Francesca Bertini

Artistes et techniciens de la Caesar Film, au centre Francesca Bertini
Artistes et techniciens de la Caesar Film, au centre Francesca Bertini

Paris, juin 1916

Si l’on veut bien s’en remettre au jugement du public, Mme. Francesca Bertini est actuellement l’étoile la plus haut cotée du firmament cinématographique.

Ainsi, dans un concours organisée récemment en Argentine, les spectateurs firent cette machiavélique distinction entre Mme. Robinne et Mme. Bertini: « La première est la Beauté, la seconde est l’Art! ». De même, le dernier numéro d’une publication romaine, Le Tirso, en nous donnant les résultats d’un referendum fait en Italie sur les acteurs, actrices, directeurs artistiques, etc., nous apprend que Francesca Bertini arrive en tête avec trois mille quatre cent vingt et un suffrages.

Les étapes artistiques de Mme. Bertini furent si rapides, sa fortune de cinématographiste si prodigieuse que nous ne trouvons, dans l’histoire du théâtre, aucun point de comparaison possible.

Si l’on ne savait trop combien de savants, d’inventeurs, de novateurs, d’humanitaires ont été conspués et même lapidés avant d’être déifiés, on pourrait s’étonner d’apprendre que le théâtre n’ait pas su apprécier la grande artiste dont il constate, avec effarement, la gloire rivale et victorieuse. En effect, les débuts sur la scène de Francesca Bertini restèrent inaperçus. On ne souffla ni l’applaudit celle qui devait bientôt faire emboucher toutes les trompettes de la Renommée et susciter de vraies batailles entre adorateurs et détracteurs.

S’il est un succès bien mérité, c’est assurément celui de la populaire élève de Gustavo Serena, directeur de la Compagnie formée par l’avocat Giuseppe Barattolo.

Cette Compagnie comprend des acteurs de grand talent, tels que Camillo de Riso, Giuseppe de Liguoro, Carlo Benetti, Alfredo de Antoni, Paolo Gambardella, Carlo Arseni, Alfredo Cruicchi et Polidor; des actrices réputées: Olga Benetti, Léa Giunchi, Calabresi, Cipriani, Fanny Ferrari, etc.

Eh bien, sans Bertini, cette groupe modèle ne serait pas adéquate, manquerait de cohésion, de solidité. Le théâtre de la Caesar Film peut être comparé à une somptueuse chapelle dont tous les artistes seraient les prestigieux et vivants soutiens et dont la Bertini, placée au sommet, formerait la clé de voûte.

Pareille à ses sœurs, les étoiles, qui ne font aucun choix parmi les mortels et distribuent à tous, avec égalité, leur lumière bientôt bi-millenarie, la créatrice de Morphine, La Perle du Cinéma, Nelly, la Gigolette, Odette, Fedora, et de cent autres films, n’est pas une femme de talent, mais bien de talents.

Intelligente, laborieuse, active et douée d’une volonté robuste que ne rebutèrent ni les fatigues, ni les déboires, ella a su gravir l’abrupt sentier qui mène au paradis de la popularité sans rien laisser de sa gente et svelte personne aux ronces du chemin.

Comédien parfaite, tragédienne à un point tel qu’elle a de plus le secret des fées chorégraphiques les plus difficiles et, à cet égard, pourrait presque rivaliser avec la danseuse Pavlova, cette danseuse russe dont les chevilles sont assurés pour la somme d’un million.

Physiquement, Mme. Francesca Bertini est une des plus précieuses fleurs animées de ce grand jardin des Hesperides que est l’Italie. Jouant avec aisance de son masque si joli, auquel elle a su faire prendre une mobilité extrême, cette artiste semble avoir été spécialement crée pour le cinématographe à chaque situation duquel elle s’incorpore, comme la robe du caméléon se colore aux nuances des choses environnantes.

Ses longs cheveux aux ondes moirées couronnent un haut front de penseuse; ses yeux, miroirs d’une âme sans cesse en mouvement, savent déverser tour à tour de petites lueurs innocentes et des éclairs olympiens; son buste idéalement moulé par la nature même, — car Francesca Bertini aborre les modernes carcans qu’on nommait autrefois fascia mammillaris — sait garder la raideur majestueuse ou se plier en félines contorsions.

Elle est étrange, elle est unique et l’on peut dire sans se tromper qui si quelqu’un l’égale un jour, dans la multiplicité de ses métamorphoses, il parait impossible qu’on la puisse dépasser jamais.

Telle est Mme. Francesca Bertini qu’il faut — comme Naples — aller voir au cinéma avant mourir.

Paul Féval fils
(Cinéma)

Una tragedia alla Corte di Milano – FAI 1912

Una tragedia alla corte di Milano (FAI 1912)
Una tragedia alla corte di Milano (FAI 1912)

Dramma in due atti.

