I film dal vero di produzione estera 1895-1907

Copertina del volume
Copertina del volume

Sono più di trent’anni che Aldo Bernardini studia il cinema muto italiano: tre suoi volumi sulla cinematografia nazionale dal 1896 al 1914 sono stati editi da Laterza nei primi anni ’80; con il compianto Vittorio Martinelli ha curato per il Centro Sperimentale di Cinematografia la filmografia della produzione a soggetto realizzata in Italia tra il 1905 e il 1931; sempre con Martinelli, ha scritto monografie sulle società di produzione di Gustavo e Goffredo Lombardo, sull’attrice Leda Gys e sui registi Roberto Roberti ed Enrico Guazzoni. Tra il 1987 e il 2003 ha diretto l’Archivio informatico dell’ANICA, da lui fondato.

Con questo volume Aldo Bernardini completa una pluridecennale ricerca sul cinema italiano dalle origini e sulla produzione documentaria che era confluita nel 2001 in Gli ambulanti e nel 2002 in I film dal vero, 1895-1914. Mancava la documentazione sui film girati in Italia da produttori e operatori stranieri che all’epoca — prima della nascita dell’industria e dell’esercizio stabile — erano stati decisivi per offrire ai pionieri italiani modelli e pratiche realizzative in grado di richiamare il pubblico popolare delle fiere e delle sale di varietà. A quest’importante produzione, in buona parte fortunatamente ancora esistente, Bernardini rivolge una speciale attenzione mettendo a disposizione di quanti si occupano della storia del linguaggio cinematografico e dell’evoluzione del costume i dettagliati appunti presi su ogni inquadratura, sulle caratteristiche tecniche ed espressive oltre che sui contenuti narrativi leggibili dallo spettatore odierno. Viene qui pure aggiornato il repertorio dei dal vero di produzione italiana, mentre un indice generale delle località si ricollega a entrambi i precedenti volumi segnalando, regione per regione, città per città, i luoghi di attività degli ambulanti e quelli illustrati nei film censiti.

All’apparato di immagini che accompagna il testo, si aggiunge un DVD con 32 titoli Lumière, Edison e Mutoscope, riprodotti rispettandone dimensioni e cadenze originali e consentendo quindi al lettore di farsi direttamente un’idea delle straordinarie qualità di quelle lontane riprese.

La produzione Lumière è esemplificata da cinque film che incontrarono all’epoca un’accoglienza particolarmente calorosa: Bains de Diane (Milan); Cortège au mariage du Prince de Naples; Roi et Reine d’Italie (Monza); Panorame de la Place St. Marc pris d’un bateau (Venise); Cuirassés de l’escadre française sur les cotes de Sardaigne.

Della  Mutoscope and Biograph sono state incluse quasi tutte le inquadrature (alcune risultano ancora oggi di particolare bellezza) realizzate in varie città italiane e le intere serie girate in Vaticano, con un ormai anziano papa Leone XIII, e a Venezia.

Venezia ricorre anche nelle riprese effettuate dalla ditta di Thomas Alva Edison, accanto però a scene e scorci di altre località frequentate dai turisti.

Questo, fresco di stampa, e gli altri due volumi (Gli ambulanti e I film dal vero 1895-1914), si possono ordinare nel sito della Cineteca del Friuli che ha avuto la felice iniziativa di editarli: La Cineteca del Friuli – Pubblicazioni – Libri/Books

Shylock, 1910: il debutto di Tofano e la Bertini che non c’è

Manifesto
Manifesto

Rivedendo la filmografia di Francesca Bertini per il progetto in corso di lavorazione, ho ritrovato i miei appunti di qualche anno fa a proposito dei film della Film d’Arte Italiana Pathé.

Il “qualche anno fa” sarebbe otto anni fa, quando uscì il DVD Silent Shakespeare della Milestone (adesso è disponibile anche quello del BFI) che, secondo la pubblicità, contiene due film interpretati da Francesca Bertini per la Film d’Arte Italiana Pathé nel lontano 1910: Il Mercante di Venezia e Re Lear. Questo è vero soltanto per Re Lear, perché della Bertini non c’è nessuna traccia nel Mercante di Venezia. In altre parole, l’attrice che interpreta il ruolo di Jessica non è la Bertini, come continuano a riportare molte filmografie, anche sul web.

Ma non è tutto perché il titolo del film è semplicemente Shylock, come si deduce dal manifesto originale della Film d’Arte Italiana e dalla pubblicità dell’epoca. Inoltre, fu con questo titolo che Ermete Novelli (1851-1919), uno dei grandi interpreti della scena di prosa italiana a cavallo tra l’ottocento ed il novecento, presentava al pubblico la sua personale versione del dramma shakespeariano, come racconterà anni più tardi Sergio Tofano nel volume Il teatro all’antica italiana:

Un Novelli che in Il mercante di Venezia sopprime l’ultimo atto perché il suo personaggio non vi compare: tanto che nel cartellone la tragedia perde il suo titolo originale e vi figura solo con quello di Shylock, di cui, non si può negare, era interprete di gran potenza da farsi quasi perdonare quell’arbitrio. Anzi, il primo manifesto di Novelli annunziava: SHYLOCK e, sotto, tra parentesi (DAL MERCANTE DI VENEZIA) DI GUGLIELMO SHAKESPEARE. Ma un giorno, chi sa come, per distrazione di un tipografo probabilmente, le parentesi caddero e da allora i manifesti annunziarono la tragedia in questi termini: SHYLOCK DAL MERCANTE DI VENEZIA, che facevano piuttosto pensare a una visita di cortesia del facoltoso ebreo allo sventurato Antonio.

Impagabile, come sempre, Sergio Tofano, che fece il suo debutto sulla scena di prosa proprio nella compagnia di Ermete Novelli nella stagione 1909-1910. Per tutti i suoi ammiratori, che sono molti, raccomando di vederlo nel suo debutto cinematografico proprio nel Mercante di Venezia, ovvero Shylock della Film d’Arte Italiana Pathé, incluso nel DVD Silent Shakespeare. Non mi risulta che lui abbia raccontato di questo debutto, ed è molto strano che finora (ne avevo parlato cinque anni fa con Vittorio Martinelli e, sopratutto, con Alessandro Faccioli) nessuno ci abbia fatto caso.

Comunque, una Bertini in meno, ed un Tofano in più. Come cambio non c’è male.

Dimenticavo, tanto la riduzione da Il Mercante di Venezia di William Shakespeare, come la messa in scena del film Shylock, Film d’Arte Italiana Pathé, vanno attribuite ad Ermete Novelli.

Sotto, a destra dell’immagine, potete distinguere Sergio Tofano in una scena di questo film.

Sergio Tofano, primo a destra
Sergio Tofano, primo a destra