Leopoldo Fregoli

Fregoli dietro le quinte, versione 1901
Fregoli dietro le quinte, versione 1901

Dai primi tempi del sito In Penombra, Leopoldo Fregoli ha occupato un posto d’onore, e non poteva mancare all’appello nella ricerca sui personaggi “senza fissa dimora”.

Prima di raccontare alcuni particolari su questa ricerca dove, come vedrete subito, si questionano alcuni dati pubblicati nella sua autobiografia, vorrei segnalare che Fregoli si racconta con molta sincerità e grandi dosi di modestia. Cosa rara in un personaggio dello spettacolo. Dopo quello che ho letto (in quattro lingue diverse), la mia ammirazione per il signor Leopoldo Fregoli, come artista e come essere umano, è maggiore di prima. Peccato davvero che non abbiamo inventato ancora una macchina del tempo!

Una ricerca su Fregoli ed il cinema, una ricerca approfondita, non è facile. Troppi dati dispersi dal tempo, pochi, pochissimi documenti rimasti. Mi riferisco a documenti come lettere o contratti. Che fine ha fatto l’archivio di Leopoldo Fregoli? Alcune carte sono andate perdute nei vari disastri (incendi, naufragi), che l’artista ha subìto nel corso della sua vita, ma non tutte. Non so se la famiglia abbia conservato qualche ricordo, non so nemmeno che fine ha fatto questa famiglia.

Rimangono i programmi degli spettacoli, le fotografie, qualche libro, la stampa d’epoca, e pochi film, e partendo da questi testimoni si può tentare di ricostruire un percorso, colmando qualche lacuna.

Fregoli ed il suo cinematografo, il Fregoligraph, vengono considerati fra i pionieri del cinema italiano. Vediamo come e perché:

« Mi trovavo, nel 1897, al Teatro Celestin di Lione, quando, una sera, mi dissero che in una poltrona di prima fila c’era Luigi Lumière, di cui avevo già sentito parecchio parlare. Maniaco di fotografia e di meccanica come ero, mandai il mio segretario in platea, a pregare lo scienziato di voler salire in un intervallo sul palcoscenico; ed una volta dinanzi a lui, gli chiesi di poter visitare la sua officina. Quegli aderì, e l’indomani mi recai a trovarli. (…) Dopo quel primo battesimo di Parigi, i fratelli Lumière avevano fatto ritorno al loro laboratorio di Lione e si erano messi di nuovo al lavoro, per migliorare la portentosa invenzione. Fu appunto allora che li conobbi, e per una settimana rimasi dalla mattina alla sera nella loro officina, ad addestrarmi nei segreti della riproduzione, dello sviluppo, della stampa e della proiezione di quei minuscoli film. Convinto che la proiezione di quei primi saggi cinematografici alla fine di ogni mio spettacolo potesse essere una vera attrattiva e suscitare un vivo interesse nel pubblico, chiesi ai fratelli Lumière il permesso di proiettare le loro pellicole. I due scienziati, entrati subito con me in grande familiarità, aderirono, mi consegnarono un apparecchio di proiezione e con esso il diritto di esclusività, per i miei spettacoli, di un notevole gruppo di brevissimi film.
In seguito, dato il grande successo riportato con tali pellicole, pensai di fabbricarne io stesso, riproducendo scene comiche delle quali ero naturalmente l’unico interprete. Nacquero così, quei famosi corti metraggi che molti certamente ricorderanno, come Fregoli al ristorante, Una burla di Fregoli, Il segreto di Fregoli, Un viaggio di Fregoli, Il sogno di Fregoli, e, finalmente, il film che svelava, alla fine dello spettacolo, i segreti delle mie trasformazioni, cioè Fregoli dietro le quinte.
In Italia, e in qualche altro paese, i più cominciarono a conoscere il cinematografo proprio attraverso le mie rappresentazioni. Un giorno, mi saltò il ticchio di fare uno scherzo al pubblico anche attraverso lo schermo: feci proiettare qualcuna delle mie pellicole al rovescio. Il pubblico vedeva, sbalordito, uscire gli abiti dalle mani degli inservienti, o passare dalle sedie addosso al trasformista, e questo marciare velocissimo all’indietro, e via di seguito… Furono torrenti d’ilarità, nella sala!
La lunghezza massima di queste pellicole era di 18 metri. Ebbi, allora, l’idea di raggrupparne quattro insieme e di proiettarle senza interruzione. Fabbricammo, io e il mio meccanico Müller, due ruote, che disponemmo, una al di sopra dell’apparecchio di proiezione., l’altra al di sotto, in modo che, messe in movimento, permettessero alla pellicola della bobina superiore di passare ed avvoltolarsi sulla inferiore. Così eravamo in grado di proiettare un film di ben 50 metri. La prima di queste pellicole presentate al pubblico fu Impressioni di Ermete Novelli, dove si vedeva il grandissimo attore intento a leggere vari giornali, e si vedevano poi le materializzazioni di ciò che era contenuto negli articoli di quei giornali : cioè, una rassegna critica delle poderose inimitabili espressioni dell’indimenticabile interprete di Shylock, di Papa Lebonnard e del Burbero benefico. Il film terminava con l’entrata dei due grossi cani di Novelli, che gli saltavano addosso festosamente e gli strappavano i giornali. Il secondo film fu Fregoli illusionista, pel quale impiegai dieci pellicole, ciascuna di 18 metri, ridotte poi, con opportuni tagli, a circa 60 metri. C’erano dentro apparizioni, sparizioni, giochi di magia portentosi: i primi trucchi del cinematografo, sviluppati al mille per cento. In breve, misi insieme una notevole raccolta di queste pellicole, le quali chiudevano brillantemente ogni mia rappresentazione, proiettate sopra uno schermo che io stesso m’ero costruito, con una appariscente cornice adorna di lampadine colorate. Chiamai tutto ciò Fregoligraph. A brevettare il sistema non pensai nemmeno lontanamente. Ma qualche mese dopo apparve a Londra il Biograph, che era una esatta riproduzione del mio Fregoligraph, con qualche perfezionamento accessorio.
Il Fregoligraph cominciò il suo giro trionfale all’Olympia di Parigi, e non scomparve più dai miei programmi. In Italia molti lo ricordano ancora. E a ricordarlo ai posteri ha pensato il Dizionario del Melzi, dove a pagina 340 si legge : « Fregoligraph: cinematografo inventato da Fregoli, il quale può riprodurre delle vedute di tre metri su quattro con chiarezza di tutti i particolari ».
(Fregoli raccontato de Fregoli, Rizzoli 1936 pp.216-218)

