Segundo de Chomon mago misterioso

Leone, Segundo, un amico di famiglia, Susanna, in piedi Camillo
Leone, Segundo, un amico di famiglia, Susanna, in piedi Camillo, nella casa di Via Vignale 3, a Torino

Le ricerche intorno alla vita e la carriera dei personaggi legati alla storia del cinema muto non finiscono mai. Mancano i film, i documenti, le testimonianze attendibili. Il più delle volte si finisce per costruire leggende. I pionieri della storiografia cinematografica, nel peggiore dei casi, si sono affidati alla loro memoria, e nel migliore ai pochi documenti rimasti. Se a questo aggiungiamo le difficoltà per pubblicare qualsiasi nuova ricerca (e non parlo soltanto dalle solite difficoltà del mercato editoriale), dell’assoluta mancanza di appoggio e di soldi, e “last but not least” la ostinata chiusura di certi archivi, disponibili soltanto per qualche raccomandato, l’impresa dovrebbe scoraggiare in partenza i ricercatori più entusiasti.

Fortunatamente non tutti.

Da qualche anno ho intrapreso una ricerca intorno ad una serie di personaggi “senza fissa dimora”, e cioè quelli che fin dai primi tempi del cinematografo hanno lavorato dentro e fuori le frontiere del loro paese di origine. Lo so, sono molti. Per questo ho ristretto la ricerca a Italia – Francia – Spagna. Anche così sono molti e ho dovuto scegliere.

Alcuni sono perfetti sconosciuti nel paese di origine, dimenticati in quello di adozione. Altri sono ben conosciuti a livello internazionale. Ma non abbastanza, in tutti i casi rimane sempre una zona d’ombra e di mistero sulla loro vita ed il loro contributo.

Dalle ricerche incrociate tra le fonti dei diversi paesi è normale che escano fuori informazioni di ogni tipo, molte volte in perfetta contraddizione fra di loro: le diverse lingue, le traduzioni… Ma non avrei mai immaginato le sorprese che mi serbava la storia di Don Segundo de Chomón.

Cominciamo per i dati di nascita: Segundo, Victor, Aurelio, nato in Teruel, 17 ottobre 1871, ore 23,15, calle Chantria 6, figlio di Isaac Chomón Gil (Aranda de Duero, Burgos) e di Luisa Ruiz (Calamocha, Teruel). Sicuramente il nome Segundo era in ricordo del nonno paterno. Questi primi dati, sono stati riportati molte volte e sembrano degni di ogni fiducia. Perfetto.

Dal 1871 l’unica informazione disponibile è una nota pubblicata sul quotidiano La Vanguardia, quotidiano di Barcellona il 23 settembre 1892:

La Commissione Provinciale ha rilasciato per il 27 del presente mese, alle 9 del mattino la delibera di latitante contro Segundo Chomón Ruiz, in lista di leva per l’ anno 1890.

Dal 3 maggio 1897 a ottobre 1899, Chomón si arruola come volontario, si imbarca nel vapore San Fernando il 5 maggio, destino Cuba, Battaglione Telegrafi, 6a compagnia. Secondo i documenti militari risiede in Barcellona. Anche questi dati sono stati riportati più volte, anche questi affidabili.

Quindi andiamo avanti fino al 1902:

Miercoles 12 febrero: Jueves estreno en este Cinematógrafo (Martí) de la pelicula de 500 metros, Barba Azul, el mejor ejemplar presentado en Barcelona, iluminada esprofeso, espléndidamente por el reputado iluminador de películas D. Segundo de Chomón.

Questa pubblicità, con qualche variante, compare in diversi quotidiani di Barcellona. Il nostro, che  ha compiuto 30 anni, è diventato un reputado iluminador de películas.

Sulla traiettoria professionale e privata di Segundo de Chomón, prima di questa notizia, la versione più quotata parla di studi di ingegneria (dove, quando?), dell’interesse per la fotografia prima dell’incontro con il cinematografo, secondo alcuni fu addirittura testimone delle prime proiezioni a Parigi dei Lumière.

