Doris Kenyon

Doris Kenyon
Doris Kenyon

March, 1920.

A Film Actress who is also a Singer, Authoress and Poetess.

Doris Kenyon was born in Syracuse, and is the daughter of Dr. James B. Kenyon, noted poet and author, the family moving  to New York City while she was still a little girl. At a very early age, it was discovered that she was the possessor of a remarkably fine contralto voice, and at the age of fourteen years she was engaged as principal soloist at Grace Presbyterian Church, in Brooklyn. She remained there one year, after which she went as soloist to the Bushwick Avenue Church.

It was while singing in the Bushwick Avenue Church that Victor Herbert heard her, and was attracted by the extraordinary quality of her voice, her youthful beauty, and her animated personality. He had written and was about to produce Princess Pat, and offered Miss Kenyon a part in it, which she accepted. Miss Kenyon remained with the Princess Pat company throughout the season, but towards  the close of the engagement she received a very flattering offer to appear on the screen as co-star with Alice Brady in The Rack.

Then followed a long list of successful engagements on the screen, co-starring with, among others, George Beban, Holbrook Blinn, Lew Fields, Robert Warwick, and Frank McIntyre. Later she was elevated to independent stardom, first by World Film Corporation, and later by Famous Players.

Doris Kenyon has a devoted admirer in Ada Patterson, the famous newspaper and magazine writer.

Here is one of the stories that Ada Patterson likes to tell of Doris Kenyon’s public début. She was then seventeen years old, and, as a member of Eleanor Painter’s company in Princess Pat, had a scene with Sam Hardy, the comedian. A couple of nights after the opening Hardy, looking out after the audience, turned to Miss Kenyon in a confidential aside and whispered, “See that couple in the second row seats on the left? They are talking about us. He is a motion picture man. One of us is going to hear from him. I think it will be you.”

The very next day the prophecy of the comedian came true. Miss Kenyon was summoned to the office of a film company and offered a year’s contract. It took four conferences and a lot of persuasion to induce Miss Kenyon to become interested in pictures. When she did finally consent, she declared that it would be only for a while. “Some day I shall return to the stage,” she said.

Before Miss Kenyon was nineteen years old, Theodore C. Deitrich became her manager, and, with the youthful girl as his star and partner, organised a firm for the express purpose of starring Miss Kenyon in pictures at the head of her own company. Many times she desired to return to the stage, and last summer Mr. Dietrich completed an arrangement with A. H. Woods whereby Miss Kenyon will appear on the stage, at the same time making pictures, the first of which, The Bandbox, has just been completed.

Miss Kenyon inherited her musical talent from her mother, who is an extremely clever pianist. In addition to her vocal talent, Miss Kenyon is also a pianist and a violinist. From her father she inherited marked literary talent, and is the author of a large number of poems which have appeared in leading magazines.

Miss Kenyon is an expert marksman, can drive her own car, and is a splendid tennis and golf player. She is five feet six inches tall, and has blue-grey eyes and light brown hair.

Louis Delluc

Intégrale Louis Delluc, Les Documents Cinématographiques 2015
Intégrale Louis Delluc, Les Documents Cinématographiques 2015

Pour 1923, je souhaite au Cinéma américain de ne plus s’européaniser; au Cinéma allemand de faire une moins grande consommation de cercueils et de squelettes; au Cinéma suédois de rester suédois; au Cinéma  français de devenir tout à fait français, c’est-à-dire d’utiliser de préférence le concours des gens honnêtes, des esprits actifs et des intelligences. Amen.
Louis Delluc
(Ciné-Miroir, 1er Janvier 1923)

Uno dei primi registi europei a credere nell’esperienza del cinema come arte ed uniformare generosamente ad essa la sua attività di artista e la sua stessa esistenza di uomo, è senza dubbio Louis Delluc.

