Suzy Prim 1919 di Maria Adriana Prolo

Pubblicità nella rivista Film
Pubblicità nella rivista Film, 10 ottobre 1919

15 luglio 1950. Suzy Prim arrivò in Italia alla fine del 1918, scritturata dal marchese Alfredo Capece Minutolo di Bugnano per la Medusa Film di Roma e, dopo essere stata la protagonista del film Le due rose (soggettista Camillo Innocenti, regista Camillo De Rossi, operatore Montuori), passò all’Itala Film di Torino, forse invitata, forse attirata dal nome che la grande casa conservava intatto, nonostante fosse passata alla Unione Cinematografica costituitasi il 3o gennaio del 1919. Alla fine del marzo di tale anno la Vita Cinematografica di Torino annunziava la assunzione dell’attrice all’Itala Film: « Mademoiselle Suzie Prim, la notissima attrice parigina che recitò a fianco di Gemier al Teatro Antoine e poi al teatro des Variétés, al teatro Marígny, dopo essere stata per circa sette anni con la casa Gaumont ed aver lavorato inoltre alla Pathé, alla Film d’Art, alla Société des Gens de Lettres et des Auteurs, distinguendosi per le molteplici sue interpretazioni, per la bellezza, l’eleganza e la grazia della sua persona e della sua arte, è stata assunta all’Itala Film per interpretare la parte della protagonista dei film che per la grande casa torinese sta inscenando monsieur George Lacroix ». Infatti già la rivista aveva annunziato che « il notissimo direttore di scena francese era stato scritturato all’Itala Film per una serie di soggetti interessanti sul tipo di quelli di Abel Gance, a serie ». Purtroppo sul Filmlexikon non appare il nome del regista francese, e non è possibile avere sottomano periodici cinematografici francesi di quegli anni, per stabilire quale fu la sua attività. Morì a Torino il 22 luglio 192o, lasciando incompiuto il film Il suo destino ed appena abbozzato Notte di sangue. Il primo film di Lacroix fu Appassionatamente, annunciato già alla fine d’aprile: « Itala-film Appassionatamente. Lavoro in quattro parti. Su un tema originale ideato ed inscenato da monsieur George Lacroix. Interpretato da M.lle Suzie Prim e Alberto Pasquali. Effetti di luce meravigliosi. Originale. Nuovo ». Il soggetto non si scostava molto da, quelli sentimentali delle migliori case italiane.

(…)

George Lacroix scrisse per Appassionatamente , una specie di « scenario » diverso come metodo da quelli italiani. Dallo « scenario » si ricavano poi le didascalie, o meglio, come si diceva allora i « titoli ». Era infatti un nome assai appropriato, perché essi, più che un collegamento delle immagini fra loro, erano titoli veri e propri che si applicavano ad una serie di fotogrammi, qualcosa di simile al titolo che si dà a un quadro. Erano stati fatti già vari tentativi per eliminare le didascalie dai film; il più notevole fu quello di Giovanni Pastrone per Hedda Gabler, la prima riduzione italiana del dramma di Ibsen e l’ultima opera di Piero Fosco. Le didascalie indispensabili apparivano e scomparivano nella parte superiore del fotogramma, con un procedimento tecnico assolutamente nuovo di chiaroscuri e di dissolvenze, che non fu più usato in seguito, e che aboliva completamente la soluzione di continuità fra i fotogrammi. Manca, fra le carte che si riferiscono ad Appassionatamente, la stesura originale, in francese, delle didascalie e quindi riporto quella in lingua italiana. Esse furono tradotte anche in inglese, spagnolo, portoghese, per le edizioni straniere del film.

