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Il mio capolavoro ho ancora da farlo (La straordinaria avventura di Rina De Liguoro)

Compleanno allo stabilmento della Palatino
La foto del compleanno di Rina De Liguoro

Luglio 1925. Rina De Liguoro al banchetto dato in suo onore nella ricorrenza del suo compleanno allo Stabilimento della Palatino Film, dopo una lunga giornata di lavoro ancora sotto le spoglie della “bella Nella” nel film Quello che non muore. Da sinistra a destra: la madre di Rina De Liguoro; il marito Wladimiro De Liguoro, autore e direttore del film; Arturo Ambrosio; Rina De Liguoro; Enrico Guazzoni, e molti altri artisti, tecnici, pittori dello stabilimento.

In Quello che non muore, Rina De Liguoro sostiene ben quattro ruoli. A Roma, e altrove, i ruoli furono cinque, giacchè l’esecuzione della film fu accompagnata al piano dalla stessa Rina De Liguoro.

Il prossimo progetto di Rina de Liguoro è un soggetto storico, riduzione scenica di Clifford King, sulla figura di Cleopatra: “Ho molti progetti, ma il capolavoro ho ancora da farlo”.

Rina De Liguoro
Rina De Liguoro sulla copertina della rivista L'eco del Cinema

Aprile 1927. Rina De Liguoro ha firmato un contratto con la Pittaluga Film per l’interpretazione della nuova versione del Vetturale del Moncenisio insieme con Bartolomeo Pagano.

Febbraio 1928. E’ sorta a Roma una nuova società di produzione l’Anonima Cinematografica Italiana. Essa lancerà al mercato mondiale un primo gruppo di films: Boccaccesca, La bella corsara, La sperduta di Allah, Il martirio di Chiffon, e Certe donne, quest’ultimo prodotto in collaborazione con la casa Viktor Micheluzzi di Vienna.

Marzo 1928. Confidenze di Rina De Liguoro.

«La rinascita del film italiano? Non bisogna disperare, abbiamo ingegni, bellezze, direttori di scena e… qualche soldo, ma manca nei nostri teatri di posa l’organizzazione. Nessuno dà retta al direttore di scena, tutti fanno a modo loro, tutti comandano, tutti litigano; vengono così a mancare quelle intese, quella concordia fattiva indispensabile alla buona riuscita di un film. Anche la ICSA di Firenze ha lo stesso difetto, nonostanto gli sforzi enormi che si sono compiuti per ottenere un po’ di disciplina.

In questo giorni ho ultimato a Rifredi La bella corsara che mio marito ha tratto dal romanzo di Dubrewsky e che ha diretto con molta buona volontà. Sono soddisfatta di questo lavoro, perchè inizia per me un genere nuovo nel quale spero riuscire; sono stanca oramai di fare sempre la donna fatale! Mio marito è uno dei più giovani direttori di scena che abbia oggi l’Italia, la sua tecnica è completamente moderna, come quella tedesca e americana, ed avendo conquistato passo passo una profonda esperienza di cinematografia prima di giungere ad essere direttore di scena, egli ora s’intende bene di tutto quanto riguarda l’arte sua. Wladimiro è dinamico ed attivo; è riuscito a mettere su è terminare La bella corsara in due mesi: fece costruire le navi a Livorno, mentre tutto il resto volle che fosse realizzato nei teatri di posa Rifredi. Ora è partito per Tripoli, dove girerà qualche esterno.

Mi ha divertito prender parte in Casanova, perchè è simpatico lavorare all’estero in ambienti diversi e con compagni cosmopoliti, ma Mosjoukine è una jattura, è troppo russo e troppo egoista! Si immagini che è tornato dall’America a posta per poter tagliare Casanova a modo suo; perchè se egli non è riuscito esteticamente bene in un quadro, fa togliere la scena, senza preoccuparsi se ciò possa rovinare il lavoro della sua compagna! E’ così che le migliori scene che io avevo nel Casanova sono andate distrutte per l vanità di un compagno di lavoro.

Tra un mese dovrò cominciare a Roma, nei teatri della Quirinus, una nuova versione di Assunta Spina. Tutti i generi di films mi sono simpatici ugualmente, ma certo, preferisco quelli che svolgono i fatti semplici della vita quotidiana, veri, umani insomma. Sto studiando con passione il tipo di Assunta Spina.

