Situazione del cinema italiano negli Stati Uniti

Giugno 1916

Un produttore di films in qualunque paese egli lavori, non deve accontentarsi di limitare la vendita delle sue pellicole al « dolce loco nativo ». Il vero modo di fare affari impone di estendersi nel mondo intero ad esporre i propri lavori.

Può la Cabiria essere proiettata nelle 3500 città degli Stati Uniti, tutte abbastanza importanti, sì da garantire la rappresentazione nel grande Teatro o Teatro d’opera in dette città? È molto dubbio se il dieci per cento di queste città abbiano avute le proiezioni di detta film? Si potrebbe approssimativamente aggiungere che il cinque per cento è il numero da escludere mentre è incredibile che una pellicola, che ottenne l’applauso ed il successo più completi nelle città capitali sia così scarsamente esibita nelle città di provincia in generale.

Ciò che è avvenuto in America possiamo, senza esitazione, dire che si è verificato nel mondo intero l’Italia eccettuata.

Lo scrivente è d’opinione che la vera e futura industria delle films deve essere trattata da un gruppo di abili e potenti personalità il qual gruppo abbia da estendere le sue operazioni al mondo intero e direttamente.

Il produttore deve rimanere alla Direzione, ed i capitalisti finanziari dovrebbero seguirlo. La qualità della pellicola è la cosa essenziale. Per qualità non intendo soltanto la fotografia ma bensì la bellezza dei soggetti ed il valore dal lato artistico.

L’Italia primeggia già come qualità ed in arte. Ora deve darsi alla ricerca, di ciò che è necessario per conquistare i mercati del mondo con soggetti appunto d’interesse mondiale, cioè che possono essere egualmente interessanti, comprensibili ad ogni genere di persone ed a tutte le nazioni.

Le più potenti Banche in America furono celatamente interessate nell’industria delle films americane per anni ed anni. La prima Società che si formò per la produzione di films in America era formata ed è tuttora costituita da un buon numero di banchieri. Queste persone, unite ad altre, egualmente potenti nel campo cinematografico, furono quelle che diressero la formazione del grande « Trust » o monopolio di films nel 1908. Agivano apparentemente persone conosciutissime nel campo cinematografico; ma effettivamente chi agiva in appoggio erano i banchieri.

Per i miei lettori, che non siano famigliari al sistema verrò alla pratica: brevemente dicendo che detto Monopolio controlla del tutto le rappresentazioni delle films le più artistiche eseguite in America, proibendo la proiezione di qualsiasi altra pellicola in qualunque teatro dell’America intera che non sia autorizzato dalla Società in questione. Ogni teatro deve pagare al Monopolio una tassa di dieci lire per settimana. Ogni produttore pagava pure una tassa su una certa quantità di pellicole fatte.

Ogni fabbricante di macchine projettrici pagava una tassa od imposta per ogni macchina venduta. In breve tempo il Monopolio ottenne il controllo di tutti gli scambi mediante Uffici diramati in tutta la nazione, e ciò si ottenne con una spesa minima. In meno di un anno si assicurarono così tutti gli scambi necessari ad eccezione di uno: quello della città di New York.

Non staremo ad enumerare come il Governo degli Stati Uniti s’intromise nell’affare, procedendo all0 scioglimento del Trust, e dichiarando il mercato libero a tutti, come al presente è. Parimenti favorì la concorrenza di modo ché ora ogni esercente fa magri affari.
Tuttavia il Monopolio non fu escluso del tutto dalla cerchia degli affari stessi, massime in questi tre ultimi anni, dandogli in tal modo agio di stabilire tutti i piani necessari per la formazione di un altra combinazione, che riuscirà certo più potente, più duratura della prima.

L’unica preoccupazione è la certezza che più di un gruppo di banchieri è informato dei grandi futuri profitti derivanti dal commercio delle films ed ognuno di questi gruppi si è munito e premunito di quanto era necessario per la finale riuscita. Queste celate lotte di concorrenza hanno fermentato durante questi tre ultimi anni e si trovano ora al punto culminante. In tal modo, tra breve, la situazione sarà differente da quella attuale, specialmente col favorire l’importazione delle pellicole estere le più artistiche.

Permettete ora di narrarvi brevemente la storia del passato.

Quando il citato Monopolio incominciò il controllo, il produttore estero si trovò escluso dal mercato americano ad eccezione dell’Eclipse di Parigi e della Cines di Roma ambedue rappresentate da George Kleine di Chicago. Nessun altra Casa produttrice estera fu introdotta sul mercato americano.

