O Giovannino o la morte – Musical Film 1914

o giovannino o la morte
Una scena del film

Produzione Musical-Film (Milano 1914). Messa in scena di Gino Rossetti. Soggetto dalla novella omonima di Matilde Serao, pubblicata nella raccolta All’erta sentinella (1889), sceneggiatura dalla riduzione teatrale di Ernesto Murolo (1912). Musica di Jvan Hartulari Darclée.

Interpreti: Pina Cicogna (Chiarina), Franz Sala (Giovannino) Sig. Braccony (Donna Gabriella).

La storia: In un palazzo della vecchia Napoli, Chiarina, figliastra di Donna Gabriella, dedita al prestito a usura, è da lei contrastata nel suo amore per Giovannino, un coinquilino.
Il giovane riesce finalmente a presentarsi in casa della matrigna, ma col passare del tempo si rivela più interessato agli affari di Donna Gabriella, che all’amore di Chiarina.
Dopo aver scoperto Giovannino che bacia teneramente sulle labbra Donna Gabriela, Chiarina si suicida gettandosi nel pozzo del cortile.

o giovannino o la morte
Una scena del film

«Riduzione cinematografica del dramma omonimo dovuto al genio dell’esimia autrice Matilde Serao; ometto quindi la recensione del soggetto, dirò solo che il lavoro, nella riduzione cinematografica, nulla perde della sua tragicità, anzi, questa acquista maggiore evidenza.

L’interpretazione è superiore ad ogni elogio, come pure buona (però potrebbe essere migliore) la parte fotografica. La musica appositamente scritta dal M° Ivan Darclée accompagna l’azione mirabilmente. Due motivi principali accennano alla comparsa sullo schermo di Chiarina e Giovannino, della matrigna e della domestica e si fondono poi armoniosamente nelle scene nelle quali prendono parte tutti e quattro gli anzidetti personaggi, raggiungendo un’intensità indiscutibilmente drammatica al finale.»
(Film, marzo 1915)

Il cuore rivelatore 1934

Il cuore rivelatore 1934
Il cuore rivelatore 1934

« Realizzato da Alberto Mondadori, collaboratore Mario Monicelli, scenografia di Alberto Lattuada, operatore Cesare Civita; da un racconto di Edgar Allan Poe. Interpreti Giuseppe Pedrini, Giuliano Carta.
Abbiamo accennato tempo fa ad un film sperimentale americano sullo stesso soggetto, dovuto a R. P. Cobb (The Tell-tale Heart, Leon Shamroy 1928 n.d.c.). Interessante appare il confronto con questo di Mondadori; in definitiva quello appare più surrealista, questo invece più incisivo e reale, preoccupandosi piuttosto Mondadori di creare l’atmosfera allucinata con uso non eccessivo di puri espedienti tecnici; ne consegue una maggior chiarezza nel racconto cinematografico, che procede abbastanza sostenuto anche per la buona interpretazione. Il regista non ha rinunciato tuttavia a quegli espedienti tecnici, come sovrimpressione, me ne ha usato in modo conveniente, senza esagerazioni. E’ infine da tener presente l’intendimento di tentare nel campo della produzione italiana a passo ridotto, in genere diverso dai consueti.»
(Il Ventuno, maggio 1935)

«Il cuore rivelatore è il titolo di uno dei films a passo ridotto che sono stati premiati ai Littoriali dell’Arte dell’Anno XIII (1935). Questo film è stato eseguito da un gruppo di giovani del GUF di Milano. (…) Riproduciamo alcuni fotogrammi di questo film, indubbiamente interessante sia per l’ispirazione e sia per la ricerca di effetti basata su di una tecnica modernistica. Siamo lieti di ospitare nelle pagine di KINEMA la documentazione delle iniziative dei giovani. E’ su questi ultimi, sul loro entusiasmo, sul perfezionamento della loro perizia, sull’affinamento del loro buon gusto estetico, che la cinematografia italiana deve contare per i suoi giorni futuri che saranno anche giorni migliori.»
(Kinema, giugno 1935)

La copia restaurata è alla Cineteca di Bologna: 16 mm., versione originale (muto), 163 m., 17 a 18 f/s

L’Arzigogolo – Alba Film 1924

L'Arzigogolo, Alba Film 1924
Una scena del film al Borgo Medievale (Parco del Valentino, Torino), a destra la fontana del Maniscalco, a sinistra i portici di Casa Aschieri.

Ecco una proposta di restauro per Torino e la Regione Piemonte (al Museo del Cinema lo avevo proposto più di due anni fa, ma lo ri-propongo, non si sa mai). L’Arzigogolo fu uno dei grandi successi della stagione 1923-1924. La copia è stata ritrovata anni fa, non ho altre notizie.

«Nell’Arzigogolo è ritratto il dramma dell’uomo fatto schiavo e costretto al ridicolo per campare la vita di fronte alla tirannia.

