Quattro diavoli sperduti nel buio

quattro diavoli
Quattro diavoli…

Può sembrare incredibile, ma alcuni dei film più importanti nella storia del cinema sono scomparsi. Scomparsi, ma non perduti, perché l’esperienza – e la speranza – ha dimostrato che non bisogna mai darsi per vinti. Un mezzo di comunicazione come Internet può senza dubbio contribuire al ritrovamento di questo patrimonio, ed è questa una delle ragioni che ha portato alla creazione del portale dei Film Perduti (Lost Films).

Lost Films è una iniziativa della Deutsche Kinemathek, Berlin, in collaborazione con Das Bundesarchiv-Filmarchiv, Berlin , Friederich Wilhelm Murnau Stifttung, Wiesbaden, Centre National de la Cinématographie, Paris, Film Archiv Austria, Národní filmový archiv, Prague.

4 Diavoli
Cast e regista dei Quattro Diavoli, da sinistra a destra: Gaynor, Morton, Murnau, Mc Donald, Duncan, Norton, Drexel

Della filmografia di Friederich Wilhelm Murnau, secondo il sito Lost Films, risultano scomparsi 10 film. Uno di questi è I quattro diavoli (1928), terza versione cinematografica del romanzo di Herman Bang, De Fire Djaevle.

Nella pagina dedicata al film potete trovare una serie di documenti (fotografie, lettere, ritagli stampa, pubblicità), che ricostruiscono la travagliata realizzazione. Come per tutti i film segnalati nel sito Lost Films, se avete qualche informazione o documento (magari la pellicola!) relativo a I quattro diavoli, registratevi sul sito e inviate il vostro contributo.

I quattro diavoli è il secondo film di Murnau girato a Hollywood per la Fox. Dopo il grande successo internazionale di Aurora (Sunrise), questa seconda prova era molto attesa, e le notizie sulla sua realizzazione non mancano. Questa, per esempio:

« Per il suo prossimo film, I quattro diavoli, il regista Murnau cerca due interpreti maschili, uno biondo e l’altro bruno, di non più di 21 anni. Ha già selezionato 200 aspiranti e ha fatto girare dei provini a 20 di loro… ma senza nessun risultato per il momento.

Per le costruzioni degli interni, Murnau ha ingaggiato due architetti tedeschi Herlth e Röhrig che sono già arrivati in America »
(Le Courrier, dicembre 1927)

Girato muto, il film viene rimaneggiato dalla produzione. Secondo le notizie apparse sulla stampa cinematografica, l’accorto regista aveva addirittura previsto in corso di lavorazione la possibilità che il film venisse sonorizzato:

A proposito dei film sonori

Ecco una notizia che farà rumore. Murnau, il grande regista di Faust e Aurora, si è arreso al film sonoro, adattando certe scene del suo ultimo film per la Fox, I quattro diavoli, al sistema Movietone, dove la colonna sonora è registrata simultaneamente sulla pellicola. Mentre girava il film, Murnau riservò il minimo spazio necessario, girando le scene in modo tale di lasciare spazio alla colonna sonora nel campo dell’immagine.
(Le Courrier. 7 luglio 1928)

Altra versione dei fatti nel bonus-ricostruzione del film incluso nel DVD di Sunrise, a cura di Janet Bergstrom.

In Italia il film fu annunciato per la stagione 1928-1929, il visto di censura è del 30 aprile 1929 (metri 2749), in due versioni: muta e sonorizzata, ma non ho notizie della uscita nelle sale italiane fino a cinque mesi dopo. Ecco il resoconto della prima a Milano al Cinema Teatro San Carlo. L’autore è Ubaldo Magnaghi, critico cinematografico, regista di documentari e film sperimentali, uno dei fondatori della sezione cinematografica del Guf a Milano:

« Affermo, innanzi tutto, che il romanzo dal quale fu tolto il canovaccio di questo film, appartiene ad un genere ormai sorpassato, e che Aurora, l’altra produzione eseguita dallo stesso Murnau in America, per quanto concerne innovazioni e scuola nuova, non viene raggiunta e tanto meno uguagliata. Pure, questo I quattro diavoli, è un lavoro indubbiamente assai riuscito, e non esito a classificarlo fra i migliori della produzione recente.

Per varie ragioni.

