Il Teatro del Silenzio (5)


Il freddo schermo, che con tanta esattezza riproduce la grazia, e la bellezza fisica, ha fatto sorgere un nuovo genere d’amore: l’amore a distanza.

Quante dichiarazioni ricevono le nostre belle attrici; e che calore, che enfasi, negli ignoti innamorati.

Uno straniero si è informato presso un giornale cinematografico se… Pina Menichelli era… sposabile. Ma si è sentito rispondere con dolore che… arrivava in ritardo…

E ad un concorso indetto per stabilire quale sia l’attore cinematografico più apprezzato, una signora molto romantica ha risposto:

« Do il voto a Bonnard, il fidanzato ideale della mia anima ».

Ed un’altra, certo più positiva, ha detto, come in un grido: « Ah denti atroci del conte! ».

Più strano sembrerà, per quanto sia vero, che una autentica dama russa abbia attraversato i confini per venire ad accertarsi “de visu” se il sorriso abbagliante di Alberto Capozzi sia tale e quale come sullo schermo… E se n’è tornata al sua paese con una più profonda nostalgia nei chiari occhi pensosi.

Ma può capitare ben diversamente ad un generico primario. L’attore noto Vitale De Stefano che copre spesso questo ruolo (quello che si potrebbe dire il “tiranno”, trovandosi una sera in un cinematografo, mentre si proiettava un film dove egli aveva una orrida parte, credette opportuno squagliarsi prima che il salone s’illuminasse. I diversi apprezzamenti dei vicini lo avevano ridotto a questa misura di prudenza.

« Mascalzone! » aveva detto una bionda con voce commossa, vedendolo maltrattare un bimbo, ed un omone gigantesco aveva soggiunto: « Gli è che bisogna nascere delinquenti per fare certe parti. Ce l’avessi fra le mani io… starebbe fresco ».

Ma il caso più comico è capitato ultimamente ad un attore travagliato ahimè! da diversi, e svariati debiti.

La posta un giorno gli recapitò un biglietto:

« H. N. — calzolaio ».

E a tergo:

« Egregio Signore. L’ho vista ieri sera al cinematografo. Con gesto nobile, magnanimo, presso l’entrata di una villa, Ella ha porto una misera manciata d’oro. Ma dunque perché lei non si ricorda del suo umile, devoto H. N.?

Ammontare calzature fornite L. 175 »

Graziosa, vero, ed autenticissima, sapete!

Ma nel cortile dello stabilimento si sta preparando l’automobile. Si parte. Si va in montagna a fare delle scene. Soliti strilli generali, fischi dal metteur en scène, richiami in ogni dialetto, in ogni lingua, ma finalmente tutti sono pronti; si ristabilisce la calma; si parte. E l’automobile passa inosservata in mezzo alla città — che ormai ha fatto l’abitudine a ciò. A Torino abbiamo più di una dozzina di Case cinematografiche che lavorano continuamente, e capita ad ogni momento di vedere automobili cariche di attori in parrucca bianca vestiti alla Goldoniana, o vestiti e armati… quali autentici malandrini. Napoli, Milano, Roma, Firenze, Catania. Dappertutto il cinematografo impera, e dà pane a centinaia di attori e di operai. L’Italia è la culla dell’arte — ed anche questa nuova forma ed espressione artistica ha trovato che era comodo svilupparsi dove oltre all’ingegno del popolo, c’è la ricchezza del paesaggio. Quale altra terra al mondo può offrire dei punti di vista incantevoli, quali la nostra bella Italia? Da noi ogni paesaggio è un quadro.

Ma ai primordi del cinematografo le automobili che passavano trasportando della gente così stranamente vestita, erano oggetto di viva curiosità. Quanti aneddoti si potrebbero raccontare in proposito!

Anni or sono, in giornata di gran festa della chiesa, con relativa processione religiosa, una troupe lavorava a Varazze per conto di una nota Casa di Milano.

Di buon mattino le strade del delizioso paesetto balneare erano gremite di cavalieri del cinquecento su cavalli bardati. In una portantina una bionda Madonna ascoltava il canto d’un menestrello che l’accompagnava col liuto. Una tribù di zingari doveva rapire la bella… Sapete come è finito tutto ciò? Con la scomunica accumulativa da parte del parroco…

Una gaffe colossale fecero due guardie di questura a Torino. Si girava una comica: Il protettore degli animali ed egli veniva accompagnato il questura da una folla danneggiata dalla sua pietosa mania. Naturalmente urla, mosse comiche delle finte guardie, e confusione generale. Ed ecco che passano due autentici questurini… Vedono che una lavandaia somministrava un sonoro ceffone ad una guardia troppo galante, e accorrono in aiuto del collega. Succede un pandemonio. A scena finita, col gratuito intervento di due questurini, tutti i comici, dànno una solenne risata. Come restano le guardie, ve lo figurate! Tanto male che per darsi un contegno vogliono condurre in questura qualcuno degli attori. E commettono così una nuova e più grossolana gaffe controllata questa volta dal regio Commissario.

Ad ogni modo dove arrivano “quelli del cinematografo” è una festa. A Varazze nobili e industriali ricchissimi si sono prestati a fare la comparsa. E con quanto interesse e con che serietà…

E in un paesetto del Piemonte c’è un vecchio marchese che fa portare sul luogo del bivacco degli artisti (perché quando si lavora in montagna o lontano dall’abitato si è costretti a far colazione all’aperto) dei vini prelibati, siede… per terra alla loro mensa improvvisata, e mangia con appetito; gaio, felice, tra quella gioventù che lavora e si diverte. E dice: « Il cinematografo m’ha tolto dal groppo venti anni ».

Certo che i comici sono gente molto allegra e simpatica.

Ma ora non sono più allegri… Come tutti i figli della nostra bella Italia risentono la tristezza della guerra: tutti hanno qualche persona cara nel pericolo, se non altro i colleghi stessi.

E i comici fra di loro s’aiutano quando possono, e si amano sempre. C’è poi un altro motivo che rattrista in questa epoca i comici cinematografici, ed è la terribile crisi che s’è abbattuta sul cinematografo causa la guerra.

Addio paghe favolose; offerte pazze delle Case, che si disputavano a colpi… di biglietti da mille un attore noto! Oggi bisogna per avere una scrittura raccomandarsi, e pregare e… adattarsi a uno stipendio che spesso non è che la terza parte di quanto si percepiva un anno fa. Perciò ore nei corridoi dei camerini non si canta, non si ride più come una volta; si sa che buona parte delle Case hanno chiuso da tempo in causa della scarsità della vendita; si pensa alla possibilità di nuove chiusure, alla difficoltà anche per gli attori noti di poter ottenere una scrittura: si fanno i conti sullo stipendio, ridotto ai minimi termini e il cuore manda un sospiro. Si sogna la fine della guerra, il ritorno dei compagni assenti e… dei lauti guadagni.

Lina Poretto De Stefano 

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