Notizie varie maggio 1915 (I)

1 maggio. I principali giornali politici degli Stati Uniti d’America pubblicano a pagamento un avviso dell’ambasciata tedesca a Washington nel quale si diffidano i viaggiatori a non attraversare la zona di guerra sopra navi inglesi o degli alleati, le quali sono soggette a grave pericolo di affondamento.

Domenica 2 maggio a Torino vi è stata una riunione dei principali Scrittori cinematografici. Dopo lunga discussione si decise di costituire un’Unione fra gli Scrittori Cinematografici, sotto gli auspici della Società Italiana degli Autori.

2 maggio. Un decreto legge stabilisce la Sardegna come luogo di concentrazione per i sudditi austriaci sospetti.

4 maggio. Il Ministro delle finanze on. Daneo ha ricevuto il cav. rag. Ernesto Pasquali, Presidente dell’Unione Italiana Cinematografisti, il quale gli ha presentato un memoriale riguardante i desiderata della classe. L’on. Daneo ha accolto il memoriale ed ha promesso il suo interessamento perché le richieste degli esercenti cinematografici, compatibilmente con le esigenze dell’erario, possano essere esaudite. La benevolenza dimostrata dall’on. Daneo verso l’industria cinematografica, dà affidamento che egli riuscirà ad appianare le difficoltà procedurali che si frappongono alla revisione di questa tassa, revisione che oramai s’impone nell’interesse stesso dell’erario (si tratta del Decreto R. n° 1233, 12 novembre 1914: tassa sui cinematografi, da riscuotersi mediante marche da bollo da 5 a 20 cent. sui biglietti d’ingresso).

4 maggio. Il Governo italiano denuncia il trattato di alleanza con l’Austria Ungheria. Gabriele D’Annunzio ritorna in Italia dopo 5 anni di esilio.

Una nuova scuola cinematografica è sorta a Firenze il 4 Maggio, e s’intitola Etruria, dal nome della Casa omonima, noleggiatrice di films, che ha avuta la bella idea e l’ha attuata.

5 maggio. A Quarto dei Mille, solenne inaugurazione del monumento commemorativo dell’impresa dei Mille. Il corteo che muove da Genova è lungo più di 5 chilometri. Il monumento, dello scultore Baroni, di un’audacia singolare, è vivamente discusso (per questo monumento ha posato Bartolomeo Pagano, alias Maciste). Gabriele D’Annunzio pronuncia il discorso inaugurale.

7 maggio. Il transatlantico Lusitania della compagnia Cunard è silurato senza preavviso da un sottomarino tedesco presso Kinsale, sulla costa irlandese. Affonda in 20 minuti e dalle 1918 persone, fra passeggeri ed equipaggio che vi erano imbarcate, ne periscono circa 1200. Fra i passeggeri sopravvissuti l’attrice Rita Jolivet.

9 maggio. Circolare telegrafica del Presidente del Consiglio ai prefetti invitandoli a reprimere rigorosamente ogni tentativo di offesa alle persone o alle proprietà di stranieri. L’on. Giolitti fa ritorno a Roma. Alla stazione è accolto da una dimostrazione ostile. Convegno nazionale a Roma Pro Dalmazia Italiana. A Reggio Emilia, V Congresso Nazionale giovanile socialista.

10 maggio. Trovasi a Roma, da qualche giorno, la troupe artistica della Musical Film dell’editore Renzo Sonzogno. Sotto la direzione del cav. Gino Rossetti e di Alessandro Boutet, parente del compianto critico teatrale, essa lavora alacremente, secondata da un tempo meraviglioso, attorno ad alcune scene di quella Strage degli innocenti di Gabriele D’Annunzio, in cui appariranno, in un avvicendarsi di realtà e di leggenda, le due immense figure di Cristo e di San Francesco. Com’è noto, il soggetto fu offerto da D’Annunzio al maestro Puccini sotto forma di libretto per un’opera lirica della quale il Puccini avrebbe dovuto scrivere la musica. Ma un cumulo di circostanze diverse non permise questa magnifica collaborazione; e la Strage degli innocenti apparirà invece, dinanzi al pubblico, in cinematografia, con le sue apparizioni soprannaturali, le sue prove del fuoco, le sue navi crociate e con i mille e mille fanciulli che mossero verso il sepolcro di Cristo.

