René Cresté

René Cresté
René Cresté in Judex

London – November 29, 1919. René Cresté, the popular French actor, was born in Paris. Early in his career he showed that he had the making of a great dramatic actor, and in a very short space of time he was playing leading parts in the many numerous plays founded upon Victor Hugo’s works.

He is a great favourite on the Continent, especially in Italy and Switzerland, where his characterisations of Romeo and Hamlet ere very much appreciated.

He has also acted in Egypt, and other distant parts of the globe.

René Cresté started playing for the Gaumont Company in 1913, at their Paris studio. He acted in the studio in the daytime and on the legitimate stage in Paris at night.

He is a man of great industry and versatility.

His career was interrupted by the declaration of war in 1914, when he was called to the French colours; but in 1915 he received his discharge through illness on war service, and immediately afterwards appeared in Maeterlinck’s ‘Pelleas and Melisande’.

In this fine play he added more laurels to his stage career.

Later, René Cresté returned to the Gaumont Studios and acted in several more film productions, many of which have been seen in the country, such as “Monica’s Past,” and “The Broken Bond.”

When  the first “Judex” serial came to be written, the producer pounced upon M. Cresté as the very man to impersonate the leading character, and his great success in this country is already well known.

The part he was called upon to play was a difficult one, but he came out of the ordeal with flying colours.

This was a great personal triumph for René, for the majority of Continental artistes do not generally please British audiences. René Cresté is careful, painstaking, and uses wise restraint in his acting, and he is, above all, an ideal lover on the screen.

He is young, tall and handsome, and will, undoubtedly, be seen in many more photo-plays in the future.

René Cresté added to his screen success by his appearance in “The Further Exploits of Judex,” and now, of course, he many be seen in Gaumont’s latest serial, entitled “Tih-Minh.”
(from The Picture Show)

Musica per il dramma silenzioso

Cabiria Atto 3°
Partitura di Manlio Mazza per il film Cabiria, atto 3° parte I

Una domanda esplicita: è necessaria la musica per integrare e commentare una visione cinematografica? Rispondiamo risolutamente: sì. Già lo si è detto altre volte, ma giova ripeterlo: la proiezione di un film senza accompagnamento strumentale è qualcosa di penoso, di opprimente, di irritante. Il silenzio delle figure che passano sullo schermo luminoso agitate da fremiti d’amore o da impeti d’odio pesa sinistramente sull’osservatore quando la musica non intervenga a dare una voce agli eroi del film. Essa, con la sua irresistibile eloquenza, con i suoi mille accenti, riesce a rendere meno sensibile quello che v’ha di scientifico e di meccanico nella proiezione fotografica: da un’anima alle mute figure e svela appieno i loro sentimenti parzialmente espressi dal gesto. Il cinematografo è specchio di vita: ora, nella vita l’elemento visivo va sempre — o quasi sempre — congiunto a quello acustico. Senza la musica, la proiezione ci soddisferebbe mediocremente: saremmo tratti a ripetere con Baudelaire

Tout pour l’œil, rien pour les oreilles…

Se tuttavia è ben chiara l’importanza della musica nel dramma cinematografico, resta molto oscura la ragione per cui così pochi maestri di fama indiscussa e di genialità vera abbiano pensato di comporre poemi per il cinematografo. A ben vedere, mentre il cinemadramma, nel corso degli ultimi anni, andava straordinariamente perfezionandosi riguardo alla scenografia, all’interpretazione mimica degli artisti, alla scelta degli argomenti, alla tecnica fotografica, la musica prescelta per accompagnare e sottolineare i vari film restava presso a poco la stessa. Accozzaglia di motivi tolti da opere famose e inframezzati da canzonette molto piedigrottesche; centoni messi assieme con un cattivo gusto e una goffaggine assolutamente esileranti. Ibridismi imprevedibili: brani di Wagner violentemente incastrati tra frammenti di melodrammi verdiani: melodie di Giordano e di Cilea accoppiate a Canzoni senza parole di Mendelssohn e ad arie di danze triviali, degne di sollazzare il pubblico di qualche caffè-concerto di terz’ordine. Ricordiamo — oh, come ricordiamo! — che quando Cabiria venne data per la prima volta al Costanzi, la scena dell’incendio delle navi romane era descritta musicalmente dall’allegro della sinfonia della Semiramide. Capite bene ? Proprio da quel motivetto giocondo e saltellante che, in un’operetta scurrile — nella Candidata — serve burlescamente a indicare il ridestarsi dell’eccitazione erotica in un ministro buontempone! Come mai il pubblico non ha mai protestato contro certi accouplements hideux? Come mai, anzi, ha potuto approvarli tacitamente?…

Una volta, assistendo alla proiezione di un film sontuoso, il cui accompagnamento orchestrale costituiva un attentato al pudore delle orecchie di ogni persona dabbene, un povero musicista, nauseato, a un certo punto se ne uscì con questa frase:

— Non ne posso più! Soffro pene d’inferno. Questa salsa armonica a base di detriti di musiche francesi, tedesche, spagnuole, italiane e forse anche patagonesi, mi fa l’effetto di una mistura di ipecaquana, olio di ricino e ossa fetida…

