Il Frankenstein italiano del 1920 la ricerca continua…

La Semaine Prochaine – Ce que vos yeux verront: Un drame original – Le Monstre de Frankenstein – Grand drame en 4 actes principalement interprété par Samson autrement dit Luciano Albertini le héros sympathique, l’athlète sans rival que le public a récemment applaudi dans un magnifique chef-d’œuvre: Samson et les reptiles humains. (dal programma di venerdì 4 a giovedì 10 agosto 1922)

Vi ricordate la promessa di ricercare qualsiasi traccia a proposito del film Il mostro di Frankenstein? Ecco una traccia del 1922.

Da venerdì 11 a giovedì 17 agosto 1922 il film fu proiettato al cinema Empire, Rue Mokattam di Port Said (Egitto), gestito dalla Société Générale de Théâtres et Cinémas (17 Rue Madabegh, El Cairo).

Sotto, tre immagini dai programmi di sala del cinema Empire. La ricerca continua…

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Queer Qualifications

Some of the reasons advanced by applicants for positions with Motion Picture stock companies to prove their availability are odd, to say the least.

At least three companies received a letter from a man who wrote that he was well fitted to play “sad parts” as his own life had been passed in the deepest gloom, and he knew he could “act pathetic” to order. Just to prove his point he gave three pages of generous size to his many woes. He didn’t get a job.

Another letter writer was anxious to get with a “film troupe” because his life ambition was to be a cowboy, and he was convinced that the cowboy in the pictures had the better time of it, since the night riding and contact with cows was avoided.

Unique was the writer who confessed that he liked to see his own photographs, the inference being that he wanted to see himself on the screen; while another argued his fitness for romantic rôles because  his feminine friends all applauded his love-making.

A jockey whose license had been taken away frankly confessed that he could keep his horse in any position the director decided, and could show others how to do the same; and a carpenter wanted to help build the scenery in the intervals of his acting, and draw double salary.

One dramatic actor actually obtained a position because he had been a hospital steward before he had gone upon the stage, and his knowledge could be utilized.

But the lady who offered as a bonus to tell the sad story of her life, and act it in the pictures, was turned down, as was the army private who created a sensation last summer by escaping from the U. S. Hospital for the Insane, at Washington, and marrying a girl he had been engaged to. He was released on court order, and pending this action he applied for a steady position, with his own romance as his first appearance.

A small Brooklyn boy wanted to act because he had read many stories about Indians, and another youngster urged that be possessed a sweet soprano voice that would aid in the effectiveness of church scenes.

A girl who had posed for a series of calendar picitures thought that qualified her for the moving sort, and another suggested that she was well known in her home town, and her engagement would assist in building up trade among its 5,000 inhabitants. Not many applicants realize that  acting ability is essential, and are surprised to learn that this is the first requisite.
(from The Motion Picture Story Magazine, october 1911)

E Muto Fu viaggio attraverso il cinema muto per condividere una passione

kinoglaz
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Il cinema muto è una miniera di sorprese, un rifugio dove ogni gesto ed ogni movenza vengono ad assumere un significato. L’amore per il linguaggio del corpo, per la recitazione, più che per gli effetti speciali computerizzati l’ho maturato verso la fine del liceo, quando mi sono appassionato degli horror anni ’30 e ’40. La gestualità e la recitazione, diventavano essenziali per provocare la paura nello spettatore. Da lì il passo verso il muto è stato breve. Anche se i primi approcci non furono molto positivi, nel corso del tempo ho iniziato ad apprezzare sempre più i tempi e lo stile di recitazione del cinema muto. Così tra un esame universitario e l’altro ho iniziato a vedere film muti per distendermi da una giornata di studio. E Muto Fu nasce proprio da questa esigenza. Grazie al sostegno e all’apporto della mia ragazza, che mi ha aiutato a mettere in atto le tante idee che tendo a lasciare in sospeso, ho pensato di creare un piccolo spazio su cui condividere la mia passione per il cinema muto. Nel giro di poco tempo ho notato come tendessi ad indirizzarmi verso alcuni filoni in particolare: il cinema horror americano di Lon Chaney e Browning, i classici tedeschi e la sterminata produzione francese, tra i serial e i capolavori di Marcel L’Herbier. Nel corso di questi pochi mesi di vita, ho cercato costantemente di migliorare il mio stile, limitandomi, non essendo affatto uno specialista, a semplici recensioni dei film che ho visto. Ma i progetti per il futuro sono tanti e spero con il tempo di migliorare ulteriormente. A ventidue anni c’è tempo per crescere ed imparare…

