Interno, dopo una lunga discussione, ha diramato il seguente regolamento speciale concernente tutti i film che ritraggono la famiglia imperiale:
Art. 1° Le films devono essere sottoposte alla visione del maestro di cerimonie della corte imperiale russa, prima di essere vendute o presentate in pubblico.
Art. 2° Allorquando si rappresentino non debbono essere accompagnate da nessun commento musicale.
Art. 3° Esse devono essere indicate nel programma come un numero speciale, distintamente separato da ogni altro numero.
Art. 4° Allo scopo di ben segnalare il loro particolare carattere, il sipario dovrà essere abbassato prima e dopo la proiezione.
(da La Tribuna, Roma, 25 settembre 1913)

Victor Sjöström con Ingeborg Holm rappresenta la toccante storia di una donna caduta in disgrazia e privata dei suoi figli. La sceneggiatura scritta da Nils Krok, autore dell’opera da cui il film si ispira, e sistemata dallo stesso regista, risulta decisamente ben costruita e racconta con estrema delicatezza la disperazione di una moglie e di una madre affettuosa costretta da un destino avverso a perdere tutto: felicità e dignità di vivere. Per un ruolo tanto difficile venne scelta Hilda Borgström, attrice già affermata in teatro ma che muoveva i suoi primi passi sul grande schermo.