12 maggio. L’atteggiamento neutralista di Giolitti solleva imponenti manifestazioni interventiste in molte città italiane.

13 maggio. Il Consiglio dei Ministri, considerando che intorno alle direttive del Governo nella politica internazionale manca il concorde consenso dei partiti costituzionali, presenta al Re le sue dimissioni. Proseguono le dimostrazioni interventiste. A Milano scambio di sassi e di rivoltellate, un giovane viene ucciso. A Roma la folla inveisce contro i deputati giolittiani.

14 maggio. Manifestazioni di personalità, enti e corporazioni a favore dell’on. Salandra. Le dimostrazioni proseguono nei giorni successivi finché la crisi non è risolta.

15 maggio. Un’assai importante causa doveva discutersi innanzi la prima sezione del nostro tribunale civile: e si agitavano in essa notevoli questioni artistiche, di diritto cinematografico e di diritti d’autore. Le parti tra le quali era nata la controversia erano il conte Giulio Antamoro, per il quale avrebbe dovuto discutere l’avv. Roberto Marvasi, ed il barone Alberto Fassini, per il quale sarebbe intervenuto nella discussione l’on. Marchesano. Dei fatti, che erano oggetto della lite, i nostri lettori sono stati altra volta succintamente informati. Il conte Antamoro, che per parecchi anni è stato direttore di scena della Cines, nel Dicembre scorso, per divergenze sorte tra lui e il barone Fassini, chiamò in giudizio la Cines, nella persona del Fassini, per la rivendicazione complessa dei suoi interessi: sorgeva pertanto contestazione, fra l’altro, intorno ai diritti delle varie parti sulla iconografia Christus di proprietà della Cines che era stata messa in scena dal conte Giulio Antamoro. Fu intorno a questa pellicola che si agitarono le polemiche: durante le more del giudizio l’avv. Marvasi, nell’interesse del proprio cliente, chiese ed ottenne ordinanza di sequestro di tutti i positivi e di tutti i negativi del Christus. Ma la tanto attesa discussione non ha avuto luogo, perché l’intervento di comuni amici l’ha resa inutile in seguito a transazione. Sull’accordo delle parti la causa è stata cancellata dal ruolo.

La Palatino film ha occupato il teatro di posa lasciato libero dalla Pasquali, teatro che, com’è noto, è di proprietà della Cines. Il primo lavoro, all’esecuzione del quale essa attenderà non appena sistematasi nei nuovi locali, è la biografia di Garibaldi.

La Cines ha ultimato, in questi giorni, la riduzione cinematografica di Bosco sacro, protagonista Lyda Borelli, la quale però è rimasta così poco soddisfatta di… se stessa da sentirsi indotta a proibire la proiezione della pellicola. La gentile attrice compenserebbe la Cines con l’esecuzione gratuita di un altro lavoro.

Sotto la bandiera nemica è il titolo di un lungometraggio di palpitante attualità che la Cines ha pressoché condotto a termine, autore e maestro di scena Nino Oxilia. Della film non mancano che due scene per l’esecuzione delle quali la Cines attende il nulla osta dalla Prefettura.

La Milano Film, considerata l’incertezza politica dell’attuale momento, e la quasi sicurezza che siano richiamati a prestare servizio nell’esercito, fra brevi giorni, il suo Presidente, Sig. Barone Airoldi di Robbiate ed il suo Consigliere, Sig. Arturo Artom; e in considerazione inoltre che i suoi magazzini di negativi inediti sono forniti di merce per parecchi mesi di programmazione, mentre la programmazione sui mercati esteri delle pellicole di sua fabbricazione è ancora molto in arretrato, la stessa Milano Film ha presa la decisione repentina d’interrompere la produzione del negativo.

La Film d’Arte Italiana del Comm. Lo Savio ha deciso di troncare la fabbricazione.

La Parioli Film di Roma ha serrati i portoni. Aveva tuttavia fatti due lavori per la Milano Film, con a protagonista l’attrice francese Cécile Trian, che è ritornata in patria.

La Fiat Film ha fatto onore al proprio titolo: se ne è andata in un fiat, lasciando in gramaglie la brava e colta artista Signora Bermudes, che aveva raccolto intorno a sé nella Via Angelo Secchi a Roma (già sede di un’Elettra Film) una valorosa raccolta di attori.

