Polidor non è morto

Variety, 19 febbraio 1920
Variety, 19 febbraio 1920

La prima notizia

Napoli, 16 febbraio 1920

Qualche giorno fa il noto artista cinematografico Polidor era venuto a Napoli per una pellicola di cui era attore e operatore insieme.

Con un permesso rilasciatogli dal Ministero della Marina, il Guillaume doveva prendere una serie di visioni cinematografiche in idrovolante, dall’alto della città.

Ieri al giorno, quindi, verso le 13 l’operatore, insieme a sua moglie, si recò al Deposito della sezione idrovolanti ai Granili per eseguire il volo.

Il Guillaume doveva eseguire queste visioni panoramiche per una pellicola di cui era anche l’autore e aveva per titolo: L’ultima fiaba (1).

L’attore cinematografico partì in un idrovolante della R. Marina che aveva per pilota un espertissimo aviatore, il maresciallo Francesco Ciniglia, che era già stato istruttore della scuola aviatoria del deposito stesso. Verso le 14 l’apparecchio ha preso il volo girando sulla città.

L’attore cinematografico che s’era installato sul posto di osservazione che è sul davanti dell’apparecchio, dirigeva sul sottostante panorama il suo obbiettivo.

Una mezz’ora dopo il Guillaume ha avvertito l’operatore che si poteva scendere.

Allora il Ciniglia ha iniziato la manovra per l’atterrissage.

Ad un certo punto però ha notato che l’atterrissage era corto e che l’idrovolante sarebbe andato a finire non in mare ma a terra. Il pilota allora ha riattaccato per farlo sollevare di nuovo ma non ha fatto in tempo e l’apparecchio ha urtato violentemente contro un palo, fracassandosi.

L’attore cinematografico che trovavasi sul posto dell’osservatore, nel corpo avanzato della carlinga, è rimasto quasi schiacciato, mentre l’idrovolante si capovolgeva.

Un particolare raccapricciante: la moglie del Guillaume era presente alla tragedia perché aveva accompagnato il marito e lo aspettava sulla spiaggia che tornasse dal volo.

Ancora oggi non si sono potute accertare le cause della disgrazia. Dal racconto dei testimoni oculari che videro partire l’apparecchio non si è potuto sapere altro che i due infelici, il Polidor e il pilota, approfittando della magnifica giornata e delle ottime condizioni atmosferiche, avevano spiccato il volo col motore che funzionava benissimo: così affermano i compagni del Ciniglia. L’idrovolante dopo una breve sciata s’innalzò velocemente in aria, dirigendosi verso il centro della città, sulla quale volteggiò per qualche minuto quindi si rivolse verso il mare con l’evidente intenzione di rientrare nell’hangar dei Granili. I soldati che stavano guardando l’apparecchio mentre gradatamente si abbassava e si avvicinava all’hangar, lo videro improvvisamente, con un senso di raccapriccio, girare su se stesso e precipitare senza salvezza da circa cinquecento metri.

Le condizioni del Ciniglia che è giacente nel nostro ospedale di Loreto, sono sempre gravissime. Durante la notte il suo stato è andato peggiorando tanto che i chirurghi disperano che si possa salvare.

A Roma

La notizia pervenutaci da Napoli che il popolarissimo attore cinematografico Polidor fosse rimasto vittima di una grave sciagura aviatoria, aveva prodotto molta impressione nell’ambiente artistico teatrale, dove Polidor era conosciutissimo ed amato. Fino a stamani tutti compiangevano la triste fine di Federico Guillaume (2), il comicissimo Polidor.

