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Ritorna online il Cinestore della Cineteca di Bologna

La Vita Cinematografica 1916
Vittoria Lepanto, La Vita Cinematografica 1916 (archivio inpenombra)

Cinestore che tempi… e che prezzi, vi ricordate? Era un post in questo blog del 1° febbraio 2011.

Il Cinestore, il negozio online della Cineteca di Bologna è ritornato: le fotocopie del Museo del Cinema di Torino, Fondo Vittorio Martinelli “disponibili” a prezzi sbalorditivi.

Una fotocopia ilford 50X70 a 140 Euro? Acquisto diritti per uso professionale in tutto il mondo?

La copertina di La Vita Cinematografica con Vittoria Lepanto non è l’unica pagina di rivista in vendita… Non ho parole. Ragazzi, avete sentito parlare della Media History Digital Library? Lo stesso Museo del Cinema di Torino, collezione online, riviste e monografie del cinema muto italiano mette a disposizione, gratis, parecchie riviste che da voi costano 140 Euro a pagina. Tutto gratis… che follia, che siamo matti!

Salomè Film d’Arte Italiana 1910

Il programma delle Giornate del Cinema Muto 1988 racconta che questo film era arrivato a Pordenone un anno prima in versione videocassetta, grazie al collezionista londinese Anthony Saffrey:

Identificato dai soliti Bernardini & Martinelli come il film d’esordio, nella parte di Erodiade, di Francesca Bertini, è stato poi restaurato dall’Haghe Film (Haghefilm) e, fresco di stampa, è andato a Parigi per il congresso della FIAF. Ora che è diventato celebre, viene trionfalmente presentato sul grande schermo del Verdi con un’illustrazione musicale arrangiata da Ennio Simeon, un musicologo che insegna presso i conservatori di Trieste e di Adria e che da tempo si occupa di musica per film.

Segue un interessante commento sulla musica nel cinema, a carico di Ennio Simeon, e approfitto per segnalare il suo Manuale di Storia della Musica nel Cinema– Storia, Teoria, Estetica della Musica per il Cinema, la Televisione e il Video.

Ritornando alla presentazione del film Salomè alle Giornate, viene riprodotto un estratto dell’articolo di Lucio D’Ambra sulle riprese in esterni a Roma, che secondo Aldo Bernardini è la prima e “forse unica testimonianza di un set cinematografico a Roma nel 1910; e l’occasione è proprio quella dell’esordio cinematografico di Francesca Bertini. (…) Francesca Bertini è ancora assolutamente sconosciuta”, certo, se era il film dell’esordio come poteva essere altrimenti? “e in Salomè, messo in scena da Ugo Falena ha una parte così secondaria” ma come? non interpreta Erodiade, la madre di Salomè? “che l’attrice, nelle proprie memorie, non la citerà nemmeno in filmografia” se è per questo, nelle memorie della Bertini mancano molti altri film oltre Salomè “Eppure D’Ambra rimane così colpito dalla sua presenza sul set, dalla sua prepotente bellezza, che, quasi presentendone il destino, inizia il suo pezzo proprio da lei; e solo più avanti introduce, con un periodare a effetto, la protagonista del film, la più nota Vittoria Lepanto.” Più nota? Certo, Vittoria Lepanto nel 1910 era molto più nota di Francesca Bertini, era, infatti, la protagonista di Salomè, e aveva debuttato nel cinema qualche mese prima.

Ventidue anni dopo, questa Salomè ha debuttato nello schermo del computer, e cioè nel sito Europa Film Treasures, nel libretto tanto di ricordo per Francesca Bertini e nemmeno una parola per la protagonista: Vittoria Lepanto. Si vede che hanno letto il programma delle Giornate…

Come si gira un film nel 1909

Il Tirso, settembre 1909. Molti fra i frequentatori dei cinematografi si sono certamente chiesti con curiosità come si preparino le films cinematografiche, specie nelle scene che si svolgono all’aperto, talvolta per le vie stesse di una città. Lo spettacolo è veramente interessante peccato che non vi si possa assistere con la stessa facilità con cui poi si assiste alla sua riproduzione! Riteniamo perciò di far cosa grata ai lettori pubblicando qualche impressione che un nostro collaboratore c’invia dopo aver presenziato all’allestimento di alcune rappresentazioni preparate dalla nuova Film d’arte Italiana.

Siamo in una atelier soffocante. In un salotto elegantissimo, improvvisato in un angolo, si svolge la famosa scena della Signora dalle Camelie in casa di Olimpia. Margherita è Vittoria Lepanto; Armando, Alberto Nipoti, Varville, Dante Capelli, intorno a loro, una folla di personaggi minori, La Zanchi, Alessandro Marchetti, Antonio Spano, ed altri tutti nomi ben noti in arte. Fra le dame, due eleganti acquisti del palcoscenico: la Pasta e la Cicogna.

S’incomincia. Non si accordano che novanta secondi per l’esecuzione di una scena: Ugo Falena e Alfredo Campioni impartiscono ordini, con la rapidità di due coreografi. Margherita supplica Armando, Armando chiama fremente gli invitati, getta sulla faccia di Margherita i danari vinti al gioco. Tutto ciò che nel teatro si è svolto in un ora, nel minuscolo spazio ha avuto la durata di un attimo. Gli attori sostenuti dai brevi suggerimenti dei Direttori : «Attention! Figure! Face! Marguerite! Armand!» sono stati abilissimi. Essi stentano quasi, tuttavia, a credere alla riuscita del quadro. Questo è invece riuscito ottimamente.