La passione nasce però da lontano, quando avevo circa otto anni, quando mia madre tornò a casa con una copia di “The kid” di Chaplin. Ma non è stato certo questo il primo approccio, anche se il primissimo è stato addirittura traumatico. Ho il vago ricordo di mia madre, grande appassionata di Giovanna D’Arco, nell’atto di guardare “La passion de Jeanne d’Arc” di Dreyer. La musica, le immagini, l’espressività mi spaventarono talmente tanto che ebbi gli incubi per mesi, forse anni. Il film mi ha colpito così tanto che ancora oggi non riesco a vedere quelle immagini.

Escluso Chaplin penso di non aver visto muti per tantissimo tempo. Con passare degli anni iniziai però a sviluppare una passione per i film degli anni ’30 e ’40, in particolare Horror, una passione tanto grande da spingermi a vedere i grandi film da cui tutto era partito. Il primo approccio, ancora una volta, non fu molto positivo. Acquistai un’edizione scadente di Nosferatu e lo guardai incapace di comprenderlo, alla ricerca della voce dei personaggi più che della ricchezza di quel capolavoro. Ma questa visione mi aveva certamente lasciato una traccia indelebile, un via per avvicinarmi definitivamente al cinema muto. Nel giro di poco tempo vidi i grandi classici tedeschi come “Il gabinetto del Dottor Caligari” o “Il gabinetto delle figure di cera” rimanendone come fulminato. Ma, forse stranamente, fu un altro film a far scattare definitivamente la scintilla: “Greed“ di Von Stroheim.

Solo a Luglio di questo anno, mentre guardavo l’ennesimo muto della sessione d’esame, mi venne in mente di creare un piccolo spazio dove poter condividere la mia passione. Ancora una volta questi film mi offrivano l’opportunità di uscire dalla routine dello studio ma in maniera diversa, più partecipata.

Iniziai creando “Muto Sorriso” e scrivendo, in maniera ancora incerta e noiosamente prolissa, la recensione di “The Man Who Laughs”. Cambiai il nome in “Senza Voce”, ma sentivo che mancava qualcosa per dare vita al mio piccolo spazio. Alla fine venne l’illuminazione. La luce non poteva certo venire da me, ma dalla mia ragazza che mi ha spesso aiutato a mettere in atto le tante idee che tendo a lasciare in sospeso: durante un fitto scambio di sms in cui si alternavano i nomi più disparati mi propose “E Muto Fu”. Neanche il tempo di confermarle che mi piaceva che cambiai definitivamente il nome al mio blog. Così ho iniziato a dedicarmi al mio piccolo spazio, sempre alla ricerca di qualche miglioramento, sempre con la stessa voglia di condividere con tutti la mia passione. Nel giro di poco tempo mi sono indirizzato verso film magari meno noti in Italia, con particolare attenzione verso la Francia e la Bretagna (su cui ho intenzione di concentrarmi nei prossimi mesi). Ma ovviamente non potevo tralasciare la mia prima passione con i grandi film Horror di Browning e Lon Chaney. Nei prossimi mesi la mia attenzione si sposterà infine su un’altra zona a me cara ma meno battuta, quella dei film cechi e russi, alternandoli ovviamente con recensioni di film più classici che rivedo sempre volentieri. Ringrazio tutti coloro che vorranno intraprendere questo viaggio nel cinema muto insieme a me, e sempreinpenombra per questa splendida opportunità.

E Muto Fu, dicembre 2011