Nato nel 189o a Cadouin (Dordogne-Périgord), figlio unico di René Delluc e Jeanne Pradelle. Nel 1899 la famiglia si trasferisce a Bordeaux, e dal 1903 a Parigi in un piccolo appartamento al numero 5 della Rue de Beaune nel Faubourg Saint-Germain. Animato da una grande curiosità intellettuale fin da giovane, come racconta l’amico e biografo Léon Moussinac: « La sua naturale sensibilità si era ravvivata e arricchita non soltanto al contatto della natura — egli amava profondamente il natio Périgord e il paese basco, sua provincia di elezione; ma anche il contatto di tutte le manifestazioni dello spirito nel campo della creazione artistica. Fin dal liceo aveva scritto poemi, drammi, novelle, racconti. Frequentava con passione i concerti, i teatri, i musei. Era destinato all’insegnamento, e frequentò le Normali Superiori. Ma a diciott’anni decise di abbandonare gli studi per dedicarsi a scrivere ». In pochi anni il giovanissimo Delluc, aspirante autore drammatico e collaboratore a numerosi giornali e riviste, diventa intimo di alcuni fra i più celebri attori del tempo come Édouard de Max (testimone di questa amicizia il volume pubblicato nel 1918: Chez de Max. Souvenirs de théâtre d’Édouard de Max recuellis par Louis Delluc), si entusiasma per i balletti russi di Diaghilev, e diventa redattore capo dell’importante e prestigiosa Comœdia Illustré. « La sua attività era tanto più sorprendente — osserva ancora Moussinac — in quanto egli aveva una salute delicata. Non fu chiamato sotto le armi che assai tardi, e durante la guerra ».

Nel volume Cinéma & Cie. Confidences  d’un spectateur (1919), Delluc confessa di aver da principio detestato la così detta “arte dello schermo”. Erano i tempi in cui Anatole France considerava il fenomeno del cinema e la sua espansione universale come l’avvento del quinto cavaliere dell’Apocalisse: « Non si tratta — diceva l’autore di Thaïs — della fine del mondo ma di quella della civiltà, o, se voi volete, d’una forma di cultura europea. La diffusione del cinema concorda con la soppressione del latino e del greco nelle scuole ».

La “conversione” di Delluc al cinema arriva nel 1916, dopo una proiezione di The Cheat di Cecil B. De Mille, dopo i primi western, i film di Edwin S. Porter e di Thomas H. Ince e le comiche di Charlie Chaplin. Il fatto è che, dopo aver aver disprezzato o ignorato il cinema, come la maggior parte degli intellettuali di allora, ecco la rivelazione: “William Hart mette fuori causa i personaggi di Corneille, mentre la commedia di costumi cede il passo alle farse di Chaplin”. Non a caso, chiamato da Henri Diamant-Berger a collaborare nella rivista Le Film e diventato nel 1918 per un breve periodo capo redattore, tra le firme di nomi strettamente legati al cinema come Abel Gance, Marcel L’Herbier, Germaine Dulac, Charlie Chaplin, Max Linder e Musidora, troviamo scrittori come  Jean Cocteau, Paul Fort e Louis Aragon.

Col tempo, il cinema diventa un vero e proprio apostolato. Al margine di un’industria che fino allora era servita solo ad arricchire quelli che la praticavano, Delluc rappresenta lo spirito di una bohème letteraria e artistica, che assomiglia abbastanza, per il suo spirito combattivo, a quella dei cenacoli letterari della Rive Gauche; specie quando proclama che al cinema occorrono nuove leve, nuove idee, degli idealisti ed anche dei folli, e non esita ad accusare il pubblico di conformismo. « Con quella lucidità che caratterizzava la sua intelligenza, — scrive Moussinac — Louis Delluc aveva d’un tratto intuito tutte le ricchezze da scoprire e da rivelare nel corso di quella nuova e prodigiosa avventura moderna che stava cominciando ».