Ci siamo recati da un amico intimo di Polidor, che appena ha saputo il motivo della visita ha esclamato:

— Non me ne parlate! Povero Polidor. Ma è curioso che pochi minuti fa un comune amico mi ha assicurato di averlo visto ieri sera passare per una delle vie principali di Roma. Pare un sogno…

Ricordi

Intanto sopraggiungeva Eugenio Fontana, il noto fotografo di S. Carlo al Corso, già socio di Polidor e in relazione di affari con lui. E abbiamo rammentato insieme il geniale artista quando, clown nel circo equestre di suo zio, il famoso Guillaume, pieno di risorse e di verve, entrava in pista, vestito da pagliaccio, con parrucche dai capelli movibili, mandando in visibilio gli spettatori e facendo fare matte risate ai bimbi. Poi l’addio al circo, il suo ingresso nel teatro muto sotto la veste di Cretinetti (3), nei films di cui lui era autore e interprete.

Rammentate il famoso Cretinetti che era il clou dello spettacolo nelle sale cinematografiche?

Sui cartelli d’ingresso per richiamar folla si attaccava lo striscione: « Oggi lavora Cretinetti ».

Nove o dieci anni sono trascorsi. Federico Guillaume era stato scritturato dalla Cines per i films speciali di Cretinetti.

E quando appariva riprodotto sullo schermo, la sala solo a vederlo prorompeva in una fragorosa risata. I ragazzi gridavano: Evviva Cretinetti! Bravo!

E Cretinetti correva dietro un treno, cadeva in un fosso, saltava di un colpo un caseggiato intero, si sprofondava in salamelecchi davanti ad una ragazza per farle la corte, era preso a scapaccioni dal passante che egli inavvertitamente aveva urtato ecc. ecc. Un mondo di trovate, una serie di birichinerie strane e ridicole che in fondo piacevano e mettevano di buon umore.

Dalla Cines era passato a Torino in altre case cinematografiche cambiando nome e ideando nuovi comicissimi films. Non più Cretinetti, ma Polidor.

E anche Polidor aveva un successo clamoroso alla pari se non superiore a quello di Cretinetti. Poi era ritornato a Roma mettendo su casa per conto suo Polidor Film.

L’equivoco – Si tratta del fratello…

Mentre rievochiamo questi ricordi un’attore, ben noto, entra e ci domanda:

— Ma dunque! È vero o non è vero che è morto Polidor? Dicono che sia stato visto ieri a Roma.

Ci rechiamo allo stabilimento Polidor Film. Mentre facciamo la strada incontriamo il bravo attore Gustavo Serena, ed anch’egli ci dice:

— Povero Polidor Chi l’avrebbe mai detto.

I cancelli sono chiusi. Nel cortile non c’è nessuno, le porte serrate.

In un muro presso l’ingresso vi è un ritratto in posa assai comica del simpaticissimo artista. Stiamo per andarcene convinti che purtroppo la notizia è vera. Ma una gentile persona, che conosce intimamente Polidor, interviene ad un tratto ed assicura che la notizia non è vera, o almeno si è confuso tra Polidor e il fratello suo Natalino, purtroppo vittima della tragedia aviatoria.

— Non si tratta di Federico, Polidor è vivo. È morto invece suo fratello Natalino Guillaume anch’egli artista cinematografico e che lavorava a fianco suo. Il povero Natalino è rimasto ucciso nella tragedia aviatoria a Napoli, dove si trovava anche Federico, il quale, dopo la disgrazia, ha fatto una rapida gita a Roma ed è ripartito subito ieri stesso per assistere ai funerali di suo fratello.

Era così addolorato e abbattuto! Si amavano  molto i due fratelli, che erano più che fratelli due veri amici. E avevano lavorato insieme anche nel circo equestre. Avevano diviso per tanti anni gioie e dolori.

L’equivoco è sorto perché la prima voce che si è sparsa a Napoli fu quella della morte di Polidor. I giornali locali non si sono preoccupati di controllare la notizia, convinti che si trattasse proprio di Polidor.

Fuori dello stabilimento troviamo la portiera dello stabile vicino, incaricata della posta e dei servizi di Federico Guillaume, essa ci conferma pienamente la notizia.

— Non si tratta di Polidor, ma di suo fratello Natalino. Polidor ha stamane ritirato la sua posta.