Proprio a Parigi l’incontro (romantico) con Julienne Alexandrine Mathieu, sul secondo cognome di lei troviamo diverse versioni: Mouloup, Molup, nata a Saint Sauveur-en-Puisaye, Yonne nel 1874. E qui altri dubbi sulla data: 21 agosto, 21 settembre, e sulla professione: artista lirica, vaudeville, teatro e operette.  Secondo i documenti militari Segundo era sposato. Il nipote Piero proponeva qualche dubbio, ma Julienne è diventata la moglie di Chomón, madre dell’unico figlio Robert, nato a Parigi il 31 gennaio 1897.

Grazie a lei, ed ai suoi contatti, Chomón entra nel mondo del cinema. Mentre lui è a Cuba, Julienne inizia a lavorare nel cinema come attrice  (Gaumont, Pathé, Méliès), e nell’atelier di Madame Thuiller che colora i film di Méliès. Qualcuno aggiunge che Julienne non è altro che la Madame Chaumont “della quale parlano alcune storie del cinema”, citando Sadoul.

Nella primavera di 1901, autunno secondo altri, e nel 1902 secondo altri ancora, Chomón e la sua famiglia (Julienne, Robert, Leone, madre di Julienne, e  due sorelle), traslocano a Barcellona, impiantando un laboratorio per la colorazione delle pellicole e l’inserimento di titoli e didascalie delle pellicole straniere tradotte in castigliano: indirizzo Calle Poniente, numero 61 (oggi Carrer Joaquin Costa).

Di questo primo soggiorno di tre anni (quattro secondo altri) a Barcellona della famiglia Chomón non rimane altro che alcune lettere della Pathé, nessuna fotografia familiare o ricordi di scuola del figlio Robert.

Lo stesso per il secondo periodo a Barcellona dal 1910 al 1912. Niente.

Gli unici documenti fotografici familiari, sempre gli stessi, corrispondono al periodo torinese (1912-1925), ed una foto a Parigi di Chomón con il nipote Piero verso il 1928.

Cercando di ricostruire il percorso di Chomón da Barcelona a Parigi, le prime esperienze nel cinema, il possibile contributo di Julienne alla sua carriera, ho trovato alcuni documenti che hanno completamente rovesciato la ricerca iniziale.

Delle perplessità per la mancanza di documenti fotografici ho detto sopra. Vediamo adesso alcuni documenti ufficiali che ho trovato nella mia ricerca.

Secondo il registro di stato civile di Parigi, il 31 gennaio 1897 alle 3 del mattino, nasceva Camille Robert Mathieu, figlio di Julienne Alexandrine Mathieu, di 22 anni di età, artista lirica, e di padre “non denommé”. Fra i testimoni la madre di Julienne, Leone Anaïs Monloup, vedova, senza professione.

Lo stesso registro riporta un’annotazione al margine: Riconosciuto a Torino (Italia) il 25 agosto 1925 da Segundo Chomon-Ruiz (col trattino in mezzo), e sotto aggiunge: Riconosciuto a Parigi 9e arrondissement, il 1° agosto 1928 da Julienne Alexandrine Mathieu. E ancora, morto a Torino (Italia) il 12 ottobre 1957. Atto trasmesso a Torino il 3 maggio 1958.

La data del 1925 non è un errore di scrittura del post. Camillo, senza il secondo nome Robert (Roberto), è sepolto al cimitero di Sassi in Torino come Chomon-Ruiz, insieme alla prima moglie, Margherite Bourgeois.

Nell’Anagrafe di Torino ho trovato l’iscrizione di Susanna Mathieu, vedova Chomon-Ruiz (ancora il trattino), cittadina francese, professione casalinga, iscritta dal 1° dicembre 1921, madre Leone Anaïs Monloup, padre Francesco, nata a Saint Sauveur-en-Puisaye, Yonne, 21 settembre 1874.

Qualche chiarimento sul cognome Chomon-Ruiz. Segundo de Chomón aveva aggiunto il “de” per aggiungere un certo tono aristocratico al suo cognome, e va bene. Suo padre si chiamava Isaac Chomón (cognome paterno) e Gil (cognome materno). Suo figlio invece era Segundo Chomón Ruiz, perché Ruiz era il cognome di sua madre: Luisa Ruiz. Quindi il cognome, doppio cognome se volete, di Camillo Robert dovrebbe essere Chomon Mathieu, mai Chomon Ruiz, meno ancora Chomon-Ruiz.