(…)

Verso la metà del 1919, Appassionatamente cominciò ad apparire in tutta Italia, e fu giudicato di egregia fattura, nonostante alcune incongruenze e qualche lentezza. Suzy Prim ne era stata buona interprete, piena di grazia e di dolcezza. Fu evidentemente il suo successo a causare, dopo un anno, la seguente lettera che il direttore amministrativo dell’Itala Film, comm. Dall’Oppio, ricevette il 9 luglio 1920 dal noto romanziere d’avventure Luigi Motta:

L. Motta & C.
Via Gustavo Modena, 26 – Milano
Milano, 7 luglio 1920

Egregio Signore,
Mi consta ch’Ella ha edita una film dal titolo: Appassionatamente.
Il titolo di questa produzione regolarmente depositato, è quello della commedia in tre atti di Alessandro Varaldo da me tutelata, e rappresentata già da qualche anno nei nostri teatri.
Si tratta dunque di una abusiva appropriazione di titolo di produzione teatrale, da parte del soggettista del lavoro cinematografico.
Il diritto d’autore si riflette all’opera non solo, ma anche al titolo. E le dirò di più: Nostre trattative per lo sfruttamento cinematografico del lavoro del Varaldo, sono naufragate per colpa appunto di questa arbitraria, appropriazione di titolo!
Noi per abitudine preferiamo un accordo a questioni legali, ma di fronte a questa lesione del nostro diritto con danno conseguente siamo costretti a passare nelle mani del nostro legale avv. comm. Ferruccio Foà, che abbiamo già interpellato, questa faccenda.
Attendiamo la Loro prima di procedere, non foss’altro per spirito di cortesia, di sapere come intenderebbero eventualmente risolvere l’incresciosa faccenda.
Tanto per loro norma e passiamo a salutarvi.
Cav. Luigi Motta

Lettere di tale specie non erano molto rare, dato che si cercava il minimo appiglio per sfruttare quei favolosi guadagni che si credevano propri alle case cinematografiche, e quindi il comm. Dall’Oppio rispose immediatamente con una raccomandata.
Non vi fu alcun seguito giudiziario. Il sig. Lacroix e Suzy Prim se ne andarono alla Photo Drama di Grugliasco, che passò poi anch’essa all’UCI, quando si era già iniziato il film Il suo destino, ultima fatica del regista francese, che morì prima di averlo ultimato.
M. A. Prolo
(Cinema, fascicolo 42, Roma, 15 luglio 1950)

Tre anni dopo la pubblicazione di questo articolo, il 7 luglio 1953, nasceva a Torino l’Associazione Museo del Cinema nello studio del notaio dr. Silvio Mandelli. I soci fondatori erano: avv. Augusto Sebastiano Ferraris Frusta; grand. uff. Carlo Giacheri; avv. Mario Gromo; dr. arch. Leonardo Mosso; comm. Giovanni Pastrone; prof. Maria Adriana Prolo; comm. Giordano Bruno Ventavoli.
La raccolta di materiali per il Museo era cominciata nel 1941.

Buon 60° anniversario Museo del Cinema!

Nota: Che il nome di battesimo di Suzy Prim è Suzanne Arduini e aveva lavorato anni prima nel cinema italiano sappiamo (adesso), e di altre avventure di Mademoiselle Arduini in Italia racconterò più avanti… In questa occasione vorrei semplicemente rendere omaggio ad una pioniera con la quale tutti i ricercatori abbiamo un grosso debito. Alla prossima.

Dante e Beatrice, Ambrosio 1913

Dante e Beatrice, Soc. Anonima Ambrosio 1913
Dante e Beatrice, Soc. Anonima Ambrosio 1913

Pronti per una nuova edizione dei film “ritrovati, restaurati, invisibili”?

Nella mia lunga carriera di “mutologa” uno degli scogli più difficili da superare è riuscire a vedere i film “sopravvissuti” nascosti sotto sette chiavi nei Pantheon-Cineteche e accessibili soltanto per pochi privilegiati.

L’altro giorno qualcuno mi ha segnalato questa citazione nel saggio Restauro e conservazione dell’Enciclopedia Treccani online:

“un’opera d’arte è ricreata ogni volta che viene sperimentata esteticamente, altrimenti rimane materia inerte, un quadro nel magazzino di un museo, la scatola che contiene un film in una cineteca” (John Dewey, Arte come esperienza)

Bello, vero? Gli autori del saggio sono Gianluca Farinelli e Davide Pozzi ai quali vorrei chiedere di fare tutto il possibile per applicare la massima di John Dewey. Grazie anticipate ragazzi!

