Ubaldo Maria Del Colle pioniere

Ubaldo Maria Del Colle
Ubaldo Maria Del Colle

Come per molti altri colleghi del cinema muto, le tracce di Ubaldo Maria Del Colle sembrano disperse nel nulla.

Nato a Roma il 27 giugno 1883, debutta sulle scene nella stagione 1903-1904 con la Compagnia Fumagalli Franchini. Poco o niente si sa di lui prima di questa data. Debutta nel cinema nel famoso La presa di Roma, Alberini e Santoni 1905, dove interpreta un “tenente dei bersaglieri”, e continua a lavorare sia sul palcoscenico sia nel teatro di posa. Nel 1911, debutta come regista-sceneggiatore alla Pasquali Film di Torino, senza abbandonare il ruolo di primo attore. Nel 1913, insieme a Riccardo Caimi fonda la Riviera Film. Il teatro di posa è sull’alture di Sant’Ilario, poi la casa diventa semplicemente Del Colle Films, si trasferisce a Quinto e… scoppia la prima guerra mondiale. Tra il personale artistico della casa Lina Pasquet, nome artistico di Pasqualina Pasquetti, nativa di La Spezia, che Del Colle sposa nel 1916. Le condizioni dell’industria cinematografica sono disperate, Del Colle lascia la Liguria e ritorna a Roma, dove lavora prima alla Megale Film, e alla Flegrea. Finita la guerra, nel 1918, passa alla Tina Film di Napoli e dal 1920 alla Lombardo Film, sempre di Napoli. Per questa casa, diretta dal pioniere Gustavo Lombardo, prima attrice Leda Gys, Del Colle metterà in scena nel 1921: I figli di nessuno, dall’omonimo romanzo di Ruggero Rindi (Falstaff), autore di un centinaio di drammi, rappresentati nei teatri popolari con grande successo, morto in miseria all’ospedale di Roma il 16 marzo 1908. Qualche anno prima, Ubaldo Maria Del Colle aveva interpretato questo dramma nel teatro di posa, e a quel punto della sua carriera conosceva molto bene l’impatto di una storia simile nel pubblico. Non si sbagliava: il film diventò uno dei più grandi successi di botteghino nella storia del cinema muto italiano. Sicuramente è vero, come raccontano alcune cronache che Del Colle diventò il braccio destro di Gustavo Lombardo, ma si vede che amava l’indipendenza perché ad un certo punto passa a lavorare, sempre a Napoli, prima per l’Any Film, la Del Gaudio e la Napoletan Film, da lui stesso creata.

Nel 1929 diresse gli attori italiani impiegati in due film di produzione Universal che si giravano in Italia, negli studi della Lombardo Films.

Non si sa molto di lui negli anni trenta, tranne che per alcuni documentari turistici realizzati per una produzione indipendente italo-americana: Poesia del mare; Laghi d’Italia; Venezia artistica; Sicilia artistica; La Conca d’oro e Monreale; Mondello.

Durante la seconda guerra mondiale, gestiva il cinema Eden a Rapallo.

Ad un certo punto, Gustavo Lombardo si ricorda di lui e del successo di quel Figli di nessuno, ma questo film finirà per produrlo il figlio Goffredo. Del Colle lavora come assistente di Raffaello Matarazzo, siamo nel 1951.

Il suo nome compare per l’ultima volta nei titoli di un film nel 1952. Ufficialmente è il regista di Menzogna, ma la regia, in realtà è di Giuseppe De Santis.

Il nostro pioniere ha compiuto 69 anni, sicuramente non è disposto a lasciare il cinema, ma non c’è più posto per lui. Come per molti altri “veterani” del cinema muto, dovrà affrontare il problema delle scarse risorse economiche e di una pensione molto, ma molto ridotta, che forse nel suo caso era nulla.

