Gare di sci a Bardonecchia 1910

La pista delle gare di sci a Bardonecchia 1910
La pista delle gare a Bardonecchia, foto Ambrosio 1910

Produzione: Itala Film 106-115 m. (Grandi gare di skis a Bardonecchia); Ambrosio 160 m

« La piccola città ai piedi del Moncenisio – dove Giolitti va a soggiornare l’estate e dove, per onorare lui, hanno mutato il nome all’antica piazza dello Statuto – è stata convegno, nella prima metà di febbraio, di grande eletta folla sportiva chiamata a gare animatissime di sci. Da Torino e dalle altre città del Piemonte e dell’Alta Italia accorsero i migliori sciatori; ed anche festose comitive di turisti invernali. Alle gare parteciparono anche vari riparti dei nostri bravissimi alpini – ed il giorno 6 di febbraio fu appunto la giornata di maggior concorso perché si disputava, fra l’altro, la coppa Robilant, alla quale concorrevano anche gli sciatori del 3° alpini. Sul campo delle gare si affollavano non meno di tremila spettatori, accorsi coi treni da Torino e da Modane. Bardonecchia era tutta imbandierata. Vi furono gare animatissime di signore. Nella gara di salti il tenente Torre saltò da 42 metri!… Grande fu l’entusiasmo per gli sciatori del 3° alpini, vincitori della coppa Robilant. Bardonecchia ricorderà lungamente questa riuscitissima stagione di sport invernale. »

Copia dell’Itala Film alla Cineteca Nazionale di Roma.

Alto mare a Caracciolo 1910

La banchina di via Caracciolo distrutta
Alta marea a via Caracciolo, gennaio 1910

Produzione Partenope Film m. 182
« La mattina del 25 gennaio la mareggiata si rovesciò subitanea ed impetuosa sul porto di Napoli, abbattendo tratti di muraglia, spingendo le acque del mare fino alle case della Riviera di Chiaia, sconvolgendo, urtando, avariando navi di gran mole e piccole imbarcazioni, danneggiando persino antichi e solidi edifici come il Castello dell’Ovo, che sorge sul mare. »

«La Partenope editò anche dei documentari (dal vero, come allora si diceva) in cui il desiderio di terre lontane che il cinema era destinato a soddisfare così generosamente, sia pure a forza di cartapesta, veniva assolutamente appagato: Alta marea a Caracciolo e La festa della Regina del Mare (1910). Un documentario su Pesto sembrò una iniziativa di notevole intraprendenza.
Alta marea a Caracciolo fece il giro dei cinema italiani. Questo film rappresenta L’Uscita dalle officine Lumière del cinema partenopeo: di cui i fratelli Troncone sono stati i primi geniali, tecnici, artefici, registi animatori.»
Roberto Paolella
(Contributi alla storia del cinema italiano – Cinema napoletano, Bianco e Nero n. 9, settembre 1940)

Secondo Vittorio Pallioti ed Enzo Grano, il titolo del film sarebbe Alta marea a via Caracciolo. La macchina da presa di Roberto Troncone era una Urban modificata “che, peraltro, egli continuamente modificava e correggeva, adattandola alle proprie necessità. La pellicola, sia quella per il negativo che quella per le copie, gli arrivava direttamente dalla Francia; era però priva di fori laterali e per ottenerli Troncone si serviva di un congegno in bronzo e acciaio costruito dalla ditta Debry (forse Debrie n.d.c.): costava un capitale, 18.000 lire, ma gli permetteva di risparmiare un soldo per ogni metro di pellicola”
(Napoli nel cinema, Azienda Autonoma Soggiorno Cura e Turismo – Napoli 1969)

Aldo Bernardini, che cita l’articolo di Roberto Paolella, propone Alto mare a Caracciolo (Cinema Muto Italiano – I film “dal vero” 1895-1914, La Cineteca del Friuli 2002).

Non ho trovato nessuna fonte d’epoca che confermi qualsiasi di queste tre possibilità. Mi affido per titolo e metri a Bernardini.