15 maggio. In seguito alle voci dell’imminente fine delle cartoline postali in Italia, veniamo informati che saranno posti in vendita dei nuovi biglietti postali da 10 centesimi in sostituzione degli attuali e saranno di formato maggiore e composti di tre parti distinte: quella in mezzo servirà alla corrispondenza del pubblico e le laterali alla réclame. I nuovi biglietti postali saranno stampati e confezionati in modo che il mittente possa anche includervi fotografie, ecc. Allo scopo di incoraggiare il movimento dei forestieri in Italia si farebbe stampare una categoria di biglietti postali con riproduzione di fotografie delle principali città e di luoghi celebri.

In risposta al memento di Louis Gasnier

Lo abbiamo letto più volte (poi che quei signori entrando in casa nostra hanno forzato anche la nostra lingua) e ci ha procurato una pietosa impressione. Ci siamo subito domandati se non ci fossimo trovati d’innanzi ad un sillabario marinettiano di futurismo cinematografico! In verità la nuova tendenza che si vuole imporre all’arte nostra, ha molta somiglianza col movimento futurista, e come questo ha la unica preoccupazione di fare delle innovazioni, per noi inconcepibili, a colpi d’ascia! E non può essere che così, quando, senza ricorrere ad un’analisi profonda, si riscontra una contraddizione negli stessi postulati franco-americani.

Era meglio, molto meglio, che il fratello latino il 24 novembre 1914 fosse stato sui Vosgi!

E quel che è strano, è che tra i francesi che lottano contro il pangermanismo si possono trovare di quei che vogliono imporre l’americanismo! E pare che la civiltà latina da loro tanto decantata, inneggiata, difesa in Europa, debba invece mettersi a servile obbedienza del continente transatlantico!

Alcune Case, e per nostra iattura tra le migliori del nostro paese, hanno aderito in blocco; per tale ragione, e per un doveroso rispetto alle opinioni altrui, non vogliamo muovere loro osservazioni di sorta; d’altro canto però, non possiamo tacere una parola di plauso per le altre che hanno dato il gran rifiuto.

L’arte cinematografica, secondo l’illustre ignoto, acquisterebbe se le films fossero più lautamente condite da primi piani, e se gli attori agissero nello spazio il più ristretto possibile.

È cosa fuori di dubbio che i primi piani piacciono e interessano prima di tutti le belle attrici, poi gli attori e infine il pubblico; le Case si valgono di ciò per allungare le films e trarre, con minima spesa, sensibili benefici.

Io ho sempre pensato diversamente ed ho anche sempre trovato chi mi ha dato torto: ciò però non mi ha ancora convinto delle loro ragioni!

Il primo piano può piacere come visione, non come mezzo d’arte: può piacere come complemento, chiarimento di visione, non come svolgimento di lavoro.

Siamo ancora indecisi se la cinematografia sia arte o industria: per noi è arte; l’industria finisce quando l’arte comincia; noi vediamo manifestazioni d’arti, non manifestazioni d’industria. Non è ora il caso di addentrarci in questo tema: facciamo conto di averlo ampiamente trattato e di aver concluso che la cinematografia è un’arte.

Siamo ora seduti in una sala di proiezione ed assistiamo ad un lavoro condotto magistralmente ed interpretato con altrettanta maestria da artisti valenti; la scena che si svolge è una delle più forti, delle più passionali, delle più sentimentali. Siamo talmente presi da quell’azione, che vi partecipiamo quasi, e dimentichiamo di essere seduti su uno scanno di cinematografo, come dimentichiamo di stare in poltrona al teatro, quando sul palcoscenico si svolge una scena che rapisce e concentra tutta la nostra attenzione.

Tutto ad un tratto il nostro occhio è colpito improvvisamente da una visione nuova, molto diversa dalla precedente: più grande, come se avanti l’occhio ci avessero posto una lente d’ingrandimento; osserviamo bene e ci avvediamo che ciò che ci si para d’innanzi è una parte della scena che prima ci aveva tanto interessati. Questa fugacissima considerazione ci richiama alla realtà e ci fa dimenticare la psicologica compartecipazione derivante dalla maestria degli artisti.

Accennando così brevemente alla ragione della mia contrarietà ai primi piani, in lavori d’arte, debbo però dire che l’uso del primo piano dovrebbe, se si vuole, adattarsi per tutta una data scena, e non dovrebbe essere intercalato nello svolgimento della scena stessa ad un momento speciale.

