Satana – I Peccati dell’Umanità – Ambrosio 1912 (4)


La lotta delle classi
(SATANA NELLA VITA MODERNA)

Il genio del male, nella vita moderna, accende e soffia nelle fiamme della passione che più arrossò gli orizzonti delle nostre grandi e terribili città industriali: l’odio di classe. La mania insaziabile di piaceri, di lusso di denaro da una parte, l’invidia, la gelosia, lo smoderato impeto di rivendicazioni dall’altra, spingono capitale e lavoro, ricchi e proletari a urtarsi come due mari muggenti, sotto un ciclo solcato da lampi e nereggiante di tempesta.

Ecco la storia :

In una grande metropoli del mondo vivono due anime innocenti e buone: Furio e Maria. Egli è meccanico, operaio in una delle immense officine del possente re dell’acciaio, essa è fioraia in un negozio elegantissimo. Una sera Maria è obbligata contro sua voglia, a portare una corbeille di splendide orchidee al Music Hall, dove, nella notte, il re dell’acciaio darà una splendida festa. Furio 1’accompagna, ma un cameriere vieta 1’entrata del Music Hall riservato ai milionari, a quel meschino abito di cotone, sudicio di fumo e di olio. Furio dolente aspetta la sua piccola amica fuori della porta dell’elegante ritrovo.

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Satana – I Peccati dell’Umanità, Ambrosio 1912 (4)

Or ecco, mentre la piccola fioraia, compiuto il suo mandato sta per andarsene, irrompe nella sala il re dell’acciaio, colla sua corte di ricchi annoiati, di cocottes, di parassiti… E’ una corsa, una ridda, un delirio… La piccola e tremante fioraia è travolta da quel torrente… La sua corbeille le è strappata di mano i suoi fiori volano in aria, fra le grida e gli strilli di quei signori che vogliono divertirsi. Ma quando il re dell’acciaio si volge verso la piccola fioraia per ordinare che sia gratificata di una mancia, l’innocente e fresca bellezza di lei lo colpisce. Egli è preso da un subito desiderio di quel fiore non ancora sbocciato e, come Maria, smarrita e spaventata si divincola e fugge, egli la insegue fino alla porta, dove Furio veglia e aspetta.

Il povero operaio e 1’onnipossente suo padrone si trovano di fronte, pronti a combattere per la donna, uomo contro uomo. Un lampo d’odio si sprigiona dai loro occhi. Accorrono gli amici, accorrono i camerieri, che scacciano Furio a pedate, accorrono le donne che trascinano nuovamente nelle sale il re dell’acciaio. Ma nel cuore di Furio s’ è accesa una fiamma di odio chiuso e divorante, nel petto del sovrano è rimasta, come un solco di desiderio e di profumo, la memoria della piccola fioraia, invano insidiata.

Questo pensiero lo insegne nell’orgia, lo martella mentre egli si addormenta nel Music Hall, infiamma i suoi sogni di ubriaco. I servi rispettano il sonno del sovrano, si ritirano spegnendo la luce.

Satana - I Peccati dell'Umanità, Ambrosio 1912 (4)

Satana – I Peccati dell’Umanità, Ambrosio 1912 (4)

Ed ecco nell’ombra fitta levarsi dal suolo una lunga fiamma ed in essa comparire Satana, simbolo delle passioni che agitano il cuore dell’uomo e lo trascinano alla perdizione. Satana fa un salto ed appare vestito alla civile come un elegantissimo giovane della società moderna. Egli mesce in una coppa uno champagne infernale e lo offre al re dell’acciaio, che destandosi, è ben meravigliato di vedersi dinanzi il giovine sconosciuto. Ma questi lo ammalia col suo sorriso fascinatore. Lo accompagna a casa, ascolta le pene della sua passione d’ amore, il cui tormento cresce a dismisura, rendendo ormai intollerabile la vita a quell’ uomo, alla felicità del quale non manca che una cosa sola:essere amato ! Satana si offre con estrema cortesia, di rintracciare la piccola fioraia. Infatti, il giorno seguente, egli, colla scusa di farsi portare dei fiori, fa salire nella sua vettura Maria.

