Dollari e fraks – Itala Film 1919

 

Al Cinema Modernissimo (Roma), dal 6 gennaio 1920.

Questa mastodontica pellicola è terminata domenica sera. È un lavoro in quattro serie (La X di un delitto, La mano guantata, Le quaranta lame e La sedia elettrica) che sarebbe certamente un bel lavoro di avventure senza la megalomania di Emilio Ghione. In tutti i modi è una pellicola molto commerciale e di rendimento certo.

Noi non possiamo essere nemici di un genere particolare, né amici di un altro. Guardiamo la pellicola dal punto di vista industriale, e siccome la cinematografia ha un pubblico vasto che gusta il genere d’avventura, passionale, poliziesco, storico, comico ecc., noi chiediamo solo che una pellicola d’avventura sia una bella pellicola di avventura, che un film storico sia un film storico ben fatto e così via. Non possiamo e non vogliamo giudicare in base ai nostri gusti personali di cui il pubblico è libero di infischiarsi.

E diciamo subito che l’ultima fatica di Emilio Ghione sarebbe stata una bellissima cosa di genere Ghione, se il popolare attore non avesse commesso l’imperdonabile errore di parlar troppo dei fatti suoi.

Difatti La X di un delitto, interpretata dalla Sambucini e da Ghione è un’avventura che capita a… Ghione e alla Sambucini, e l’azione — almeno nel primo episodio — si svolge alla Itala Film. Abbiamo perciò agio di ammirare il buen retiro di Emilio Ghione e di Kally Sambucini, la loro intimità e tante altre cose che non ci premono, prima perché non si tratta, in fin dei conti, dei casi di un presidente di repubblica, e poi perché il fatto ci viene raccontato dall’eroe, e niente urta di più quanto il sentir parlare l’eroe delle proprie avventure.

A tutto ciò si aggiunge l’inconveniente che è inseparabile ai racconti in prima persona singolare: la megalomania in cui facilmente e involontariamente si cade. E i megalomani, anche involontari, sono le persone più noiose della terra.

Se il protagonista e la protagonista non si chiamassero Emilio Ghione e Kally Sambucini, ma fossero due qualsiasi attori cinematografici la cui parte fosse sostenuta appunto dai due valorosi artisti, la pellicola sarebbe interessantissima, perché è ben congegnata, ben tagliata, ben sceneggiata, ben condotta.

Quegli otto imbecilli che fanno gli spasimanti sono forse un po’ dambriani, ma lo stesso gustosissimi, di una comicità intima che veramente diverte. La loro congiura e gli effetti che sorte, le bastonate dirette a Ghione e ricevute da un altro, il commento sobrio e nello stesso tempo comicissimo che Ghione fa all’equivoco, costringono al sorriso anche chi s’è stufato di vedere Ghione come prende il caffè, la Sambucini come prende il bagno, e tutti e due come vanno d’accordo.

Immaginate Kean, interpretato dal povero Ferruccio Garavaglia, in cui Ferruccio, invece di chiamarsi Kean avesse voluto chiamarsi col suo nome e cognome e far suoi i casi del grande attore inglese. Avrebbe provocato un uragano di fischi, con tutto che il dramma regge, ancora adesso, magnificamente bene.

Se Emilio Ghione volesse prendere coraggiosamente le forbici in mano, cambiare tutte le scritte in cui si parla di lui, e far capitare l’avventura ad un attore qualunque, avrà fatta una bella film d’avventura che, almeno nel primo episodio, il solo che abbiamo veduto, potrà reggere il confronto con le migliori pellicole del genere.

Dei quattro episodi che compongono il “serial” Dollari e fraks, per il momento, è stato ritrovato soltanto il frammento che potete vedere sopra, si tratta del finale del quarto e ultimo episodio. Link alla: Scheda del restauro Nederlands Filmmuseum di Amsterdam (EYE Film Institute Netherlands).