In primo, è già molto riuscire a rendere atto ai nostri occhi un soggetto che, per la sua puerilità, certamente posto in scena da altro artefice (ricordo ancora, purtroppo, l’altra edizione fatta dal Lind), sarebbe a noi sembrata ridicolaggine. E facendo si che vecchi e scipiti episodi da romanzo popolare, col solito intrigo d’amore fra l’atleta e la gran dama, il più solito ancora fiore calpestato e la non meno solita Senna dove la delusa vuole annegare, clowns, tony e… cose belle, avessero ad apparire in luce nuova, si può dedurre che il Murnau ha dimostrato tenacia, perizia e volontà tali ch’io chiamerò insuperabili.

Ecco il merito maggiore!

Poi, quel temprare ogni fatto, quel forgiare caratteri stilizzando negli attori il gesto, la battuta recitativa e gli atteggiamenti, formano una sequela che da l’impressione del perfetto, del migliore. E qui possiamo scindere ogni parte, ogni figura, ogni quadro: in tutto si trova oggetto di studio, di indagine, e qui pregustiamo i pregi dell’impostazione e della direttiva.

I primi due atti sono riusciti veramente. È dove v’ha il miglior Murnau, dove si è dato; di più.

Concerto, fusione, plastica, non so: certo la passione che vibra, l’azione che man mano drammatizza, il gioco scenico complesso, l’inquadratura, avvincono. Luce viene fatta in ogni dove, ogni cosa si anima, prende colore, e lo studio, il confronto, i ritorni, le alterazioni espressive, il contrasto, si avvicendano: cinematografia purissima.

Ma dico, per giungere a questo, Murnau necessariamente ha dovuto allontanarsi dal romanzo: ha dovuto creare episodi nuovi. E lontano dal legame, la fantasia, s’è sciolta, si è sbizzarrita in una ricerca intensa. Del risultato ottenuto, ho detto.

Negli atti successivi, logicamente, come il lavoro e le preoccupazioni d’indole commerciale imponevano, gli episodi si incatenano nel modo previsto.

Circo equestre: e in quanti centinaia di films abbiamo visto una pista, cavalli bardati, atleti?

Chissà perché, qui sembrano cosa nuova. Il gioco, la ripresa in una tecnica stupenda, fermano l’attenzione. Bisogna vedere come il pubblico viene preparato alla tragedia: da un primo piano di figura, che chiarisce uno stato d’animo, l’obiettivo passa a frugare in una cupola dove son fissi trapezi: dai trapezi alla folla; le prime incertezze, il timore, lo sgomento, volti di paurosi, il panico, l’urlo, il tumulto, in passaggi velocissimi, danno la sensazione di quello che deve accadere. E poi, chi non ricorda la superba scena del terrore che invade, atterrisce la dama quando dall’automobile vede la rivale portata nell’autolettiga? Il superbo ingresso dei « diavoli » sui cavalli bianchi?

Non è dato tempo al pubblico di pensare. Solo che al quinto atto, il peggiore, per rallentamento improvviso, si rimane a solo coll’azione. L’incertezza, il tono convenzionale e mielato della inventiva, per un attimo sembrano prendere sopravvento: ci si trova dinanzi alla magra realtà ! Qui il film cade, v’è minaccia d’uragano. Pare strano: qualche esagerazione e le lungaggini possono far crollare tutto.

Murnau però sembra se ne avveda; vira veloce, riprende subito: quattro tocchi e l’ambiente si rinnova. L’emozione voluta, cercata, prorompe: gli animi sono sospesi, di nuovo.

E il mago sembra si diverta!

Indi — voluto ad ogni costo, purtroppo! — il lieto fine.

Gli attori: tutti, e in primo piano; dalla Janet Gaynor, la mite, stupenda di naturalezza e versatilità, a C. Morton, vivace e pienamente adatto alla parte sua; dall’ottimo Farrell Mc Donald, il caratterista irlandese che ovunque lo si metta recita sempre magnificamente, a Barry Norton, corretto, timido, del quale ho parlato anche di recente, da lodare incondizionatamente. Per le parti maschili, a mio parere, il migliore fra tutti è l’attore che impersonava il padrone della baracca, nei primi atti. Il suo nome non mi è noto e mai, prima d’ora, ho avuto occasione di notarlo.

Accenno adesso, alla Mary Duncan: donna e attrice stupenda, ha reso cinque o sei scene in modo incomparabile. Ma perchè nel quinto atto è caduta nell’esagerazione? Perchè hanno voluto così? L’attrice, se controllata giustamente, poteva dare di più.

