Malombra – Cines 1917

Lyda Borelli e Amleto Novelli in una scena di Malombra, Cines 1917
Non so nulla, non ricordo nulla. Non ho vissuto mai, mai tranne adesso. Sapevo solo che sarebbe venuto, questo momento. Ho la frenesia di goderlo. (Lyda Borelli e Amleto Novelli in una scena di Malombra)

Tra i tentativi d’arte che, da serie parti, per varii modi, cercano di sollevare la cinematografia a più alte ambizioni Malombra è da segnarsi tra i maggiori e tra i migliori. Ancora si discute periodicamente, nei giornali che hanno spazio e tra le persone che hanno tempo da perdere, se la cinematografia possa o no essere un’arte. Più che le risposte date alle inchieste parlano, già affermativamente, i fatti. Quando la fantasia d’uno scrittore, lo stile di un’attrice, la genialità d’un direttore di scena e l’arte di un fotografo compongono uno spettacolo come Malombra le discussioni su le possibilità della cinematografia sono tempo perduto: l’arte è già raggiunta.

In Malombra coesistono la meravigliosa plasticità di un’attrice e l’atmosfera tragica liricamente creata da un metteur en scène. Queste due armonie e queste due bellezze relegano in secondo piano, per parlare in stile cinematografico, l’interesse stesso dell’azione drammatica. La plastica dell’attrice e l’atmosfera in cui questa si muove creano in noi un’emozione artistica ed estetica, vaga, imprecisa, inafferrabile, ma irresistibile, oserei dire musicale poiché come quella della musica è fatta d’indeterminato e d’indefinito.

Lyda Borelli con la sua bellezza, con la sua arte d’atteggiamento, con la sua linea severa e pura, compone ormai figure di così potente espressione tragica per cui bisogna augurare all’attrice insigne di doversi misurare nella composizione della maggiore tra le figure tragiche create dalla fantasia dei poeti. Pensavo ieri, seguendo l’attrice in alcune scene di Malombra, alla bellezza ch’ella potrebbe raggiungere se dovesse comporre su lo schermo gli atteggiamenti e le espressioni di Lady Macbeth. La figura dell’attrice si stacca, nel quadro, con la purezza e la severità di linee d’una figura d’altorilievo. Sembra che un grande artista l’abbia plasticamente foggiata in innumerevoli immagini d’incontrastabile bellezza.

Attorno a quest’arte così fatta di elementi suggestivi occorreva creare la suggestione del quadro, quell’atmosfera che la linea, il paesaggio, il colore compongono attorno alla figura. Già Carmine Gallone aveva, con Lyda Borelli, raggiunto quest’armonia nella Marcia nuziale e nella Falena. Mai l’aveva tuttavia così interamente raggiunta come in Malombra. Qui l’artista che è Carmine Gallone crea in ogni quadro, interno od esterno, la cornice che conviene alla bellezza della figura tragica. Lo scenario, il colore, il taglio del quadro, l’effetto di luce, tutto concorre a creare l’atmosfera suggestiva in cui la figura naturalmente e spontaneamente respira. Nulla è lasciato al caso e agli accomodamenti delle messe in scena solite, governate da un criterio spicciativo ed approssimativo d’atelier industriale. Il teatro in cui un’attrice come Lyda Borelli e un direttore come Carmine Gallone compongono un spettacolo estetico come Malombra è casa d’arte.

Ogni particolare ha il suo fine e la sua armonia, ogni quadro, ha la sua poesia, ogni frammento ha la sua bellezza. E con quanta grazia, con quanto sapore elementi di commedia s’innestano in questo cupo dramma d’incubo e di follia in cui un’anima da sé stessa e in sé stessa crea la sua tragedia; basterà accennare al diffondersi del piccolo pettegolezzo mondano quando Marina rimanda al giorno dopo il suo matrimonio e ai quadri in cui, in un vecchio salone milleottocentotrenta, rivive, evocato magistralmente, tutt’il colore di un’epoca lontana. Lo spirito d’un poeta e l’occhio d’un artista sono presenti in ogni quadro di Malombra. Ed è certamente arte questa che avvia la riproduzione cinematografica per il grande cammino che, nei drammi e nella tragedia, può segnare il maggior tentativo artistico le arti figurative possono raggiungere alla musicalità che solo la poesia sa dare.