Intanto la sua evoluzione di artista si compie. Un giorno egli si accorge di essere guarito dalla rivelazione americana: « Sono cose vecchie ormai — scrive — la sincerità, la freschezza, il ritmo di quei primi film. È tempo che il cinema esca dall’infanzia », il cinema rappresenta « il ritorno ad un linguaggio più sottile e profondo, che è appunto quello della espressione silenziosa dell’essere umano. (…) Come il volto è lo specchio della vita interiore, così il film deve essere lo specchio del volto. Perché questo è già lo schermo, su cui la sensibilità gioca tutta la gamma delle sue emozioni ». Con il mettere in luce lo stupore che il soggetto prova quando per la prima volta si vede riprodotto sullo schermo, stentando a riconoscersi per una specie di riserbo istintivo e scontroso, egli pensa che il cinema dia di noi una immagine così insolitamente precisa, che noi stentiamo a crederla autentica: «Questo è dunque un campo vergine in cui il film può far conoscere molte cose di noi stessi, appunto in quanto la nostra materia corporea diviene interprete del nostro mondo spirituale ».

In perfetta contraddizione con le empiriche teorie dell’epoca, che pongono quasi tutte il movimento come la legge fondamentale del cinema, Delluc ribadisce che questo è ben lunghi dall’esserne il carattere essenziale. Ciò che conta è il dinamismo interno dell’azione, che conduce il nostro sguardo da un volto all’altro, per darci ciò che il dialogo è incapace di dare. Il concetto “photogénie, un accord mystérieux de la photo et du génie”, già inteso da Canudo come cinematografabilità, viene da lui maggiormente studiato ed esteso. Delluc vede nel film quattro elementi principali: “le décor”, “la lumière”, “la cadence” e “le masque”. Per “décor” egli intende gli interni e gli esterni di un film, e implicitamente la “perspective”, cioè piani e inquadrature. Alla “cadence”, considerato come “ammirevole fenomeno tecnico”, Delluc dedica un intero capitolo nel suo Photogénie (1920), che costituisce una prefazione alla riscoperta del montaggio inteso come “specifico filmico”.

Dalla teoria alla pratica. Delluc, che cercava da tempo i mezzi per produrre lui stesso dei film, debutterà nel cinema grazie al produttore Louis Nalpas, firmando la sceneggiatura di La Fête espagnole (1919), realizzato da Germaine Dulac, e interpretato da Ève Francis, musa ispiratrice fin dai tempi dove la sua massima aspirazione era diventare autore drammatico, diventata nel frattempo sua moglie.

Sempre nel 1919, con la rubrica Chronique du Cinéma su Paris-Midi, inaugurò la consuetudine della critica cinematografica in un quotidiano e, verso la fine dello stesso anno, la rinata Comœdia Illustré si riprende Delluc, ma questa volta nelle vesti di teorico del cinema aprendo definitivamente le porte alla “nuova arte”. Tutto chiaro fin dal titolo del primo articolo: Le cinéma existe. Ma l’attività di Delluc sulla stampa non finisce qui. Mentre collabora a Paris-Midi, sorge in lui l’idea di fondare una rivista dedicata esclusivamente a informare il pubblico che frequenta le sale di cinema, un punto d’incontro, un “club” per appassionati di cinema. Nasce così un’associazione e una rivista: Le Journal du Ciné-Club (14 gennaio 1920- febbraio 1921), quindi Cinéa (Louis Delluc et A. Roumanoff, Éditeurs), primo numero 6 maggio 1921. Dopo la dolorosa cessione di Cinéa nel 1922 alle Publications François Tedesco (causa debiti principalmente), chiusa la collaborazione al Paris-Midi, ritroviamo il nome di Delluc soltanto nella rubrica Pellicules del quotidiano Bonsoir, ultima cronaca l’8 febbraio del 1924, poche settimane prima della sua scomparsa.

Dal 1920 al 1924, Delluc riuscirà a realizzare come regista 8 film: Fumée noire (1920), Le Silence (1920); Le Chemin d’Ernoa (1920); Fièvre (1921), Le Tonnerre (1921), Prométhée… banquier (1921), La Femme de nulle part (1922), L’Inondation (1923).