In sostanza concludendo, la dolorosa tragedia aviatoria di Napoli è vera ma la vittima non è Polidor si bene (per varie testimonianze concordi, alcune delle quali confermano che egli era iersera a Roma donde ripartì per Napoli), il fratello suo Natalino Guillaume, anch’egli artista cinematografico: entrambi i fratelli avevano partecipato al lavoro della pellicola di Napoli.

Natalino Guillaume si occupava specialmente di films che avessero nella loro comicità, carattere sportivo con salti acrobatici, esercizi di forze e agilità, audaci imprese. Ed è caduto in uno dei cimenti di prova.

Era anche un abile operatore, e la sua fine drammatica è vivamente compianta.

È venuto nei nostri uffici il signor Enrico Pompili — segretario della casa cinematografica Polidor — ad annunciarci che il disgraziato attore cinematografico perito nella tragedia aviatoria è il fratello di Polidor Natale Guillaume.

Il vero Polidor è giunto ieri a Roma. Egli ha raccontato che il fratello aveva voluto fare una gita in aeroplano per provare l’emozione del volo.
(Il Giornale d’Italia, 17 febbraio 1920)

1. Secondo altra fonte: « Si trovavano a Napoli da qualche giorno gli attori cinematografici della conosciutissima casa Polidor, di cui faceva parte il giovane artista Natale Guillaume, nativo di Genova, e domiciliato a Roma, via della Ripetta, fratello appunto del signor Polidor, proprietario della casa. Scopo della permanenza nella nostra città di questa compagnia, era di eseguire una film, dal titolo L’ultima favola, nella quale un idrovolante doveva compiere alcune evoluzioni, e all’uopo era stata chiesta alle superiori autorità militari, l’autorizzazione a servirsi di un apparecchio della stazione di idrovolanti dei Granili, autorizzazione che venne accordata. La film è stata eseguita oggi. Nell’idrovolante, pilotato dal valoroso Maresciallo di Marina Francesco Ciniglio, aveva preso posto l’artista Natale Guillaume. L’idrovolante aveva già compiuto felicemente alcune evoluzioni, poi il pilota aveva cercato di ammarrare, ma avendo il vento sfavorevole, non vi è riuscito. Ritentata per varie volte la prova ma inutilmente. Infine, disgraziatamente, a 100 metri di altezza, avendo il vento spezzato alcuni fili del timone del comando, l’idrovolante si capovolgeva precipitando sulla spiaggia. Il Guillaume è stato raccolto sotto i rottami dell’apparecchio cadavere, avendo riportata la commozione interna e la frattura del cranio, mentre il pilota Ciniglio è stato raccolto in gravissime condizioni, e sollecitamente trasportato all’ospedale dove trovasi tuttora in gravissime condizioni.» (Il Mattino, Napoli 16 gennaio 1920)

2. Il vero nome di Polidor è Ferdinand Guillaume:
« Viareggio, 4 dicembre 1977. È morto Polidor. Col vero nome di Ferdinando Guillaume, il popolare attore del cinema muto italiano era nato a Bayonne, da una famiglia francese di circensi, il 19 maggio 1887: aveva novantun anni. Da alcuni mesi si trovava ricoverato nella clinica Barbantini, assistito dalla figlia Wanda. Sono oltre trecento i cortometraggi che il celebre clown e attore Ferdinando Guillaume interpretò nella prima e lontana stagione del cinema italiano, che precedette, nei primi decenni del secolo, la stessa affermazione dell’industria americana. Figlio di famosi cavallerizzi da circo, Ferdinando, assieme al fratello Natalino, abbandonò fin dal 1909 l’esercizio acrobatico appreso dai genitori per dedicarsi al cinema ». (Il Tirreno)

3. Cretinetti era uno dei pseudonimi di André Deed. Il nostro cronista non ne azzecca una…

Little Mary among the fairies

Mary Pickford among the fairies
Mary Pickford among the fairies (Lillian Gish second ‘fairy’ from right to left)