Cosa fare? Semplice: fondare insieme ad altri pionieri un’associazione. Nasce così nel 1956, l’AVACI (Associazione Veterani Artisti Cinematografici):

“Di idee quelli dell’AVACI ne hanno molte, ma di soldi purtroppo niente. Si riunirono la prima volta in una pizzeria di Roma nel giugno scorso; presidente l’attore Del Colle (lavorò ne i Promessi Sposi, Cavalleria rusticana e nel 1903 ne la Presa di Porta Pia)” –  sic, la Presa di Porta Pia, La presa di Roma è del 1905, e Del Colle non è soltanto un attore, ma un regista-sceneggiatore – “vice-presidenta Elena Sangro (protagonista di Fabiola, e Poppea nella seconda edizione del Quo Vadis?), e tra gli scopi pratici dell’Associazione si puntò soprattutto su una casa di previdenza, su un fondo di soccorso immediato in caso di bisogno, su la creazione di un ambulatorio, sull’istituzione di pensioni. Piani più che belli, ma che lasciano alquanto perplessi quando si pensi che a tutt’oggi il capitale disponibile dell’Associazione ammonta soltanto a 1.500 lire e le 1.500 lire le hanno tirate fuori quelli stessi che hanno bisogno di aiuto. Sperano molto in un presidente onorario che, ancora da designare, dovrebbe risolvere parecchi di loro problemi. Accettano consigli e aiuti da tutti (perfino un macellaio ha promesso di interessarsene), purché si faccia in fretta e non si ripeta il caso di Alberto Collo che ebbe tutto il tempo di morire prima che gli arrivassero i famosi aiuti. Per ora gli iscritti all’Associazione sono circa cinquanta tra attori, operatori, registi. Vi figurano nomi come Giovanni Vitrotti (è stato l’operatore di 1.500 film), Rina De Liguoro, Cecil Tryan, Domenico Gambino, Domenico Serra, Eugenio Galantini; ma altri sicuramente vi si aggiungeranno con il passare del tempo. Intanto hanno fissato la loro sede in un appartamento del Corso, ospiti da una simpatizzante, portano a mano le loro lettere e i loro inviti, – galoppino dei veterani, Felice Minotti -, e il segretario Roberto Spiombi non si lascia sfuggire un’occasione per reclamizzare i propri scopi”.

Questo articolo, pubblicato nella rivista Cinema, è del febbraio 1956, pochi mesi dopo Del Colle finirà nella corsia dell’ospedale. L’amico di una vita, Felice Minotti, tornerà nella redazione di Cinema per raccontarlo.

Ubaldo Maria del Colle, regista di più di 90 film, interprete di La presa di Roma ed altri 80 film, produttore, sceneggiatore, muore a Roma il 24 agosto 1958. Che fine ha fatto il suo archivio?

I figli di nessuno – Lombardo Film 1921

i figli di nessuno 1921
Una scena del film I figli di nessuno (1921)

La giovane Luisa è la figlia del custode di una cava di marmo a Carrara, proprietà della contessa fiorentina Carani. Poldo, un operaio della cava, è innamorato di lei, ma Luisa gli preferisce il figlio della contessa, il conte Arnaldo, e di nascosto si incontra nottetempo con lui. La contessa Carani, informata dall’ingegnere Anselmo di quanto avviene, si adopera per allontanare quanto prima il figlio da Carrara., mentre alla cava, un incidente mortale mette in agitazione gli operai.

Il padre di Luisa, che ha sorpreso la figlia con Arnaldo, muore dal dolore. L’ingegnere Anselmo manda a vivere con Poldo, nominato nuovo custode della cava, sia Luisa sia la vedova e i due figli dell’operaio morto, due bambini. Luisa attende con ansia di ricevere posta da Arnaldo, ma la contessa intercetta le lettere del figlio e manda lettere false all’uno e all’altra. Nella cava intanto un gruppo di operai, capeggiati da Poldo, scende in sciopero per protestare contro i soprusi dell’ingegnere Arnaldo, ottenendo la solidarietà dei “figli di nessuno”, i ragazzi minorenni che lavorano nella cava. Luisa scopre di essere incinta e, disperata, abbandona la casa di Poldo. La contessa, che ha fatto credere al figlio che Luisa sia morta, riesce a farlo fidanzare con Edvige, una ricca ragazza di Firenze. Per Luisa, il piccolo Gualberto diventa subito l’unica ragione di esistenza, e la contessa, falsificando la firma del figlio, riesce a sottrarlo alla custodia della madre. Non avendo più notizie da Arnaldo, Luisa decide di andare a cercarlo a Firenze, proprio il giorno fissato per il matrimonio del giovane con Edvige, arrivando nella villa durante il ricevimento di nozze e, affrontando la contessa, ne smaschera gli intrighi; apprende però dalla stessa contessa che Gualberto è morto.