Il lavoro, rappresentato per la prima volta al Teatro Costanzi di Roma, la sera del 17 ottobre 1922 dalla Benelliana condotta da Alessandro Romanelli, ebbe molto successo. Interpreti principali furono Tina Pini, Giuseppe Sterni, Aldo Silvani, Leo Bartoli.»
(da Sem Benelli, il suo teatro, la sua compagnia, 1928)

«Questo film è la riduzione per lo schermo di uno dei migliori lavori del teatro drammatico italiano contemporaneo.Ne è autore Sem Benelli, uno dei poeti più originali che conti l’Italia del momento presente.

Sem Benelli è un autore che è giunto alla fama attraverso ad un duro tirocinio, attraverso cioè a tutte le difficoltà e le disillusioni che la vita dell’arte prepara a chi la vuoi seguire.

Le sue prime opere infatti, Un figlio dei tempi, poema lirico; Lassalle, dramma storico in quattro atti, e Terra, tragedia contadinesca, non piacquero né al pubblico, né ai critici.

Il poeta cercava affannosamente, in queste sue prime fatiche, l’ispirazione e la via da seguire. Tignola, una commedia in cui l’autore inscena lacrimosamente la sua storia intima, e La Maschera di Bruto diedero, coi primi consensi del pubblico, animo e fede a Sem Benelli.

Egli scrisse allora La Cena delle Beffe, un lavoro che lo innalzò di colpo agli onori ed alla fama più grandi che un poeta possa augurarsi. Il successo di La Cena delle Beffe fu così grande e così indiscusso, che il suo valore gettò come una specie di ombra sulle opere che uscirono in seguito dalla fervida fantasia dell’autore. Da chi aveva composto un poema di tanta forza e tanta bellezza, ci si attendeva la perfezione. Ragione per cui i lavori scritti dopo la Cena, L’amore dei tre re, Il Mantellaccio, Rosmunda, La Gorgona, Le Nozze dei Centauri ed Ali dovettero accontentarsi di salire, nell’estimazione pubblica, ad altezze inferiori in certo qual modo a quelle cui era assurto il capolavoro che li aveva preceduti. Gli ultimi prodotti dell’intelligenza sua furono La Santa Primavera e l’Arzigogolo.

L’ultimo lavoro eseguito per il teatro da Sem Benelli conserva, nella sua riduzione cinematografica, fedeltà di versione in tutto meno che nel finale, il quale, di perfetto accordo col l’autore, venne trasformato e perdete il suo colore tragico per assumerne, uno lieto.

Gli esterni per il film furono girati in Torino (tra cui il Borgo e Rocca Medioevale al Parco del Valentino n.d.c.) e nelle vicinanze. Come stabilimento venne usato quello della Pittaluga Fert.

All’interpretazione del lavoro concorsero artisti di primissimo valore del mondo cinematografico e di quello teatrale.

Il lavoro, di cui hanno parlato diffusamente i giornali, riuscì ricchissimo di pregi artistici.

Un particolare inedito interessante è quello fornito da una quantità di minuscoli artisti che interpretarono una delle scene più caratteristiche del primo atto, vogliamo alludere ai topi ed ai gatti del banchetto. Questi animaletti ebbero bisogno di un allenamento lungo e paziente per abituarsi a muoversi fra gli attori ed in un ambiente così pieno di luce e di vita. Anche qualcuno degli artisti dovette faticare non poco per adattarsi ad essere invaso dai poco graditi visitatori. Ma la difficoltà maggiore giunse quando si trattò della strage che dei piccoli rosicchianti dovevano compiere i loro feroci nemici, i gatti. Questi ultimi odiano i topi, ma fanno nel loro odio un’eccezione : hanno un’istintiva ripugnanza verso quelli bianchi, di fronte ai quali perdono ogni spirito bellicoso, e si ritirano inorriditi. Come ognuno può immaginarsi, la situazione che ne nacque fu delle più comiche e delle più difficili nello stesso tempo. Ci volle dei bello e del buono per indurre i gatti a fare il loro mestiere, ma vi si riuscì finalmente. L’Arzigogolo di Sem Benelli, riduzione scenica in 5 parti di Mario Almirante, ha i seguenti interpreti :

Violante: Italia Almirante. Spallatonda : Annibale Betrone. Floridoro: Oreste Bilancia. Il conte Giano: Alberto Collo. Il Signor di Carpi : Vittorio Pieri.
Costumi della Casa Caramba e della Sartoria Teatrale Zamperoni.»
(dalla pubblicità del film)

«Nella direzione artistica e tecnica, Mario Almirante si è posto alla testa dei metteurs-en-scène italiani pari per abilità di inscenatore a Griffith, per coloritura drammatica a Lubitsch, per finezza e grazia ad Abel Gance. Artista sensibile e raffinato, ha saputo impadronirsi del carattere dei singoli personaggi del dramma e svilupparsi in limpidezza di espressioni significative, con un crescendo wagneriano, sì che ogni ombra come ogni palpito messi in luce, hanno potuto, nell’essenza spirituale, conservare l’impronta fastosa e torbida. Nel piccolo castello medioevale del Valentino, abbiamo avuto la sensazione di essere stati trasportati indietro nei secoli: tutta la nostra modernità di idee e di abitudini si è sfaldata, come per un incantesimo, e con gli interpreti abbiamo vissuto la vita di quel tempo, nell’amalgama più completa.»
(Luciana Grimaldi, La Vita Cinematografica, novembre 1923)

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