Vediamo adesso tre punti fondamentali.

Il primo è l’incontro nel 1897 con Louis Lumière al Teatro Celestin de Lyon. Non metto in dubbio che abbia incontrato Louis Lumière nel 1897, ma il debutto di Fregoli sul palcoscenico del Théâtre des Célestins di Lione è di molti anni dopo: nel 1906.

Il secondo è che non si parla di acquisto del cinematografo Lumière, ma di permesso per proiettare le loro pellicole, e di come i Lumière gli consegnarono un apparecchio di proiezione ed il diritto di esclusività “di un notevole gruppo di brevissimi film”. E questi brevissimi film facevano parte degli spettacoli di Fregoli fin dal 1897, ma questa parte dello spettacolo si chiamava Animatografo-Fregoli. Soltanto qualche mese dopo, l’Animatografo-Fregoli diventa Fregoligraph. Nell’estate del 1898 Fregoli si trova a Londra per recitare nell’Alhambra e qui abbiamo già una descrizione delle viste abbastanza completa:

« Fregoli sigue haciendo las delicias de la Alhambra. No contento con las muchas cosas que hace, la mayor parte de las cuales son conocidas en España, presenta ahora el Fregoligrafo, que es ni mas ni menos que el Cinematógrafo, cuyas vistas son todas referentes a este popular artista. Y asi el publico ve a Fregoli en su casa, comiendo, durmiendo, y hasta riendo con la criada que le entra el chocolate por la mañana.
Pero las vistas mas notables son las que presentan a Fregoli vistiendose para representar sus tipos. Es verdaderamente asombroso ver como, con la ayuda de dos personas, se convierte en menos de un minuto de una vieja en muchacho y de dama elegante escotada y todo y con todas las prendas de vestir interiores y exteriores, en joven de frac y camisa con apretado cuello y corbata de lazo ».

Fregoli lascia Londra in settembre, nella sala Alhambra rimane “The Exposure of Fregoli by the Fregoliograp” (sic).

Per quel che riguarda il film di Robert William Paul: Fregoli, The Protean Artiste – In his Impersonation of Famous Composers, datato 1898, il film Maestri di musica, conservato alla Cineteca Nazionale di Roma (serie Fregoli n. 16), non ha soltanto una perforazione diversa e diverso metraggio, è un film diverso.