Abbiamo tralasciato di citare la Gaumont di Parigi, la quale fu per qualche tempo rappresentata sempre a mezzo di George Kleine; ma poi gli successe l’Eclipse della stessa Parigi. Tutte le più importanti produttrici di films erano comprese nella intesa del Monopolio e le poche escluse non erano abbastanza potenti da offrire un programma adeguato. A questo punto le Case americane escluse dal Trust, cercarono di provvedersi di pellicole dall’Europa onde stabilire un programma di concorrenza. Per ragioni non mai ben spiegate la persona che doveva recarsi in Europa quale intermediario del Commercio suddetto, mutò di avviso all’ultimo momento ed il gruppo ostile ai Monopolio dovette dichiarare il fallimento.

Circa un anno dopo, i cosiddetti Indipendenti si unirono ad altre persone d’Europa aventi rappresentanze in America, a scambio reciproco di produzione e così, si continuò per un pezzo. Ma disgraziatamente non regnava l’unione e la cosa fallì dopo quasi un anno e mezzo di vita. Il campo allora si divise in tre differenti partiti, e nel tempo stesso il Governo americano incominciò pure ad intervenire nell’affare; e la presente disordinata situazione ne è il risultato.

Ben presto la storia si ripeterà nuovamente, la Lega dei nuovi banchieri controlla di già gli scambi, nonché i produttori. In campo è non un gruppo solo di banchieri, ma due. Quando la cosa sarà sistemata, troveremo, probabilmente, due gruppi di capitalisti, apertamente in lotta fra di loro. Uno certamente avrà il possesso di tutti i teatri, nei quali saranno rappresentate le sue pellicole, e possibilmente, seguendo ambedue i gruppi detta tattica, si impoveriranno i teatri esclusi dalla lega in questione.

Senza curarmi del come sarà considerata la cosa, certo vi saranno sul mercato dei teatri che abbisogneranno grandemente di pellicole. La Lega indubbiamente sarà in possesso delle migliori Case, e nessun teatro in conseguenza potrà rendersi alieno dl rappresentare films scadenti. Perché dunque i produttori italiani non traggono partito da questo stato di cose, e non si preparano ad intervenire a tempo debito e nel giusto modo? Un solo produttore, sebbene importante, non può con successo competere: deve avere aiuto; in altri termini: bisogna associarsi con altri produttori.

W. E. Heal

Il Teatro del Silenzio (5)

Il freddo schermo, che con tanta esattezza riproduce la grazia, e la bellezza fisica, ha fatto sorgere un nuovo genere d’amore: l’amore a distanza.

Quante dichiarazioni ricevono le nostre belle attrici; e che calore, che enfasi, negli ignoti innamorati.

Uno straniero si è informato presso un giornale cinematografico se… Pina Menichelli era… sposabile. Ma si è sentito rispondere con dolore che… arrivava in ritardo…

E ad un concorso indetto per stabilire quale sia l’attore cinematografico più apprezzato, una signora molto romantica ha risposto:

« Do il voto a Bonnard, il fidanzato ideale della mia anima ».

Ed un’altra, certo più positiva, ha detto, come in un grido: « Ah denti atroci del conte! ».

Più strano sembrerà, per quanto sia vero, che una autentica dama russa abbia attraversato i confini per venire ad accertarsi “de visu” se il sorriso abbagliante di Alberto Capozzi sia tale e quale come sullo schermo… E se n’è tornata al sua paese con una più profonda nostalgia nei chiari occhi pensosi.

Ma può capitare ben diversamente ad un generico primario. L’attore noto Vitale De Stefano che copre spesso questo ruolo (quello che si potrebbe dire il “tiranno”, trovandosi una sera in un cinematografo, mentre si proiettava un film dove egli aveva una orrida parte, credette opportuno squagliarsi prima che il salone s’illuminasse. I diversi apprezzamenti dei vicini lo avevano ridotto a questa misura di prudenza.

« Mascalzone! » aveva detto una bionda con voce commossa, vedendolo maltrattare un bimbo, ed un omone gigantesco aveva soggiunto: « Gli è che bisogna nascere delinquenti per fare certe parti. Ce l’avessi fra le mani io… starebbe fresco ».

Ma il caso più comico è capitato ultimamente ad un attore travagliato ahimè! da diversi, e svariati debiti.

La posta un giorno gli recapitò un biglietto:

« H. N. — calzolaio ».

E a tergo:

« Egregio Signore. L’ho vista ieri sera al cinematografo. Con gesto nobile, magnanimo, presso l’entrata di una villa, Ella ha porto una misera manciata d’oro. Ma dunque perché lei non si ricorda del suo umile, devoto H. N.?