Mentre il suo esercito rimane battuto, il Duca di Milano, Filippo Visconti, se la spassa allegramente in compagnia del suo buffone favorito, e i suoi vassalli vengono a proporgli il matrimonio con la bella Beatrice di Tenda, onde por fine alle continue disfatte. Egli accetta la proposta de’ suoi sudditi e lo sposalizio avviene, ma il duca ha notato fra le dame del seguito, una bellissima donna e, con l’aiuto prezioso del buffone, riesce a fissare un appuntamento con l’ambiziosa cortigiana, Adele del Maino.

Beatrice, che ha sposato il Duca contro il suo volere, passa le giornate in compagnia di Orombello, un galante trovatore che l’ama in segreto e verso il quale ella si sente attirata. Tuttavia resiste alla passione, ma allorquando ella scopre il tradimento del marito, allora, per vendicarsi, incoraggia l’amore del trovatore.

Agnese li sorprende e approfittando di un momento in cui Beatrice è addormentata, le taglia una ciocca di capelli che porta ad un vecchio alchimista, perché egli ne tragga l’oroscopo.

Orombello, avvertito del pericolo che sovrasta Beatrice, la convince di fuggire con lui, ma il Duca li fa arrestare, e Orombello è condotto alla tortura sotto gli occhi di Beatrice. Per risparmiargli un supplizio spaventevole, Beatrice confessa il suo amore e, mentre il povero poeta viene condotto al capestro, muore di dolore sotto lo sguardo crudele della rivale.

Interpreti: Francesca Bertini (Beatrice di Tenda); Clelia Zucchini (Agnese del Maino); Giovanni Pezzinga (Filippo Visconti); Gustavo Serena (Orombello).

Produzione Film d’Arte Italiana – Pathécolor. 655 metri circa.

« Del film è stata ritrovata una copia presso un collezionista privato. Si tratta di un positivo originale in nitrato colorato per imbibizioni e pochoir. Tale copia è stata affidata al Centre National de la Cinématographie – Archives du Film Françaises che si è occupato del restauro. Attraverso l’utilizzo di un internegativo colore è stato possibile stampare una copia positiva su supporto di sicurezza che riproduceva i colori originali. La copia restaurata misura 605 metri e presenta le didascalie in francese. »
(Francesca Bertini, a cura di Gianfranco Mingozzi, Le Mani – Cineteca di Bologna 2003)

Disponibile per la consultazione a Parigi: Bois d’Arcy; CNC à la BnF; Postes de consultation multimédia INA/CNC.

Odette al Salone Margherita di Roma

Il programma della serata al Salone Margherita
Odette. Il programma della serata al Salone Margherita, gennaio 1916.

La serata del 10 Gennaio, corrente anno (1916), al Salone Margherita, organizzata dal Giornale d’Italia per i soldati feriti negli ospedali di Roma, ha segnato veramente, per un fedele e vigile cronista della mondanità romana, uno dei fasti della « stagione » corrente, della quale si è stampato troppo presto l’elogio funebre, e che, viceversa, minaccia a momenti di offuscare le sue sorelle degli anni scorsi.

Basterebbe, in verità, elencare qui i nomi più noti degli spettatori di iersera per dar un’idea dello splendore, che, a parer di tutti, renderanno memorabile la serata tra le feste cinematografiche e mondane congiunte ad uno scopo altissimo di carità. Ma, ahimè, il cronista è vittima, questa volta, dello specialissimo ambiente in cui la festa s’è svolta: tanto che parlar di « splendore » si può soltanto con un traslato, dal momento che i trionfi del cinematografo avvengono… all’oscuro. E il programma, iniziatesi alle 9.30 come s’era annunziato, era tanto vasto ed interessante da non consentire se non brevi, fugaci istanti luminosi d’intervallo: troppo fugaci per ammirare quanto meritavano e la bellezza e l’eleganza delle tante signore intervenute, per notare, nel libro d’oro della carità, i loro nomi. Se codesta degli spettacoli cinematografici, che assurgono ad importanza artistica e cronistica, avesse a diventare una consuetudine, il cronista si troverebbe in un bell’imbarazzo per adempiere, nelle tenebre, l’ufficio suo…

Splendori fra le tenebre.

Grande è stato il trionfo della bellezza e della bontà, onde l’avvenimento traeva il suo carattere peculiare. Bellezza, poiché cose e persone belle, nell’arte dello schermo bianco, così come nella sala magnifica, si accordavano in un’armonia suprema per far degna corona ad un’artista nostra bellissima, Francesca Bertini, nel momento in cui questa vedeva tradursi in realtà la sua commossa e geniale idea di solidarietà patriottica verso i valorosi fratelli nostri feriti, degenti negli ospedali di Roma. Bontà: che l’affluenza entusiastica e generosa del mirabile pubblico di iersera s’è tramutata — diciamolo sin d’ora — in un’opera benefica di considerevole efficacia, corrispondendo così pienamente all’aspettativa della organizzatrice gentile e del nostro giornale, fidente sempre nel non mai smentito slancio caritatevole degli italiani e dei romani.