La gente che crede di poter pigramente far sempre della realtà di oggi la realtà di domani alza le spalle se si parla così. Per loro il cinematografo è destinato a rimanere — lui solo fermo nel mondo che va avanti — lo spettacolo grossolano e inconcludente dei films soliti; una attrice bella e popolare (che abbia talento, non importa), un soggetto qualunque tanto da tirarne fuori mille e cinquecento metri di gente che va e viene (che vada e venga  a dispetto del senso comune, non importa) e una messa in scena affidata al buon gusto e al criterio del capo-macchinista e al capriccio dei vecchi fondi da magazzino ( e che il risultato del bric-a-brac sia un’ira di Dio, non importa neppure! Fatto questo, un po’ di réclame a furia di grossi aggettivi e l’affare è riuscito. C’è, dicono, un capolavoro di più. Ma nessuno ci crede.

La Cines segue, fortunatamente, altre vie: quelle cioè, che conducono il Cinematografo all’arte, quelle per cui giunge a sostituire allo strepito degli aggettivi altisonanti — aggettivi tenorili e dentisti — l’autorità delle prove  vittoriose. Col Cristo in proporzioni gigantesche, con Malombra in proporzioni più adatte a una produzione frequente, il barone Fassini e i suoi collaboratori cercano e trovano un plauso che non è fatto di soldi agitati nelle cassette piene. In una casa d’arte questi artisti non cercano solo una ragione industriale al loro lavoro: gli cercano e gli trovano — è il loro vanto e il loro orgoglio — prima di tutto una ragione d’arte.

Non con l’a maiuscola di quelli che non sanno che cosa l’arte sia. Ma con l’a serio…

Lucio D’Ambra

Quo Vadis? à Paris

Quo Vadis? 1913

Quo Vadis? au Gaumont Palace
Du 28 mars au 3 avril 1913
Depuis bientôt deux ans, le Gaumont Palace, avec ses 6.000 places, aura connu la plus triomphale carrière qu’aient jamais enregistrée les annales du spectacle.

Un succès aussi considérable est dû, en partie, aux efforts constants de la direction pour satisfaire le public dans tout ce qu’il demande: salle confortable, parfaitement aérée, dégagements multiples, prix modiques, orchestre de premier ordre, projection impeccable, et surtout un choix de programmes incomparables, d’un caractère artistique incontestable et d un éclectisme parfait, malgré les multiples difficultés d’un renouvellement hebdomadaire.

C’est ainsi que le Gaumont Palace vient de s’assurer l’exclusivité des premières représentations sur Paris de Quo Vadis?, merveilleux film cinématographique, édité par les soins de la Société italienne Cinès.

Ces représentations, auxquelles la direction de l’Hippodrome s’est attachée à donner un véritable cachet de grand art, viendront consacrer à nouveau le prodigieux essor de la cinématographie.

Statistique intéressante: le coût total de cette œuvre d’art a dépassé 300.000 francs. Le privilège d’exploitation exclusive pour l’Amérique a été cédé contre 700.000 francs; pour l’Angleterre contre 250.000; et pour l’Allemagne contre 200.000. C’est sous-entendre l’importance des sacrifices que la direction du Gaumont-Palace a dû s’imposer pour s’assurer l’exclusivité sur Paris.

Par concession spéciale obtenue de MM. Enoch et Cie, éditeurs, Quo Vadis? sera présenté au Gaumont Palace avec une adaptation musicale tirée de la partition de M. Jean Nouguès, et soutenue par des chœurs et un orchestre de cent exécutants.

Quo Vadis? et Quo Vadis?
Paris, 5 avril 1913. Certains spectateurs familiers de nos salles cinématographiques et quelques exploitants de province nous demandent s’il existe une parenté entre les deux films semblablement intitulés Quo Vadis? et dont l’un passe au Gaumont Palace alors que l’autre est projeté à l’American Theater, Boulevard de Clichy.

