Winnifred Greenwood takes the part of Cinderella’s mother, while her father is played by Frank Weed. The wicked stepmother and the two step-sisters are played by Lillian Leighton, Josephine Miller and Olive Cox, respectively. T. J. Carrigan makes a most charming Prince Charming, and Charles Clary does splendidly as King Claudius. Adrienne Kroell as Princess Yetive, Jessie Steavens as the Dowager, George Cox as secretary to the king. Will Stowell as captain of the guard, Frank de Sharon as the milk vender, Frank Weed as the baker, all do excellent work, while Baby Griffin makes a most jolly and pleasing fairy godmother. Then, of course, there are courtiers, guards, heralds, court ladies, peasants, etc., galore.
Cinderella Departs for the King’s Ball
The simple old tale of Cinderella has been wonderfully elaborated. The Selig version exhibits many beautiful dramatic details that will come as a pleasant surprise to those whose memory still clings to the original. The story as arranged by Henry K. Webster is a big modern rapid-fire drama, with all the sweetness and simplicity of the old nursery tale. It was adapted and produced by Colin Campbell at the Selig Chicago studio, and fills three reels of film.
Milano, 6 novembre 1912. Il Consiglio Direttivo della Lega di miglioramento fra gli Artisti Drammatici e Operettistici ha diretto a tutte le case italiane produttrici di pellicole cinematografiche la seguente lettera circolare:
Spettabile Direzione-Amministrazione Casa Cinematografica ….
Il Consiglio Direttivo della Lega Artisti Drammatici, mentre con deliberazione in data 17 ottobre u. s., autorizzava la propria Agenzia -diretta dal signor Gismano Domenico, Segretario della Lega medesima — ad allargare la cerchia delle sue mansioni col trattare scritture per le Case Cinematografiche, dava incarico al sottoscritto di iniziare pratiche con le medesime, affinché da un reciproco accordo ne possano scaturire vantaggi artistici e materiali per le Case stesse e per la gran massa degli Attori organizzati.
La crisi economica del Teatro in generale: crisi tanto più manifesta in questo ultimo periodo non normale della vita del paese e lo sviluppo dell’Industria Cinematografica, hanno portato un danno non indifferente alla massa degli Attori. Ciò non può lasciare estranei coloro che vivono di questa Arte, e coloro che oltre l’esercizio della professione, si sono assunti l’incarico, non facile, di disciplinare i rapporti fra capitale e lavoro.
Oggi nelle Case Cinematografiche trovano posto elementi che con l’Arte non hanno nulla di comune, con evidente danno degli Attori drammatici, che pure sono la materia prima delle Case stesse.
Ma ciò non basta: un altro pericolo si presenta sull’orizzonte. Intendiamo parlare di quei capocomici, od impresari di aziende drammatiche, che stipulando contratti con le Case produttrici — per un dato numero di soggetti — mettono, o metteranno i propri scritturati nella condizione di togliere lavoro ai colleghi disoccupati. Questo stato di cose, che tende ad accentuarsi, oltre non recare nessun vantaggio alla nuova industria, porterà un giorno ad una reazione fra gli elementi artistici e le Case produttrici, reazione che più volte si è manifestata in tutti i campi della attività umana.
A lenire i danni, presenti e futuri, ad evitare contese, sempre dannose anche se giuste, noi dirigenti la Classe Drammatica Organizzata, consci delle responsabilità che ci incombono, non esitiamo a rivolgerci alle Spettabili Case produttrici di Films, perché da una reciproca intesa sorga un’era di attività calma e feconda per le Case stesse, ed il benessere economico per la famiglia artistica. A raggiungere questo nobile intento, non vediamo che una soluzione, la quale non avendo nulla di anormale, ci auguriamo che sia bene accolta da codesta Spett. Direzione;
E desidereremmo pertanto che venisse riconosciuta l’esclusività dell’agenzia di collocamento della Lega Attori Drammatici di fornire Attori alle Case Cinematografiche, come pure l’incarico, qualora se ne presentasse l’occasione, di unire un assieme straordinario per soggetti speciali pur lasciando ampia scelta alle Case fra gli Attori proposti. Questa soluzione che l’organizzazione domanda, se accordata, oltre che testimoniare lo spirito moderno dei dirigenti le Case produttrici, darebbe non lievi vantaggi e fra i quali si possono enumerare i seguenti:
1° La garanzia morale artistica della Lega verso le Case produttrici per gli Attori dalla medesima scritturati, e quindi il collocamento nelle Case di coloro che maggiormente hanno risentito e risentono il danno economico della presente crisi teatrale.
2° La trasformazione di un dato numero di Attori drammatici in Attori Cinematografici, con immenso vantaggio artistico per le Case produttrici. Ed è specialmente su questo, che ci piace richiamare l’attenzione di codesta Spett. Direzione. Dato lo sviluppo della nuova industria e data la necessità di preparare alla medesima un buon numero di Attori che abbiano le qualità necessarie per il nuovo campo d’esplicazione, crediamo fermamente che l’opera nostra potrebbe con maggior facilità risolvere l’importante problema e, mediante un lavoro paziente, preparare e disciplinare la necessaria divisione del capo drammatico: creando cioè, due elementi ben distinti: Attori della scena e Attori Cinematografici. Nè si dovrà dimenticare la corrente di simpatia che il nuovo accordo inspirerebbe in tutto il campo drammatico organizzato, simpatia che si trasformerebbe in una forza morale, coefficiente non disprezzabile per l’esplicazione di un dato lavoro. Questi, nelle linee riassuntive, sarebbero i vantaggi che a nostro parere l’accordo darebbe. Circa gli impegni già contratti dalle Spett. Case, è ovvio dire che sarebbero rispettati.