Qualche tempo dopo, la contessa, in punto di morte, rivela al prete di famiglia, don Demetrio, che in realtà Gualberto è vivo, e per riparare al malfatto, nel testamento ha lasciato tutto a lui. Edvige, che tutto ha ascoltato, sottrae e poi distrugge il testamento.

Intanto, il piccolo Gualberto, dal collegio passa a lavorare per un materassaio, poi nelle cave di marmo dei Carani.

Luisa si fa suora e prende il nome di Suor Dolore. Ma nel suo cuore v’è sempre la speranza di ritrovare il figlio. E lo vedrà per l’ultima volta, quando dopo un atto eroico – s’è immolato per salvare i minatori da un’esplosione – il ragazzo muore in un letto d’ospedale.

Vinta dal dolore, dopo aver lasciato cadere dei petali di rosa sul feretro del figlio, anche Luisa muore.

Regia di Ubaldo Maria Del Colle, sceneggiatura dello stesso regista, dal romanzo omonimo di Ruggero Rindi (Falstaff). Interpreti principali Leda Gys (Luisa Vitalbi), Ubaldo Maria Del Colle (Poldo), Ermanno Roveri (Gualberto), Alberto Nepoti (Arnaldo Carani), Léonie Laporte (Contessa Carani), Ignazio Lupi (don Demetrio). Produzione Lombardo Film, Napoli. Film in tre episodi.
Copia restaurata dalla Cineteca Italiana di Milano.

Uno dei grandi successi d’incassi del cinema italiano negli anni ’20, ripetuto e aumentato nella versione sonora del 1951, diretta da Raffaello Matarazzo, interpretata da Yvonne Sanson e Amedeo Nazzari. Alcuni storici affermano che I figli di nessuno, versione muta e versione sonora sono stati il più grande successo di pubblico del cinema italiano di tutti i tempi… sarà vero?

Per quel che riguarda la versione del muto, il produttore Gustavo Lombardo, che ha prodotto anche quella del 1951, avrà fatto un mucchio rispettabile di quattrini ma, allo stesso tempo, bisogna riconoscere che non mancava di un certo coraggio, proponendo certi temi come lo sciopero, in un anno particolarmente agitato da queste dimostrazioni, o forse lo aveva fatto precisamente per questo, con un occhio al botteghino. Secondo una delle recensioni dell’epoca invece, il film, più che un dramma sociale, sarebbe un dramma sentimentale e passionale “ultraromantico e fantastico, fuori assai della realtà della vita”. Bene, io direi che quello fuori della realtà della vita sembra proprio lui, il recensore. Infatti si tratta di un “romanzo”… provate a dare un’occhiata ai giornali, dell’epoca (e della nostra non ne parliamo).

Ritornando al coraggio del produttore, per il fatto che potevano vietare il film, guardate cosa pensava invece la censura dell’epoca che, come al solito, aveva capito tutto: “Ridurre la scena in cui si vede l’operaio che rimane vittima della mina, in modo che la proiezione termini nel momento in cui il cadavere, trasportato nella cassetta del custode, viene adagiato su di un materasso per terra; modificare la scena in cui si vede la commissione degli operai guidata da don Demetrio, recarsi dal conte Carani, in modo che dall’azione vengano eliminati tutti gli operai, facendo figurare il solo sacerdote che si reca dal conte in nome di tutti loro; sopprimere del tutto la scena che rappresenta l’insurrezione degli operai contro Anselmo”.

Ma il vero artefice di questo film, quello che lo aveva proposto al produttore, era il regista-sceneggiatore: Ubaldo Maria Del Colle, uno dei grandi pionieri del cinema italiano, interprete della mitica Presa di Roma di Filoteo Alberini nel 1905. Di lui parlerò domani.

No, non mi sono dimenticata di Leda Gys, la bravissima Leda Gys… anche di lei parlerò fra poco.

Come al solito, quando è che lo vediamo, questo e gli altri, in DVD?