Il terzo punto è che il Fregoligraph, le pellicole “fabbricate” da Fregoli cominciò il suo giro trionfale all’Olympia di Parigi. Fregoli debutta all’Olympia il 24 febbraio 1900, dopo l’incendio del Trianon (17 febbraio 1900), come racconta lui stesso in un capitolo delle memorie.

Della data delle prime esibizioni del Fregoligraph ho detto sopra, ma nemmeno il debutto a Parigi del Fregoligraph fu all’Olympia:

« Au Trianon-Théâtre, à partir d’aujourd’hui samedi, en dehors de son spectacle habituel, Fregoli présentera au public le Fregoligraph. Qu’est-ce que le Fregoligraph? Fregoli vu dans les coulisses effectuant ses transformations ».

Era il 27 gennaio 1900.

Per finire, come già sospettavano altri ricercatori, i film di Leopoldo Fregoli sono molti di più di quelli recuperati finora.

Alla prossima…

Ritratto intermittente

da sinistra a destra: Macaya, Chomon, Marro
Da sinistra a destra: Luis Macaya, Segundo de Chomn (in piedi), Alberto Marro

Nell’ultimo post raccontavo di Alberto Marro (Albert Marro i Fornelio), e del suo viaggio a Parigi. Vediamo adesso come ci racconta l’incontro con Segundo de Chomón:

Recuerdo un día que se presentó un hombre de aspecto insignificante. O así me lo parecía. Era bajo de estatura, magro, y llevaba una barba tupida y negra. Tenía unos ojos vivos, despiertos, atentos a todos los detalles. Con esa barba aparentaba más edad de la que en realidad tenía. Hablamos de cine y de las cosas que se podían hacer con las películas. Desde aquel día vino a verme con frecuencia. Me dijo que muchas de aquellas cintas ya las conocía, que las había visto varias veces porque le gustaban. Aquel hombrecillo no era ni un mirón ni un curioso. Me dijo que se llamaba Segundo de Chomón, y que con sus ahorros había comprado un aparato de impresionar cintas. Nos hicimos muy amigos y decidimos hacer algo diferente de los demás. Sólo había uno que era diferente: Fructuós Gelabert. Nos uniremos y fundamos una sociedad: Chomón-Marro, más adelante sería Macaya-Marro, Marro-Baños, hasta convertirse en Hispano Films. A mí me pareció que Chomón tenía unas ideas descabelladas. Hicimos juntos algunos filmes con mayor o menor éxito comercial. Era un hombre inquieto que de repente desaparecía y se iba. Para Chomón esto era una conducta normal. Iba a París y, al regreso, siempre tenía novedades que contar. Me habla de que se estaba construyendo un aparato con el que se podrían tintar varias películas a la vez, y así se ahorarría en los gastos de los virados.
(…)
Los verdaderos comienzos de mi empresa pueden establecerse hacia el 1901, cuando se incorpora Luís Macaya, con una aportación de capital. Chomón se encargaba de la fotografía y los trucajes. Yo redactaba los textos y los pequeños argumentos. Primero hicimos lo que se llamaba “vistas panorámicas”. Eso no estusiasmava Chomón, que realizó filmes de carácter “fantástico”, como las del francés Méliès. Fueron cintas sorprendentes por las muchas cosas que pasaban. Chomón fue un verdadero artista y un tipo tan importante como Méliès. Lo que pasa en este país es que hay que venir de fuera para que nos diga nuestras cosas buenas. Aquí no se construye, se destruye, y si te caes, por las razones que sean, la gente hace exactamente igual que con el árbol caído, todo el mundo se atreve a hacer leña.
Josep del Castillo i López (Nota biográfica sobre Albert Marro, Cinematògraf, volum 4, 1987)

Questo ritratto-ricordo, inedito in Italia, è una delle poche testimonianze dei primi anni di Segundo de Chomón a Barcellona. Sulla società Chomón-Marro non ho trovato niente, ma in compenso ho trovato molto su Alberto Marro “rappresentante, fabbrica di strumenti di precisione ed articoli per la cinematografia”.

Ho qualche perplessità sull’attribuzione di film in questa prima tappa a Barcellona. Non credo che Chomón abbia partecipato nell’avventura della Sala Mercè, ricordi o non ricordi di Adrià Gual.

Ma i dubbi e i misteri intorno alla vita e l’opera di Chomón sono tanti, ed è giusto per questo che ho intrapreso la ricerca.