Il volo del Leonardo da Vinci 1910

The Bioscope ha scritto una splendida cronaca sul mondo del cinema muto nel 2010 che raccomando a tutti di leggere. Io invece dedicherò qualche post alla cronaca del 1910 attraverso il cinema.
Incominciamo molto in alto, siete pronti? Allora: in volo!

il dirigibile Leonardo da Vinci 1910
Il dirigibile Leonardo da Vinci, 1910

Volo del Leonardo da Vinci
Produzione Milano Films, 1910 – m 260

« Il primo esperimento del dirigibile Leonardo da Vinci al Trotter di Milano a pieno beneficio del Natale della Stampa ha avuto luogo domenica scorsa di gennaio. La giornata splendida, quasi primaverile, un cielo sgombro dì nuvole e puro di nebbie favorì lo spettacolo magnifico richiamando al lontano ippodromo di Turro Milanese, alle porte della città, una folla immensa. Le lunghe file delle automobili, delle carrozze e dei veicoli d’ogni specie — per l’occasione fecero un’uscita anche dei vecchi omnibus sgangherati — ostacolarono per tutto il pomeriggio il transito nei quartieri di porta Venezia. Tutta la popolazione, approfittando del solatio pomeriggio festivo, s’era dato convegno al Trotter per ammirare l’aeroplano milanese del simpatico ing. Forlanini, divenuto in poche settimane popolarissimo. Alle 15 il Leonardo da Vinci fa puntualmente capolino sul cielo di Crescenzago, mentre dalle finestre, dai tetti e dalle cime nude dei pioppi, il popolo segue con meraviglia la sua placida avanzata nell’aria serena. Il pubblico che lo attende fremente al Trotter cessa d’interessarsi alle gare di foot-ball; la terra è dimenticata, quasi sprezzata; tutti i nasi si voltano in su mentre il dirigibile argenteo percosso dai raggi del sole s’inoltra silenzioso e grandeggia sempre più e appare finalmente sopra il campo. Allora scoppia un applauso immenso, fragoroso. un clamore di migliaia di voci. È un momento di grandissimo entusiasmo. Su questa enorme distesa di gente si agitano migliaia di fazzoletti, di cappelli, si protendono le braccia in atto di saluto. Le bande intonano la marcia reale. E il dirigibile calmo, sereno, magnifico, segna un giro sopra l’Ippodromo. Poi, da bordo, sventola una bandiera bianca. È il segno della discesa.
Da terra gli operai, che sono accorsi in automobile da Crescenzago dopo l’ascesa del Leonardo, con l’ingegner Albertario, rispondono con un’altra bandiera bianca per dire che son pronti. E cominciano le manovre per l’atterramento, che il pubblico segue con un interessamento vivissimo. A un tratto la guiderope si snoda dal dirigibile rotolando a terra. Gli operai si aggrappano alla grossa corda e la grande nave aerea comincia ad abbassarsi lentamente. Ma improvvisamente essa oscilla verso la parte della tribuna d’onore. L’anima del pubblico sembra sospesa, nell’ansia del momento. Viene data la marcia-indietro; gli operai si affannano a tirare il cavo, e infatti il dirigibile si sposta.
Ecco che adesso incontra degli altri ostacoli. Troppo ristretto è il campo per un colosso di quel genere. Il dirigibile si libra, sempre in manovra di discesa, sopra la cabina dei cronometristi e sopra due automobili ferme sul campo. E’ un momento di grande emozione. La enorme massa scende sempre, velocemente ormai. Un urto sembra inevitabile. Dalla folla si levano piccoli gridi di spavento. Ancora un metro e il dirigibile andrà a battere contro la cabina. Ma una manovra incredibile lo salva, lo fa sgusciar fuori, in avanti. Mezzo minuto dopo il dirigibile è atterrato felicemente.
Allora dalla folla immensa si leva un clamore favoloso. L’entusiasmo, trattenuto dall’ansia, esplode con un fragore impressionante.
Intanto l’ingegnere Forlanini discende dalla cabina, e balza a terra. Suo figlio, il professor Forlanini suo fratello, le signore di sua famiglia gli si fanno attorno commossi, lo abbracciano, mentre intorno echeggiano gli evviva. E subito uno stuolo lo circonda. Accorrono i cinematografisti coi loro apparecchi. Uno grida, girando la manovella:
— Viva Forlanini!
Poco prima delle 10 tutto è pronto per la partenza. E il Leonardo risale maestoso, fra un nuovo clamore d’applausi. In un attimo, a motori spenti, si leva a cinquanta metri, poi a ottanta. Allora le eliche cominciano a funzionare, e il grande mostro si appunta verso Crescenzago. Nella stessa sera la popolazione di quella borgata offrì una medaglia e un banchetto all’ing. Forlanini. La medaglia porta da un lato il dirigibile con in fondo il piano lombardo e la guglia del duomo col motto : imperat ventis. »

Nota: Il 21 gennaio 1910 esce il romanzo di Gabriele d’Annunzio Forse che si forse che no per i tipi della Casa Treves.