Ammontare calzature fornite L. 175 »

Graziosa, vero, ed autenticissima, sapete!

Ma nel cortile dello stabilimento si sta preparando l’automobile. Si parte. Si va in montagna a fare delle scene. Soliti strilli generali, fischi dal metteur en scène, richiami in ogni dialetto, in ogni lingua, ma finalmente tutti sono pronti; si ristabilisce la calma; si parte. E l’automobile passa inosservata in mezzo alla città — che ormai ha fatto l’abitudine a ciò. A Torino abbiamo più di una dozzina di Case cinematografiche che lavorano continuamente, e capita ad ogni momento di vedere automobili cariche di attori in parrucca bianca vestiti alla Goldoniana, o vestiti e armati… quali autentici malandrini. Napoli, Milano, Roma, Firenze, Catania. Dappertutto il cinematografo impera, e dà pane a centinaia di attori e di operai. L’Italia è la culla dell’arte — ed anche questa nuova forma ed espressione artistica ha trovato che era comodo svilupparsi dove oltre all’ingegno del popolo, c’è la ricchezza del paesaggio. Quale altra terra al mondo può offrire dei punti di vista incantevoli, quali la nostra bella Italia? Da noi ogni paesaggio è un quadro.

Ma ai primordi del cinematografo le automobili che passavano trasportando della gente così stranamente vestita, erano oggetto di viva curiosità. Quanti aneddoti si potrebbero raccontare in proposito!

Anni or sono, in giornata di gran festa della chiesa, con relativa processione religiosa, una troupe lavorava a Varazze per conto di una nota Casa di Milano.

Di buon mattino le strade del delizioso paesetto balneare erano gremite di cavalieri del cinquecento su cavalli bardati. In una portantina una bionda Madonna ascoltava il canto d’un menestrello che l’accompagnava col liuto. Una tribù di zingari doveva rapire la bella… Sapete come è finito tutto ciò? Con la scomunica accumulativa da parte del parroco…

Una gaffe colossale fecero due guardie di questura a Torino. Si girava una comica: Il protettore degli animali ed egli veniva accompagnato il questura da una folla danneggiata dalla sua pietosa mania. Naturalmente urla, mosse comiche delle finte guardie, e confusione generale. Ed ecco che passano due autentici questurini… Vedono che una lavandaia somministrava un sonoro ceffone ad una guardia troppo galante, e accorrono in aiuto del collega. Succede un pandemonio. A scena finita, col gratuito intervento di due questurini, tutti i comici, dànno una solenne risata. Come restano le guardie, ve lo figurate! Tanto male che per darsi un contegno vogliono condurre in questura qualcuno degli attori. E commettono così una nuova e più grossolana gaffe controllata questa volta dal regio Commissario.

Ad ogni modo dove arrivano “quelli del cinematografo” è una festa. A Varazze nobili e industriali ricchissimi si sono prestati a fare la comparsa. E con quanto interesse e con che serietà…

E in un paesetto del Piemonte c’è un vecchio marchese che fa portare sul luogo del bivacco degli artisti (perché quando si lavora in montagna o lontano dall’abitato si è costretti a far colazione all’aperto) dei vini prelibati, siede… per terra alla loro mensa improvvisata, e mangia con appetito; gaio, felice, tra quella gioventù che lavora e si diverte. E dice: « Il cinematografo m’ha tolto dal groppo venti anni ».

Certo che i comici sono gente molto allegra e simpatica.

Ma ora non sono più allegri… Come tutti i figli della nostra bella Italia risentono la tristezza della guerra: tutti hanno qualche persona cara nel pericolo, se non altro i colleghi stessi.

E i comici fra di loro s’aiutano quando possono, e si amano sempre. C’è poi un altro motivo che rattrista in questa epoca i comici cinematografici, ed è la terribile crisi che s’è abbattuta sul cinematografo causa la guerra.

Addio paghe favolose; offerte pazze delle Case, che si disputavano a colpi… di biglietti da mille un attore noto! Oggi bisogna per avere una scrittura raccomandarsi, e pregare e… adattarsi a uno stipendio che spesso non è che la terza parte di quanto si percepiva un anno fa. Perciò ore nei corridoi dei camerini non si canta, non si ride più come una volta; si sa che buona parte delle Case hanno chiuso da tempo in causa della scarsità della vendita; si pensa alla possibilità di nuove chiusure, alla difficoltà anche per gli attori noti di poter ottenere una scrittura: si fanno i conti sullo stipendio, ridotto ai minimi termini e il cuore manda un sospiro. Si sogna la fine della guerra, il ritorno dei compagni assenti e… dei lauti guadagni.