Nota triste. Il nipote Piero Chomon raccontò a Juan Gabriel Tharrats che Julienne era morta nell’oblio a Chieri, dove la famiglia affittava una casa, nel 1944. Julienne è morta certamente nell’oblio e nell’Ospizio della Carità a Chieri il 1° dicembre 1943. Era residente nel Cottolengo, Piccola Casa della Divina Provvidenza dal 24 febbraio 1941.

Ringrazio e ringrazierò ancora nella pubblicazione a tutto il personale degli archivi comunali di Barcellona, Torino, Chieri e Parigi per l’inestimabile aiuto in questa ricerca.

A seguire…

Come si gira un film nel 1909

Il Tirso, settembre 1909. Molti fra i frequentatori dei cinematografi si sono certamente chiesti con curiosità come si preparino le films cinematografiche, specie nelle scene che si svolgono all’aperto, talvolta per le vie stesse di una città. Lo spettacolo è veramente interessante peccato che non vi si possa assistere con la stessa facilità con cui poi si assiste alla sua riproduzione! Riteniamo perciò di far cosa grata ai lettori pubblicando qualche impressione che un nostro collaboratore c’invia dopo aver presenziato all’allestimento di alcune rappresentazioni preparate dalla nuova Film d’arte Italiana.

Siamo in una atelier soffocante. In un salotto elegantissimo, improvvisato in un angolo, si svolge la famosa scena della Signora dalle Camelie in casa di Olimpia. Margherita è Vittoria Lepanto; Armando, Alberto Nipoti, Varville, Dante Capelli, intorno a loro, una folla di personaggi minori, La Zanchi, Alessandro Marchetti, Antonio Spano, ed altri tutti nomi ben noti in arte. Fra le dame, due eleganti acquisti del palcoscenico: la Pasta e la Cicogna.

S’incomincia. Non si accordano che novanta secondi per l’esecuzione di una scena: Ugo Falena e Alfredo Campioni impartiscono ordini, con la rapidità di due coreografi. Margherita supplica Armando, Armando chiama fremente gli invitati, getta sulla faccia di Margherita i danari vinti al gioco. Tutto ciò che nel teatro si è svolto in un ora, nel minuscolo spazio ha avuto la durata di un attimo. Gli attori sostenuti dai brevi suggerimenti dei Direttori : «Attention! Figure! Face! Marguerite! Armand!» sono stati abilissimi. Essi stentano quasi, tuttavia, a credere alla riuscita del quadro. Questo è invece riuscito ottimamente.

«Al Bois de Boulogne!» Gli attori cambiano toletta, montano sulle automobili, si recano ai Giardini Margherita…. in Bologna. È la scena dell’incontro di Margherita con Armando, al Bosco. Passano vetture elegantissime su cui sono sdraiate in abiti invernali — siamo di Luglio — le più ricche signore…. della società parigina. Ecco Margherita che invita nella sua vettura Armando e la sfilata delle vetture continua. I rari passanti si fermano stupiti, credendo quasi di sognare, ad osservare tanto insolito movimento, cosi in contrasto con la canicola che arde dattorno. A un tratto s’ode un diverbio. È il Duca (Campioni) che litiga con i cocchieri. Meraviglioso nella sua pelliccia e nella barba posticcia che gli scende fino al petto, ha dimenticato di essere… duca.

La carrozza di Margherita si ferma a… rue d’Antin. Margherita e Armando discendono, vanno per accomiatarsi, ma un signore l’autentico padrone della casa, passa tra di loro… E’ un grido d’indignazione. Il mal capitato è accolto dai peggiori titoli ; «animale, cretino, bestia!» E’ un coro di male parole che esce dalle bocche esasperate dei direttori e degli operatori. Il poveretto crede di essere capitato in mezzo ad una masnada di pazzi, e fugge come… un medesimo.

