Cenerentola – Ambrosio 1913

Tempo fa (24 ottobre 2009) ho caricato su YouTube questo clip di pochi minuti (3′ 24”) del film Cerentola, produzione Ambrosio 1913.

La Cineteca del Friuli ha restauro un frammento di 150 metri (7′) a partire da un nitrato donato da Attilio Giovannini.

Il Museo del Cinema di Torino – Fondazione Maria Adriana Prolo ha in archivio un frammento (35 mm, 69 metri) in bianco e nero, secondo il volume Tracce – Documenti del cinema muto torinese (Museo del Cinema – Il castoro, 2007).

Il metraggio originale del film era di circa 800 metri.

Non ho altri dati sul nitrato della Cineteca del Friuli, ma io cerco una copia di 500 colorata con il sistema Cinemacoloris di Segundo de Chomon.

Chi l’ha visto?

Per aiutare nella ricerca, ecco la trama del film da una locandina originale del 1913:

Cenerentola
Scene della vita cinematografica

Il mondo delle fate, il caro mondo della nostra infanzia, ha sorriso sino a ieri a Silvietta, una dolce e delicata fanciulla vissuta nella primavera della vita tra gli agi e le gioie della ricchezza. Ora non più. Anche la mamma di Silvietta, l’unico aiuto e l’unico appoggio della fanciulla, è morta, e Silvietta è rimasta sola con Juci, la sua piccola sorellina. Le due povere orfanelle sono quasi in miseria e destano la compassione della buona signora Pipelet, la portinaia di casa, la quale pensa di venir loro in soccorso. Infatti, nella stessa casa dove abita Silvietta, in uno sfarzoso appartamento del primo piano, vive Jenni Smart, una famosa attrice del cinematografo. Per intercessione della portinaia, Jenni conosce Silvietta e la prende sotto la sua protezione. Silvietta vivrà di nuovo nel mondo dei suoi sogni, nel mondo fantastico delle fate che ha dovuto abbandonare per la dura realtà della vita Jenni le apre le porte di un ambiente nuovo, luminoso e meraviglioso: il Cinematografo. Ammessa come attrice nella grande casa cinematografica Ambrosio, Silvietta si fa presto notare per l’avvenenza, la grazia e la spontaneità naturale delle sue mosse e per il sorriso angelico della sua bellezza rassegnata tanto è vero che il signor Piccolini, direttore di scena della Casa, la vuole come interprete di “Cenerentola,, la più gentile graziosa e poetica creatura che sia nata dalla fantasia del celebre novelliere francese. Cenerentola : il sogno di Silvietta! Ed ecco che la fanciulla veste i panni dell’umile eroina della fiaba. Eccola alla festa da ballo eccola perdere la minuscola scarpettina….
La scarpina Silvietta la perde davvero ed ecco come: la compagnia artistica diretta dal signor Piccolomini, si reca ad eseguire una scena nella villa del conte di Sivry, poco dopo che egli ne è uscito per recarsi in città. Com’è ormai d’uso nelle case signorili, il permesso di eseguire la scena nel parco, viene concessa dal maggiordomo, e Cenerentola, la protagonista, esegue la sua parte con tanta maestria, che Piccolomini. il quale già da tempo se ne era invaghito, manifesta così palesamente la sua passione da non poterla più celare a Jenni Smart, l’antica protettrice di Silvietta. Jenni Smart sente che Silvietta sta per diventare una sua temibile competitrice artistica e l’invidia le consiglia un gioco infernale. Quando esse tornano nella sala concessa loro dal maggiordomo per svestirsi, Jenni tratta brutalmente Silvietta, la quale nella confusione e nel dolore del momento dimentica una scarpina. Da quel momento Jenni si mette a perseguitare Silvietta e si giova della passione che Piccolomini ha per la fanciulla, per incitare il direttore di scena ad ottenere le grazie della ragazza, sicura che Silvietta, per difendere la propria onestà, sarà costretta a licenziarsi dallo stabilimento. Così infatti avviene. Silvietta ritorna a vivere nella sua modesta cameretta, ma con la fierezza, che solo concede la purità e il candore. Tuttavia il sogno della fiaba non vuole e non può abbandonarla; essa quand’era Cenerentola, ha dimenticato la scarpina fatale e questa deve essere il richiamo del principe azzurro che venga a prendere la ragazza e la ritorni alla felicità. Così avviene che per uno stranissimo caso la fiaba prosegue nella realtà della vita è che per causa della scarpettina abbandonata nel castello sfarzoso, la signorina Silvietta divenga la contessa di Sivry.