David Belasco, in announcing that The Good Little Devil “is a fairy-tale for grown-ups,” disarms the critics who may now judge it neither as a play for children nor as legitimate drama for their own contemporaries. But as either, or as both, it is entertaining and weIl done. The play which Austin Strong has adapted with the prose of our tongue from the French of Mme. Rostand and her son Maurice, developed from the favorite fairy-tale which this mother wove for her son in the twilight nursery hour. It tells the story of Charles MacLance, a Scotch orphan boy, who might have been good had his ogre of an aunt, Mrs. MacMiche, not teased and mauled and starved and beaten him into being bad. But his badness wasn’t very bad badness–it was good badness that only meant mischief, not harm. There was love in his heart, and that is why everybody loved him, from Betsy the maid and Oliver the poet to Juliette, the little blind girl, and the fairies.

Such a plot affords Mr. Belasco all the opportunities he needs for the display of that theatrical art of which he is a master. There is every mood represented, from broad farce in the scenes between the ogre aunt and her confrères, the Old Nicks, to pure, sweet sentiment in the childish love scenes between Charles and his Juliette, and for these every degree of lighting is demanded. There is a starry night, when the fairies are floating from planet to satellite; twilight for lovers’ trysting and broad noonday sun for the frolics of schoolboys and garden friends.

If Mary Pickford, who plays the blind little girl, is a product of “the movies,” then commend us to the photo-play posing as a school for acting. Contrary to expectation, her facial expression was restrained rather than overemphatic and her diction was rarely fine. But both these qualities and her winsome prettiness are as nothing compared with the spirituality, the sweet childish simplicity with which she played her part. Had Ernest Lawford, who played the part of the poet, and Ernest Truex, the boy hero, shared her earnestness, her true feeling for the meaning of tile lines, they would have been more convincing. As it was, they both were in their parts, not of them; they had the semblance but not the soul of the people they represented. And if Ernest Lawford had the art to conceal his identity with his former parts he might also fare better. One who succeeds in doing this capitally is William Norris in whose crotchety, gnarled, maliciously hateful, deliciously comical Mrs. MacMiche one could never recognize the blithely singing hero of “Toyland.” A better old witch woman one couldn’t imagine in or outside of a story book.

Theatre Republic. “A Good Little Devil.” Fairy play in three acts by Rosemonde Gerard and Maurice Rostand, adapted by Austin Strong. Produced on January 8th.
(The Theatre, New York City February, 1913)

Adolph Zukor films a feature version of ‘A Good Little Devil’ for his new Famous Players Company. Mary reprises her role as Julia in her first feature-length film; Zukor shelves it for eleven months and releases it in March 1st 1914. (Mary Pickord Foundation)

David Belasco made his first screen appearance in the prologue of this production.

