Filoteo Alberini racconta come fece debuttare Petrolini sullo schermo

Ettore Petrolini, primi del '900
Ettore Petrolini, primi del ‘900

Il 20 gennaio 2014 The Space Cinema Moderno di Roma compierà 100 anni. La storia di questa sala di cinema è legata al ricordo dell’eclettico pioniere Filoteo Alberini, un personaggio che ha meritato in diverse occasioni l’attenzione di questo sito. Questa volta si tratta di una storia (quasi) inedita e completamente dimenticata, dell’altrettanto inedita e dimenticata (senza il quasi) storia del cinema muto italiano.

Com’era la sala del cinema moderno 99 anni fa? Ce lo racconta lo stesso Alberini seduto ad un tavolino di un caffè sotto i portici dell’Esedra, nei primi anni ’30 del secolo scorso:

L’inaugurazione del cinema Moderno, per me è una data storica, il 20 gennaio 1904. Posso affermare, onestamente e senza tema di smentite, che tutta la popolazione romana accorse ad ammirare l’allora nuovo ritrovato della scienza: il Cinematografo. Il locale, certo di piccole proporzioni rispetto a quelli di oggi, consisteva in tre sale, quella di centro destinata all’ingresso, quella di sinistra a sala d’aspetto, quella di destra alla cabina delle macchine ed al piccolo laboratorio per la manipolazione delle pellicole di attualità. Dalla sala d’aspetto si accedeva a quella di proiezione. Questa misurava circa 20 metri di lunghezza e 6 di larghezza, di forma un po’ curva a somiglianza del porticato esterno. Il pubblico entrando aveva alla sua sinistra la parete su cui era piazzata la tela, o schermo che dir si voglia, ed in fondo, a destra, la cabina. I posti, semplici sedie, erano 180, ed una piccola zona con 20 poltroncine era riservata a quelli di prima categoria. La decorazione di tutte le sale era sobria, ma per quei tempi, anche elegante. Alle pareti quadri dello scienziato italiano Della Porta, dei francesi Daguerre e Niepce, dell’americano Edison. Nella sala d’ingresso una piccola predella sulla quale un’orchestrina distraeva il pubblico durante l’attesa.

Il locale veniva aperto al pubblico alle due del pomeriggio per chiudersi a mezzanotte inoltrata. Lo spettacolo si componeva generalmente di una pellicola a svolgimento drammatico o fantastico, di una breve visione documentaria e di una scena comica. Il tutto durava circa trenta minuti: in complesso oltre venti rappresentazioni al giorno! L’eco del successo si trasmisse rapidamente nei punti più eccentrici della città. La ressa del pubblico non era limitata solo nell’interno, ma il portico ne era letteralmente stipato. Benchè un servizio di pubblica sicurezza regolasse l’afflusso, quasi tutti i giorni si registrava qualche battibecco e qualche contusione… però nulla di grave.

Nella realizzazione di quello che allora era il mio sogno, avevo voluto considerare il cinematografo sotto tutti gli aspetti, e compresi che sarebbe divenuto un potente ausilio nella scuola, mezzo efficace per la conoscenza e la storia di tutti i paesi del mondo. Fin d’allora si potevano leggere nel mio locale queste massime: “come il tramvai è la carrozza di tutti, il cinematografo è il teatro di tutti”. Sin da quel tempo ciò si dimostrò vero: tutte le categorie sociali assistevano alle rappresentazioni con minima spesa divertendosi un mondo ed in perfetta comunità. Non per nulla un altro cartello diceva: “Il cinematografo è la scuola e l’educazione dell’avvenire”. L’avvenire, in fondo, mi ha dato ragione; ma purtroppo non sempre.

Una delle priorità di Alberini era trovare qualche novità per sorprendere ed attirare il pubblico, e fu così che al Cinema Moderno arrivò il cinema sonoro (forse ispirato al successo del Phono-Cinéma-Théâtre, ma questa è una idea tutta mia):

L’esperimento avvenne a Roma, sempre nel 1904. In un locale oggi scomparso, all’angolo di Santa Maria Maggiore con via Merulana, e cioè all’Arena Italia, dove era stato innalzato all’ombra di un grande pino un piccolo palcoscenico. Fu lì che Ettore Petrolini cantò alcune canzoni del tempo, mentre la macchina da presa e un grammofono riprendevano, contemporaneamente, l’una le mosse, l’altro la voce. Petrolini fu allora compensato con duecento lire e qualche giorno dopo il pubblico l’ammirò sullo schermo del Cinema Moderno, dove per l’occasione erano stati tesi vari fili elettrici, ben visibili quanto inutili, finte pile e condensatori, il tutto per impressionare il buon pubblico della nuova sensazionale invenzione.

Non è la prima volta che sento parlare di questo palcoscenico dell’Arena Italia, teatro di posa dei primi film di Alberini… Andiamo indietro nel tempo fino al 1914. Il nostro testimone è rientrato in redazione per scrivere il pezzo sulla prima visione a Barcellona (Spagna) di Histoire d’un Pierrot, produzione Celio, messa in scena di Mario Caserini, interpreti Francesca Bertini, Leda Gys, Emilio Ghione:

Ricordo che più o meno dieci anni fa, il mio carissimo amico il cav. Alberini cui nessuno può togliere il vanto di essere stato il papà (ahi, quanto prolifico!) dell’industria cinematografica italiana, volle riprodurre in film l’Histoire d’un Pierrot. In Italia non v’era ancora nessun teatro di posa: solo in Roma, fuori Porta San Giovanni, si stava costruendo per conto dell’Alberini quel primo teatro che fu poi… la culla della Cines.

