Elena Taddei alias Francesca Bertini

Cortile interno dell'Istituo degli Innocenti a Firenze
Cortile interno dell’Istituo degli Innocenti a Firenze

Come avevo già raccontato nel sito dedicato alla biografia e filmografia della Bertini, Francesca Bertini nacque a Firenze il 5 gennaio 1892. I documenti ufficiali (dalla partita di nascita al certificato di morte) non lasciano opzione a dubbi:

L’anno milleottocentonovantadue addì otto di Gennaio a ore antimeridiane dieci minuti quarantacinque nella Casa Comunale di Firenze. Con avvio di indagine il signore Cavaliere, Commissario del Regio Spedale degli Innocenti di questa città dichiara al sottoscritto Tito Romanelli segretario delegato del Sindaco con atto quattro di agosto anno decorso ad Ufficiale di Stato civile, che addì Sei gennaio del corrente alle ore pomeridiane cinque minuti trentacinque fu consegnata da una levatrice in questo Ospizio una creatura di sesso femminile che la dichiarò nata il dì cinque gennaio stesso a ore cinque minuti trenta pomeridiane da genitori ignoti, alla quale furono imposti il cognome di Taddei e il nome di Elena e fu iscritta al Campione di lettera F letto numero otto. L’atto presente è stato compilato in ordine all’articolo trecentosettantotto del Codice Civile.

In seguito ad atto ricevuto dal Notaro Luigi Giuliani di Firenze addì 23 marzo 1894 e trascritto il dì 17 aprile successivo nei registri di nascita di questo comune ord. N. 171 p. 2 Elena Taddei è stata riconosciuta per figlia naturale da Adelina di Venanzio Fratiglioni nata e domiciliata in Firenze nubile, maggiore di età, attendente a casa.

Elena, figlia naturale di Adelina Fratiglioni è stata, qual figlia, da Arturo Salvatore Vitiello e Fratiglioni Adele Maria legittimata per susseguente matrimonio celebrato il 4 giugno 1910 in Roma ed inscritto in quell’Ufficio dello Stato Civile al numero 1273.

Elena Vitiello, nata a Firenze il 5 gennaio 1892, residenza Ginevra (Svizzera), stato civile coniugata, deceduta a Roma il 13 ottobre 1985.

In nessun documento compare il cognome Seracini, attribuito da diverse fonti alla madre, Adele Fratiglioni.

Vediamo adesso quali erano le norme di ammissione nello Spedale degli Innocenti nel 1892:

Dopo la soppressione della ruota, cioè dopo il 30 giugno 1875, l’ammissione dei bambini, com’è già stato accennato, non avvenne più che mediante consegna diretta, la quale, secondo le norme stabilite dall’on. Deputazione Provinciale, doveva effettuarsi dalla Levatrice o dal Medico che avevano assistito al parto, o, per quelli non nati in Firenze, da qualsiasi altra persona, purchè insieme alla creatura portasse la copia dell’atto di nascita da cui risultasse, oltre alla illegittimità del fanciullo, l’incarico dato al presentatore di consegnarlo. L’atto di nascita, per i bambini consegnati dalle levatrici o dai medici di Firenze, non è richiesto, perchè lo Spedale degl’Innocenti, forse l’unico fra i grandi Brefotrofi, ha conservato il sistema di provvedere da sé a denunciarli all’ufficio dello stato civile. Dei legittimi era consentita l’ammissione, secondo le disposizioni del 17 febbraio 1818, a carico dei comuni cui appartenevano solo per il primo anno di vita, quando fossero inviati dai comuni stessi o dal Direttore dello Spedale in cui la madre li aveva partoriti o era stata ricoverata posteriormente al parto, purchè essa fosse assolutamente inabile all’allattamento o per malattia o per difettosa costituzione e il padre non avesse mezzi per inviare a balia per conto proprio il figlio.

Nel 1892 ingressarono nello Spedale 314 maschi e 316 femmine, e nel 1894 furono restituiti ai genitori 66 maschi e 69 femmine.