Butto giù sulla carta, alcuni ricordi e aneddoti della mia vita, che voglio far pubblicare e sto scrivendo un film! So di essermi impegnata in un lavoro molto ardito, ma non mi scoraggio, anzi mi diverto. Si tratta di un film nuovo nel concetto e nello svolgimento che per prima vorrei interpretare, lavoro in quattro parti, che racchiude in sé tutti i sentimenti umani, film complesso di brio, di commedia e di passione. La storia è tolta dalla vita di tutti i giorni, e si svolge in Francia. Per ora l’autore non può e non vuole rivelare il titolo, ma spero che, se un giorno il lavoro sarà svolto sullo schermo i lettori dell’Eco (la rivista L’eco del Cinema) andranno a vederlo, non fosse altro che per giudicare di che cosa sia capace una donna.

Vorrei andare a lavorare per qualche tempo in America, e chissà che il 1928 non mi porti a Hollywood? Le mie preferenze riguardo agli artisti dell’arte muto sono nelle donne Pola Negri e Mary Pickford, e negli uomini Cortez, John Barrymore, Lon Chaney, Emil Jannings nonché Rodolfo Valentino. Ma sa quale è la più meravigliosa creatura che a mio parere può oggi vantare lo schermo americano e che certo farà una carriera brillantissima tanto per la sua bellezza quanto per il suo ingegno che già si nota? Joan Crawford che abbiamo potuto ammirare per la prima volta a fianco di Lon Chaney nello Sconosciuto; essa a me pare la stella più affascinante che abbia fino ad oggi brillato nel cielo di Hollywood.

Marzo 1929. L’eletta attrice Rina De Liguoro trovasi da qualche settimana a Hollywood dove ha preso alloggio al Grand Hotel Ambassador. Pare che la contessa De Liguoro abbia stretto un contratto di lavoro con una delle principali case produttrici americane.

Luglio 1929. L’Italia avrà presto films parlanti e sonori editati in lingua italiana e fabbricati a Hollywood. La comunicazione ci giunge da Alfredo Verrico Editore Capo della Verricogram e membro della nuova corporazione che organizzerà la distribuzione di questi films in Italia, Sud America e Stati Uniti.
Sono stati per intanto scritturati la Contessa Rina De Liguoro, Henry Armetta e Aldo Martinelli.
Alfredo Verrico assicura che i soli 5,000.000 di italiani residenti negli Stati Uniti saranno sufficienti a dare il rendimento necessario per alimentare la produzione di questa nuova corporazione col concorso dei 12 cinema italiani che possiede New York.

La Compagnia ha un capitale di 500.000 dollari e la sua ragione sociale è Italotone Film Productions Inc. Presidente Giovanni Rizzo, Vice-presidente Nerco Francesconi, e segretario Alfredo Verrico.

Tutti gli artisti autori e compositori italiani del mondo sono pregati di mettersi in rapporti con la sunnominata organizzazione, che è fiera di valersi della loro collaborazione.

… Questo progetto non andò in porto. Il 1929 non era l’anno migliore per sbarcare in America, ma la crisi a Hollywood arrivò solo in parte. Dopo Romance, Rina interpretò altri film, piccoli ruoli….

Riprendiamo la scena della panoramica sul mare dalla spiaggia di Santa Monica nella seconda parte di questa straordinaria avventura. Questa volta vediamo Rina De Liguoro, di spalle alla macchina da presa, che guarda verso il tramonto.

Voce di Cecil B. De Mille in primo piano: You come too late

Fine (pardon: The End)

Alla ventura (La straordinaria avventura di Rina De Liguoro)

Rina De Liguoro
Rina De Liguoro al volante della sua Alfa-Romeo

Voce in off di Rina De Liguoro: L’ultima mia grande passione è l’auto. Cammino, cammino senza scopo, senza mèta, fino a che i miei nervi non sono sfibrati e non mi danno una pace stanca. Allora ritorno a casa.

Apertura ad iride sulle mani di Rina De Liguoro che guidano una macchina (come sottofondo un slow fox trot).

Voce in off di un giornalista: La conversazione con Rina De Liguoro ha luogo in un auto. Una potente Alfa-Romeo che le mani ben curate della diva, nobili nelle dita lunghissime prive di gioielli, guidano con precisione e leggerezza.

Voce di Rina De Liguoro: Dove andiamo?

Giornalista: Dove volete.

Rina De Liguoro: Allora alla ventura.