La nostra opera riguarderebbe il futuro, e così gradatamente si verrebbe a formare un’intesa che non mancherebbe di dare i propri frutti. Nessun particolare interesse ci guida; soltanto il benessere della classe intera ci dà la fede e l’energia necessaria per combattere le battaglie che coscienziosamente crediamo giuste. Se, come speriamo, la nostra proposta sarà accettata, o almeno presa in considerazione, provocheremo nel più breve tempo possibile, una riunione fra i rappresentanti le Spett. Case Cinematografiche e i Dirigenti l’organizzazione Artisti drammatici, perché da questa possa uscire un benefico accordo.
In attesa di pregiato riscontro, con la massima stima
per il Consiglio della Lega Artisti Drammatici
Fossi Ottorino, Consigliere.
Piazza Beccaria, 10 – MILANO.
Enna Saredo e Lea Giunchi in una scena di “Polizia moderna” 1912
Roma, 2 novembre 1912. Ferve, su qualche giornale cittadino, da una settimana, una curiosa polemichetta sugli spettacoli cinematografici accusati dall’illustre magistrato Giambattista Avellone, di immoralità, di pornografia, di incitamento a delinquere e via discorrendo.
I polemizzanti sono parecchi e, naturalmente, pochi di loro van d’accordo: sì che è facilissimo prevedere che a polemica finita, ognuno serberà gelosamente le proprie convinzioni e il pubblico continuerà a frequentare di preferenza quelle sale cinematografiche dove si rappresentano truci fatti di sangue o dove le pellicole svolgano vicende di adulterio, di truffa, di lenocinio, di concussione e chi ne ha più ne metta ché non correrà mai — così affermano l’avv. Avellone ed i suoi compagni recriminanti — il pericolo di esagerare.
Costoro, dunque, affermano che i cinematografi moderni non altro formano, che una immensa scuola di corruzione che nessun onesto padre di famiglia può condurre la propria prole al cinematografo, che certe pellicole a lungo metraggio stillano nel probo cittadino il desiderio di mettere le budella del prossimo nelle mani dello stesso, ai commessi di negozio di truffare il principale, alle innocenti donzelle la fregola di anticipar la conquista di quelle gioie intime e profonde le quali diventano legittime solo quando un maschio od una femmina si sono recati — col relativo necessario e ridicolo accompagnamento de’ due o de’ quattro testimoni — dinanzi al Sindaco.
Un vero castigo di Dio, insomma: l’incitamento quotidiano a far sì che vadano in scompiglio, naufraghino miseramente « nella palude torbida del vizio » tutti quei dolci e soavi sentimenti di onestà, di pudore, di rettitudine; dei quali — se le cose continuano così — la povera umanità sofferente non potrà più, come oggi fa, anche quando dovrebbe… tacere menar vanto ed andare orgogliosa.
Ora, io, che non sono stato chiamato nella polemica, ma voglio esercitare il libero diritto di « dire la mia », credo che in tutto questo ci sia molta esagerazione e che insussistente sia quel pericolo di perdizione universale, di naufragio cumulativo, nel nome e nella paura de’ quali, scrivono i loro articoletti i difensori della pubblica moralità conculcata a mezzo del cinematografo.
Ch’io mi sappia, da quando il Cinematografo ha avuto una diffusione così vasta, non sono aumentati nelle risultanze delle statistiche giudiziarie, né i delitti di sangue, né i reati contro la proprietà, né quelli contro il pudore.
Né la folla delle donnine allegre, le quali gremiscono, nelle ore lecite (ché nelle altre esse hanno paura del pattuglione, e ad altri mezzi ricorrono per esercitare la loro professione) è in aumento, da quando le pellicole cinematografiche vanno svolgendo le vicende melanconiche o turpi di questa o quella fanciulla, la quale, preferisce la vita allegra alla vita casalinga e mostra al colto ed all’inclita, sui ritmi improvvisati di un pianoforte, spesso scordato, come si fa ad abbandonare la via dritta per la storta. Il mondo, per quello che riguarda ogni manifestazione di delinquenza o di impudicizia, va avanti oggi, come ieri: — abbondano, oggi, come per lo passato le donne maritate che mancano alla fede giurata e firmata, i teppisti che ingiuriano il prossimo per la strada, i cassieri che scappano in Svizzera od in America con la cassaforte, i seduttori di professione che insidiano le donzelle e rapiscono loro l’onore, i borsaioli che, sulla piattaforma di un tramway tagliano la giacca ad un imbecille che si lascia derubare del portafoglio, i lestofanti che vendono per mille lire la solita patacca, ecc., ecc.,
Questa, amici miei, la verità nuda e cruda, quale raramente la vediamo uscire dal pozzo famoso. Concesso che ciò fosse, io credo che non ci sia tanto da gridare contro le terribili pellicole dei Cinematografi, che il pubblico gremisce, sapendo dove va e su per giù che cosa vedrà.
Le donzelle — afferma uno de’ polemizzanti — non possono più andare ad un Cinematografo senza arrossire.
E perché… ci vanno?
Restino fra le domestiche pareti, a fare onestamente la calzetta.
Arrossiscono?
Ho i mie dubbi, e li esterno.
Al Cinematografo, intanto… c’è scuro… chi può giurare sul… colore delle loro guance?