Lina Poretto De Stefano 

Il Teatro del Silenzio (4)

Tempio del film Cabiria in costruzione
Il tempio di Moloch nel film Cabiria “da far concorrenza alla Mole Antonelliana”

Ma ecco che in un angolo del teatro si sta eseguendo una scena a trucco. Quante volte il pubblico capisce che ciò che vede non è naturale, pensa che ci debba essere l’aiuto del trucco, ma non può capire come sia stato eseguito.

Ad esempio, spesso, e in special modo nelle scene comiche, si vede un attore che da terra salta su un muro altissimo, cosa impossibile, anche al più esperto saltatore. In ciò il trucco consiste nel far eseguire all’attore il salto invece che da terra sul muro, dal muro a terra, colle spalle voltate verso la macchina da presa, che gira al contrario. Naturalmente, dopo eseguita l’operazione di stampa e sviluppo, e attaccata la scena nel senso giusto, si ottiene l’effetto del salto al rovescio.

Altro trucco comune: Le automobili che corrono in modo vertiginoso, i cavalli che vanno a un galoppo impossibile.

Per poter capire il trucco bisogna sapere che la macchina da presa fa 32 fotogrammi ogni giro di manovella, e cioè presso a poco ogni minuto secondo.

Se un’automobile viene cinematografata colla solita regola ne risulta la vera velocità; se invece si prendono solo 14-15 fotogrammi ogni giro di manovella, si ottiene che si hanno molto meno fotografie di ogni movimento. Perciò questo trucco si eseguisce imponendo alla macchina da presa una minore velocità in modo da fare un numero di fotogrammi molto minore del consueto. Ne risulta che passando sullo schermo si ha l’idea della corsa vertiginosa. In queste scene stesse assistono degli attori, e vediamo che essi hanno i movimenti d’una lentezza regolari; questo si ottiene facendoli muovere e gestire molto lentamente.

Avete mai visto le scarpe allacciarsi da sole, i piatti lavarsi senza l’aiuto della domestica addormentata? Questo trucco fa venire i capelli grigi a chi lo fa. Spiegandone uno, capirete tutti quelli dello stesso genere. Anziché cinematografare come al solito, continuamente, si fa un solo fotogramma alla volta. Ad esempio, per la scarpa che si infila da sola: Mentre l’operatore sta alla macchina da presa, un aiutante allaccia la scarpa — prima infila la fettuccia in un occhiello, si leva, l’operatore fa un fotogramma, poi chiude l’obiettivo della macchina, l’aiutante infila un altro occhiello, si leva di nuovo, nuova fotografia della nuova posizione del laccio, e così fino ad operazione finita. Proiettato sullo schermo si ha l’idea che la scarpa si sia infilata da sola.

E vi spiegherò in ultimo il trucco dell’eruzione dell’Etna in Cabiria. Chi l’ha visto, compresi i conoscitori, sono rimasti stupefatti, tanto era vera quell’eruzione e la fuga della gente, sotto la pioggia di cenere e lapilli.

Questo fu fatto mediante sovrimpressione, fotografando cioè due azione sullo stesso negativo.

L’Etna era piccolissimo, alto forse un metro e mezzo, costruito in muratura. Nell’interno c’era il materiale da ardere e far eruttare dal cratere al momento della scena. Eseguite pure in muratura, ma queste in proporzioni più grandi, le falde del monte, si cinematografò prima la fuga della popolazione giù dalle falde, piazzando la macchina molto lontana dalla scena dell’azione, in modo che i personaggi risultassero piccolissimi, poi sempre sullo stesso negativo, non ancora sviluppato, si impressionò l’Etna in eruzione, ma avendo cura che le falde prima cinematografate restassero veramente ai piedi del monte. Operazioni queste naturalmente difficilissime, ma che se sono bene eseguite rendono l’idea esatta di ciò che si vuol far vedere e non è.

E l’incendio delle navi romane? Ma qui voi mi dite basta. No, non ve lo spiegherò, vi dirò solo che fu eseguito con dei giocattoli, in una catinella… o quasi. Cosa sorprendente vero? Ma qualche volta il trucco è eseguito male, e allora fa una pena vedere la povera barchetta da un soldo muoversi e ballare nelle… agitate onde del catino.

Ma ora temo che voi dobbiate credere che tutto sia in cinematografia basato sulla economia della barchetta — no — per carità. Cabiria ha costato circa un milione — e il tempio di Molock era di tali proporzioni da far concorrenza alla Mole Antonelliana.

Segue…