Giornalista: Con voi verrei anche…

Rina De Liguoro: Glissez…

Giornalista: Si. Scivoliamo sui complimenti. (pausa) Vi ricordate, Rina, tanti anni fa, a Napoli, quando vi mettevate al piano e suonavate per delle ore? Allora eravate una bambina…

Rina De Liguoro: E voi un bambino. Vi piaceva la Patetica.

Giornalista: Mi piacevate anche voi.

Rina De Liguoro: Non vi siete corretto dal vizio di dire delle bugie.

Giornalista: Non sarei un giornalista. Adesso però, dico delle verità…

Rina De Liguoro: Tagliamo corto: anche adesso vi vedo come trasognato, nell’ascoltare. Beethoven era la vostra passione.

Voce in off del giornalista sulle immagini delle mani di Rina De Liguoro al pianoforte in sovrapposizione alle stesse mani che guidano la macchina: Squisita artista nell’interpretazione della musica, ricordo le sue mani muoversi lente o veloci, bianchissime, sulla tastiera dello strumento, come nell’atto di accarezzare qualche cosa di invisibile.

Voce di Rina De Liguoro in primo piano: Suono ancora sapete? Come prima: forse meglio di prima.

Primo piano sulla lancetta della velocità che sbalza: 70-80-100…

Dissolvenza sulla didascalia con la data 1923. Sfondo: titolari dei giornali sulla crisi del cinema italiano: Il compito della stampa nella crisi attuale; La difesa della produzione italiana; L’esportazione del cinema italiano.

Dissolvenza incrociata sulla pubblicità del film Messalina; immagini del set; scene, articoli sulla stampa italiana ed internazionale.

Voce in off maschile: Il recente trionfo della Messalina di Enrico Guazzoni, prova di più, se ce ne fosse ancora bisogno, che la cinematografia italiana – italiana in tutti i sensi, dallo spirito agli artefici – è una arte ed una industria potenzialmente ancor tutta viva e capace di riprendere il suo posto nel mondo.

Dissolvenza in nero sulla didascalia Torino 1924, che dissolve in una serie d’immagini di Torino anni ’20, per finire nella hall dell’Hotel Savoia (come sottofondo rumori di ambiente, conversazioni, ecc)

Voce in off maschile: La contessa de Liguoro scendeva dall’ascensore nel momento stesso in cui io entravo. Ella mi attendeva , come di convenuto. E mi piacque subito la sua puntualità: nota non caratteristica della più gran parte delle dive, sopratutto cinematografiche. Onde, in cuor mio, ne ringraziai Iddio che mi concedeva la grazia di conoscere e di avvicinare – tra tante posatrici sciocchissime – una donna che sapeva essere molto semplice e molto signora.

Rina de Liguoro: Ho interpretato Messalina, Savitry Sativan, di ambiente e carattere indiano, diretto dal conte Mannini; Maremma, ove sostengo la parte di Musa; Quo vadis?, in cui sono Eunica; La via del peccato, sotto la direzione di Amleto Palermi, che sarà uno dei più grandi successi della stagione per la complessità del soggetto e l’eccellenza degli interpreti, tutti nomi di prim’ordine; infine Il più grande amore (Il focolare spento), l’ultimo lavoro di Augusto Genina.

Lavoro molto volentieri: con infinita passione. E poi la musica – che è una forza inebriante, che vive e palpita in me, continuamente – mi aiuta molto nel mio lavoro. Mi aiuta, m’incoraggia e mi consola. Ogni fatica mi sembra sempre lieve. Messalina è stata fatta in sei mesi; ma chi ricorda più le difficoltà superate? Maremma è stata girata in condizioni disastrose. Eppure non me ne rammaricai affatto. E non me ne rammarico neppure oggi.

Per l’avvenire: due nuove scritture. Una con Palermi per Gli ultimi giorni di Pompei. E poi, a marzo, andrò a Parigi per interpretare un’importantissima parte nel film Napoleone, che Abel Gance metterà in scena…

Dissolvenza sulla didascalia 1925. Immagini del film Bufera, produzione Films Rina De Liguoro.

Voce in off di un cronista: Rina De Liguoro lavora in proprio. In questi giorni ha terminato un film – il primo di sua proprietà – eseguito su canovaccio del marito, Wladimiro De Liguoro, e sotto la direzione dell’autore medesimo. Si tratta di un lavoro intitolato Bufera che si svolge in un ambiente povero di alta montagna, fra le nevi eterne. L’operatore Ferdinando Martini, lo stesso che girò il Focolare spento di Augusto Genina. Gli altri attori principali sono: Umberto Cocchi, Carlo Gualandri, Celio Bucchi, Carlo Benetti.

