Un’avventura di Romolo Bacchini alla Vesuvio Films

Famiglie del 11° Bersaglieri davanti alla macchina da presa
Famiglie del 11° Bersaglieri davanti alla macchina da presa (1911)

Come avevo annunziato, ecco a voi un’avventura cinematografica di Romolo Bacchini, direttore artistico della Vesuvio Films di Napoli.

Correva l’anno 1912 e le vicende della guerra Italo-Turca occupavano molto spazio sui giornali e molti metri di pellicola. Tutte, o quasi tutte le case di produzione italiane e straniere avevano inviato i loro operatori in Libia. Gli spettatori delle sale italiane seguivano con molta attenzione i Cinegiornali della Gaumont, della Pathé e, naturalmente, i “dal vero” proposti dalle case italiane. Fu allora che alla Cines venne in mente l’idea di cinematografare le famiglie dei soldati sul fronte:

«Per mezzo della Cines di Roma, come avevamo preannunziato nel numero scorso, vennero cinematografate, qui a Torino, le famiglie dei militari che si trovano sul teatro di guerra in Tripolitania e Cirenaica.

A tale scopo, nella vasta caserma della Cernaia vennero raggruppate, il giorno 6 corr., circa 3000 persone, le quali, a gruppi ed isolate, si presentarono davanti agli obbiettivi della macchine da posa, perchè le loro sembianze ed i loro gesti di saluto e di incoraggiamento possano fra poco essere proiettati ai loro cari, nella nuova terra italiana conquistata col loro eroismo.

Brava la Cines: cogli elogi delle autorità si abbia anche i nostri per questa nobile iniziativa che ha incontrato il plauso di tutta Italia».

Altro che film a episodi: 3000 persone davanti alla macchina da presa! Un vero colossal. Ignoro che fine ha fatto questo “film”, sperduto nel buio come molti altri. Un vero peccato.

Come in ogni guerra, insieme alle “buone notizie”, dal fronte di guerra arrivavano periodicamente le notizie sulle vittime, ma in queste occasioni, le macchine da presa erano altrove… ordini… superiori?

Una di queste notizie fu la morte del napoletano Mario Fanelli, tenente del 11° bersaglieri. Qualche settimana dopo, la rivista Cinema, edita a Napoli, pubblicava una lettera:

Signor direttore,

Possediamo noi un film, fatto in occasione di una festa del glorioso 11° Bersaglieri, nel quale spicca la figura del compianto tenente Fanelli. Sicuri che alla sua Famiglia riuscirà gradito rivederlo ancora come se fosse vivente e in un giorno per lui di militare allegrezza, abbiamo, con paziente lavoro, distaccato e riprodotto in un film parziale tutti i fotogrammi nei quali l’eroico Tenente aveva azione, e questo abbiamo inviato in omaggio alla sua famiglia.

Le saremmo grati se ella, nel modo e nella forma che crederà opportuno, vorrà dire tale cosa nella sua diffusa Rivista, non già perchè desiderosi di pubblicità, ma perchè sia nota, che ancor noi vivamente partecipiamo – così come ci è possibile – all’unanime sentimento di fratellanza e di ammirazione, che ora unisce tutti gl’italiani con i prodi combattenti d’Africa.

Il Direttore
Romolo Bacchini

Una nobile iniziativa, niente da dire. Se volete vi racconto il seguito… ed il seguito fu: l’avesse mai fatto! I concessionari delle case di produzione, sopratutto la Pathé, furono sommersi dalle richieste di famiglie che affermavano aver riconosciuto un suo parente e chiedevano una copia “personalizzata” come ricordo. Non ho la minima idea se le richieste furono soddisfatte… avete provato a cercare fra i ricordi del bisnonno?