Questi dati e le norme di ammissione riportate sopra si trovano nel volume: Relazione Storico-Descrittiva del R. Spedale degl’Innocenti (Brefotrofio) di Firenze, Tipografia Enrico Ariani 1912 (Internet Archive)

Rimane un dubbio: come ha fatto Adele Fratiglioni, nubile, maggiore di età, attendente a casa, a riconoscere come figlia naturale Elena Taddei il 23 marzo 1894?

Ringrazio molto le persone degli archivi comunali di Roma e Firenze per il loro aiuto nelle ricerche. Un ringraziamento speciale ad uno dei responsabili, molto cinefilo, della Casa dei Bambini dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, che molto gentilmente mi fece da “cicerone” nella visita, e del quale non ho conservato il nome e l’indirizzo mail (un guasto nel disco rigido del computer più di un anno fa). Se legge questo post la prego di mettersi in contatto e mi scuso per il silenzio.

Il pubblico del cinema muto

che ne dice lei
che ne dice lei?

Quando si studia la storia del cinema muto la prima fonte da prendere in considerazione sono i film, quelli sopravvissuti, in secondo luogo le fonti cartacee, chiamate dagli addetti non-film. Naturalmente sono arrivate a noi molte testimonianze dei protagonisti (registi, attori, produttori, critici, eccc.). Poche, di mia conoscenza, le testimonianze degli spettatori. Il ruolo di spettatore, un ruolo fondamentale, non sembra attirare l’attenzione degli studiosi. Certo – direte voi – ma come si fa a sapere cosa pensavano gli spettatori dell’epoca? Bisogna organizzare una seduta spiritica?

Ma no! Non c’è né nessun bisogno. Possiamo sapere molte cose grazie alle fonti cartacee. Nel 1922 nasce a Torino la rivista al Cinemà, una delle sezione si chiama “che ne dice lei?”:

Sotto questo titolo, col prossimo numero si inizierà una rubrica in cui troveranno risposta tutte le curiosità dei nostri lettori d’ambo sessi, intorno al cinematografo. Volete sapere la marca delle cravatte di Capozzi? La misura  dei guanti di Francesca Bertini e di Pearl White?

Il nostro Cicerone che, munito di poteri soprannaturali, tutto sa, tutto vede, tutto conosce, come il Pathé Journal sarà sempre pronto a rispondere a qualsiasi domanda, anche se questa fosse un po’ più indiscreta del necessario.

Avanti dunque: domandate e sarete esauditi.

Uno studio approfondito delle risposte nella rubrica dimostra che la promessa di rispondere a domande indiscrete rimarrà una promessa. Davanti a certe domande la fantasia di Cicerone si sbizzarrisce in risposte come questa:

“Mia May abita a Berlino ed è maritata con un fabbricante di scatole per le conserve di pomodoro, il quale (il marito, non il pomodoro) è nato 49 anni or sono e sette mesi, or sono anch’essi a Tokio Giappone, dalla unione di un Mandarino e di una Mandarina: da ciò, forse, l’istinto per le conserve.

Mia May parla parecchie lingue: il tedesco, il russo (con o senza insalata), il latino e il greco antichi e moderni, e un’altra ancora che usa solo con suo marito e gli amici più intimi.”

La principale curiosità degli spettatori del 1922-1923 non sono le cravatte di Capozzi o la misura dei guanti della Bertini,  i cinefili vogliono sapere come si fa a diventare 1. attori 2. registi 3. soggettisti (o meglio come vendere un suo soggetto). Più o meno come adesso. Il problema è che il cinema italiano si trovava allora come adesso in piena crisi:

“La domanda che mi fate è uguale a quella che mi fanno il novanta per cento delle mie lettrici. E’ una fatalità, ma non so proprio come favorirvi, data la situazione gravissima della cinematografia italiana. Darvi degli indirizzi di Case Cinematografiche è come indurvi a fare un buco nell’acqua. Se avete realmente attitudini e buona volontà, aspettate tempi migliori e poi tentate. Però, non fatevi soverchie illusioni.”