Vittoria Lepanto in Carmen (Film d'Arte Italiana 1909)
Vittoria Lepanto in Carmen (Film d’Arte Italiana 1909)

Non credo che Vergato abbia brillato per tanta animazione come nei giorni della riproduzione di Carmen. Neanche alle elezioni dell’on.. Rava! Quando, una mattina, per tempo, i buoni abitanti di Vergato hanno visto comparire sulla piazza, fieri nei loro cavalli, un buon nerbo di dragoni spagnoli, hanno crollato la testa dicendo: «Questo governo non pensa che a cambiare le uniforme dei soldati!» Ma quando hanno veduto traversare il magnifico corteo della Corrida non sono stati più sulle mosse: le scuole si sono chiuse, gli impiegati hanno scioperato e la prefettura ha dovuto, molto gentilmente, inviare i carabinieri col loro tenente per prestare omaggio a Escamillo (Annibale Ninchi) che incedeva scintillante di oro tra una folla meravigliosa di toreros, espada, alguaciles, banderilleros, ciulas. Aggiungete il sole trionfante che illuminava la scena, dandole una nota straordinaria di verità e convenite che il buon pubblico di Vergato aveva di che rallegrarsi.

«Attention!» i quadri incominciano e si susseguono. Eccoci in un piccolo mercato di Cordova, improvvisato in una viuzza: nulla di più spagnuolo! Carmen ascolta le dolci parole di Escamillo. Eccoci dinanzi alla caserma: Micaela (Marchetti) supplica José. Eccoci nell’interno della fabbrica: Carmen ferisce una compagna. Eccoci infine nel Guadalquivir: le sigaraie prendono il bagno nell’ora dell’Angelus: è la riproduzione del quadro che ha sedotto con tanto fascino la fantasia scintillante di Merimèe.

E tra un quadro e l’altro, fughe di automobili da un punto all’altro del paese, galoppo di Picadores e di dragoni, un continuo sbucare dalle fratte di contrabbandieri armati fino ai denti che attendono il loro turno, un mescolarsi tra la folla variopinta.

Da un tabaccaio trovo l’attore Tellini in abito da eremita, gravato da parecchie ore dal peso di una barba fluente, che bestemmia come un turco perchè non trova toscani che tirino.

Eccoci a Venezia. Jago e Rodrigo muovono in gondola, di fronte al palazzo dogale, per tramare contro Otello. Passa d’accosto una barca di popolani che guardano sorpresi; uno di essi più sapiente, però, la ragione della strana mascherata: «i xe spagnoli venudi pei funerali de Don Carlos». La gondola si ferma dinanzi al Gran Canal Hotel: una lancia a vapore aspetta. Ecco Otello (Ferruccio Garavaglia), magnifico di armi e di atteggiamento. È in compagnia di Falena (oh caducità degli umani rancori!) Un paggetto lo segue, porta in mano un anfora. e un veleno? No! È la cioccolata che deve servire ad Otello per imbrunire di tempo in tempo la sua moresca signoria. Ecco Desdemona (Vittoria Lepanto scintillante di gioielli) ecco il Doge, Brabanzio, le dame… Sulla terrazza dell’Hotel una folla di signori prende fotografie istantanee…

Andiamo a Cipro… cioè a Sant’Elena. Da un vapore scendono un centinaio di attori : Ciprotti, dame, ufficiali, soldati, dignitari, gondolieri, trombettieri, araldi, ciurme, mossulmani. La nave di Otello è ancorata: gli attori prendono i loro posti. Otello scende dalla improvvisata galea, tende al ciclo le sue braccia nere e bacia Desdemona, tra gli urrah della folla e i sorrisi di compiacimento delle molte signore che, reduci dal Lido, hanno sostato nelle loro gondole a godere lo strano spettacolo.

E ancora due scene; la riproduzione del famoso quadro di Celentano. «Il consiglio dei dieci che si reca in Senato» e la film comica, protagonista Teresa Mariani. Nulla di più delizioso che assistere alle pose della mirabile attrice: quanta prontezza, quanta efficacia, quanta comica malizia!

Chi sa che a qualcuno che ha assistito a queste rappresentazioni non sia venuto in mente come all’inventore nel monologo di Ermete Novelli, di creare una nuova forma d’arte… la Pantomina?
Spectator