L’atleta fantasma – A. De Giglio 1919

L'atleta fantasma 1919
L’atleta fantasma 1919

Jenny (Elsa Zara), frivola ed intraprendente figlia del ricco Ladimoor, è corteggiata senza successo dal timido Harry Audressen (Mario Guaita-Ausonia).

Visitando un museo, Jenny rimane colpita da un’antichissima fibbia d’oro che il direttore del museo ha messo in vendita. Il padre di Jenny la compra, ma Tesy e Mesy, due antiquari, tentano di rubarla.

L’Atleta Fantasma, un uomo mascherato, mette in fuga i ladri. I quali, però, non si danno per vinti e riescono finalmente a sottrarre la preziosa fibbia, ma ancora una volta l’Atleta Fantasma riesce a recuperare il prezioso oggetto e lo restituisce al proprietario. Nel tentativo di impossessarsi della fibbia, i due antiquari rapiscono Jenny e la portano in un casolare. L’Atleta Fantasma cerca di liberarla, ma viene fatto prigioniero anche lui. La polizia, avvertita in precedenza, riesce a catturare i due antiquari e la sua banda, ma sarà Jenny a liberare l’atleta da un cunicolo in cui era stato gettato, riconoscendo nel suo coraggioso eroe il timido Harry Audressen e accettando infine la dichiarazione d’amore.

Messa in scena di Raimondo Scotti, produzione A. De Giglio, Torino 1919.

Copia al Museo Nazionale del Cinema (Torino), Cinémathèque Royale (Bruxelles)

A me piace molto questo film, interpretato dall’atleta Mario Guaita-Ausonia, sopratutto il finale, che è stato presentato ultimamente nella rassegna Non solo dive… pioniere del cinema italiano, il progetto di ricerca a cura di Monica Dall’Asta sulle donne che ai tempi del cinema muto non erano soltanto dive, e cioè interpreti, ma anche registe, imprenditrici, soggettiste e sceneggiatrici, montatrici, ecc.

Nel caso dell’Atleta fantasma, il soggetto e la sceneggiatura portano la firma di Renée de Liot, autrice di almeno una quindicina di soggetti interpretati da Mario Guaita Ausonia. Volete sapere di più? Allora leggete questo articolo vintage che la riguarda:

LA BUONA FATA D’UN GRANDE ATTORE

Ad Ausonia, che il pubblico dei due mondi conosce sotto la bella etichetta di atleta mondano, occorreva una compagna degna di lui. Ausonia avrebbe potuto unirsi ad una delle numerose stelle milionarie incontrate durante le sue tournée; poteva cercare tra la massa delle sue ammiratrici qualche bizzarra mondana affascinata dalla sua fama e della sua bellezza fisica.

Ma Ausonia è un semplice, un sentimentale, un artista. Assai prima che lo schermo ci avesse rivelato la potenza del suo ingegno, allorché era semplice atleta dilettante, egli aveva sposato, d’amore, un’artista di operette, Mme Renée de Liot, una graziosa parigina, che i casi d’una tournée aveva condotto nell’America del Sud. Il matrimonio ebbe luogo nel 1910 a Lima nel Perù.

Ma questa personalità femminile era troppo interessante, perché noi non provassimo il piacere di analizzarla più profondamente.

M.me Renée de Liot ci ricevette fra il verde del castello di La Rose, di dove usciva in compagnia di Ausonia, venuto a Marsiglia per girare con M.lles Aina-Relly e Rolette ed il popolare Mathè, il film Mes Petits.

M.me Renée de Liot sa ricevere: ella è parigina per lo spirito ed italiana per il calore della conversazione e per i modi. Il parco, intorno a noi, reca orgogliosamente l’impronta della floridezza estiva. Mentre la signora Ausonia ci parla, sentiamo soltanto la sua voce musicale che si anima, scorgiamo soltanto l’infinita tenerezza de’ suoi occhi profondi, azzurri come un cielo di Provenza… Ella aveva cantato un tempo nelle operette a cui aveva date delle superbe creazioni, tra cui ricorderemo: Viva l’amore e Il figlio di Satana, che ottennero un largo successo a Buenos Ayres, a Montevideo, nel Chili e nel Perù. Fu allora che incontrò Ausonia, se ne innamorò, abbandonò la scena e lo sposò. Da quel giorno M.me Renée de Liot non dovette più pensare che alla gloria del bel giovane, al quale aveva consacrato la sua vita.