«Al Bois de Boulogne!» Gli attori cambiano toletta, montano sulle automobili, si recano ai Giardini Margherita…. in Bologna. È la scena dell’incontro di Margherita con Armando, al Bosco. Passano vetture elegantissime su cui sono sdraiate in abiti invernali — siamo di Luglio — le più ricche signore…. della società parigina. Ecco Margherita che invita nella sua vettura Armando e la sfilata delle vetture continua. I rari passanti si fermano stupiti, credendo quasi di sognare, ad osservare tanto insolito movimento, cosi in contrasto con la canicola che arde dattorno. A un tratto s’ode un diverbio. E’ il Duca (Campioni) che litiga con i cocchieri. Meraviglioso nella sua pelliccia e nella barba posticcia che gli scende fino al petto, ha dimenticato di essere… duca.

La carrozza di Margherita si ferma a… rue d’Antin. Margherita e Armando discendono, vanno per accomiatarsi, ma un signore l’autentico padrone della casa, passa tra di loro… E’ un grido d’indignazione. Il mal capitato è accolto dai peggiori titoli ; «animale, cretino, bestia!» E’ un coro di male parole che esce dalle bocche esasperate dei direttori e degli operatori. Il poveretto crede di essere capitato in mezzo ad una masnada di pazzi, e fugge come… un medesimo.

Vittoria Lepanto in Carmen (Film d'Arte Italiana 1909)
Vittoria Lepanto in Carmen (Film d’Arte Italiana 1909)

Non credo che Vergato abbia brillato per tanti animazione come nei giorni della riproduzione di Carmen. Neanche alle elezioni dell’on.. Rava! Quando, una mattina, per tempo, i buoni abitanti di Vergato hanno visto comparire sulla piazza, fieri nei loro cavalli, un buon nerbo di dragoni spagnoli, hanno crollato la testa dicendo: «Questo governo non pensa che a cambiare le uniforme dei soldati!» Ma quando hanno veduto traversare il magnifico corteo della Corrida non sono stati più sulle mosse: le scuole si sono chiuse, gli impiegati hanno scioperato e la prefettura ha dovuto, molto gentilmente, inviare i carabinieri col loro tenente per prestare omaggio a Escamillo (Annibale Ninchi) che incedeva scintillante di oro tra una folla meravigliosa di toreros, espada, alguaciles, banderilleros, ciulas. Aggiungete il sole trionfante che illuminava la scena, dandole una nota straordinaria di verità e convenite che il buon pubblico di Vergato aveva di che rallegrarsi.

« Attention! » i quadri incominciano e si susseguono. Eccoci in un piccolo mercato di Cordova, improvvisato in una viuzza: nulla di più spagnuolo! Carmen ascolta le dolci parole di Escamillo. Eccoci dinanzi alla caserma: Micaela (Marchetti) supplica José. Eccoci nell’interno della fabbrica: Carmen ferisce una compagna. Eccoci infine nel Guadalquivir: le sigaraie prendono il bagno nell’ora dell’Angelus: è la riproduzione del quadro che ha sedotto con tanto fascino la fantasia scintillante di Merimèe.

E tra un quadro e l’altro, fughe di automobili da un punto all’altro del paese, galoppo di Picadores e di dragoni, un continuo sbucare dalle fratte di contrabbandieri armati fino ai denti che attendono il loro turno, un mescolarsi tra la folla variopinta.

Da un tabaccaio trovo l’attore Tellini in abito da eremita, gravato da parecchie ore dal peso di una barba fluente, che bestemmia come un turco perchè non trova toscani che tirino.

Eccoci a Venezia. Jago e Rodrigo muovono in gondola, di fronte al palazzo dogale, per tramare contro Otello. Passa d’accosto una barca di popolani che guardano sorpresi; uno di essi più sapiente, però, la ragione della strana mascherata: «i xe spagnoli venudi pei funerali de Don Carlos». La gondola si ferma dinanzi al Gran Canal Hotel: una lancia a vapore aspetta. Ecco Otello (Ferruccio Garavaglia), magnifico di armi e di atteggiamento. E’ in compagnia di Falena (oh caducità degli umani rancori!) Un paggetto lo segue, porta in mano un anfora. e un veleno? No! E’ la cioccolata che deve servire ad Otello per imbrunire di tempo in tempo la sua moresca signoria. Ecco Desdemona (Vittoria Lepanto scintillante di gioielli) ecco il Doge, Brabanzio, le dame… Sulla terrazza dell’Hotel una folla di signori prende fotografie istantanee…

Andiamo a Cipro… cioè a Sant’Elena. Da un vapore scendono un centinaio di attori : Ciprotti, dame, ufficiali, soldati, dignitari, gondolieri, trombettieri, araldi, ciurme, mossulmani. La nave di Otello è ancorata: gli attori prendono i loro posti. Otello scende dalla improvvisata galea, tende al ciclo le sue braccia nere e bacia Desdemona, tra gli urrah della folla e i sorrisi di compiacimento delle molte signore che, reduci dal Lido, hanno sostato nelle loro gondole a godere lo strano spettacolo.

E ancora due scene; la riproduzione del famoso quadro di Celentano. « Il consiglio dei dieci che si reca in Senato » e la film comica, protagonista Teresa Mariani. Nulla di più delizioso che assistere alle pose della mirabile attrice : quanta prontezza, quanta efficacia, quanta comica malizia!

Chi sa che a qualcuno che ha assistito a queste rappresentazioni non sia venuto in mente come all’inventore nel monologo di Ermete Novelli, di creare una nuova forma d’arte… la Pantomina?
Spectator