Lionel Barrymore

Gloria Swanson e Lionel Barrymore en una escena de "Sadie Thompson" (1928)
Gloria Swanson e Lionel Barrymore en una escena de “Sadie Thompson” (1928)

Como su hermano John, Lionel Barrymore perteneció a la escena hablada antes de dedicarse al cine.

Era Lionel tenido en mucha estima como actor teatral, pero el diablillo del film le tentó y hubo de incorporarse a la legión de artistas que integran el mundo de las “sombras animadas”. Comenzó a trabajar en una película titulada Amigos, con Mary Pickford y Henry B. Walthall, allá por el año 1909.

Desde aquellas fechas, Lionel fue alternando sus cualidades dramáticas entre la escena muda y la hablada, hasta que al cabo de diez o doce años decidió dedicarse por completo al cine.

Lionel es un magnífico actor de caracter. Sus más rotundos éxitos los ha conseguido interpretando esos papeles que se ha dado en llamar de “traidor”. No obstante, en los papeles cómicos también logra imponerse sin necesidad de recurrir a chabacanos extremos.

Actualmente Lionel trabaja en los estudios de la Metro-Goldwyn Mayer, con cuya casa tiene firmado un contrato por largo tiempo, y en la cual ya ha realizado muy estimables interpretaciones. Entre las películas que recordamos de la anterior temporada y en las que Lionel ha tomado parte, figuran La barrera, La mujer adora los diamantes y la non plus ultra La tierra de todos, adaptada por Fred Niblo de la novela del mismo titulo del llorado Blasco Ibañez.

Próximamente lograremos admirar al excelente actor encarnando dos extraños personajes en otras tantas producciones.

Una de ellas es la de un refinado criminal que tiene la extravagancia sádica de realizar todos sus crímenes a una hora determinada: a la una en punto. La compleja psicología de este extraño personaje, difícil de asimilar por otro actor que no tuviese la comprensión psicológica y dramática de Lionel Barrymore, la salva éste con su indiscutibile talento de actor veterano. En esta película toma parte el célebre perro policía Napoleón, rival de Rin-tin-tin, que muestra una inteligencia inverosímil en un can en el descubrimiento del feroz criminal. Se titula esta película El perro detective.

La otra interpretación que Barrymore nos brinda es la de un médico alcohólico, eminencia de la cirugía, que se enamora de una mujer joven y bella que accede a casarse con él en gratitud a haberle salvado la vida con su acertada intervención profesional. Pero ella en realidad ama a otro hombre. El doctor se entera de los amoríos de su esposa con el otro y decide vengarse cruelmente; mas al final acepta resignado su fatalidad y decide acabar con ella suicidándose. Cruel dilema es el título de esta película, y en ella intervienen con Lionel Barrymore, Aileen Pringle y Norman Kerry.

(Popular film, 13 septiembre 1928) 

Greta Garbo nel giudizio di cinque registi

Greta Garbo (foto Clarence Sinclair Bull)
Greta Garbo (foto Clarence Sinclair Bull)

I cinque direttori della Metro Goldwyn Mayer che hanno diretto a Culver City i lavori di Greta Garbo, sono concordi nel rilevare che il tratto caratteristico della sua arte consiste nella semplicità e nell’abilità straordinaria di esternare le emozioni, rendendo simpatico il personaggio, che in qualsiasi altra incarnazione riuscirebbe addirittura antipatico.

Edmund Goulding, che diresse Anna Karenine, pregato di esprimere la sua opinione sull’artista scandinava disse: “Greta Garbo è, certamente, la più sincera fra le attrici cinematografiche, non v’è nulla di meccanico nella sua arte. Prima di prodursi in una scena deve essere profondamente convinta del verismo delle situazioni. Dritta nel pensare e nel parlare, ha immediata e netta l’intuizione di quello che può piacerle. È categorica nei suoi gusti, non conosce mezzi termini. Un direttore artistico trova un potente alleato non tanto nella sua bellezza, quanto nella sua semplicità meravigliosa”.

Victor Sjöström, che diresse La donna divina, rileva le grandi doti artistiche dell’attrice svedese. “Miss Garbo dispone di mezzi di espressione che rendono perfettamente i momenti psicologici, riuscendo a convincere il pubblico che essa sente veramente le emozioni del suo personaggio. Greta Garbo possiede il rarissimo dono di esprimere pensieri con lo sguardo. Due attori cinematografici riescono a servirsi con tanta efficacia di questo mezzo di espressione: Lon Chaney e Greta Garbo. Miss Garbo si prepara molto profondamente per ogni sua interpretazione: legge i romanzi dai quali il soggetto è stato tratto, studia il carattere del suo personaggio, rendendosi capace di una incarnazione perfetta. È sensibile alle emozioni come la pellicola alla luce.”