Deux mots de réponse suffiront. Ces deux œuvres sont inspirés du même roman fameux de Sienkiewicz, Quo Vadis? 

L’un est édité — c’est le premier en date — par la Soc. du Film d’Art. L’autre est une œuvre due à la Cinès: c’est celui qui passe à l’Hippodrome Gaumont Palace.

Le premier est mis en location pat l’Agence Générale de la rue Grange-Batelière (Astaix, Kastor et Lallement), l’autre par la Maison Louis Aubert, rue Bicher, concessionnaire de la Soc. Cinès.

Quo Vadis?… contre Quo Vadis?
Paris, 12 avril 1913. La concurrence que l’on dit être la loi du commerce est une bien mauvaise conseillère et je serais curieux de savoir à qui elle profite. Quo Vadis? m’en apporte la preuve depuis quelques jours. Voici les faits.

Ainsi que je le disais la semaine dernière, il existe deux adaptations cinématographiques
du célèbre roman de Sienkiewicz. La première en date a été éditée par le Film d’Art le 3 septembre 1910, sous le titre Au temps des Premiers Chrétiens épisode tirée de Quo Vadis? et mesure 312 mètres. La seconde, œuvre de la Cinés, a paru le 28 mars dernier et mesure 2.480 mètres.

Aucune confusion n’est donc possible puisqu’il n’y a entre les deux films ni similitude de titre, ni égalité de métrage. Quant aux deux marques éditrices, elles sont assez connues des exploitants pour qu’il y ait même l’ombre d’un doute dans leur pensée sur la différence qui sépare les deux adaptations.

Or, pendant que le Quo Vadis? de la Cinés paraissait au Gaumont Palace, un établissement du boulevard de Clichy, l’American Theater présentait le Quo Vadis? du Film d’Art. Voilà toute l’affaire.

Un de nos amis me dit qu’on a voulu tromper les exploitants en cherchant à créer une équivoque. Est-ce bien sûr et peut-on admettre que les exploitants soient capables de prendre un film de 300 mètres pour un autre de 2.400? Je ne crois pas à pareille erreur.

Seul, le public a pu faire les frais de cette petite guerre. Encore faudrait-il accepter qu’il ne lise pas les journaux où la publicité fut si merveilleusement traitée et qu’il ne regarde pas les affiches apposées devant les cinémas.
(Ciné-Journal)

Lyda Borelli ne La Donna Nuda di Bataille

La Donna nuda Cines 1914
Una scena del film “La Donna nuda”, riduzione e messa in scena di Carmine Gallone, al centro Lyda Borelli

Roma, Lunedì 13 aprile 1914. Lyda Borelli la più affascinante attrice del nostro teatro di prosa ha voluto darci ancora una delle sue perfette interpretazioni cinematografiche. La Donna nuda di H. Bataille, la passionale commedia che tanta universalità di consenso ha suscitato nel suo giro trionfale per i Teatri del Mondo, ridotta per Cinematografo sarà proiettata al Teatro Cines.

Il pubblico e la critica non si potranno dolere se una delle più ascoltate ed applaudite commedie del nostro Teatro Moderno ha subìto una opportuna riduzione cinematografica: la cura che la Cines ha posto nell’adattarla, la precisione della mise en scène, la bontà della fotografia, faranno degna corona all’interpretazione mirabile di Lyda Borelli.

Il pubblico di tutto il mondo da molto tempo oramai ha fatto della insigne attrice il suo idolo: e non poteva essere da meno. Lyda Borelli è l’attrice della grazia e dell’eleganza, i suoi atteggiamenti scenici sembrano la umanizzazione del gesto che i capolavori dell’arte scultorea hanno fissato nel marmo, ma questo certo non è imitazione, è frutto di uno squisito istintivo sentimento d’arte che è quasi in Lei una seconda natura. Tutta la infinita gamma della passionalità, dalla tristezza accorata all’ardore folle trova in Lyda Borelli, nel suo corpo divino, nel suo volto bellissimo, la sua giusta misura.