 

Suzy Prim 1919 di Maria Adriana Prolo

Pubblicità nella rivista Film
Pubblicità nella rivista Film, 10 ottobre 1919

15 luglio 1950. Suzy Prim arrivò in Italia alla fine del 1918, scritturata dal marchese Alfredo Capece Minutolo di Bugnano per la Medusa Film di Roma e, dopo essere stata la protagonista del film Le due rose (soggettista Camillo Innocenti, regista Camillo De Rossi, operatore Montuori), passò all’Itala Film di Torino, forse invitata, forse attirata dal nome che la grande casa conservava intatto, nonostante fosse passata alla Unione Cinematografica costituitasi il 3o gennaio del 1919. Alla fine del marzo di tale anno la Vita Cinematografica di Torino annunziava la assunzione dell’attrice all’Itala Film: « Mademoiselle Suzie Prim, la notissima attrice parigina che recitò a fianco di Gemier al Teatro Antoine e poi al teatro des Variétés, al teatro Marígny, dopo essere stata per circa sette anni con la casa Gaumont ed aver lavorato inoltre alla Pathé, alla Film d’Art, alla Société des Gens de Lettres et des Auteurs, distinguendosi per le molteplici sue interpretazioni, per la bellezza, l’eleganza e la grazia della sua persona e della sua arte, è stata assunta all’Itala Film per interpretare la parte della protagonista dei film che per la grande casa torinese sta inscenando monsieur George Lacroix ». Infatti già la rivista aveva annunziato che « il notissimo direttore di scena francese era stato scritturato all’Itala Film per una serie di soggetti interessanti sul tipo di quelli di Abel Gance, a serie ». Purtroppo sul Filmlexikon non appare il nome del regista francese, e non è possibile avere sottomano periodici cinematografici francesi di quegli anni, per stabilire quale fu la sua attività. Morì a Torino il 22 luglio 192o, lasciando incompiuto il film Il suo destino ed appena abbozzato Notte di sangue. Il primo film di Lacroix fu Appassionatamente, annunciato già alla fine d’aprile: « Itala-film Appassionatamente. Lavoro in quattro parti. Su un tema originale ideato ed inscenato da monsieur George Lacroix. Interpretato da M.lle Suzie Prim e Alberto Pasquali. Effetti di luce meravigliosi. Originale. Nuovo ». Il soggetto non si scostava molto da, quelli sentimentali delle migliori case italiane.

(…)

George Lacroix scrisse per Appassionatamente , una specie di « scenario » diverso come metodo da quelli italiani. Dallo « scenario » si ricavano poi le didascalie, o meglio, come si diceva allora i « titoli ». Era infatti un nome assai appropriato, perché essi, più che un collegamento delle immagini fra loro, erano titoli veri e propri che si applicavano ad una serie di fotogrammi, qualcosa di simile al titolo che si dà a un quadro. Erano stati fatti già vari tentativi per eliminare le didascalie dai film; il più notevole fu quello di Giovanni Pastrone per Hedda Gabler, la prima riduzione italiana del dramma di Ibsen e l’ultima opera di Piero Fosco. Le didascalie indispensabili apparivano e scomparivano nella parte superiore del fotogramma, con un procedimento tecnico assolutamente nuovo di chiaroscuri e di dissolvenze, che non fu più usato in seguito, e che aboliva completamente la soluzione di continuità fra i fotogrammi. Manca, fra le carte che si riferiscono ad Appassionatamente, la stesura originale, in francese, delle didascalie e quindi riporto quella in lingua italiana. Esse furono tradotte anche in inglese, spagnolo, portoghese, per le edizioni straniere del film.

(…)

Verso la metà del 1919, Appassionatamente cominciò ad apparire in tutta Italia, e fu giudicato di egregia fattura, nonostante alcune incongruenze e qualche lentezza. Suzy Prim ne era stata buona interprete, piena di grazia e di dolcezza. Fu evidentemente il suo successo a causare, dopo un anno, la seguente lettera che il direttore amministrativo dell’Itala Film, comm. Dall’Oppio, ricevette il 9 luglio 1920 dal noto romanziere d’avventure Luigi Motta:

L. Motta & C.
Via Gustavo Modena, 26 – Milano
Milano, 7 luglio 1920

Egregio Signore,
Mi consta ch’Ella ha edita una film dal titolo: Appassionatamente.
Il titolo di questa produzione regolarmente depositato, è quello della commedia in tre atti di Alessandro Varaldo da me tutelata, e rappresentata già da qualche anno nei nostri teatri.
Si tratta dunque di una abusiva appropriazione di titolo di produzione teatrale, da parte del soggettista del lavoro cinematografico.
Il diritto d’autore si riflette all’opera non solo, ma anche al titolo. E le dirò di più: Nostre trattative per lo sfruttamento cinematografico del lavoro del Varaldo, sono naufragate per colpa appunto di questa arbitraria, appropriazione di titolo!
Noi per abitudine preferiamo un accordo a questioni legali, ma di fronte a questa lesione del nostro diritto con danno conseguente siamo costretti a passare nelle mani del nostro legale avv. comm. Ferruccio Foà, che abbiamo già interpellato, questa faccenda.
Attendiamo la Loro prima di procedere, non foss’altro per spirito di cortesia, di sapere come intenderebbero eventualmente risolvere l’incresciosa faccenda.
Tanto per loro norma e passiamo a salutarvi.
Cav. Luigi Motta