La sincronizzazione, per quanto riguarda i rumori, le urla, l’eco del panico, ha giovato assai, e nella scena madre, dove la folla spaventata si muove, ha raggiunto effetti impareggiabili. Invece, il commento orchestrale, aggiunto, talvolta i brani musicali li ho trovati scelti con criterio relativo. Fotografia morbidissima, d’una aderenza completa; luministica di pregio.

Gran folla, alla sera. Conviene dire che la pubblicità accorta aveva acuito l’attesa »

Ah, già! La prima immagine del post non è del film di Murnau, appartiene a… quattro diavoli di qualche anno prima. È il mio regalo per la notte di Halloween.

Con questo post inizia la ripresa di quelli pubblicati nel sito Cinema Muto Europeo.

Saluto all’Italia di Louise Brooks


Trailer americano del film The American Venus(1926)titolo italiano: Il trionfo di Venere, film scomparso. Dal canale di MattTheSaiyan su YouTube.

Prima intervista pubblicata in Italia, secondo le mie ricerche al 2 settembre 2011, con Louise Brooks. Vera? Inventata?

Hollywood, settembre 1927. Louise Brooks è stata una delle interpreti del Trionfo di Venere (The American Venus). Ciò fa immaginare quali possano essere la grazia del suo corpo e la dolcezza del suo volto di bambola, dalla perfezione del suo corpo di primavera botticelliana, alla grazia del suo sorriso, tutto è perfezione e armonia.

Ho conosciuto Louise Brooks sulla spiaggia di Santa Monica, in California.

La giovanissima attrice si concedeva un momento di riposo dopo una mattinata di continuo, indefesso lavoro. Ma tempo di riposare io non glie le lasciai.

Si incominciò, naturalmente, con la solita e sciocca domanda:

— Come siete entrata in cinematografo?

— Vi dirò. Fu in seguito ad un concorso di bellezza, immediatamente venni scritturata dalla Paramount, con la quale mi trovo tutt’ora.

Guardo Louise. E’ seducentissima nel breve costume di maglia nera ancora umido, attorno al quale la sabbia gialla ha formato uno strato sottile e aderente.

— Benissimo. E come vi trovate nell’ambiente cinematografico?

— Ottimamente. Oggi s’intende; i primi tempi furono un poco penosi.

— Che ne dite della vostra prima interpretazione?

— Del Trionfo di Venere? Ne sono rimasta soddisfatta, per quanto il mio ruolo non sia stato dei principalissimi. Ho occupato il terzo posto accanto ad Esther Ralston e a Fay Lamphier.

— Ricordo benissimo. Ma ciononostante, il pubblico ha avuto agio di notarvi e di ammirarvi. Posso assicurarvi che vi ha trovata di suo gusto.

— Vi ringrazio e lo ringrazio. Ad ogni modo me ne sono avveduta.

— Imagino. Dalle lettere e dalla richiesta di fotografie, senza dubbio.

Louise ride.

— Avete indovinato. Ne ricevo molte.

— Quante pressapoco, se non sono indiscreto?

— Dalle duecento alle duecentocinquanta per giorno. E che fatica a leggerle! Perchè io rispondo a tutti, sapete? Non voglio che si rimanga scontenti di me…

— Duecentocinquanta lettere? Corbezzoli! Coraggio, piccola Louise. Se oggi il numero è cosa rilevante cosa mai avverrà quando sarete star di prima grandezza?

La piccola diviene seria. Lentamente si alza.

— Credete che potrò divenirlo?

— Non lo credo; ne sono sicuro.

Louise sorride di nuovo. Mi tende la mano, allegra.

— Grazie. A rivederci. Non dimenticherò il vostro augurio. E… salutatemi l’Italia.

Approfitto per presentarvi uno dei link in questo sito: The Louise Brooks Society, in rete dal 1995.

Il Mostro di Frankenstein Albertini Film 1920

umberto guarracino
Umberto Guarracino, il Frankenstein italiano

A grande richiesta: ecco una foto del Frankenstein italiano, l’attore Umberto Guarracino, alias Cimaste, facendo il suo mostruoso lavoro.

Vi lascio con un link a Frankensteinia – The Frankenstein Blog, dove si parla (in inglese) di questa versione italiana, e vi fanno vedere una locandina del 1926, ed una pagina di pubblicità in una rivista. Come vi avevo detto, questa locandina è la prova, il film ebbe molto successo.

Si cerca mostro, datevi da fare…