Il pubblico sia che la oda o la veda in persona, sia che la ammiri sull’immagine, ama, soffre, con Lei, giacché l’arte sua non deriva soltanto da una coscienziosa interpretazione del personaggio quale la vede l’autore, ma deriva altresì da tutto quello che Ella pone di suo nella figura che deve animare. Lyda Borelli è artista di razza, è attrice spontanea, nelle sue interpretazioni non si può stabilire quello che è frutto dell’opera dell’autore e quello che nasce dalla di Lei partecipazione. È un tutto unico che si presenta in una saldezza indivisibile, accoppiando l’arte alla naturalezza, la leggiadria al sentimento. Per questo Lyda Borelli è grande, per questo il pubblico l’adora. Domani vedremo la grande attrice in una delle sue interpretazioni favorite: La Donna nuda di H. Bataille.

Roma, 14 aprile 1914. Fiumane di spettatori hanno ieri varcato il sontuoso atrio del Teatro Cines per recarsi ad assistere alla grande attesa première della Donna nuda la finissima commedia di Henry Bataille, in cui si annunciava l’interpretazione sublime di Lyda Borelli. Per quanto fosse stato aumentato il numero dei posti, per quanto molti spettatori si rassegnassero a voler rimanere in piedi, pur non ostante molti cittadini dovettero rassegnarsi e tornarsene via coartati dal fatidico: Tutto esaurito! Affisso innanzi al botteghino.

Del resto tale concorso di pubblico non ha sorpreso alcuno: l’interesse destato dal fortissimo lavoro di Bataille, intorno al quale tanto si è accapigliata ed ha discusso la critica dei maggiori giornali delle due nazioni sorelle; la curiosità di vedere come la stessa commedia fosse stata adattata allo schermo cinematografico; la sicurezza dello sfarzo e della cura posta dalla Società Cines perché la traduzione fosse riuscita degna dell’alto nome dell’Arte Italiana cinematografica e del nome della stessa società; e sopra tutto l’annuncio che la parte della protagonista sarebbe stata affidata a Lyda Borelli, alla grande, sublime artista italiana, hanno contribuito ad assicurare a questa première l’importanza di un grandissimo avvenimento artistico.

E l’aspettativa intensa, febbrile, non è andata delusa. Migliaia di spettatori hanno seguito col più forte interesse lo svolgersi della magnifica commedia, gioendo, soffrendo, palpitando alle or liete, or tristi vicende della povera Lolette, impersonata in modo meravigliosamente umano e realistico dalla divina Lyda Borelli.

La grande attrice italiana ha fatto di questa Donna nuda una vera e propria creazione, incarnando in modo sublime la parte della protagonista.

I suoi atteggiamenti voluttuosi, le sue movenze feline, i suoi scatti di passione hanno profondamente commosso, turbato, le moltitudini di spettatori, che hanno palpitato, vissuto la vita dell’infelice Lolette come se questa creatura, ideata dall’osservazione profondamente psicologica del Bataille, fosse diventata improvvisamente viva, palpitante e carne della loro carne.

A Lyda Borelli degna corona formarono nella loro efficacissima interpretazione, gli altri valorosi artisti, U. Piperno, M. Picasso, A. Capodaglio.

Meravigliosa se non addirittura stupefacente apparve la serie di quadri, uno più interessante, più affascinante dell’altro, che facevano da magnifica cornice all’intreccio interessantissimo della commedia.

Ed il pubblico ha voluto sanzionare con ripetuti, unanimi applausi il successo pieno, incontrastato della Donna nuda e di Lyda Borelli ad ogni finale d’atto.

Un elogio va anche dato incondizionatamente al bravo e valente maestro Peroni per il modo sagace intelligente col quale ha saputo sincronizzare il commento orchestrale che accompagna la bellissima film.

Ed un elogio infine va dato alla Direzione del teatro Cines che ha saputo offrire al pubblico romano, in un ritrovo così elegante, uno spettacolo così completamente riuscito. Basti dire che con tanta affluenza di spettatori non vi è stato da lamentare il minimo incidente, né si è avuto da parte del pubblico il più piccolo lagno.

Dato quindi questo successo, pieno, incontrastabile ottenuto è facile prevedere che le repliche saranno affollatissime di pubblico.

Oggi intanto la Donna nuda si replica alle 17.30 ed alle 21.00.