Il Giornale d’Italia, allorché la signorina Francesca Bertini volle comunicargli il proposito della nobile ed opportuna iniziativa, non esitò un istante a prometterle tutto il suo appoggio: l’opera d’assistenza verso i feriti, da noi promossa, s’era rivelata tanto proficua da apparire quasi, e sopratutto moralmente, necessaria; e d’altra parte non potevamo dubitare che una festa ideata dalla Bertini non fosse, appunto, largamente apportatrice di nuove risorse per la nostra bella, ma inesauribile impresa. Oggi, mentre il successo più lusinghiero — finanziario e morale — ha arriso alla festa geniale, noi ringraziamo di gran cuore la piccola fata benefica, non tanto in nome nostro quanto delle centinaia di giovani eroi ignorati che attendono sui loro candidi lettucci la guarigione delle gloriose ferite e il conforto d’un gesto di fraterno amore.

Si è che « la piccola fata benefica » non è soltanto quella giovanissima attrice che, avvalendosi con un intuito eccezionale delle squisite doti personali onde natura l’ha prediletta, sta raggiungendo una vetta artistica eccelsa e, insieme, una celebrità mondiale; ma è, altresì, un’italiana dall’animo fiero e tenero, che reputa sua gioia il dedicare i riposi del suo lavoro, pur fervido e continuo, alle opere sussidiarie della guerra.

Come ieri la vedemmo, nella luttuosa occasione del terremoto marsicano, prodigare la pietà del suo cuore in faticose e dispendiose opere di assistenza e di beneficenza, così oggi la vediamo passare dalle improvvisate corsie dell’ospedale di via Montebello all’attuazione d’un’ardita iniziativa. E Francesca Bertini, proseguendo ed impersonando la tradizione benefica dei nostri artisti — sempre primi negli slanci di patriottismo e di carità — ritrova ancora, fedelissima, la buona stella che illumina ormai di luce sfolgorante tutte le manifestazioni della sua vita artistica.

Ella trionfò infatti iersera come organizzatrice e come artista: non si saprebbe, anzi, quale proclamare maggiore dei suoi due trionfi… Figuratevi che, terminata la proiezione di Odette, tutta la sala, assolutamente gremita, non seppe resistere all’impulso istintivo e sorse in piedi, acclamando l’interprete valentissima, la quale assisteva da un palchetto e non poté esimersi dall’affacciarsi a ringraziare, evidentemente commossa d’una dimostrazione così insolita, nei regni del candido schermo.

Cronaca a parte….

Cronaca a parte, bisogna riconoscere che, in questa Odette, che costituisce il suo più recente e sino a iersera inedito lavoro, Francesca Bertini si manifesta ormai compiutamente nella maturità del suo vivo e versatile talento d’interprete: in questo dramma d’umanità dolorosa che l’estro teatrale d’un mago, Vittoriano Sardou, ha concepito e svolto con superiore efficacia artistica e con mirabile esperienza della scena, ella assume non soltanto atteggiamenti plastici di squisita armonia, quali si è troppo abituati a richiedere alle celebrità del cinematografo, ma esprime atteggiamenti psicologici profondi e sinceri, componendo veramente, innanzi all’anima meglio che innanzi agli occhi dello spettatore, la palpitante persona drammatica dell’eroina. E codesta è arte vera, che s’avvia in lei a divenir grande. Lasciamo pure che si discuta se il cinematografo è, o non, un’arte: certo, conviene proclamare, innanzi all’Odette, che gli interpreti al cinematografo possono essere, e sono, artisti.

Con la Bertini apparvero poi attori correttissimi e valenti tutti i suoi compagni di scena: primi fra gli altri Carlo Benetti, un Conte di Clermont Latour misurato ed elegante e mirabilmente espressivo, il De Antoni, il De Riso, il Ruffini.

Della messa in scena, sia come scelta di ambienti esterni che come arredamento e come fusione ed armonizzazione dei quadri, non sapremmo dir mai bene abbastanza: merita lode altissima il cav. De Liguoro, che il dramma ha inscenato con superiore abilità e perfetto buon gusto.

Il programma, iniziatesi piacevolmente con i primi quadri d’una commedia My Little Baby — nella quale Francesca Bertini apparve per la prima volta come interprete comica indiavolatissima, accanto all’insuperabile De Riso, terminava con la prima parte di un film nuovissimo — La Perla del Cinema — di cui il nome dell’autore Frank Bert, tradisce quello dell’interprete. Entrambe le primizie furono assai gustate e valsero a completare degnamente il magnifico spettacolo.

