L’atleta fantasma – A. De Giglio 1919


L'atleta fantasma 1919

L’atleta fantasma 1919

Jenny (Elsa Zara), frivola ed intraprendente figlia del ricco Ladimoor, è corteggiata senza successo dal timido Harry Audressen (Mario Guaita-Ausonia).

Visitando un museo, Jenny rimane colpita da un’antichissima fibbia d’oro che il direttore del museo ha messo in vendita. Il padre di Jenny la compra, ma Tesy e Mesy, due antiquari, tentano di rubarla.

L’Atleta Fantasma, un uomo mascherato, mette in fuga i ladri. I quali, però, non si danno per vinti e riescono finalmente a sottrarre la preziosa fibbia, ma ancora una volta l’Atleta Fantasma riesce a recuperare il prezioso oggetto e lo restituisce al proprietario. Nel tentativo di impossessarsi della fibbia, i due antiquari rapiscono Jenny e la portano in un casolare. L’Atleta Fantasma cerca di liberarla, ma viene fatto prigioniero anche lui. La polizia, avvertita in precedenza, riesce a catturare i due antiquari e la sua banda, ma sarà Jenny a liberare l’atleta da un cunicolo in cui era stato gettato, riconoscendo nel suo coraggioso eroe il timido Harry Audressen e accettando infine la dichiarazione d’amore.

Messa in scena di Raimondo Scotti, produzione A. De Giglio, Torino 1919.

Copia al Museo Nazionale del Cinema (Torino), Cinémathèque Royale (Bruxelles)

A me piace molto questo film, interpretato dall’atleta Mario Guaita-Ausonia, sopratutto il finale, che è stato presentato ultimamente nella rassegna Non solo dive… pioniere del cinema italiano, il progetto di ricerca a cura di Monica Dall’Asta sulle donne che ai tempi del cinema muto non erano soltanto dive, e cioè interpreti, ma anche registe, imprenditrici, soggettiste e sceneggiatrici, montatrici, ecc.

Nel caso dell’Atleta fantasma, il soggetto e la sceneggiatura portano la firma di Renée de Liot, autrice di almeno una quindicina di soggetti interpretati da Mario Guaita Ausonia. Volete sapere di più? Allora leggete questo articolo vintage che la riguarda:

LA BUONA FATA D’UN GRANDE ATTORE

Ad Ausonia, che il pubblico dei due mondi conosce sotto la bella etichetta di atleta mondano, occorreva una compagna degna di lui. Ausonia avrebbe potuto unirsi ad una delle numerose stelle milionarie incontrate durante le sue tournée; poteva cercare tra la massa delle sue ammiratrici qualche bizzarra mondana affascinata dalla sua fama e della sua bellezza fisica.

Ma Ausonia è un semplice, un sentimentale, un artista. Assai prima che lo schermo ci avesse rivelato la potenza del suo ingegno, allorché era semplice atleta dilettante, egli aveva sposato, d’amore, un’artista di operette, Mme Renée de Liot, una graziosa parigina, che i casi d’una tournée aveva condotto nell’America del Sud. Il matrimonio ebbe luogo nel 1910 a Lima nel Perù.

Ma questa personalità femminile era troppo interessante, perché noi non provassimo il piacere di analizzarla più profondamente.

M.me Renée de Liot ci ricevette fra il verde del castello di La Rose, di dove usciva in compagnia di Ausonia, venuto a Marsiglia per girare con M.lles Aina-Relly e Rolette ed il popolare Mathè, il film Mes Petits.

M.me Renée de Liot sa ricevere: ella è parigina per lo spirito ed italiana per il calore della conversazione e per i modi. Il parco, intorno a noi, reca orgogliosamente l’impronta della floridezza estiva. Mentre la signora Ausonia ci parla, sentiamo soltanto la sua voce musicale che si anima, scorgiamo soltanto l’infinita tenerezza de’ suoi occhi profondi, azzurri come un cielo di Provenza… Ella aveva cantato un tempo nelle operette a cui aveva date delle superbe creazioni, tra cui ricorderemo: Viva l’amore e Il figlio di Satana, che ottennero un largo successo a Buenos Ayres, a Montevideo, nel Chili e nel Perù. Fu allora che incontrò Ausonia, se ne innamorò, abbandonò la scena e lo sposò. Da quel giorno M.me Renée de Liot non dovette più pensare che alla gloria del bel giovane, al quale aveva consacrato la sua vita.