Rina De Liguoro è veramente entusiasta di lavorare per conto proprio.

Voce in primo piano di Rina De Liguoro: Io sono il capitano della mia anima e cercherò di guidarmi bene, di andare sempre avanti.

Dissolvenza sulle mani di Rina De Liguoro che guidano la macchina e la lancetta della velocità che sbalza 70, 80, 100. Come sottofondo il rumore di una macchina in corsa (di un Alfa-Romeo anni ’20).

Fine della terza parte…

Rina del mare (La straordinaria avventura di Rina De Liguoro)

Seconda parte della straordinaria avventura di Rina De Liguoro come se fosse un film. Nell’ultima scena della Prima Parte avevamo lasciato Rina De Liguoro e la sua famiglia in partenza per Hollywood….

Apertura ad iride e panoramica sul mare, dalla spiaggia di Santa Monica in California (come sottofondo il rumore del mare).

Dissolvenza incrociata sulla città di Alghero (Sassari) in Sardegna:

Voce in off: Oggi, 25 agosto 2003, il sindaco Tedde inaugurerà il teatro situato nell’immobile che ospita gli uffici dell’Assessorato al Demanio e Patrimonio, in via La Marmora, uno spazio all’aperto capace di ospitare 200 persone. Il “Piccolo Teatro Comunale”, così si chiamerà, sarà intitolato a Rina De Liguoro, l’attrice di origine algherese che è stata una delle dive del cinema muto italiano ed internazionale e in seguito un’apprezzata interprete dal periodo del secondo dopoguerra fino agli inizi degli anni sessanta. (il seguito della notizia nel sito algher.it)

Voce in off maschile sulle immagini della famiglia Catardi :

La famiglia Catardi arriva in Alghero nel 1820 dal napoletano (Reina), ed il capostipite fu Antonio, padrone di Barca, come tanta gente di mare che si trasferisce nella Barceloneta de Sardenya dalla Campania e da altre marinerie del Tirreno, attratti dalla pescosità del nostro mare ed in particolare del corallo.

Probabilmente l’attività di Antonio Catardi deve essere stata la pesca del Corallo, ma anche i trasporti marittimi e commerciali.

Accompagnano Antonio Catardi i figli Raffaele (morto pochi anni dopo 1824) e Bartolomeo.

Da questi discendono rispettivamente Pasquale (1822-1900) e Antonietta (morta nel 1900); questi ultimi erano quindi cugini di primo grado, tuttavia si sposano ed hanno quattro figli maschi, fra cui Salvatore e Pasquale.
(Carlo Sechi, Rina de Liguoro – L’ultima diva del cinema muto italiano, Centro Culturale dell’immagine Il Fotogramma – Comune di Alghero 1995)

Pasquale, che lavora come impiegato statale, sposa Lina Biglione ed ha due figli: Renato ed Elena Caterina, che nasce a Firenze, ma venne portata in Alghero per essere battezzata “per il forte legame che gli algheresi hanno sempre avuto con la loro piccola Patria”. Qualche anno dopo la famiglia di Pasquale Catardi si stabilisce a Napoli.

Dissolvenza incrociata sulle immagini (esterno ed interni) di Villa Regana in via Tito Livio a Roma. Voce in off maschile molto tranquilla (come sottofondo una melodia di Schumann al pianoforte):

Chi vi parla si presentò un bel giorno a Villa Regana, situata nel bel viale Tito Livio e domandò di Rina De Liguoro.

Egli fu introdotto subito nel suo salotto ove notò in anzitutto un magnifico pianoforte da concerto.

Vicino ad esso v’è un antico stipo di grande valore ove la Rina (ciò lo seppi dopo) conserva i ricordi di suo padre, morto or è due lustri, e raffigurato da un busto in bronzo collocato sul mobile stesso.

Un grande quadro riproduce Rina De Liguoro in una posa affascinante; profusione di ninnoli e di fiori conferiscono grazie a armonia a questo modesto, e pur bello e pur ricco, salotto ove la grande artista trascorre le brevi ore di riposo.