Secondo Clarence Brown, che diresse La carne ed il diavolo, Greta Garbo è l’attrice che piace ugualmente sia alle donne che agli uomini. La sua personalità artistica, avvincendo il pubblico, rende possibile il finale tragico. Essa ottiene pieno successo anche in queste scene, impossibili per altre.

Fred Niblo, direttore de La donna misteriosa in Greta Garbo ammira sopratutto la maturità della mente e la profonda conoscenza della natura umana. “La profondità d’osservazione è sorprendente per una ragazza ventunenne ”.

Monta Bell, che diresse il primo film americano di Greta Garbo, Il torrente, la chiama « enigma umano ». L’attrice trova nella sua ricca personalità inestinguibili risorse per tener accesa la curiosità del pubblico; mai però si rivela completamente. A volte pare semplice come una bambina, a volte sorprende per il complesso della maturità spirituale; è capace di destare negli uomini un senso di protezione e nello stesso tempo di romanticismo, prove essenziali di femminilità.

Parole di lode e di riconoscimento per la sua arte ebbe pure John Robertson, che diresse l’ultimo lavoro di Miss Garbo The single standard.

(cinematografo, 8 settembre 1929)

Italia, agosto 1914 – In margine alla guerra

Impressioni “dal vero” senza macchina da presa.

In treno.

Che viaggio! Emigranti a migliaia, cacciati sui treni, in prima, in seconda, in terza classe; nei carri bestiame, loro, i loro bimbi, i fagotti, la miseria e il dolore. Non lo dimenticherò più vivessi cent’anni, e, per quanto doloroso, pure, per un certo lato, benedico di aver visto da vicino la terribile ripercussione della guerra in paese neutrale. È un’esperienza di più che libera l’anima da tante storie e ubbie e tormenti fittizi. La vista di così immani dolori ci scuote dal torbido egoismo, lo brucia, ci arroventa il pensiero grigio e ci mostra la verità al bagliore sinistro ma possente della guerra, non nostra, ma di uomini che ci sono fratelli…, come noi figli di questa paurosa umanità dolorante e indomita.

Si è viaggiato in piedi per 24 ore, perché i bimbi erano tanti che i posti erano devoluti a quella povera infanzia dormente. Bimbi di dieci, di quindici, di venti giorni… e quelle povere madri sfinite! La bontà, la pazienza dei ferrovieri è enorme; portano bimbi, aiutano pei bagagli, calmano l’egoista borghese che si lagna del puzzo, si moltiplicano insomma, pazienti e instancabili. A Milano la stazione era un dormitorio, paglia a terra e sopra alla rinfusa, più di quattromila persone vi dormivano! Gente che dopo quindici giorni avevano finalmente mangiato una minestra entrando in Italia. Impossibile dire l’opera dei preti bonomelliani. Egli, il grande, è morto, ma rivive nell’anima de’ suoi figli, nell’adempimento pratico del suo ideale. Vederli questi preti dar da mangiare, attaccarsi coi capi stazione, pregare  i passeggeri di cedere i loro posti ai bimbi, far collette ad ogni treno, portare in collo i bimbi malati, coprire coi loro mantelli i freddolosi, accompagnarli in viaggio, rincuorare, abbassare chi ha la viltà di maltrattare questa gente. Meravigliosi!

Ma solo di viva voce si possono raccontare certe scene indimenticabili. Preoccupazioni personali, dolori nostri, come tutto ci appare insignificante di fronte a questi spettacoli. Povera gente! E prima di scendere al loro paese tiravano fuori l’ultimo grembiale pulito, tenuto per questo, e ne vestivano i bimbi per non dare lo spettacolo completo della miseria. Arrivare puliti a casa loro! La Francia li ha trattati bene, ha dato loro da mangiare prima di partire, non così fu sempre. In certi paesi furono messi in treno alla frontiera e per raggiungere il confine dovettero fare fin dodici ore di marcia!

Basta, è una cosa orribile nella forte realtà, senza frasi e senza retorica.

Donna Maria
(La Donna, Torino 5 settembre 1914)

Non mi risulta che gli operatori italiani abbiano documento questo primo esodo degli italiani, forse mi sbaglio. Fatemi sapere.

Link: Le prime pagine del Corriere della Sera, agosto 1914