— È vero — gli rispose un elegante giovinetto che sedeva dietro di lui, — questa musica è indigesta. Vede, io mi sarei contentato che, quando i due amanti stavano abbracciati sulla veranda dell’ hotel di Sorrento, l’orchestrina avesse suonato la Serenata di Toselli. Quello è un pezzo veramente divino !… Non capisco come si possa mettere una musica diversa per descrivere una scena d’amore al chiaro di luna…

Ascoltando il breve colloquio, dubitammo per un momento dell’avvenire musicale del cinematografo. Se le parole dell’anonimo zerbinotto rispecchiavano, su per giù, il pensiero di tutti i frequentatori dello spettacolo, non c’era che da ripetere il melanconico Lamma, lamma, Sabactani e andare a piangere lacrime cocenti tra le pieghe del peplo di Melpomene. Per educare anime così rozze ed inerti sarebbero occorsi cinque secoli di insegnamento musicale rigoroso! Per fortuna, l’allarme era – almeno in parte – infondato. Il successo del Christus di don Giocondo Fino, della Rapsodia satanica di Pietro Mascagni e del Frate Sole di Luigi Mancinelli, ha dimostrato la possibilità di un dramma musicale cinematografico affine al dramma mimico-coreografico creato da Bakst e dal Fokine a gloria suprema del teatro russo del ventesimo secolo.

I punti di contatto fra le due forme d’arte sono evidenti. Si nell’una che nell’altra la parola è abolita: in sua vece abbiamo il gesto, spinto al massimo dell’espressività. La musica segue, commenta il gesto e si adopera a rendere palese l’intimo significato, ove esso appaia impreciso. E’ un fatto però, che mentre il dramma mimico coreografico ha trovato, sin quasi al suo primo apparire, una forma, se non definitiva, abbastanza perfetta – basti citare la Sehéhérazade e l‘Oiseau de feu – il dramma musicale cinematografico resta tuttora in un periodo evolutivo. E la ragione è ovvia. In un’azione mimico-danzante la musica può, sino a un certo punto, conservarsi autonoma perchè il giuoco scenico degli attori e delle masse è regolato dalla musica stessa: nello scrivere il commento musicale di un film, l’indipendenza del compositore è quasi abolita. Il musicista è costretto a seguire fedelmente l’avvicendarsi – spesso vertiginoso – dei quadri cinematografici, e tuttavia deve evitare che il suo lavoro, per le troppo apparenti spezzature, assuma l’aspetto di un mosaico. Il problema si presenta complicato e snervante, tanto che, a parer nostro, non è stato ancora risolto in modo completo.
Alberto Gasco (in penombra, dicembre 1919) 

Serva questo preludio sulla musica nel cinema muto come introduzione a due importanti eventi cine-musicali:

Il primo è il Gran Festival del Cinema Muto – Seconda edizione – Primi ciak del cinema italiano. Milano e provincia, dal 16 novembre al 18 dicembre 2011. Ritornerò su questo evento a breve. Per gli impazienti, link al  sito del festival

Domenica 20 novembre 2011 ore 18.00 – Roma, Auditorium Parco della Musica, e 23 novembre, Auditorium Manzoni di Bologna, l’Orchestra Mozart e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretti da Claudio Abbado eseguiranno La tempesta, fantasia sinfonica op. 18, di P. I. Cajkovskij, le musiche di D. Šostakovic per il film Re Lear di Grigorij Kozincev e le musiche di scena per King Lear di William Shakespeare, op. 58 a. Durante la serata verrà proiettata la versione ridotta del film Re Lear di Grigorij Kozincev. Informazioni qui.

Muto con garbo riflessioni sul cinema 1919

Dante
Dante

Disse lo duca: tieniti ben fermo
ch’io ti farò veder con occhi esperti
quanto vagha è la donna ne lo schermo…

Apparenza e realtà
Tanto gentile e tanto onesta appare
Sullo schermo talor l’attrice muta
Che ogni labbro entusiasta la saluta
E gli occhi non si stancan di guardare

Ma se ti vien vaghezza d’indagare
Com’ella sia di probità vestuta,
Tante cose t’accade d’appurare,
Che devi dire: “Ah si?… Me la saluta!

Dante Alighiero
Professore di belle lettere

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Italia mia, è questa dunque l’epoca
Dei trusts, delle films e del cartone?
Veggo passar d’onori e soldi carichi
Divi, dive e metteurs in processione!

Oh! se a’ miei tempi fosse stato il cinema,
Avrei scritto chissà quanti soggetti;
Avrei messo in iscena la mia Laura,
Mandando a farsi friggere i sonetti!

Avrei gittato all’orto anch’io la tonaca
Come un certo collega, don Giocondo;
Avrei fondato la Petrarca-film;
Avrei stupito il mondo!!…

Cav. Uff. Francesco Petrarca
Poeta Canonico
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Per comporre un soggetto
il soggettista come canovaccio
prende un vecchio romanzo o una novella
e si accinge a formare, senza impaccio,
quello che in vulgo “soggetto” s’appella.
Ci schiaffa dentro un flirt ed un abbraccio
un po’ di tango e un po’ di tarantella,
e il soggetto così, quando è compiuto,
non ha soggetto, verbo né attributo

Carlo Ludovico Ariosto
Critico d’arte