Intanto Ausonia si dedicava allo schermo, ove riportò subito imponente successo. I primi films Spartaco e Salambò, ove egli compiva veri sforzi atletici, fecero comprendere a M.me Renée de Liot che il marito poteva fare di più che dei semplici esercizi. Quel corpo meraviglioso, ch’era la manifestazione di tutta la bellezza fisica, doveva contenere l’anima ch’ella sognava, un’anima eroica, candida, ardente, pronta a tutte le devozioni come a tutte le audacie.

Al posto dell’apache volgare, del sostenitore di affari loschi, di quel deplorevole bandito del Far-West dal dorso flessibile e dalla rivoltella pronta, M.me Renée de Liot avrebbe offerto al pubblico, di cui il cinematografo accarezza troppo spesso soltanto i cattivi istinti, un vero eroe, gagliardo, un buon ragazzo insomma, che d’ora in poi avrebbe messo i suoi terribili muscoli al servizio della bontà, del bene e della giustizia.

E M.me Renée de Liot è pure una fine letterata, una poetessa delicata. Da signorina era stata giornalista in Argentina, ed aveva collaborato alla rivista Varietès ed al giornale politico La Razón. Dopo aver fatto della critica sul Film, periodico italiano e sulla Vita Cinematografica, si dedicò a scrivere soggetti, che sarebbero stati interpretati dal marito.

Modesta, lavorando all’ombra della grande vedetta, ispirata dalla sua fiamma amorosa, ella scrisse successivamente: L’atleta fantasma, Il figlio di Ercole, La cintura delle Amazzoni; Atlas, La nave dei miliardi, Sotto i ponti di Parigi, riduzione dal romanzo di Balzac, Il fantasma d’acciaio, Frisson, Il pescatore di perle, I fantasmi della fattoria, che usciranno nel prossimo inverno con I miei piccoli e La corsa all’amore di Paul Barlatier.

Durante la guerra, mentre il celebre atleta, arruolatesi volontariamente, compiva valorosamente il suo dovere al fronte italiano — nel 1918 egli era tenente d’artiglieria e decorato della Corona d’Italia — M.me Renée de Liot occupava le ore d’ansia angosciosa, nella direzione degli affari abbandonati dal marito, dedicandosi pure alle opere di soccorso per i feriti.

La produzione di M.me Renée de Liot, pur essendo improntata largamente al suo spirito fantastico, è istruttiva e moralizzatrice, poiché a qualunque intrigo, sempre avvincente, ella aggiunge il sentimento, il tratto di nobiltà che eleva l’azione. Il suo eroe — Ausonia — mette sempre la propria forza al servizio del bene: egli è onesto e buono; ella desidera che, in seguito, la folla rammenti la dignità della sua condotta, dei suoi gesti magnifici e procuri d’imitarlo.

Come si vede, M.me Renée de Liot si è assegnata una delicata missione che torna molto a suo onore. Quantunque risieda a Torino, ella accompagna il marito in tutti i suoi viaggi, e l’aiuta come lo consente la sua intelligenza ed il suo cuore. Ausonia mette in scena la maggior parte dei lavori che interpreta; M.me Renée de Liot è sempre presso di lui, pronta a riferirgli le sue osservazioni d’autrice e d’artista, realizzando così il legame necessario tra la parte tecnica e lo sviluppo spirituale del soggetto…

Parlando della collaborazione di questi due ottimi artisti che sono Ausonia e M.me Renée de Liot, dicevamo in un articolo pubblicato sul Petit Marseillais (Guardando girare Ausonia):

« La bellezza fisica è qui accompagnata dall’intelligenza più viva, più raffinata e più sensibile; la coppia si completa armoniosamente ».

Non sapremmo dipingere più esattamente la parte d’ingegno che M.me Renée de Liot, donna ammirabile, porta alla gloria del marito.
F. Morozzani.
(Da Ève, supplemento settimanale di Le Petit Marseillais)

E adesso, se avete in famiglia una antenata che lavorava nel cinema muto mettetevi in contatto con Monica Dall’Asta, progetto Non solo dive.

Se volete vedere questo e gli altri film del cinema muto italiano ritrovato, restaurato e invisibile scrivetemi.

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Archivio del Cinema Muto - Silent Film Archive
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