Lasciando da parte la discussione generale, e rientrando ad esaminare i canoni artistici dettati dalla competenza del tourist francese, dubitiamo che un primo piano, contenente un uomo amputato delle gambe, dalla testa quasi rasente all’orlo dello schermo, possa contribuire alla buona qualità delle films.

Non comprendiamo poi come si possa curare l’ambiente quando la film deve svolgersi prevalentemente in primo piano, lo spazio deve essere il minimo possibile e le decorazioni e figurazioni devono sfumare all’occhio del pubblico.

Le note supplementari, poi, sono stupefacenti!

Le attrici e i primi attori debbono essere molto belli: la loro valentia viene in seconda linea. Oh Eleonora Duse!…

Le note hanno uno scopo: americanizzare gli italiani; condannare i nostri costumi, le nostre abitudini, stabilire la nostra inferiorità, la supremazia dell’americano.

Gli americani avranno l’arte per fare i dollari, ma noi i dollari per fare l’arte!

Vi figurate quando vedremo le films fatte secondo i dettami del memento?!: donne, uomini belli, senza gambe, a ridosso della cornice dello schermo, muovendo soltanto occhi e bocca, ed agenti in uno spazio ristrettissimo: oh come rivedremo il teatrino ambulante dei burattini napoletani!

Mario Caserini, Baldassarre Negroni e Giulio Antamoro passeranno sotto le forche caudine?

M.M.
(La vita cinematografica, Torino 7 marzo 1915)

Memento di Louis Gasnier

Torino, 7 marzo 1915. La Cine-Fono ha salutato il sig. Pathé; il Film ha fatta la presentazione del sig. Gassnier (sic); noi non sapremmo rendere migliore omaggio ai generosi tutori della cinematografia italiana, che rendendo di pubblica ragione il risultato di lunghi studi e di lunghe esperienze contenuto nel vangelo redatto per norma dei nostri poveri direttori artistici.
Per un’indiscrezione, perdonabile ad un giornalista, siamo venuti in possesso di una copia del vademecum elargito alle Case aderenti al Pathé-Exchange, e siamo veramente felici di poterlo riprodurre testualmente.
Eccolo: 

Memento per uso dei Mettitori in scena e Direttori di Cinematografi

di Louis Gasnier

New York, 24 novembre 1914.

È solo per mezzo di una ben accurata critica della nostra produzione, che io cercherò di esporre le condizioni che ritengo siano indispensabili di osservare per ottenere una buona film. È necessario che queste condizioni siano ugualmente osservate per tutte le produzioni eguali e per gli stessi scenari, onde ottenere il massimo interesse nel più breve spazio di tempo, ed a ciò ché il soggetto sia perfettamente comprensibile nei vari paesi ove questo dovrà venire riprodotto.

Nei tre mesi da che ho lasciato la Francia, ho passato il mio tempo osservando la nostra produzione e quella che ci fa la concorrenza. Le constatazioni che ho dovuto fare non sono certamente confortanti per il nostro amor proprio.

Non mi sono mai reso conto, come nel caso che ci preoccupa, quanto bisogni risalire indietro per rendersi un conto esatto di ciò che è necessario per ben apprezzare la cosa, a mezzo di giusti confronti, al suo valore reale.

Non posso certo affermare che noi lavoriamo bene come nel passato, ma ciò che è certo è il fatto che la concorrenza ha progredito molto più di noi stessi.

Se le films europee in generale, e le nostre in particolare, sono meno apprezzate in America, ciò è solo perché esse mancano di ambiente, ma specialmente perché esse difettano di qualità.

Quando si paragonano le nostre negative, anche le migliori, con quelle che vengono presentate in questi paesi, si è subito colpiti dalla mancanza, nelle nostre, di primi piani. Non vi è un solo quadro che non presenti un tale difetto capitale.

Le nostre negative acquisterebbero di già un maggior pregio, se fossero disposte in modo da fare evoluzionare gli attori — almeno i principali — interamente in primo piano; troncati all’altezza delle gambe, cioè alla linea della mano pendente lungo il corpo di un individuo che sta ritto in piedi; mentre la linea superiore, all’estremità della testa, dovrebbe essere alla distanza di un palmo della cornice superiore del quadro. Ciò, a prima vista, potrà sembrare anti-artistico; ma nella pratica si troverà che non vi è nulla che urti: anzi il contrario!