Il quale dunque può davvero considerarsi riuscitissimo: e desideriamo qui tabularne lode e riconoscenza, oltre che alla signorina Bertini, al cav. Iginio Marino, che con gesto signorilmente simpatico ed altamente meritorio, ha voluto mettere a gratuita disposizione il Salone Margherita per l’eccezionale serata, sobbarcandosi anche alle non lievi spese della serata, al barone Contestabile, concessionario delle films, il quale ha voluto cederle per la bella e patriottica impresa.

Una festa indimenticabile.

La serata è apparsa, più che uno spettacolo, addirittura un ricevimento: la sala era stata adornata con elegante buon busto, bei bouquets di fiorì erano stati posti nei palchetti, un ricco e finissimo libretto-programma era distribuito nella sala, a cura dell’egregio avv. Barattolo, proprietario della CAESAR-FILM, la giovane e florida Casa romana ove Odette è stata eseguita. Codesto libretto, del quale la copertina reca un disegno riuscitissimo, finemente artistico del Rondini, rimarrà a tutti come un ricordo assai gradito.

Vorremmo ora rammentar qualche nome: ma riusciremo a darne almeno una piccola parte, fra quelli della moltitudine presente? Vedemmo: la principessa Giustiniani-Bandini, la contessa Bruschi-Falgari, la contessa Revedin, la duchessa Torlonia, la marchesa Di Bagno, la marchesa Fausta Cappelli, la marchesa ed il marchese Terzi di Sissa, donna Maria Mazzoleni, donna Anna e donna Lucia Branca, la duchessa e il duca d’Aquara Caracciolo, Lady Tosti, la signora Luzzatti, madame Falkenberg, madame Goldschsmith, la signora Barattolo, la signora Ripamonti, la signora Colombo, e poi il Sindaco don Prospero Colonna, il Prefetto comm. Aphel, il principe di Belmonte, il senatore Talamo, il principe di Candriano Caracciolo, don Giuseppe Giustiniani-Bandini, don Ettore Carafa d’Andria, don Giulio Torlonia, il principe Marcantonio Colonna, il marchese Di Rudini, il conte Greppi, il maggiore marchese Coppola, don Ignazio Sanust di Teulada, don Clemente Aldobrandini, il signor Giulio Middleton, Trilussa, il maestro Tosti, lo scultore Cataldi, l’on. Paparo, il comm. Liberati, il barone Contestabile, il signor Torre e famiglia, l’avv. Barattolo, l’ing. Fabrizi, il cav. Peroni, l’avv. Lo Savio, ecc.

Abbiamo fatto cenno della CAESAR-FILM, presso la quale Odette — così come La Perla del Cinema e My Little Baby — sono state messe in scena e sono edite. Iersera, quando a guisa di saluto e di suggello la immagine equestre di Giulio Cesare appariva sullo schermo a terminar le proiezioni, il pubblico ebbe ancora una volta ad associare il nome della prospera e feconda Casa romana a quello di avvenimenti cinematografici di primissimo ordine. Il CAESAR trionfatore è stato davvero, ed è sempre più, romanamente augurale per l’ardita impresa dell’avv. Giuseppe Barattolo, ormai assurta fra le importanti d’Italia.

Il Barattolo, che l’industria cinematografica ha saputo sperimentare con florida e crescente fortuna, ha impresso ai prodotti della sua Casa il carattere d’una superiore artisticità: un film della CAESAR offre ormai per la valentia degli interpreti — dei quali è regina la Bertini — per lo sfarzo e l’insuperabile buon gusto della messa in scena, i pregi d’una riproduzione teatrale eccezionalissima e si vale, al tempo stesso, di tutte le più geniali risorse dell’arte cinematografica, libera, vasta, sconfinata.

Con Odette, dopo la Signora dalle Camelie che sta compiendo all’estero un giro trionfale, la CAESAR-FILM prosegue il suo programma di grandi interpretazioni teatrali: basta conoscerne i punti salienti per aver un’idea dell’importanza e dell’organicità dei propositi onde il Barattolo è animato e coi quali è destinato senza dubbio a riuscire, data la collaborazione artistica ed i mezzi tecnici di cui dispone: FedoraFernandaFerreol, di Sardou; Anima redenta e L’Alba (Goffredo Mameli), due nuovissime films, musicate dal Leoncavallo, Don Pietro Caruso e La fine dell’amore, di Bracco, Anima allegra dei Quintero, i Transatlantici, di Abele Hermant…

Vi è di che formare il repertorio più attraente per una Compagnia drammatica di prim’ordine ; che dire poi delle interpretazioni che di tali lavori saprà dare Francesca Bertini, l’artista versatile per eccellenza e destinata ad attingere le più alte vette della fama?
(Il Giornale d’Italia)