Dopo il metodo migliore per entrare nel mondo del cinema, la curiosità si sposta verso la vita e miracoli di quelli che già ne fanno parte, dettagli come età, situazione sentimentale, indirizzo, di attrici-attori-registi. Una spettatrice di Roma vuole sapere della vita privata di Pina Menichelli, un’altra di Torino la età di Vera Vergani: “Ho già scritto che l’età delle attrici non si dice mai. Come tutte le donne, esse hanno l’età che dimostrano”. Emilio Ghione, interprete e regista è molto quotato: “In questo momento è in Germania, ma ne ignoro l’indirizzo. Emilio è abbondantemente ammogliato ed ha una consorte gelosissima”. Imitando i colleghi d’oltre oceano i protagonisti del cinema muto italiano hanno imparato che notizie ed interviste fanno bene allo status stellare, ma la vera data di nascita, lo stato civile e l’indirizzo privato rimangono un tabù.

Ogni tanto capita qualche cinefila/o interessato in questioni tecniche:

“Ci sono certe macchine da presa che possono essere utilizzate come macchine fotografiche e da proiezione. Una di queste è la Cinescope.”

“I fratelli Williamson brevettarono in America un apparecchio che permette di riprendere fotografie sottomarine.”

“Le scene di notte vengono sempre fatte… di giorno. E’ la sola pellicola positiva che viene tinta in blu.”

Le preferenze degli spettatori, nei primi due anni della rivista, sono riservate al cinema italiano e i suoi protagonisti, che nello sforzo per continuare a lavorare migrano in Francia e Germania. Un aspetto sorprendente è che questi film girati dagli italiani all’estero ottengono buoni risultati al botteghino internazionale, mentre la produzione di film in Italia è ridotta ai minimi. Ma di questo vi racconterò più avanti.

Lyda Borelli e Maria Tarnowska

la lettera Lyda Borelli
La lettera manoscritta di Lyda Borelli, su carta intestata della Compagnia Drammatica Italiana Lyda Borelli-Ugo Piperno

Piccolo chiarimento.

A pagina 10 del volume Il processo di Maria Tarnowska – Una sceneggiatura inedita (il castoro – Museo Nazionale del Cinema, 2006) si legge:

La prima Tarnowska cinematografica è del 1917, messa in scena dall’attrice e regista polacca Diana Karenne, che acquistò i diritti del romanzo Circe di Annie Vivanti, per la sua casa di produzione, la Karenne Film di Milano, interpreti la stessa Karenne e Alberto Capozzi. Sembra che il film sia stato girato, anche se non ho trovato recensioni dell’uscita nei cinema. Sarebbe interessante vedere questo ritratto realizzato da una contemporanea, nata in Polonia ma educata in Ucraina, paese d’origine della Tarnowska.

Visto che di questo film non si trovano tracce, come faccio a scrivere (sono io l’autrice del saggio) “sembra che il film sia stato girato”?

Molto semplice. Nel testo si passa dalla nota 5 alla nota 7, un refuso ha cancellato la nota 6, che invece si può leggere a pagina 29 dello stesso volume:

Del film interpretato dalla Karenne si parla in una lettera manoscritta dell’attrice Lyda Borelli: «Bologna, giugno 1917. Gentilissimo, ho letto il manoscritto del film che lei mi ha inviato. E’ assai bello, fatto con molta abilità e con un giustissimo senso del cinematografo, ma disgraziatamente proprio in questo periodo la Sig.ra Diana Karenne ha fatto un film Circe preso anche quello dalle avventure della Tarnowska e in conseguenza quasi identico, se non di dettaglio, certo in linea generale. Le rimando dunque il manoscritto spiacente della noiosa coincidenza. Del resto l’accettazione del soggetto non sarebbe dipesa da me, ma dal barone Fassini. Con una cordiale stretta di mano. Lyda Borelli

Chiarito questo piccolo, insignificante particolare, rimangono due incognite: chi era il destinatario della lettera di Lyda Borelli, autore di un soggetto sulle vicende di Maria Tarnowska? Che fine ha fatto la versione girata dalla Karenne Film?