Ritratto intermittente

da sinistra a destra: Macaya, Chomon, Marro
Da sinistra a destra: Luis Macaya, Segundo de Chomn (in piedi), Alberto Marro

Nell’ultimo post raccontavo di Alberto Marro (Albert Marro i Fornelio), e del suo viaggio a Parigi. Vediamo adesso come ci racconta l’incontro con Segundo de Chomón:

Recuerdo un día que se presentó un hombre de aspecto insignificante. O así me lo parecía. Era bajo de estatura, magro, y llevaba una barba tupida y negra. Tenía unos ojos vivos, despiertos, atentos a todos los detalles. Con esa barba aparentaba más edad de la que en realidad tenía. Hablamos de cine y de las cosas que se podían hacer con las películas. Desde aquel día vino a verme con frecuencia. Me dijo que muchas de aquellas cintas ya las conocía, que las había visto varias veces porque le gustaban. Aquel hombrecillo no era ni un mirón ni un curioso. Me dijo que se llamaba Segundo de Chomón, y que con sus ahorros había comprado un aparato de impresionar cintas. Nos hicimos muy amigos y decidimos hacer algo diferente de los demás. Sólo había uno que era diferente: Fructuós Gelabert. Nos uniremos y fundamos una sociedad: Chomón-Marro, más adelante sería Macaya-Marro, Marro-Baños, hasta convertirse en Hispano Films. A mí me pareció que Chomón tenía unas ideas descabelladas. Hicimos juntos algunos filmes con mayor o menor éxito comercial. Era un hombre inquieto que de repente desaparecía y se iba. Para Chomón esto era una conducta normal. Iba a París y, al regreso, siempre tenía novedades que contar. Me habla de que se estaba construyendo un aparato con el que se podrían tintar varias películas a la vez, y así se ahorarría en los gastos de los virados.
(…)
Los verdaderos comienzos de mi empresa pueden establecerse hacia el 1901, cuando se incorpora Luís Macaya, con una aportación de capital. Chomón se encargaba de la fotografía y los trucajes. Yo redactaba los textos y los pequeños argumentos. Primero hicimos lo que se llamaba “vistas panorámicas”. Eso no estusiasmava Chomón, que realizó filmes de carácter “fantástico”, como las del francés Méliès. Fueron cintas sorprendentes por las muchas cosas que pasaban. Chomón fue un verdadero artista y un tipo tan importante como Méliès. Lo que pasa en este país es que hay que venir de fuera para que nos diga nuestras cosas buenas. Aquí no se construye, se destruye, y si te caes, por las razones que sean, la gente hace exactamente igual que con el árbol caído, todo el mundo se atreve a hacer leña.
Josep del Castillo i López (Nota biográfica sobre Albert Marro, Cinematògraf, volum 4, 1987)

Questo ritratto-ricordo, inedito in Italia, è una delle poche testimonianze dei primi anni di Segundo de Chomón a Barcellona. Sulla società Chomón-Marro non ho trovato niente, ma in compenso ho trovato molto su Alberto Marro “rappresentante, fabbrica di strumenti di precisione ed articoli per la cinematografia”.

Ho qualche perplessità sull’attribuzione di film in questa prima tappa a Barcellona. Non credo che Chomón abbia partecipato nell’avventura della Sala Mercè, ricordi o non ricordi di Adrià Gual.

Ma i dubbi e i misteri intorno alla vita e l’opera di Chomón sono tanti, ed è giusto per questo che ho intrapreso la ricerca.

Della presenza della famiglia Chomón-Mathieu a Barcellona ho detto nel primo post. Infatti non c’è traccia di Suzanne (Julienne Alexandrine) Mathieu nei film attribuiti a Chomón. Secondo le mie ricerche, Leone Anaïs Monloup, vedova di François Mathieu, le figlie Julienne Alexandrine, France, Geneviève, il figlio Albert, ed il piccolo Camille Robert, sono tutti a Parigi in questo periodo.

Che Julienne Alexandrine, non ha niente a che vedere con l’atelier di Madame Chaumont, ho detto nel secondo. Ma questo fa ancora più onore a Chomón come “reputado iluminador de películas”.

Sulla data di arrivo in Francia per lavorare alla Pathé non c’è nessuna sicurezza, quindi è molto difficile stabilire la collaborazione a certi film. Secondo la pubblicità nella stampa italiana, Gaston Velle è alla Cines di Roma dalla primavera del 1905.