Messa in scena di Eleuterio Rodolfi; soggetto di Arrigo Frusta.
Interpreti principali: Fernanda Negri-Pouget (Silvietta), Mary Cléo Tarlarini (Jenni Smart), Luigi Chiesa (Piccolomini), Ubaldo Stefani (Conte de Sivry)

La grande passione – Fert 1922

La grande passione Fert 1922
Carlo Benetti, Italia Almirante Manzini, Joaquin Carrasco

La trama: Maria (Italia Almirante Manzini), orfana dei genitori, vive con lo zio (Vittorio Pieri). La sua bellezza suscita l’invidia delle cugine, che la perseguitano e Maria è quasi costretta ad accettare la richiesta di matrimonio di Carli (Joaquin Carrasco), un ricco vedovo.

Non è l’amore, ma la serenità.

L’amore appare quando un altro uomo, Marcello (Carlo Benetti), cugino di Carli, comincia a corteggiarla.
Patrizio (André Habay), un amico, la mette in guardia inutilmente.

Maria, dopo essere stata abbandonata da Marcello, accetta l’amore sincero e disinteressato di Patrizio. Quando Marcello torna, vorrebbe riconquistare Maria, ma, sfidato a duello da Patrizio, viene ucciso. Carli nel frattempo è stato rovinato da Marcello. A questo punto Maria comprende che il suo dovere è di rimanere accanto al marito e, sacrificando il grande amore per Patrizio, ritorna con Carli.

Messa in scena di Mario Almirante; soggetto di Alessandro Varaldo, riduzione per il cinema di Mario Almirante; operatore Ubaldo Arata; scenografia Mario Gheduzzi.
Produzione Fert (Roma-Torino 1922).

Copia dalla Filmoteca de la UNAM (Mexico), didascalie spagnole, 35 mm. (1573 m.) 86′ a 16 f/s. Presentato al Cinema Ritrovato 2001.

La Gerusalemme liberata – Guazzoni Film 1918

L’arcangelo Gabriele incita Goffredo alla crociata.
Egli disse: Goffredo, ecco opportuna
Già la stagion chi al guerreggiar s’aspetta:
Perchè dunque frappor dimora alcuna
A liberar Gerusalem soggetta?

Alla presenza di Pier l’Eremita, Goffredo incita i principi cristiani alla Crociata:
Ora che i passi liberi e spediti,
Ora che la stagion abbiam seconda,
Che non corriamo alla città ch’è mèta
D’ogni nostra vittoria? E che più il vieta?

Il re di Tripoli invia doni e rifornimento a Goffredo:
Gran turba scese di Fedeli al piano
D’ogni età mescolata e d’ogni sesso
Portò i suoi doni al vincitor cristiano.

Tancredi svela il suo amore a Clorinda:
Il mio cor, non più mio, s’a te dispiace
Ch’egli più vive, volontario more:
E’ tuo gran tempo; e tempo è ben che trarlo
Ormai tu debba: e non debb’io vietarlo.

Erminia indossa le armi per recarsi da Tancredi ferito:
Col durissimo acciar preme ed offende
Il delicato collo, e l’aura chioma;
E la tenera man lo scudo prende
Pur troppo grave e insoportabil soma.
Così tutta di ferro intorno splende,
E in atto militar se stessa doma.

Così vince Goffredo:
Ne’ pur deposto il sanguinoso manto,
Viene al tempio con gli altri il sommo Duce
E qui l’arme sospende, e qui devoto
Il gran sepolcro adora e scioglie il voto.

Messa in scena di Enrico Guazzoni
Soggetto dal poema epico di Torquato Tasso (1581), riduzione di Enrico Guazzoni
Operatore: Alfredo Lenci
Interpreti principali: Amleto Novelli (Tancredi), Edy Darclea (Armida), Olga Benetti (Clorinda), Elena Sangro (Erminia), Beppo A. Corradi (Rinaldo), Ljubomir Stanojevick (Aladino), Eduardo Monteneve (Goffredo di Buglione), Rinaldo Rinaldi (Olindo)
Produzione Guazzoni Film 1918

Tre versioni tre del famoso poema del Tasso a carico di Enrico Guazzoni. La prima è del 1911, produzione Cines (film scomparso), la seconda, questa del 1918, la terza è 1935, produzione Capitani Film, una versione sonorizzata (con nuove scene) di questa seconda versione. Amleto Novelli interpreta il personaggio di Tancredi nelle tre versioni. Il film è stato girato negli stabilimenti della Guazzoni Film a Villa Massimo, Via G. B. Morgagni, Roma. Per certe acrobazie fotografiche, Guazzoni chiese aiuto al grande Filoteo Alberini.

Copia restaurata dalla Cineteca Nazionale di Roma, sulla base di un positivo infiammabile messo a disposizione dalla George Eastman House di Rochester. Mancano alcune scene e tutte le didascalie originali. Il metraggio, secondo il visto di censura, era di m. 1908, la lunghezza della copia attuale è m. 1473 (64 ‘ a 20 f/s).

Per liberare questo film bisogna fare una crociata? Dov’è il Goffredo di Buglione disposto a darci una mano?