Della presenza della famiglia Chomón-Mathieu a Barcellona ho detto nel primo post. Infatti non c’è traccia di Suzanne (Julienne Alexandrine) Mathieu nei film attribuiti a Chomón. Secondo le mie ricerche, Leone Anaïs Monloup, vedova di François Mathieu, le figlie Julienne Alexandrine, France, Geneviève, il figlio Albert, ed il piccolo Camille Robert, sono tutti a Parigi in questo periodo.

Che Julienne Alexandrine, non ha niente a che vedere con l’atelier di Madame Chaumont, ho detto nel secondo. Ma questo fa ancora più onore a Chomón come “reputado iluminador de películas”.

Sulla data di arrivo in Francia per lavorare alla Pathé non c’è nessuna sicurezza, quindi è molto difficile stabilire la collaborazione a certi film. Secondo la pubblicità nella stampa italiana, Gaston Velle è alla Cines di Roma dalla primavera del 1905.

La società “Chomón-Fuster, Contratistas de Pathé Frères” aveva il teatro di posa a Cortes (Gran Via de les Corts Catalanes) 437, la residenza di Segundo de Chomón era Cortes (Gran Via de les Corts Catalanes), 547, bajos. Dal 1910-1912, della famiglia Chomón-Mathieu a Barcellona ancora una volta non c’è traccia.

La residenza di Segundo de Chomón a Torino era via Vignale 3, a via Vignale 6 viveva la famiglia Bourgeois, Camillo Robert sposerà Margherite Bourgeois. Suzanne (Julienne Alexandrine), e suo fratello Albert (fotografo), nato a Parigi nel 1884, risultano iscritti all’anagrafe di Torino dal 1921.

Negli anni ’20, la casa torinese di via Vignale 3 non risulta di proprietà di Segundo de Chomón, né di nessun Mathieu.

La società di “Film en couleurs” Keller-Dorian (e Chomón), partecipa alle riprese del Napoléon di Abel Gance, ma “une légère erreur technique a rendu inutilisable la bande”.

Segundo de Chomón non ha girato in Marocco per la la società “Films en couleurs” Keller-Dorian.

Ultimo mistero il film Lulù, inedito e gelosamente custodito dal nipote Piero. Leggiamo a pagina 267 del libro Tracce – Documenti del cinema muto torinese nelle collezioni del Museo Nazionale del Cinema (Museo Nazionale del Cinema – Il Castoro, 2007): Lulù; Produzione: Segundo de Chomón; Regia: Segundo de Chomón; Anno: 1923; Materiali film: 35mm, safety, negativo, b/n, 168 m, lingua italiana; 35mm, safety, positivo, col., 168 m, lingua italiana.” Pellicola safety nel 1923 ?

Piccolo contributo. Vedo che Les Joies du Mariage (Los placeres del matrimonio), uno dei film attribuiti a Chomón (Juan Gabriel Tharrats, Los 500 films de Segundo de Chomón, Universidad de Zaragoza 1988), è scomparso nella filmografia pubblicata nel volume di Joan M. Minguet Batllori (Segundo de Chomón. El Cinema de la Fascinació, Diputación de Teruel – Filmoteca de la Generalitat de Catalunya, 2009).

Non posso assicurare la partecipazione di Chomón, ma il film è interpretato da Suzanne Mathieu, ed è un film a trucchi, come affermava Tharrats. Il titolo è: Le Boudoir Mystérieux, produzione Pathé 1907. Alla data di pubblicazione di questo post, la filmografia Pathé nel sito della Fondation Jérôme Seydoux-Pathé non ha molti dati su questo film (fonte Henri Bousquet, Catalogue Pathé des années 1896 à 1914, Bures-sur-Yvette, Editions Henri Bousquet, 1994-2004).

Suzanne Mathieu in Le boudoir mystérieux, Pathé 1907
Suzanne Mathieu (Le boudoir mystérieux, Pathé 1907)

La doppia vita di Madame Chaumont

manifesto Phono Cinéma Théatre 1900
Manifesto del Phono Cinéma Théatre 1900, François Flameng

Ovvero, i misteri di Parigi.

Dopo quello che ho raccontato nel post di qualche giorno fa, posso aggiungere che con ogni sicurezza Suzanne (Julienne Alexandrine) Mathieu, non è la Madame Chaumont “della quale parlano alcune storie del cinema”.