Dove eseguire la cinematografia? … Incontro all’antica basilica di S. Maria Maggiore v’era una specie di caffè-concerto all’aperto; un largo spiazzo, poche fratte di mortella all’ingiro, qualche alberello rachitico… e, nel fondo, il palcoscenico dalla pittura scolorata e un vecchio pianoforte avvezzo alle intemperie… Fu là che il cav. Alberini portò la sua macchina da presa e che venne eseguito il primo negativo della Histoire d’un Pierrot. Vi era anche Mario Caserini; Pierrot era Bianca Visconti, Pochinet Mario Caserini.

Ma il negativo non venne mai pubblicato… Si era pensato che sarebbe stato facile regolarsi con i diritti d’autore, ma invece… (ricorda, comm. Re Riccardi?) la richiesta fu troppo gravosa per allora che il cinematografo era ai sui primi passi (che buoni garretti ha ora, eh?…) e il negativo venne sepolto nel fondo di un armadio.

Peccato… Su questa versione di l’Histoire d’un Pierrot, primo film della ditta Alberini & Santoni ho scritto tanto tempo fa… nel 2008. Adesso la domanda è: che fine ha fatto il film “sonoro” interpretato da Ettore Petrolini? Quanti film sono stati girati sul palcoscenico dell’Arena Italia?

Alberini e Santoni

Alberini e Santoni, uffici e teatro di posa
Alberini e Santoni, uffici e teatro di posa

Non è facile stabilire con assoluta precisione certe date nella storia del cinema italiano delle origini. Il primo problema sono la mancanza di documenti ufficiali ed il secondo, che molti archivi privati sono dispersi. In mancanza di queste fonti primarie, rimangono le pubblicazioni periodiche ed i cataloghi delle ditte, i programmi dei teatri, ecc. Ma queste non possono offrire che dati parziali. Secondo alcune fonti dunque, la prima casa di produzione cinematografica italiana sarebbe nata a Roma, verso la fine del 1904. Il teatro di posa, che potete vedere nell’immagine a sinistra, era in via Appia Nuova, nel tratto compreso tra Porta San Giovanni e Piazza Re di Roma, che allora, nei primi anni del secolo scorso, era una zona periferica e praticamente deserta, di fatto, nella pubblicità della ditta, accanto all’indirizzo, non viene indicato il numero, soltanto il riferimento fuori Porta San Giovanni. Gli uffici di amministrazione, sempre a Roma, erano in via Torino 96.

Una delle poche fonti disponibili, quasi di prima mano perché si tratta di Alessandro Santoni, figlio di uno dei fondatori della ditta, in un articolo pubblicato nella rivista L’Eco del Cinema, agosto 1929 racconta:

« Nel dicembre 1904 fu iniziata fuori Porta San Giovanni la costruzione di una casa di produzione di pellicole che prese il nome di Primo Stabilimento Italiano di Manifattura Cinematografica Alberini e Santoni. (…) Riporto come documentazione, un brano che la rivista Albo d’Oro pubblicava nel giugno 1906: “Le case estere produttrici di films, non poterono non ammirare l’audacia degli energici ai quali abbiamo accennato (Dante Santoni e Filoteo Alberini) specialmente quando seppero che il grande stabilimento costruito fuori porta S. Giovanni (Roma) era dotato di ricco ed importante macchinario per poter creare e riprodurre al vero qualunque avvenimento”.
All’uopo Dante Santoni, comprendendo come i denaro fosse la molla principale di ogni impresa, non curò l’azzardo di vistosi capitali, mentre fece dedizione completa al progetto, di tutta la sua capacità di costruttore, e l’edificio sorse a vista d’occhio, e presto fu fatto compiuto. »

Marchio (logo) Alberini e Santoni
Marchio (logo) Alberini e Santoni

Nel citato articolo dell’Albo d’Oro troviamo altre informazioni, per esempio che l’area di costruzione era di oltre 2000 metri quadrati, e che lo stabilimento comprendeva un teatro di posa, una vasca per i soggetti acquatici, parecchie camere oscure, sale per la coloritura, e tutto l’occorrente a riprodurre qualunque scena o avvenimento. Verso la metà del 1905, la ditta cominciò a pubblicare regolarmente listini dei film realizzati in un bollettino mensile, dove si racconta di un copioso corredo di macchine espressamente costruite in Germania e in Francia, senza specificare le marche.

La storiografia cinematografica afferma che il primo film prodotto dalla ditta Alberini & Santoni è La presa di Roma, naturalmente si riferisce al primo film a soggetto, ma neanche in questo le fonti si mettono d’accordo, per esempio, Alessandro Santoni afferma che il primo film fu Storia di un pierrot. Secondo Aldo Bernardini e l’archivio del cinema italiano, i titoli prodotti sono 14.

Qualche traccia di questi film si può ancora trovare in archivi e cineteche, pubblici e privati. Per sapere se siete i fortunati proprietari di un film dell’Alberini & Santoni in nitrato d’epoca dovete controllare questo:

« Tutte le pellicole che escono dal Primo Stabilimento Italiano di Manifattura Cinematografica Alberini & Santoni portano impressa la nostra marca di fabbrica, depositata a norma di legge che qui riproduciamo (sopra a sinistra). Ogni titolo in basso a destra e a sinistra, la nostra marca di fabbrica e sul principio di ogni pellicola vi è impresso il bollo a secco della Ditta. »

Gli artefici di questa impresa, Filoteo Alberini e Dante Santoni, meritano un capitolo a sé, e di loro ci occuperemo più avanti.