Il Carnevale di Venezia – SASP 1928 (3)


Roma, 22 gennaio 1928. A proposito delle critiche provocate dal film Il Carnevale di Venezia, Piero Mazzolotti si è rivolto al direttore della Tribuna, ripetendo quanto già aveva spiegato sull’Impero, di aver cioè scritto al commendator Pittaluga (e riproduce la lettera), per invitarlo a sopprimere il suo nome quale autore del film. E aggiunge: « Dopo tale lettera il signor Pittaluga mi mandò a chiamare il giorno 19 dicembre. Mi disse che il film stava per essere lanciato e che il mio nome figurava ormai in tutto il materiale reclamistico e che la mia richiesta era quindi tardiva per la soppressione del mio nome quale autore del soggetto. Comunque nella concessione fatta per pura cortesia, e solo per questo, al signor Pittaluga, di lasciare il mio nome, tenni a rilevare ancora e con dichiarazione scritta, che il comm. Pittaluga possiede, che tale concessione non implicava la mia responsabilità di autore, non riconoscendo io nella riduzione fatta il mio soggetto originale. Non solo, ma siccome durante la visione privata del film, dopo la terza parte, avevo protestato contro la versione del lavoro rifiutando di compilare i titoli, così non ho alcuna responsabilità dei nomi italiani che contraddistinguono alcuni personaggi del Carnevale di Venezia ». (…) Alla lettera segue questo Post scriptum: « Poiché alcune frasi con allusioni politiche degli articoli apparsi potevano essere interpretate a mio svantaggio, così dichiaro che la mia vita di cittadino, di ufficiale decorato, di scrittore e di giornalista, ben nota a tutti gli ambienti fascisti della mia città è talmente superiore ad ogni attacco che sdegno di parlarne ».
(da cinematografo)

Roma, gennaio 1928. Lettera di Mario Almirante, direttore artistico del Carnevale di Venezia, al settimanale Il Torchio:

Signor direttore,

Voglia cortesemente concedermi un po’ di spazio per chiarire alcuni punti — ma forse i più delicati — in merito alla polemica suscitata dal Carnevale di Venezia.

Non posso ne voglio entrare in merito agli appunti che amici, nemici e neutri mi hanno rivolto per la condotta tecnico-artistica del film. Qualcuno l’ha trovata buona, altri di dieci anni fa, altri degna di far decretare la pena di morte al suo autore… La critica, anche senza pietà, mi troverà sempre ossequiante e silenzioso, ma pronto a sottoporre tutto il complesso del mio lavoro all’esame di un gruppo di veri competenti, imparziali.

Viceversa due cose devono essere chiarite con precisione:

a) il soggetto e le sue modificazioni (vedi lettera di Piero Mazzolotti);

b) la presenza nel film di attori stranieri.

Quanto al soggetto, tutti gli articoli ch’io ho letto… polemizzano (più che sulla logica della vicenda o sulla linea artistica o sulla verosimiglianza di qualche particolare e situazione) sullo spunto stesso. Cioè un giovane americano compie un gesto generoso verso un nobile veneziano salvandolo dalla rovina e sposandone poi la nipote, ingannata da un innamorato senza scrupoli, giocatore e vendicativo, ma purtroppo italiano. (Notare che nel film si chiama Rodriguez, però ai fini della polemica dev’essere per forza italiano).

Ora, mi spiace contraddire il carissimo amico Mazzolotti, ma questo spunto… identico nella forma e nella sostanza è sempre esistito nel soggetto e non vi è stato introdotto da nessuno in seguito ad arbitrarie modificazioni.

È verissimo che Mazzolotti abbia inviato la lettera e abbia anche verbalmente protestato per modifiche apportate, dallo sceneggiatore prima e dal direttore poi, ma queste riguardano soltanto l’impostazione data alle scene della vita di Gabriella con Jefferson, della gita ad Aix, ed altri vari episodi creati per illustrare la vicenda.

Quindi nella protesta di Mazzolotti c’è un equivoco… o essa risponde ad articoli ch’io non ho letto. Io credo che Mazzolotti abbia dimenticato di aggiungere:

« Lo spunto è mio. L’americano e l’innamorato ingannatore ce li ho messi io… e così in quella stessa posizione… ma non certo per elevarli a simboli, ma più semplicemente perché nella mia vicenda occorreva un originale, ricco a miliardi, capace di comprare un palazzo senza nemmeno averlo visitato, e di amare una donna senza averla vista ».

Originale + miliardario = americano. (Con una persona di buon senso, intelligente e più impulsiva, come avrebbe dovuto essere Jefferson, se italiano, la vicenda della sconosciuta non sarebbe esistita, o quanto meno durava poche ore).

Ma perché dilungarsi tanto: film, come mille altri, fatto per divertire, senza pretese di propaganda in nessun senso e senza che l’autore per il primo e tutti gli altri poi che vi hanno lavorato, o contribuito in qualsiasi forma, potessero pensare ad offendere qualcuno. Tanto meno il proprio paese che non si può offendere per le malefatte di un singolo. Se l’offerta del palazzo urta, se la condotta del giovane è più che inspiegabile, questo è dovuto in gran parte alla necessariamente schematica forma di presentazione cinematografica. Un titolo spiegativo da aggiungere e un nome troppo sonoro da cambiare e le cose prenderanno un aspetto più semplice, cambieranno forse viso per tutti quelli che hanno protestato in buona fede. Per gli altri, se ve ne sono, ogni spiegazione sarà un pretesto per strillare di più.

Quanto agli attori stranieri… ragioni ancora più evidenti e chiare:

Artistiche per la maggiore aderenza ai tipi da rendere: un anglosassone ed una francese.

Commerciali per facilitare la vendita del film in determinati paesi.

Questa la verità, che potrà più o meno essere apprezzata, ma resterà sempre la verità.

Mi creda, ecc.

Mario Almirante

Milano, 11 febbraio 1928. Al Cinema Italia, in una nuova edizione, fu proiettato Il Carnevale di Venezia, che dopo la « prima » nei locali della Pittaluga, non era più comparso sugli schermi milanesi.

Il nome del duca Morosin, che tanta polemica ha suscitato, venne sostituito con quello originale di Venier. L’ottimo Jefferson diventa, in luogo del miliardario americano, il ricco conte Albani. Rodriguez, che per fini della polemica (come giustamente ha osservato Mario Almirante) si voleva ad ogni costo italiano, è stato chiamato « uno straniero ».

L’azione in qualche quadro fu snellita. Il nome di Mazzolotti è scomparso dalle didascalie.

Ho scritto questi dati per dare al pubblico, che ha seguito le fasi interessanti della discussione, chiara visione di ciò che fu corretto.

Il film (presentato con pubblicità normale) ha fatto affollare il vasto Cinema Italia, in modo che ogni sera si dovette rimandare gente. Dal 6 febbraio è passato al Modernissimo, e posso assicurare che nel pomeriggio (bando ai regolamenti) il pubblico si pigiava nei passaggi.

Per la cronaca.
(da Il Corriere Cinematografico)

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