Furio, vede la sua amante per caso, a fianco di quel giovane sconosciuto, e freme d’un primo impeto di gelosia. Satana gioisce con ineffabile sogghigno. Le file delle sue reti incominciano a tendersi. Satana mette in opera le sue arti. Conduce Maria presso una bellissima cortigiana che, istruita prima da Satana, incomincia una sottile opera di seduzione sull’ingenua, lodandone la bellezza, offrendole delle splendide vesti di seta, dei cappelli piumati, dei gioielli rilucenti. La vanità corrompe il cuore di Maria. Essa è ormai così infatuata della sua bellezza, ha la testa così esaltata dalle lodi e dall’improvvisa fortuna, che Satana può facilmente condurla dal re dell’acciaio. Coll’offerta d’uno splendido monile, questi se la rende amica. Satana glie la spinge lentamente nelle braccia, e si ritira in buon punto, serrando la porta con un magnifico sogghigno di trionfo.

E’ trascorso un mese. Il re dell’acciaio ha trovato una felicità non mai sognata nell’amore della bella fioraia. Egli non è più 1’uomo dalla fibra erculea , il duro combattente per la potenza e per la sterminata ricchezza. Nell’oblio del piacere e nel1′ amore egli dimentica e abbandona gli affari. Ma se ne ricorda bene Satana, che nominato dal sovrano gerente e plenipotenziario per il suo signore, conduce le cose in modo da ribellargli contro gli operai con le inique sue vessazioni e da far proclamare loro uno sciopero generale, che sta per degenerare in rivolta. Gli operai credono che i loro mali discendano dal loro formidabile padrone. Essi non conoscono il burattinaio che muove i fili del dramma.

Conoscono invece Satana come amico, poiché questi si presenta loro come tribuno e difensore dei diritti del povero e con discorsi infiammati li eccita sempre più verso il padrone.
Finché un giorno, mentre il re dell’acciaio passa in vettura a fianco di Maria, Satana arma la mano di Furio e gli sibila nello orecchio: « Eccolo là il nemico che ruba le vostre donne e vi fa morire di fame e di vergogna! » oppresso dalla terribile ossessione rossa, Furio spara e uccide. Fuggono. Gli operai amici di Furio sbarrano la strada, combattono colla polizia per proteggere l’allontanamento del loro eroe. Satana induce Furio a rinchiudersi in una casa deserta. Gli provvede armi e polvere. La polizia circonda la casa, ma Furio combatte disperatamente e non si arrende. Allora Satana induce Maria a tradire l’antico suo fidanzato, che la privò, per gelosia, delle ricchezze e delle gioie a cui si era così bene abituata.
Sotto apparenza di amore, Maria si riduce presso la casa ov’è chiuso Furio: egli parlamenta con lei dalla finestra, le apre. Ma quando già sta per credere al finto suo amore, una sghignazzata lo avverte della presenza di Satana. Questi, entrato, non si sa da che parte, fa notare a Furio come Maria lo abbia venduto gettando la chiave dalla finestra alla polizia. Cieco d’odio Furio stringe Maria in un abbraccio di morte e getta una fiaccola accesa in un barile di polvere.

La casa è invasa dalla polizia che ha aperto con la chiave lanciata loro dall’ex fioraia. Con orrendo fragore scoppiano le polveri, la casa crolla seppellendo fra le sue rovine, assedianti e assediato, polizia e assassino, Furio e Maria, stretti nell’ ultimo, disperato amplesso.

Sulla gran catastrofe, solo, sereno, ignaro dei dolori umani, il perfido consigliere, l’artefice del male, il genio e lo spirito dell’odio, accende impassibile una sigaretta con un tizzone fumante della casa distrutta e lancia il fumo verso il cielo con una smorfia di beffa e di sfida.

Satana - I Peccati dell'Umanità, Ambrosio 1912 (4)

Satana – I Peccati dell’Umanità, Ambrosio 1912 (4)

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