La società “Chomón-Fuster, Contratistas de Pathé Frères” aveva il teatro di posa a Cortes (Gran Via de les Corts Catalanes) 437, la residenza di Segundo de Chomón era Cortes (Gran Via de les Corts Catalanes), 547, bajos. Dal 1910-1912, della famiglia Chomón-Mathieu a Barcellona ancora una volta non c’è traccia.

La residenza di Segundo de Chomón a Torino era via Vignale 3, a via Vignale 6 viveva la famiglia Bourgeois, Camillo Robert sposerà Margherite Bourgeois. Suzanne (Julienne Alexandrine), e suo fratello Albert (fotografo), nato a Parigi nel 1884, risultano iscritti all’anagrafe di Torino dal 1921.

Negli anni ’20, la casa torinese di via Vignale 3 non risulta di proprietà di Segundo de Chomón, né di nessun Mathieu.

La società di “Film en couleurs” Keller-Dorian (e Chomón), partecipa alle riprese del Napoléon di Abel Gance, ma “une légère erreur technique a rendu inutilisable la bande”.

Segundo de Chomón non ha girato in Marocco per la la società “Films en couleurs” Keller-Dorian.

Ultimo mistero il film Lulù, inedito e gelosamente custodito dal nipote Piero. Leggiamo a pagina 267 del libro Tracce – Documenti del cinema muto torinese nelle collezioni del Museo Nazionale del Cinema (Museo Nazionale del Cinema – Il Castoro, 2007): Lulù; Produzione: Segundo de Chomón; Regia: Segundo de Chomón; Anno: 1923; Materiali film: 35mm, safety, negativo, b/n, 168 m, lingua italiana; 35mm, safety, positivo, col., 168 m, lingua italiana.” Pellicola safety nel 1923 ?

Piccolo contributo. Vedo che Les Joies du Mariage (Los placeres del matrimonio), uno dei film attribuiti a Chomón (Juan Gabriel Tharrats, Los 500 films de Segundo de Chomón, Universidad de Zaragoza 1988), è scomparso nella filmografia pubblicata nel volume di Joan M. Minguet Batllori (Segundo de Chomón. El Cinema de la Fascinació, Diputación de Teruel – Filmoteca de la Generalitat de Catalunya, 2009).

Non posso assicurare la partecipazione di Chomón, ma il film è interpretato da Suzanne Mathieu, ed è un film a trucchi, come affermava Tharrats. Il titolo è: Le Boudoir Mystérieux, produzione Pathé 1907. Alla data di pubblicazione di questo post, la filmografia Pathé nel sito della Fondation Jérôme Seydoux-Pathé non ha molti dati su questo film (fonte Henri Bousquet, Catalogue Pathé des années 1896 à 1914, Bures-sur-Yvette, Editions Henri Bousquet, 1994-2004).

Suzanne Mathieu in Le boudoir mystérieux, Pathé 1907
Suzanne Mathieu (Le boudoir mystérieux, Pathé 1907)

La doppia vita di Madame Chaumont

manifesto Phono Cinéma Théatre 1900
Manifesto del Phono Cinéma Théatre 1900, François Flameng

Ovvero, i misteri di Parigi.

Dopo quello che ho raccontato nel post di qualche giorno fa, posso aggiungere che con ogni sicurezza Suzanne (Julienne Alexandrine) Mathieu, non è la Madame Chaumont “della quale parlano alcune storie del cinema”.

Cominciamo per chiarire dove ha preso Georges Sadoul questa informazione:

L’Exposition Universelle de 1900 voit la première réalisation du parlant.
C’est sur un écran français que se produisit la plus ancienne tentative d’harmonisation synchrone du cylindre-phono avec l’image-cinéma, forme primitive du film sonore.
M Auguste Baron en est l’auteur. Avant tous les autres, à ma connaissance, il a donné une âme au cinéma en le dotant de la parole et, si ma mémoire est fidèle, le brevet de sa découverte, le «patent», était enregistré dès l’année 1900 aux Etats-Unis.
Dans le modeste studio de la rue d l’Alma, à Àsnières, je deviens son collaborateur pour la prise de vues. Nous reproduisons ensemble des scènes d’operettes, chant et musique, ainsi que «vielles chansons de France», interpretées par des artistes de concert ou de music-hall.
(…)
Peu après, la Compagnie Générale Transatlantique s’interesse à un autre système, le Cinémicrophonographe. Un dispositif de commande électrique unique assure le déroulement synchrone de la parole et l’image. La Compagnie compte exploiter cette nouveauté, sous le nom du Phonorama, à son pavillon de l’Exposition.
En attendant l’ouverture de cette dernière, je filme pour le Phonorama quelques scènes de la vie parisienne, et toute une suite de tableautins sur «les cris de Paris».
Les bandes sont coloriées à la main dans les ateliers de Mme. Chaumont. Les travaux de développement et le tirage des copies sont assurés par les Etablissements Gaumont dont j’utilise les appareils.

Il ricordo è di Felix Mesguich nel suo Tours de manivelle, Grasset 1933, famoso operatore Lumière e molto altro.

Ecco Madame Chaumont delle storie del cinema, ma non è la nostra Suzanne (Julienne Alexandrine) Mathieu. E posso dimostrarlo senza nessuna ombra di dubbio. Mi riservo, per il momento, i dati.

Peccato perché era un indirizzo di ricerca molto promettente.

Nei primi mesi del 1901, i destini della giovane Mlle. Mathieu, in arte Mlle. Mercédes, l’operatore Mesguich, e certo M. Berst s’incontrano:

C’est à l’Olympia, sous la direction des frères Isola, que nous présentons désormais le programme du Phono-Cinéma-Thèâtre.
Cela ne va pas toujours sans difficulté. Je me souviens notamment, qu’un soir, jétais enfermé dans ma cabine, au premier étage, tandis que M. Berst était placé avec son phono à l’orchestre.

Non vi racconto il seguito per invogliarvi a leggere il libro di Mesguich, merita.

Mlle. Mercédes prendeva parte alla rivista Paris-Cascades, spettacolo di riapertura dell’Olympia da gennaio 1901. La foto pubblicata a p. 61 del libro Los 500 films de Segundo de Chomón, di Juan Gabriel Tharrats (Universidad de Zaragoza 1988), corrisponde al retro di un programma di sala dello spettacolo, quello pubblicato a p. 309 dello stesso volume. Non è un ritaglio di giornale. A proposito, la foto è di Eugéne Pirou, famoso fotografo-cineasta. E’ proprio lei.

Dicevo prima dei destini incrociati, perché da lì a pochi mesi, M. Berst (Jacques A. Berst) comincia a lavorare per la Pathé. Il 14 ottobre 1902, in qualità di “Un des Directeurs” de la Compagnie de Phonographes, Cinématographes & Appareils de Précision Pathé Frères invia a “Monsieur Segundo de Chomon, Poniente 61, 2°, 2a, Barcelone”, la prima lettera di conferma d’incarico per colorare i film della casa francese. La lettera è riprodotta, per esempio, a pagina 196 del volume Segundo de Chomón (maestro de la fantasía y de la técnica), di Carlos Fernandez Cuenca (Editora Nacional 1972).

L’incrocio di dati era perfetto: Suzanne (Julienne Alexandrine) Mathieu, Mlle. Mercédes del cartellone dell’Olympia, non è altra che Madame Chaumont, che fin dal 1900 (anche prima) si dedica a colorare i film.

Sembra un film di Louis Feuillade.

D’altra parte, confermava due teorie: dove e da chi aveva imparato Segundo le tecniche di colorazione dei film (Parigi, Mathieu, ovvero Madame Chaumont); e l’inizio delle “buone” relazioni di Segundo de Chomón con la Pathé, grazie alle relazioni di Madame Chaumont con il mondo del cinema.

Ma dov’è Segundo de Chomón nel 1901?

Dirò solo che nel mese di giugno di quell’anno arriva a Parigi un giovane e intraprendente catalano: Alberto Marro i Fornelio.

Alla prossima…