Lettere di tale specie non erano molto rare, dato che si cercava il minimo appiglio per sfruttare quei favolosi guadagni che si credevano propri alle case cinematografiche, e quindi il comm. Dall’Oppio rispose immediatamente con una raccomandata.
Non vi fu alcun seguito giudiziario. Il sig. Lacroix e Suzy Prim se ne andarono alla Photo Drama di Grugliasco, che passò poi anch’essa all’UCI, quando si era già iniziato il film Il suo destino, ultima fatica del regista francese, che morì prima di averlo ultimato.
M. A. Prolo
(Cinema, fascicolo 42, Roma, 15 luglio 1950)

Tre anni dopo la pubblicazione di questo articolo, il 7 luglio 1953, nasceva a Torino l’Associazione Museo del Cinema nello studio del notaio dr. Silvio Mandelli. I soci fondatori erano: avv. Augusto Sebastiano Ferraris Frusta; grand. uff. Carlo Giacheri; avv. Mario Gromo; dr. arch. Leonardo Mosso; comm. Giovanni Pastrone; prof. Maria Adriana Prolo; comm. Giordano Bruno Ventavoli.
La raccolta di materiali per il Museo era cominciata nel 1941.

Buon 60° anniversario Museo del Cinema!

Nota: Che il nome di battesimo di Suzy Prim è Suzanne Arduini e aveva lavorato anni prima nel cinema italiano sappiamo (adesso), e di altre avventure di Mademoiselle Arduini in Italia racconterò più avanti… In questa occasione vorrei semplicemente rendere omaggio ad una pioniera con la quale tutti i ricercatori abbiamo un grosso debito. Alla prossima.

Alla ricerca di Cabiria nel Friuli

Friuli Films
Lettera della Friuli Films

Sono trascorsi ormai più di tre anni dal progetto Cabiria & Cabiria — al quale ho avuto l’onore di collaborare — promosso dal Museo Nazionale del Cinema di Torino – Fondazione Maria Adriana Prolo, un progetto di ricerca e restauro intorno alle due versioni del mitico Cabiria, quella muta del 1914, e quella sonorizzata del 1931. Come sanno tutti quelli che seguono con attenzione le avventure di questo mitico colosso del cinema italiano, restano ancora da risolvere alcuni misteri, sopratutto per quel che riguarda la versione originale del 1914. In poche parole, non è stata ritrovata ancora una copia originale di questa versione, una copia completa. Sembra facile, vista la popolarità del film e la quantità di copie distribuite in tutto il mondo, ma che fine abbiano fatto queste copie resta un mistero.
Dal post Ricerca di Cabiria versione 1914 in questo sito, 22 novembre 2009

Ancora alla ricerca di Cabiria, versione 1914… Per il momento senza risultati. Nel frattempo ho “ritrovato” una quantità abbastanza rispettabile d’informazioni sulle copie in giro per il mondo.

Nel 1925, la ditta Sciamengo & Pastrone incarica alla Cinestampa di Torino la ristampa (dal negativo originale) di alcune copie dei vecchi film dell’Itala, dietro a richieste come questa:

Udine, 12 maggio 1925

Stim. Signor Ing. Carlo Sciamengo – Via Giovanni Lanza N° 75 – Torino

Avendo ricevuto l’indirizzo dal sig. Cav. Cavallaro di Torino, mi permeto (nell’originale) a chiederle se mi potrebbe fornire di una copia del film CABIRIA e a quale prezzo avendo intenzione di acquistare una copia per il Veneto.

Come pure se tiene il negativo di Maciste avrei pure intenzione di acquistare qualche coppia (sic. copia).

In tale attesa di un pronto riscontro passo per tanto a riverirla.

Devotissimo p. E. Campagnari – Udine

Per qualsiasi ulteriore notizia su queste copie, sono qui. Grazie anticipate!