(Chi lo dice? Lui!… e basta!)

I nostri artisti, un poco per colpa nostra, hanno la deplorevole abitudine di esprimere i loro atteggiamenti con grande accompagnamento di gesti delle braccia, delle gambe e di tutto il corpo; mentre invece è con la testa e con gli occhi che essi dovrebbero sforzarsi di tradurre l’espressione dei loro sentimenti e delle loro sensazioni, rendendole con ciò molto più facilmente comprensibili ed evidenti per la maggioranza degli spettatori.

I piedi, quando non abbiano un’azione nella scena, non è necessario che siano in vista dello spettatore.

Più i personaggi sono avvicinati, tanto più la loro azione guadagna d’importanza e di evidenza; ed è perciò che ogni centimetro di avvicinamento che venga negletto, rappresenta la perdita di un valore.

I dettagli, accessori, decorazioni e figurazioni devono sfumare all’occhio del pubblico, in modo di condurlo a seguire l’azione, che il più delle volte, se eseguita in secondo piano, perde qualunque attrattiva, mentre ne avrebbe una grandissima se portata in primo piano.

A parte le grandi scene, che devono costituire un’eccezione, bisognerà restringere, per quanto è possibile, lo spazio nel quale devono evoluzionare gli attori, in modo da ridurre la loro esuberanza di gesti, che formano uno dei lati più deplorevoli delle nostre films.

Quantunque tutti i nostri sceneggiatori conoscano queste regole fondamentali, devo però convenire che non vi sono che gli americani che le mettono in pratica.

Se i loro scenari fossero all’altezza dei nostri, essi, per il metodo da loro eseguito, ci farebbero una concorrenza disastrosa anche in Europa. Bisogna dunque che noi seguiamo il loro esempio e, se è possibile, cerchiamo di sorpassarlo, tenendo sempre presente, prima di cominciare una scena, ed anche prima di disporre gli accessori, la necessità di usare e di abusare del primi piani americani.

Un mezzo eccellente per giungere a ciò, senza perdere tempo e far percorrere agli artisti un cammino inutile, lo si troverà nel ripetere la scena senza aver fissato il limite del campo, e di prendere nota del punto più avanzato verso il quale l’attore, trasportato dalla stessa sua azione, si avanzerà di per se stesso. Questo punto allora sarà il vostro primo piano che determinerà la parte di decorazione che voi potrete introdurre nel vostro quadro.

Così adunque sarà il campo d’azione degli attori, che voi limiterete per quanto è possibile, che determinerà l’importanza della decorazione, che dovrà figurare nel vostro quadro.

Nella pratica attuale, è la dimensione della decorazione, che troppo spesso si vuole prendere nella totalità che limita la dimensione dei personaggi. Nè ciò è tutto: in ogni quadro nel quale, avendo sempre cura costante del primo piano, avrete ottenuto la possibilità di guadagnare qualche centimetro: 20, 40 e 50 centimetri; tale beneficio non dovrà da voi essere negletto; ed a questo scopo un altro apparecchio, sempre pronto, senza prender cura della decorazione che alle volte scompare completamente, si porterà sui diversi punti della scena onde poter riavvicinare un’azione interessante.

L’unito schizzo dà un’idea di ciò che io intenda con questo.

(Non crediamo valga la pena di far la spesa per la riproduzione dello schizzo; basta accennare che i punti 0,2,4 sono punti in cui verrebbe a collocarsi la macchina o le macchine (!) e sono dislocati nella profondità della scena avvicinandosi nella stesso ordine alla parete di fondo della scena stessa).

Nello stesso quadro la stessa scena può comprendere una serie di primi piani, che figurano in tutti i punti segnalati con una croce; ciò che però non v’impedirà di servirvi, a quando a quando, dell’intera decorazione.

Quando l’apparecchio che è in 0 ha girato, e che voi avete un’azione interessante che ha luogo sul comodino, voi portate un apparecchio alla croce 2, un’altra volta l’azione importante ha luogo sul comò: l’apparecchio mobile si trasporta alla croce 4 e così di seguito.

Gli attori, naturalmente, dovranno rimanere al loro posto e senza muoversi, mentre viene cambiato l’apparecchio, cioè quando si cessa e si ricomincia a girare sull’apparecchio in 0, in modo che il raccordo delle due negative possa farsi senza interruzione apparente.