Sul pianoforte è disteso il grande manto usato da Rina de Liguoro nell’interpretazione di Messalina. E’ ricamato in oro ed ha proporzioni non indifferenti, figurarsi che copre quasi tutto il pianoforte a coda.

L’ambiente dove vive un’artista è sempre interessante, ma non trovo niente di strano e ciò mi urta un poco giacchè non ho niente di sensazionale da raccontare al lettore.

Dissolvenza incrociata sulle immagini del film La bella corsara (1928). Voce in off, femminile (musica di sottofondo della Carmen di Bizet, sempre al pianoforte):

Rina De Liguoro, figlia di uno spagnuolo e di una italiana originaria di Chambery, nacque a Firenze per uno sbaglio di date che mandò suo padre fuori dalla grazia di Dio! Anzitutto avrebbe dovuto nascere maschio, e in secondo luogo, la discendente di uno spagnolo non poteva e non doveva nascere che in Ispagna. Figuratevi quale non fu la delusione e la rabbia del Catardi, vedendo le sue speranze deluse, ma non si perse d’animo e non si dette per vinto; dopo quaranta giorni si imbarcò con la famiglia per la Spagna e nel suo paese nativo di Algero (sic!) fece battezzare la bimba!

Rina Catardi crebbe con un grande spirito di indipendenza, a tre anni fuggiva di casa, e la ritrovano a sera, dopo lunghe ricerche, al Campo di Marte dove si era recata a far raccolta di frutta… La sua grande aspirazione era di poter studiare arte drammatica e calcare le scene; ma il padre, uomo di costumi rigidi e di idee austere, non avrebbe mai acconsentito e la figlia abbandonò il disegno, che accarezzava da tanto tempo, per darsi completamente allo studio della musica che l’attirava.

Nuova dissolvenza incrociata sulle immagini di Villa Regana. (la musica della Carmen di Bizet dissolve nei rumori di un giardino). Ritorna la voce in off maschile:

Mi tranqulizzo immediatamente dando un’occhiata fuori la Villa Regana; è un luogo di pace fra fiori e piante, al cospetto dei colli romani, dove lo spirito riposa lontano dal turbine della vita.

Sento dei passi e rientro immediatamente…

(Dissolvono i rumori del giardino e ritorna come sottofondo la melodia di Schuman al pianoforte)

Sono alla presenza di Rina De Liguoro.

Rina de Liguoro del cinema ci appare un po’ più grande di quella che è, ma è — al naturale — come sullo schermo.

Mi spiego: vi sono due Mae Murray e due Swanson, v’è la Mae Murray del Cinema e la Mae Murray della vita intima, v’è la Swanson del Cinema, e… come sopra. Sarebbe come dire che queste attrici perdono con la truccatura e con le espressioni artificiali del loro volto, i loro lineamenti stessi.
Per Rina de Liguoro — essendo naturalissima la sua arte — non ci sono sorprese in materia. V’è la voce; pensate a quanto di più bello e di più armonioso vi possa essere nella voce di una donna, ed ecco data la parola all’attrice muta che tu ammiri.

Dopo i soliti convenevoli, le domandai:

— Come lei si decise ad abbandonare la sua carriera di pianista per l’arte muta?

— La carriera pianistica — ella rispose — non l’ho mai abbandonata, ma ho cercato di unirla all’arte muta.

Infatti l’ottobre scorso a Londra presenziai alla « première » di « Messalina » e in tale occasione eseguii pezzi pianistici che furono ripetuti per la stessa occasione, in parecchie città inglesi. Anche in Italia, in tutte le città ove sarà proiettato il mio nuovo film « Quello che non muore », interpreterò musica classica adattata all’azione scenica. Ho già fatto ciò a Palermo e — recentemente — a Roma con lusinghiero successo.

— Quale la sua prima impressione, le sue prime trepidazioni, quando posò le prime volte dinanzi all’obbiettivo?

— Nessuna impressione, nessuna trepidazione, perché io non ho mai pensato di posare davanti all’operatore e alla sua macchina. Sono soltanto suggestionata dal personaggio che vado ad interpretare e ne vivo la vita con molta semplicità e verità.

— Che si propone per l’avvenire?

— Desidero fare tante e tante « films », sempre più belle e provare così la gioia di vivere tante vite nei diversi personaggi.

— E poi?

— Dedicarmi alla mia piccina Regana — ella mi dice con tipica espressione materna — che è tutta la mia vita.

Fine seconda parte…