Intanto Ausonia si dedicava allo schermo, ove riportò subito imponente successo. I primi films Spartaco e Salambò, ove egli compiva veri sforzi atletici, fecero comprendere a M.me Renée de Liot che il marito poteva fare di più che dei semplici esercizi. Quel corpo meraviglioso, ch’era la manifestazione di tutta la bellezza fisica, doveva contenere l’anima ch’ella sognava, un’anima eroica, candida, ardente, pronta a tutte le devozioni come a tutte le audacie.

Al posto dell’apache volgare, del sostenitore di affari loschi, di quel deplorevole bandito del Far-West dal dorso flessibile e dalla rivoltella pronta, M.me Renée de Liot avrebbe offerto al pubblico, di cui il cinematografo accarezza troppo spesso soltanto i cattivi istinti, un vero eroe, gagliardo, un buon ragazzo insomma, che d’ora in poi avrebbe messo i suoi terribili muscoli al servizio della bontà, del bene e della giustizia.

E M.me Renée de Liot è pure una fine letterata, una poetessa delicata. Da signorina era stata giornalista in Argentina, ed aveva collaborato alla rivista Varietès ed al giornale politico La Razón. Dopo aver fatto della critica sul Film, periodico italiano e sulla Vita Cinematografica, si dedicò a scrivere soggetti, che sarebbero stati interpretati dal marito.

Modesta, lavorando all’ombra della grande vedetta, ispirata dalla sua fiamma amorosa, ella scrisse successivamente: L’atleta fantasma, Il figlio di Ercole, La cintura delle Amazzoni; Atlas, La nave dei miliardi, Sotto i ponti di Parigi, riduzione dal romanzo di Balzac, Il fantasma d’acciaio, Frisson, Il pescatore di perle, I fantasmi della fattoria, che usciranno nel prossimo inverno con I miei piccoli e La corsa all’amore di Paul Barlatier.

Durante la guerra, mentre il celebre atleta, arruolatesi volontariamente, compiva valorosamente il suo dovere al fronte italiano — nel 1918 egli era tenente d’artiglieria e decorato della Corona d’Italia — M.me Renée de Liot occupava le ore d’ansia angosciosa, nella direzione degli affari abbandonati dal marito, dedicandosi pure alle opere di soccorso per i feriti.

La produzione di M.me Renée de Liot, pur essendo improntata largamente al suo spirito fantastico, è istruttiva e moralizzatrice, poiché a qualunque intrigo, sempre avvincente, ella aggiunge il sentimento, il tratto di nobiltà che eleva l’azione. Il suo eroe — Ausonia — mette sempre la propria forza al servizio del bene: egli è onesto e buono; ella desidera che, in seguito, la folla rammenti la dignità della sua condotta, dei suoi gesti magnifici e procuri d’imitarlo.

Come si vede, M.me Renée de Liot si è assegnata una delicata missione che torna molto a suo onore. Quantunque risieda a Torino, ella accompagna il marito in tutti i suoi viaggi, e l’aiuta come lo consente la sua intelligenza ed il suo cuore. Ausonia mette in scena la maggior parte dei lavori che interpreta; M.me Renée de Liot è sempre presso di lui, pronta a riferirgli le sue osservazioni d’autrice e d’artista, realizzando così il legame necessario tra la parte tecnica e lo sviluppo spirituale del soggetto…

Parlando della collaborazione di questi due ottimi artisti che sono Ausonia e M.me Renée de Liot, dicevamo in un articolo pubblicato sul Petit Marseillais (Guardando girare Ausonia):

« La bellezza fisica è qui accompagnata dall’intelligenza più viva, più raffinata e più sensibile; la coppia si completa armoniosamente ».

Non sapremmo dipingere più esattamente la parte d’ingegno che M.me Renée de Liot, donna ammirabile, porta alla gloria del marito.
F. Morozzani.
(Da Ève, supplemento settimanale di Le Petit Marseillais)

E adesso, se avete in famiglia una antenata che lavorava nel cinema muto mettetevi in contatto con Monica Dall’Asta, progetto Non solo dive.

Se volete vedere questo e gli altri film del cinema muto italiano ritrovato, restaurato e invisibile scrivetemi.