Potete renderci felici tutti, approfittando della ricorrenza, editando un bel DVD dei film italiani “ritrovati e restaurati” del 1913. Cominciando proprio da questo Dante e Beatrice, messa in scena di Mario Caserini, restauro del 2007.

Quo Vadis? 100th Anniversary

Quo Vadis?
Coming soon “Quo Vadis?” (design by Retrosi, 1913)

1914. There are times when mere words appear totally inadequate to fittingly describe anything great and magnificent, and in attempting a pen picture of the colossal production of “Quo Vadis?” we find language almost fails us to  convey anything like the beauty, fascination, magnificence, and power to enthrall the production possesses. The work of Henryk Sienkiewicz is an acknowledged classic and has stood out amongst works of fiction as containing the most faithful representations of Roman History round the time of the voluptuous Nero. In this great reproduction, the Cines Co. have faithfully followed the lines laid down by the novelist, and we have such a series of pictures as have never previously been presented to the public. Every incident of the novel appears to have been preserved with remarkable fidelity, and while every scene has its point of interest, there is a tenseness and gripping power throughout that cannot fail to impress. There is not a weary moment during the whole of the six reels. Interest is sustained from beginning to end, and when the curtain falls on the last scene, there is a feeling of regret that we have not more to witness, and a wonder that the kinematographic art has reached such a state of perfection. There have been in the past many delightful and remarkable productions, but it will be long before the Cines Co.’s wonderful masterpiece “Quo Vadis?” is surpassed, and we look forward with confidence to the subject proving a real source of pleasure to the public, and one of the most powerful attractions yet seen in the world of pictures.

On all points the subject is a wonderful production. The beauty and magnificence of the various scenes and incidents are remarkable. Whether it be the fascinating scenes in the court of the profligate Nero, the burning of Rome, the striking incidents connected with the persecution of the Christians, the great thrilling depiction of the sports and pastimes in the amphi-theatre at Rome, or the more subdued incidents in the development of the remarkable story, we find the same completeness and mastery of detail. No expense or effort has been spared in the production, which we can well understand has been a work of considerable time and unlimited expenditure.

There is a sharpness and conciseness in the whole production that is at once remarkable and pleasing, and the effect upon the spectator when the whole of the 8,000 feet have been seen is a desire for more. Of the photography we cannot speak too highly; it is beautiful throughout, whilst the acting is of a very high order. There is no exaggeration, but a natural depiction of every character, and while it appears invidious to particularise, we may mention specially the characters of Nero, Chilo, Petronius, Ursus and Lygia, which leave nothing to be desired, for they are portrayed with all the fire and spirit of the ancient Roman regime.

1996. For decades “Quo Vadis?” has been circulating in black and white dupe prints, which are just a pale representation of the original’s tinted glory. Co-ordinated by the Nederlands Filmmuseum in Amsterdam, three European archives – the NFM (Nederlands Filmmuseum), the Cineteca Italiana (Milan), and the NFTVA in London – have now combined to produce a full restoration of “Quo Vadis?” in its original tinted 35mm Italian version. All three archives hold beatifully-tinted original nitrate material: Milan has a Swiss distribution print, with German/French intertitles; the NFTVA holds a later Aubert distribution print with French intertitles; the NFM has a shortened reissue version with Dutch intertitles. All of these were examined, compared, and restored by the NFM. A black and white dupe negative was made in Holland by Haghefilm, and a colour print was produced by Bologna’s Immagine Ritrovata labs using the Desmet “flashing” method, developed by Noël Desmet of the Cinémathèque Royale of Brussels.

Unfortunately, it has not been possible to reconstruct the original Italian intertitles, as they no longer exist in Italy, nor in the Kleine Collection at the Library of Congress in Washington, D. C. An English-language version has been produced for international screening purposes, using translations of the French, German, and Dutch intertitles, plus the original novel.

2013. If you owned “Quo Vadis?”(1913), what would you do with it for his 100th anniversary?

My answer is: Put it on Blu-Ray!