Cominciamo per chiarire dove ha preso Georges Sadoul questa informazione:

L’Exposition Universelle de 1900 voit la première réalisation du parlant.
C’est sur un écran français que se produisit la plus ancienne tentative d’harmonisation synchrone du cylindre-phono avec l’image-cinéma, forme primitive du film sonore.
M Auguste Baron en est l’auteur. Avant tous les autres, à ma connaissance, il a donné une âme au cinéma en le dotant de la parole et, si ma mémoire est fidèle, le brevet de sa découverte, le «patent», était enregistré dès l’année 1900 aux Etats-Unis.
Dans le modeste studio de la rue d l’Alma, à Àsnières, je deviens son collaborateur pour la prise de vues. Nous reproduisons ensemble des scènes d’operettes, chant et musique, ainsi que «vielles chansons de France», interpretées par des artistes de concert ou de music-hall.
(…)
Peu après, la Compagnie Générale Transatlantique s’interesse à un autre système, le Cinémicrophonographe. Un dispositif de commande électrique unique assure le déroulement synchrone de la parole et l’image. La Compagnie compte exploiter cette nouveauté, sous le nom du Phonorama, à son pavillon de l’Exposition.
En attendant l’ouverture de cette dernière, je filme pour le Phonorama quelques scènes de la vie parisienne, et toute une suite de tableautins sur «les cris de Paris».
Les bandes sont coloriées à la main dans les ateliers de Mme. Chaumont. Les travaux de développement et le tirage des copies sont assurés par les Etablissements Gaumont dont j’utilise les appareils.

Il ricordo è di Felix Mesguich nel suo Tours de manivelle, Grasset 1933, famoso operatore Lumière e molto altro.

Ecco Madame Chaumont delle storie del cinema, ma non è la nostra Suzanne (Julienne Alexandrine) Mathieu. E posso dimostrarlo senza nessuna ombra di dubbio. Mi riservo, per il momento, i dati.

Peccato perché era un indirizzo di ricerca molto promettente.

Nei primi mesi del 1901, i destini della giovane Mlle. Mathieu, in arte Mlle. Mercédes, l’operatore Mesguich, e certo M. Berst s’incontrano:

C’est à l’Olympia, sous la direction des frères Isola, que nous présentons désormais le programme du Phono-Cinéma-Thèâtre.
Cela ne va pas toujours sans difficulté. Je me souviens notamment, qu’un soir, jétais enfermé dans ma cabine, au premier étage, tandis que M. Berst était placé avec son phono à l’orchestre.

Non vi racconto il seguito per invogliarvi a leggere il libro di Mesguich, merita.

Mlle. Mercédes prendeva parte alla rivista Paris-Cascades, spettacolo di riapertura dell’Olympia da gennaio 1901. La foto pubblicata a p. 61 del libro Los 500 films de Segundo de Chomón, di Juan Gabriel Tharrats (Universidad de Zaragoza 1988), corrisponde al retro di un programma di sala dello spettacolo, quello pubblicato a p. 309 dello stesso volume. Non è un ritaglio di giornale. A proposito, la foto è di Eugéne Pirou, famoso fotografo-cineasta. E’ proprio lei.

Dicevo prima dei destini incrociati, perché da lì a pochi mesi, M. Berst (Jacques A. Berst) comincia a lavorare per la Pathé. Il 14 ottobre 1902, in qualità di “Un des Directeurs” de la Compagnie de Phonographes, Cinématographes & Appareils de Précision Pathé Frères invia a “Monsieur Segundo de Chomon, Poniente 61, 2°, 2a, Barcelone”, la prima lettera di conferma d’incarico per colorare i film della casa francese. La lettera è riprodotta, per esempio, a pagina 196 del volume Segundo de Chomón (maestro de la fantasía y de la técnica), di Carlos Fernandez Cuenca (Editora Nacional 1972).

L’incrocio di dati era perfetto: Suzanne (Julienne Alexandrine) Mathieu, Mlle. Mercédes del cartellone dell’Olympia, non è altra che Madame Chaumont, che fin dal 1900 (anche prima) si dedica a colorare i film.

Sembra un film di Louis Feuillade.

D’altra parte, confermava due teorie: dove e da chi aveva imparato Segundo le tecniche di colorazione dei film (Parigi, Mathieu, ovvero Madame Chaumont); e l’inizio delle “buone” relazioni di Segundo de Chomón con la Pathé, grazie alle relazioni di Madame Chaumont con il mondo del cinema.

Ma dov’è Segundo de Chomón nel 1901?

Dirò solo che nel mese di giugno di quell’anno arriva a Parigi un giovane e intraprendente catalano: Alberto Marro i Fornelio.

Alla prossima…