Questo metodo, al principio, non sarà scevro da inconvenienti; ma la qualità, al giorno d’oggi, ha una tale importanza nelle films, che per ottenerla non vi è difficoltà che non si debba cercare di sormontare.

Quando lo sceneggiatore e gli operatori avranno preso l’abitudine di questo modo di lavorare, la difficoltà di questo nuovo metodo non sarà maggiore di quella del metodo attuale, e tutti gli spettacoli cinematografici ne avvantaggeranno, tanto quelli d’Europa, quanto quelli d’America.

Questa, d’altronde, è la teoria che io ho avuto occasione di esporre molto tempo fa, ed alla quale intendo rivenire con tutte le mie forze, perché tutte le films che io ho visto ne sono impregnate, e per questa sola ragione molto più ricercate delle nostre.

Dopo questo difetto capitale, ve ne è un altro: la lunghezza delle films. Tutti ne abusano, perché a un dato momento, pensando che ciò potrebbe ridurre il prezzo delle negative, vi è stata una richiesta di films da 1000 a 2000 metri, ed il sistema continua.

Bisogna abbandonare questo sistema al più presto, poiché nella maggior parte dei casi, per non dire in tutti i casi, si finisce per ridurre un buon scenario in una film noiosa, perché troppo diluita.

Per servirmi d’un esempio che traduca il mio pensiero, paragonerò questo fatto a quelli di chi avendo una bottiglia di buon vino vecchio, mediante l’aggiunta di acqua, pensi fare due bottiglie di vino, senza pensare che la quantità andrà a discapito della qualità. Ora nella pratica ciò non ha alcun valore, perché la bottiglia di vino vecchio, che era apprezzata allo stato puro, ha perduto ogni suo valore quando viene diluita con acqua.

Qualche nota supplementare per facilitare l’accesso sul mercato americano delle nostre Films e senza diminuire il loro valore in Europa:

1. Le attrici dovranno essere molto belle e dovranno dimostrare, davanti allo schermo, l’età richiesta dalla loro parte.
Così i primi attori giovani.
Gli uomini si pittureranno come le donne in modo da presentare un viso ben netto, le palpebre saranno sfumeggiate e le sopracciglia saranno annerite. Gli occhi neri e protuberanti saranno da preferirsi, escludendo i concavi per quanto è possibile.
La beltà dovrà sempre soprassedere alla qualità.
Qualunque sia la loro parte, un attore giovane ed una fidanzata, che non siano belli, dovranno essere scartati.
Gli artisti che posano per il cinematografo devono sforzarsi di essere disinvolti, non ostante la ristrettezza dello spazio loro concesso per eseguire la loro parte; poiché il campo d’azione dev’essere sempre estremamente limitato.

2. Per gli uomini, i baffi e la barba, che tradiscono la loro origine straniera, devono essere sempre soppressi interamente, ad eccezione di un tipo speciale (usuraio, marito vecchio, moujick, ecc.)
Il personaggio della vita usuale, sia che appartenga all’aristocrazia, alla borghesia od al popolo, deve sempre essere completamente rasato.

3. Bisogna rinunciare al carabiniere ed al questurino che tradiscono l’origine delle films.
Un arresto a mezzo di agenti in borghese o di delegati produce un effetto altrettanto buono.

4. Per la stessa ragione conviene sopprimere fattorini postali in uniforme.
Una lettera può altrettanto bene pervenire al suo indirizzo, essere messa nella cassetta delle lettere o consegnata all’interessato per mezzo di un servo.
La stessa obiezione si applica ai fattorini di esazione delle banche, ecc. Fate fare le riscossioni da fattorini senza uniforme.

5. Quando, per lo svolgersi della scena, siete obbligati di impiegare un cartello che indichi un Ufficio di Polizia, un Ufficio municipale, od altro Ufficio pubblico, invece che di fronte, disponete il cartello di fianco, in modo che non sia possibile di leggerlo durante lo svolgimento della scena.
I differenti paesi potranno allora tradurre la scritta, qualunque sia la dicitura, e farla apparire sullo schermo.

6. Gli uomini non devono baciarsi fra loro, né alzare le spalle.

7. Infine il tono della decorazione dev’essere di preferenza oscuro secondo il punto di vista fotografico. Con ciò si ottengono dei risultati migliori e la durabilità della film se ne avvantaggia.
(segue)