La Morgana Films

Logo della Morgana Films
Logo della Morgana Films

La Fata Morgana ha oggi dato il suo nome alla nuova Società che si è costituita a Roma sotto la valida direzione artistica di Nino Martoglio (il valoroso drammaturgo del teatro siciliano). A Roma già esiste la Film d’Arte, la quale corrisponde alle esigenze del momento. La Morgana Film compresa la necessità di estendere sempre più nel nostro campo il senso puramente artistico ed intellettuale dà inizio al suo lavoro con incrollabili appoggi. Non solo Nino Martoglio ha dedicato tutta la sua intelligenza ed attività per l’attuazione del vero ideale, di quell’ideale santo che si chiama arte, per il quale noi abbiamo sempre combattuto e lottato. I films a lungo metraggio per lo più sconclusionati, senza una vera impronta psichica razionale, è oramai tempo che finiscano; l’esigenza dell’oggi, l’onda infrenabile della cinematografia, ha bisogno di menti già provate, di intelligenze che hanno lavorato e sudato pro del nostro teatro — che si sono emancipate dalla cerchia dei lavoratori del pensiero. A Nino Martoglio, si sono uniti Roberto Bracco, l’autore del Diritto di vivere, di Piccola Fonte e di Sperduti nel buio, e Salvatore di Giacomo, il delicato poeta napoletano, al quale non solo Partenope ma Italia tutta è riverente — I nostri due commediografi, da come risulta dal Giornale d’Italia, han ceduto alla Morgana Film uno dei loro capolavori. Roberto Bracco gli Sperduti nel buio e Salvatore di Giacomo Assunta Spina. Quale esordio migliore potrebbe avere uno Stabilimento di posa, quando si pensi che Roberto Bracco, alieno a qualsiasi riduzione cinematografica dei suoi lavori, oggi ha ceduto il suo celebre dramma alla Morgana Film? Esecutori principali ne saranno Giovanni Grasso, il grande attore siciliano del quale si può affermare che il gesto è parola vivente, ed Adelina Magnetti. Queste due forze espressive riunite in una sola trama, mosse ad espandere tutta la loro passione nella grande opera del nostro autore, daranno tanta verità alla riproduzione del dramma da poter svelare allo spettatore la vera sintesi del lavoro, che il pubblico ha dimostrato non capire. Per questo Roberto Bracco si è deciso ad interrompere le trattative che aveva con alcune case estere ed affidare alla Morgana Film l’insceneggiatura di Sperduti nel buio, — e non ci pare fuori proposito riportare un piccolo brano di una intervista che il Giornale d’Italia gli ha fatto:

— Il mondo artistico italiano, ormai, non è che una gara industriale. Del resto, la Casa a cui ho ceduto Sperduti nel buio mi rassicura per i suoi intendimenti d’arte. S’intende che la visione cinematografica avrà una finalità diversa da quella della visione scenica, ma il mio dramma non subirà offese. E, anzi, il pubblico, che così spesso si lamenta della sintesi eccessiva delle mie opere drammatiche, avrà finalmente il piacere di conoscere tutto ciò che, negli Sperduti nel buio io ho preteso affidare al suo intuito e alla sua transazione.

Salvatore di Giacomo ha seguito le orme del suo concittadino ed infatti lo stesso giornale così riporta le sue parole:

— Si è piegato a consentire che un suo nobile suggestivo lavoro sia cinematografato un insigne scrittore di grande sensibilità ed onestà artistica: Roberto Bracco. Ha convenuto forse egli, come convengo io, che l’azione di Sperduti nel buio debba nel cinematografo essere più diffusa e variata e che un necessario ordito più peculiare debba esprimere tanti movimenti di quella dolorosa concezione che il drammaturgo ha in origine separata dalla sua esposizione così complessa, rapida e serrata com’è. La sua fantasia si eserciterà a comporre questo nuovo materiale quasi sussidiario, e l’esperienza di un nostro collega valoroso, Nino Martoglio, il quale già si è più avvicinato alla conoscenza tecnica di questa nuova forma di spettacolo, aiuterà il mio caro amico e concittadino. Il suo esempio m’incoraggia perché mi viene da un artista col quale ho vissuto i primi anni di giovinezza, e che mi è stato di esempio ancora nell’amore per l’arte e nel rispetto per l’arte.

Sotto questi auspici si inizia la Casa romana, sotto questa aureola di luce e di forza suggestive, e noi abbiamo piena convinzione che con il valido ausilio di Nino Martoglio e del signor Clemente Levi, (direttore amministrativo), ella occuperà ben presto il posto che si merita non solamente nell’Italia nostra, ma anche oltralpe.

Mario Woller Buzzi
(Il Maggese Cinematografico, 10 febbraio 1914)

Nota: La Morgana Films – Edizioni d’Arte è costituita come società di fatto nel gennaio 1914 a Roma.  Nino Martoglio, che lavorava come metteur-en-scène per la Cines, si era dimesso volontariamente dall’incarico verso la fine dell’estate del 1913, come risulta da una lettera inviatagli dal barone Alberto Fassini, direttore della Cines.