Secondo alcuni storici del cinema, il cinema di Delluc può essere messo, senza sforzo, alle basi di una sorta di realismo magico, inaugurato dal cinema francese intorno al 1920, per cui i gesti più semplici dell’esistenza quotidiana appaiono di continuo trasferiti in una atmosfera irreale e misteriosa che evoca, abbastanza suggestivamente, il clima caro alle muse di Baudelaire.

Fumée noir e Le Tonnerre risultano, al momento, scomparsi. Di Le Silence si conserva una copia negli archivi del CNC. Prométhée… banquier è disponibile come bonus dvd nel volume Marcel L’Herbier. L’art du cinéma. Le Chemin d’Ernoa, Fièvre, La Femme de nulle part e L’Inondation nel triplo dvd Intégrale Louis Delluc uscito pochi mesi fa.

Le faticose riprese in esterni di L’Inondation furono fatali alla cagionevole salute di Delluc, scomparso a Parigi il 24 marzo 1924, 5 Rue de Beaune.

In omaggio al suo notevole contributo alla “settima arte”, Maurice Bessy e Marcel Idzkowskiè hanno fondato nel 1937 il Premio Louis Delluc.

Il IV Festival Internazionale del Film Restaurato – Toute la Mémoire du Monde – Cinémathèque Française, Parigi 3 al 7 febbraio 2016, dedicherà un omaggio all’opera di Louis Delluc (conferenza e proiezioni con musica dal vivo).

 

 

Le Cinématographe Lumière

Paris, 30 décembre 1895.

Mon cher ami,

Voici le cinématographe entré dans une nouvelle phase de sa vie, et la première qu’il a donnée samedi soir (28 décembre 1895), dans sa salle, à lui, a été un beau succès; je vous adresse mes cordiales félicitations. Je n’étais malheureusement pas de la fête; averti la veille seulement par une simple circulaire imprimée, je n’avais pu me tenir libre d’engagements pou cette soirée; mais j’avais, au dernier moment, demandé la faveur d’une invitation pour mon beau-frère, M. Violet, et pour M. Cartier, et ces deux amis m’ont rapporté leur impression partagée par tous les assistants, qui a été excellente.

L’assemblée était très nombreuse. Cela devait être. Aussi me serais-je fait scrupule, même si j’avais été prévenu à temps, d’augmenter l’affluence à cette première, en sollicitant l’admission d’un certain nombre d’amis et connaissances qu’il m’eût été pourtant agréable d’y convier…

Nos nouvelles fourches seront terminées demain soir; nous ferons la substitution à la reprise du travail d’atelier en 1896. Cela sera vivement enlevé et je commencerai à vous expédier les appareils suivant vos ordres.

Tenons-nous le type définitif? Peut-on se lancer sur la commande de deux cents?

Jules Carpentier
(lettre à Louis Lumière)

Jules Carpentier, à qui fut confiée, dès 1895, la construction des premiers appareils commercialement exploités et qui étaient connus à l’époque sous le nom de défileurs Carpentier-Lumière, était sorti l’un des premiers de l’École Polytechnique, mais il renonça à la place enviée d’ingénieur des manufactures de l’État pour entrer comme simple ajusteur aux ateliers de P. L. M., a fin d’apprendre effectivement la construction mécanique. Peu après il acquérait les ateliers Ruhmkorff et leur donnait une impulsion remarquable. En 1892, il créa la fameuse Photo-Jumelle qui, durant de très longues années, fut considérée comme l’appareil photographique idéal. Membre de l’Académie des Sciences et du Bureau des Longitudes, commandeur de la Légion d’honneur, président de la Société Française de Photographie, de 1909 à 1919, Jules Carpentier est mort en 1921, victime d’un accident d’automobile.

Le Cinématographe Lumière
Le Cinématographe Lumière